VITA QUOTIDIANA di Gianfranco Vecchiato
Lo scrittore siciliano Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura nel 1934, non ha solo rappresentato personaggi e storie tratti dalla società del suo tempo, ma ha colto aspetti nella vita quotidiana che rivelano, sotto ogni latitudine, pur se nelle diversità di cultura e di ambiente, quanto siano comuni i contrasti tra la realtà della vita e le forme di comportamento sociale. La maschera che egli vedeva in molti proporre di se
stessi conduce alla finzione nei rapporti personali e anche pubblici, traendo da tale sua visione la convinzione che la vita umana riveli continue ambiguità tra realtà e inganni. La psicanalisi gli ha dato ampiamente ragione e questi fattori in misura ancor più grande si estendono nei rapporti politici, in quelli economici, nei giudizi morali e anche nelle vicende internazionali. La diplomazia è un modo, raffinato o brutale , per non rivelare le proprie reali intenzioni e trovare o imporre un equilibrio fra opposti interessi. La vita quotidiana presenta dovunque le scene di tale verità. Tra le rappresentazioni teatrali più note di Pirandello si trova quella dell'individuo frammentato in "Uno, Nessuno e Centomila". Questo aspetto si trasferisce anche in urbanistica e in architettura con diversi effetti. Nel caso della pianificazione essa manifesta la visione sociale che si ritiene di proporre per il suo sviluppo futuro. E anche in questo caso si ritrovano in contrasto le reali e nascoste intenzioni, molto spesso speculative e finanziarie, rispetto a quelle di autentiche relazioni interpersonali che privilegiano spazi comuni di relazioni ambientali, culturali, di vicinato e di
riservatezza e privacy non alienanti. Questioni non facili da affrontare nel conflitto generato dal continuo sovrapporsi di esigenze contrastanti. Anche l'architettura ne risente quando e se riesce a manifestarsi. L'aveva immaginata nel 1935, Le Corbusier nella sua Ville radieuse e poi nella Unitè d'Habitation di Marsiglia, e poi riproposta a Nantes, a Firminy ed a Berlino Ovest, tra la fine degli anni '40 e '60 concepita per unire gli spazi del riposo e del lavoro. Indicare buone soluzioni anche psicofisiche nei progetti di architettura dona alla vita quotidiana comportamenti che migliorano i rapporti interpersonali pur non evitando che i caratteri individuali confliggano nonostante questo. Tuttavia si è assistito in questi casi, sulla base di ricerche, analisi e dati statistici, ad un miglioramento della vita di relazione, tanto maggiore quanto si riesca ad interpretare i bisogni reali. Nelle città si sono invece formate e si estendono, sacche di emarginazione, spazi di degrado, differenze culturali profonde, scontri e diffidenze. Si svuotano vecchi condomini e si riempiono di incomunicabilità. La vita quotidiana separa invece di unire. Luoghi comuni di aggregazione possono rappresentare dei filtri per mescolare e integrare nuove famiglie con diverse culture, se esse vorranno farlo anche senza essere assimilate. Tra gli esempi di riconversione prodotti dalla storia cito un vecchio Forte ottocentesco costruito da francesi ed austriaci ai margini della laguna di Venezia: il Forte Marghera che un tempo era parte di un più vasto campo trincerato a difesa della città. Dopo decenni di proposte, con i fondi stanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, si è gradualmente trasformato questo grande complesso, pari a decine di ettari, che fu teatro delle rivolte risorgimentali di Venezia nel 1848/49 contro gli austriaci, in un luogo di incontro, di atelier d'arte, di ristoro, di tempo libero, di dibattito e di esposizione. Gradualmente la sua attrazione ha conquistato persone dei centri urbani vicini divenendo un punto di aggregazione urbano che risulta protetto dalla presenza costante di cittadini attivi. I generatori di prossimità, potremmo urbanisticamente chiamarli, possono servire a stimolare aree degradate. In questi casi la storia passata si mescola con quella presente mantenendo un legame tra generazioni con la storia. In egual modo le case di comunità, in cui si generano rapporti tra persone singole in spazi comuni, mantenendo la individualità di aree private, può aiutare a collegare tessuti urbani e umani fra loro.
riservatezza e privacy non alienanti. Questioni non facili da affrontare nel conflitto generato dal continuo sovrapporsi di esigenze contrastanti. Anche l'architettura ne risente quando e se riesce a manifestarsi. L'aveva immaginata nel 1935, Le Corbusier nella sua Ville radieuse e poi nella Unitè d'Habitation di Marsiglia, e poi riproposta a Nantes, a Firminy ed a Berlino Ovest, tra la fine degli anni '40 e '60 concepita per unire gli spazi del riposo e del lavoro. Indicare buone soluzioni anche psicofisiche nei progetti di architettura dona alla vita quotidiana comportamenti che migliorano i rapporti interpersonali pur non evitando che i caratteri individuali confliggano nonostante questo. Tuttavia si è assistito in questi casi, sulla base di ricerche, analisi e dati statistici, ad un miglioramento della vita di relazione, tanto maggiore quanto si riesca ad interpretare i bisogni reali. Nelle città si sono invece formate e si estendono, sacche di emarginazione, spazi di degrado, differenze culturali profonde, scontri e diffidenze. Si svuotano vecchi condomini e si riempiono di incomunicabilità. La vita quotidiana separa invece di unire. Luoghi comuni di aggregazione possono rappresentare dei filtri per mescolare e integrare nuove famiglie con diverse culture, se esse vorranno farlo anche senza essere assimilate. Tra gli esempi di riconversione prodotti dalla storia cito un vecchio Forte ottocentesco costruito da francesi ed austriaci ai margini della laguna di Venezia: il Forte Marghera che un tempo era parte di un più vasto campo trincerato a difesa della città. Dopo decenni di proposte, con i fondi stanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, si è gradualmente trasformato questo grande complesso, pari a decine di ettari, che fu teatro delle rivolte risorgimentali di Venezia nel 1848/49 contro gli austriaci, in un luogo di incontro, di atelier d'arte, di ristoro, di tempo libero, di dibattito e di esposizione. Gradualmente la sua attrazione ha conquistato persone dei centri urbani vicini divenendo un punto di aggregazione urbano che risulta protetto dalla presenza costante di cittadini attivi. I generatori di prossimità, potremmo urbanisticamente chiamarli, possono servire a stimolare aree degradate. In questi casi la storia passata si mescola con quella presente mantenendo un legame tra generazioni con la storia. In egual modo le case di comunità, in cui si generano rapporti tra persone singole in spazi comuni, mantenendo la individualità di aree private, può aiutare a collegare tessuti urbani e umani fra loro.
La vita quotidiana può essere vissuta quindi con maggiore semplicità togliendo qualche maschera e qualche ambiguità di cui la rivestiamo per paura di noi stessi e degli altri.
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