lunedì 6 luglio 2026

IL TEMPO E LA MEMORIA

 IL TEMPO E LA MEMORIA.       di  Gianfranco Vecchiato

Loris Capovilla (1915/2016) sul tetto della
Basilica di S.Marco a Venezia. Anno 1956
Il 23 maggio 2026 nella Sala Capitolare della Scuola Grande della Arciconfraternita di San Rocco, a Venezia, si è tenuto un convegno dal titolo "Il Tempo e la Memoria" per ricordare a dieci anni dalla morte il Cardinale Loris Capovilla, che dopo una lunga e operosa esistenza, morì all'età di oltre 100 anni a Bergamo il 26 maggio 2016. Venezia lo ha ricordato perchè questo sacerdote cattolico fece non solo i suoi studi di seminario in questa città e fu insegnate di religione al liceo, predicatore domenicale alla radio Rai di Venezia, giornalista e direttore del settimanale diocesano "La Voce di S.Marco", ricoprendo numerosi altri incarichi pastorali. Il suo destino incrociò  quello del Patriarca di Venezia Angelo Roncalli di cui divenne  segretario personale dal 1953 al 1958 continuando poi tale ruolo da ottobre del 1958 sino al 3 giugno 1963 quando Roncalli venne eletto Papa prendendo il nome di Giovanni XXIII°. Alla sua morte ne divenne esecutore testamentario e tenace divulgatore della azione di questo Pontefice al punto di essere indicato come il suo Evangelista.  Le spiccate personalità di Angelo Roncalli, fine diplomatico e tessitore di rapporti specialmente nei contrasti tra persone e tra Istituzioni e di Loris Capovilla, dinamico e infaticabile "compagno di viaggio"  si completarono nelle diversità di caratteri, come ebbe ad annotare lo stesso Papa Giovanni scrivendo una lettera ai suoi familiari.

Papa Giovanni XXIII° e Loris Capovilla 1962
La vita di "don Loris" fu segnata da diversi avvenimenti tristi e lieti, privati e pubblici che lo videro protagonista e ne fecero persona nota a livello internazionale, anche al di fuori degli ambienti religiosi e cattolici. Al punto di ricevere in tarda età una Laura ad Honorem per la divulgazione degli scritti giovannei e i contatti fra mondo cattolico e ortodosso, dalla Università di S.Pietroburgo ed altri attestati per aver favorito il superamento delle divisioni fra cattolici ed ebrei. Si possono indicare  alcuni fatti che hanno coinvolto Capovilla facendone un riferimento di dialogo e testimone non solo religioso. Il primo riguarda il suo ruolo dopo che fu indetto il Concilio Ecumenico da parte di Angelo Roncalli che lo volle come segno di rinnovamento per la Chiesa e nei rapporti fra credenti e non, fra società laiche e cristiane, tra uomini di fedi diverse, autenticamente in ricerca ed in ascolto sui grandi interrogativi che attraversano tutti gli uomini dinanzi alla Vita, all'Universo, alla Morte, al senso dell'esistenza. Il Concilio fu un avvenimento di enorme portata non solo per i credenti perchè indicò la strada per un rinnovamento fecondo della Chiesa, ma incise sui costumi, sulle convinzioni e sui rapporti tra politica e società. non sui dogmi di fede ma sui modi di interpretarli. E questo è ciò che alcuni settori tradizionalisti hanno fin dall'inizio di tale processo, aspramente  contestato fino a provocare uno scisma che si è consumato ai nostri giorni dopo la consacrazione di 4 Vescovi  non approvata dalla Santa Sede e da Papa Leone XIV° da parte dei cosiddetti Lefebriani che si ispirano alla tradizionale dottrina di Pio X° ed alle norme uscite dal Concilio di Trento nel 1563. Essi non approvano le aperture della Chiesa al dialogo con altre fedi, tantomeno con musulmani ed ebrei. Considerano le conseguenze del Concilio come origine della progressiva laicizzazione della società e lo svuotamento di chiese e seminari.  Ma i modi e le forme con cui tenere i rapporti con visioni sociali e politiche diverse e sulle risposte da dare ai bisogni sociali dei settori più poveri presenti in ogni Stato del mondo, sono state alla base del rinnovamento ecclesiastico. Ricordava in un celebre discorso tenuto a Venezia nel 1968 Capovilla: " Ricordate lo Sputnik, il piccolo satellite che girava nel Cosmo dal 1957, quando Roncalli divenne Papa, e i tumultuosi progressi della scienza e della tecnica in quel periodo, mentre noi, la Chiesa eravamo fermi. Papa Giovanni volle rimettere in moto in modo più attuale la parola di Cristo" 
"Don Loris" sul campanile di S.Marco 1956
Per i cattolici non ci sono barriere e differenze che non possano essere affrontate e quantomeno superate attraverso il dialogo e la comprensione reciproca. Su questo terreno a partire dagli anni '60 si aprirono e a volte spalancarono le porte un tempo chiuse dell'ascolto, anche del conflitto sofferto ma utile ad una reciproca consapevolezza che occorreva superare chiusure, anatemi, scomuniche, giudizi morali affrettati, in ciò aiutati dalla conoscenza della psicologia, della sociologia, delle scoperte scientifiche in ogni campo. I tempi delle imposte abiure a Galileo sulle realtà del Cosmo, i tanti roghi della Inquisizione come avvenne per Giordano Bruno che immaginava un Universo popolato da innumerevoli forme di vita. I rapporti con le altre religioni, in primis con i cristiani Ortodossi e poi con i Luterani, i Calvinisti, gli Anglicani, ma anche con gli Ebrei, i Musulmani, gli Induisti, i Confuciani, i Buddisti, etc. La religione in altri termini, concepita come un grande libro aperto, incline alla Giustizia, al Bene Comune, alla non violenza, all'aiuto vicendevole, alla Misericordia.
Scuola Grande di S.Rocco Venezia
Sala Capitolare di S.Rocco Venezia

Si tratta di temi di grande complessità che nei secoli ed ancora oggi, sono stati divisivi e fonte di scontri irriducibili. E infine un terzo argomento, attuale e difficile: i rapporti con le nuove migrazioni e con i cambiamenti di costume, di regole di vita, di convivenza, di istruzione e integrazione che questi enormi fenomeni producono in ogni società e che sono al centro dei temi sulla sicurezza, sulle politiche di sviluppo, sulla difesa delle identità, sui problemi determinati dalla multiculturalità, sia nelle grandi aree urbane e soprattutto nei piccoli centri. 
Il Tempo impone le sue regole alla Natura. E' un motore della storia che si serve della Memoria per presidiarne il significato nel divenire delle generazioni, per ispirare saggezza e pazienza nel giudicare il presente. Gli anni di Loris Capovilla quelli più lontani, che visse a Venezia dal 1929 al 1958, prima di spostarsi a Roma e poi a Chieti, a Loreto, a Bergamo, erano quelli di una città sull'acqua che amò  assorbendone la lingua, il modo di dialogare, il piacere dell'incontro fra le calli e i campielli. Quella Venezia che ebbe 137 chiese, monasteri, conventi, ricca di umanità semplice e profonda. Qui le opere d'arte e gli scrigni di tesori ispirati dalla fede, tramandati da generazioni, si mescolavano tra il tempo e la memoria con le gesta di antichi predecessori. Oggi molto è da tempo cambiato, sia per la decrescita degli abitanti che per un turismo che ne sta prosciugando la linfa vitale ed autentica.
Tuttavia la Sala Capitolare di San Rocco, denominata anche la "Cappella Sistina  Veneziana" e che ospita i magnifici dipinti del Tintoretto, resta testimone di una visione del futuro che affonda le sue radici nel passato d'arte glorioso della città. In questo connubio ho trovato alcune risposte, invano cercate altrove, di come la Fede che si pone dinanzi a temi complessi od a semplici problemi quotidiani, sia aiutata ad entrare in dimensioni diverse per mezzo dell'Arte.
Il dilemma se sarà la bellezza che salverà il mondo come sosteneva Dostoevskij o se tutto sia Illusione come pensava Schopenauer, non trova risposte definitive. Il ricordo della vita di Loris Capovilla, Uomo di Fede,  ha portato diversi relatori a riflettere sulla loro intima convinzione e sui loro dubbi. Incessanti come i secoli che verranno. 
La Terra vista dallo spazio

Il testamento di "don Loris" come di altri che hanno mantenuto la fede in un Dio invisibile agli occhi ma presente in noi stessi, è fatto di cose semplici ispirate alle ultime parole  di Cristo: "Amatevi l'un l'altro come Io ho amato Voi".  Cari amici e fratelli Ucraini e Russi, Ebrei e Musulmani, in ogni tempo e in ogni luogo, possiamo ricordarci che viviamo tutti in questo piccolo pianeta, un granello nell'Universo, che ispirò meraviglia ed amore ai primi astronauti che lo videro dallo spazio. Forse in futuro la fisica ci farà scoprire nuove dimensioni e capiremo che ciò che non vediamo è probabilmente la parte più importante che spiega il mistero della vita. 


martedì 21 aprile 2026

VITA QUOTIDIANA


VITA  QUOTIDIANA   
di Gianfranco Vecchiato

Lo  scrittore siciliano Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura nel 1934, non ha solo rappresentato  personaggi e  storie tratti dalla società del suo tempo, ma ha colto  aspetti nella vita quotidiana che rivelano, sotto ogni latitudine, pur se nelle diversità di cultura e di ambiente,  quanto siano comuni i contrasti tra la realtà della vita e le forme di comportamento sociale. La maschera che egli vedeva in molti proporre di se
stessi  conduce alla finzione nei rapporti personali e anche  pubblici, traendo da tale sua visione la convinzione che la vita umana riveli continue ambiguità tra realtà e inganni. La psicanalisi gli ha dato ampiamente ragione e questi fattori in misura ancor più grande si estendono nei rapporti politici, in quelli economici, nei giudizi morali e anche nelle vicende internazionali. La diplomazia è un modo, raffinato o brutale , per non rivelare le proprie reali intenzioni e  trovare o imporre un equilibrio fra opposti interessi. La vita quotidiana presenta dovunque le scene di tale verità. Tra le rappresentazioni teatrali più note di
Pirandello si trova quella dell'individuo frammentato in "Uno, Nessuno e Centomila".  Questo aspetto si trasferisce anche in urbanistica e in architettura con diversi effetti. Nel caso della pianificazione essa manifesta la visione sociale che si ritiene di proporre per il suo sviluppo futuro. E anche in questo caso si ritrovano in contrasto le reali e nascoste intenzioni, molto spesso speculative e finanziarie, rispetto a quelle di autentiche relazioni  interpersonali che privilegiano spazi comuni di relazioni ambientali, culturali,  di vicinato e di
riservatezza e privacy non alienanti. Questioni non facili da affrontare nel conflitto generato dal continuo sovrapporsi di esigenze contrastanti. Anche l'architettura ne risente quando e se riesce a manifestarsi. L'aveva immaginata nel 1935, Le Corbusier nella sua Ville radieuse e poi nella Unitè d'Habitation di Marsiglia, e poi riproposta a Nantes, a Firminy ed a Berlino Ovest, tra la fine degli anni '40 e '60 concepita per unire gli spazi del riposo e del lavoro. Indicare buone soluzioni anche psicofisiche nei progetti di architettura dona alla vita quotidiana comportamenti che migliorano i rapporti interpersonali pur non evitando che i caratteri individuali confliggano nonostante questo. Tuttavia si è assistito in questi casi, sulla base di ricerche, analisi e dati statistici, ad un miglioramento della vita di relazione, tanto maggiore quanto si riesca ad interpretare i bisogni reali. Nelle città si sono invece formate e si estendono, sacche di emarginazione, spazi di degrado, differenze culturali profonde, scontri e diffidenze. Si svuotano vecchi condomini e si riempiono di incomunicabilità. La vita quotidiana separa invece di unire.
Luoghi comuni di aggregazione possono rappresentare dei filtri per mescolare e integrare nuove famiglie con diverse culture, se esse vorranno farlo anche senza essere assimilate. Tra gli esempi di riconversione prodotti dalla storia cito un vecchio Forte ottocentesco costruito da francesi ed austriaci ai margini della laguna di Venezia: il Forte Marghera che un tempo era parte di un più vasto campo trincerato a difesa della città. Dopo decenni di proposte, con i fondi stanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, si è gradualmente trasformato questo grande complesso, pari a decine di ettari,  che fu teatro delle rivolte risorgimentali di Venezia nel 1848/49 contro gli austriaci, in un luogo di incontro, di atelier d'arte, di ristoro, di tempo libero, di dibattito e di esposizione.  Gradualmente la sua attrazione ha conquistato persone dei centri urbani vicini divenendo un punto di aggregazione urbano  che risulta protetto dalla presenza costante di cittadini attivi.  I generatori di prossimità, potremmo urbanisticamente chiamarli, possono servire a stimolare aree degradate. In questi casi la storia passata si mescola con quella presente mantenendo un legame tra generazioni con la storia. In egual modo le case di comunità, in cui si generano rapporti tra persone singole in spazi comuni, mantenendo la individualità di aree private, può aiutare a collegare tessuti urbani e umani fra loro. 
La vita quotidiana può essere vissuta quindi con maggiore semplicità togliendo qualche maschera e qualche ambiguità di cui la rivestiamo per paura di noi stessi e degli altri.