martedì 6 ottobre 2026

SEPOLCRI

SEPOLCRI           di    Gianfranco Vecchiato  

Cimitero di Sant'Anna Trieste
Correva l'anno 1807 quando il poeta Ugo Foscolo pubblicò una lirica divenuta famosa.  Ispirato dai sepolcri, i luoghi dove ogni comunità conserva la memoria dei propri abitanti, aprì i suoi sentimenti, le malinconie e  le incertezze cresciute in lui dopo la perdita  della sua Patria, Venezia, abbattuta dai francesi  nel 1797 e poi ceduta all'Austria. La morte lo colse a meno di 50 anni il 10 settembre 1827 ma lasciò l'esortazione agli italiani del suo tempo di scuotersi dal degrado morale e dalla apatia politica che li divideva da secoli in frammenti. Le idee illuministe e il romanticismo letterario che permearono Foscolo, si nutrirono di  sentimenti  radicali che lo condussero a non concepire la trascendenza verso un Dio ignoto facendolo invece approdare ad un pessimismo "cosmico" mitigato solo in parte da pulsioni  ideali verso la bellezza e i valori racchiusi nella memoria. L'Arte assunse, per queste sue convinzioni, un ruolo di contrasto all'oblio della morte. Diverse di tali analogie si ritrovano in altre personalità di quel tempo come Giacomo Leopardi,  Lord Byron, Friedrich von Hardenberg,  Heinrich Heine, Charles Baudelaire,  Michail Lermontov. Quel secolo di grandi rivoluzioni dove irruppero nella storia "masse" di persone senza volto, fino ad allora non considerate, rese stridenti i pensieri delle èlite rispetto ai bisogni del popolo. Tuttavia la storia si mosse su binari diversi a seconda dei luoghi e delle società. Fu il caso, in  quegli anni dell'Ottocento, di un'altra città adriatica, Trieste che, al contrario di Venezia, era in progressiva espansione economica e in fermento culturale. Privilegiata per posizione geografica come punto di incontro fra diverse  lingue, religioni, traeva forza dal suo miscuglio etnico pur se attratta dalle vicende italiane e attraversata da crescenti correnti irredentiste. 
Mentre Trieste dunque  mutava urbanisticamente, prese avvio nel 1825 il progetto del cimitero cattolico dove si sarebbero raccolte nel tempo sequenze monumentali e artistiche di assoluto rilievo imprimendovi la memoria di eminenti famiglie triestine. Nelle vicinanze a questo vi sono anche altri cimiteri per i fedeli di rito Greco Orientale, per gli Evangelici e gli Anglicani,  per gli Islamici e  per gli Ebrei. Questo insieme ha generato una eterogenea singolare struttura urbana dei luoghi di sepoltura. Caso singolare nel panorama italiano ma non nella Mittelleuropa a cui Trieste apparteneva. Visitandolo si coglie il mutamento avvenuto  nel tempo del profilo orografico urbano circostante dove in origine si stagliavano le ondulazioni del Carso tra pietraie e foreste, avendo dinanzi il mare come sguardo all'infinito. La città è cresciuta negli ultimi 80 anni trasformata dalle vicende storiche dello scorso secolo e che ancora la cingono come una corona di spine. Quando nel 2025 si sono celebrati i duecento anni dalla creazione del Cimitero Monumentale di Sant'Anna, alcune vicende, mai dimenticate,  sono riapparse nella memoria collettiva. Camminando e osservando 
tra i viali del cimitero, in ossequioso silenzio, quanto si incontra,  sale la convinzione di come qui siano impresse le stimmate della sua storia civile. Le straordinarie sequenze di famiglie che con altre comunità formavano l'ossatura della fiorente borghesia cittadina formano in questo luogo le radici della pur diversa attualità.     Tra innumerevoli pietre, statue, lapidi, sculture,  obelischi, spazi aperti e cipressi,
Lapide sulla tomba di Italo Svevo
si possono intuire migliaia di diversi racconti che sorprendono il visitatore. Qui si intrecciano i nomi di celebri scrittori, di artisti, di scienziati, di imprenditori, di uomini e donne del loro e nostro tempo, che paiono allontanarsi da un presente fattosi così diverso. Il tempo immutabile che  manifesta  la sua presenza spogliando lapidi, sbiadendo nomi, fessurando pietre,  si accompagna alla memoria. Mentre si  susseguono allegorie di ogni tipo, angeli piangenti,  aquile cadute, busti marmorei, sguardi fieri,  si ricompongono frammenti di  una identità urbana e civica forse indebolita ma qui ancora evidente. Una guida illustrata indica la collocazione delle grandi tombe monumentali, di alto valore artistico e i nomi di personalità qui sepolte. Ho cercato e trovato quella di Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, lo scrittore che rappresentò la cultura europea, italiana e austriaca, portandolo ad indagare i tormenti esistenziali di società prive di valori profondi. Il presente e il passato in Svevo si intrecciano facendone una sorta di istintiva guida virgiliana nel Cimitero Monumentale. La sua è una tomba di famiglia semplice,  costituita da una piccola cappella che ospita le spoglie di questo grande della letteratura e di sua moglie. In altre zone si leggono i nomi dello scrittore Umberto Saba, del regista Giorgio Strehler, della scienziata Margherita Hack, di inventori, architetti, storici, militari...  In una parte più defilata,  un'aquila in bronzo sovrasta e si aggrappa ad una tomba. Mi avvicino e leggo. E' quella di un vecchio soldato pluridecorato che partecipò a tutte le battaglie napoleoniche:  Bartolomeo Bertolini morto il 23 gennaio 1871 all'età di 105 anni. Il suo spirito indomito pare voler continuare la lotta col tempo e con la morte.
Nella sua lapide  sta scritto che fu presente nei campi di battaglia dall'Egitto alla Moscova, da Austerlitz, a Wagram e infine a Waterloo. L'aquila veglia sulla pietra inclinata dal tempo, quasi in attesa di spiccare ancora il volo.  L'architettura ha un ruolo importante nelle espressioni culturali. Gli antichi filosofi greci suddividendo la vita in tre periodi osservavano: il tempo presente è breve, il tempo futuro è dubbioso, il tempo passato è certo. Perciò la Memoria è l'unica realtà che collega il passato al presente ed al futuro. E' un fondamento della nostra natura umana. Mentre nelle metropoli i luoghi di sepoltura stanno riempendosi di piccole urne che contengono le ceneri dei defunti,  i cimiteri monumentali come questo di Trieste divengono luoghi da visitare con rispetto, con attenzione e con approfondimento storico. Come si fa entrando in un Museo. L'informatica oggi  mette a disposizione strumenti con i quali potrebbero essere raccontate le storie familiari più rilevanti. Nel bicentenario dalla sua fondazione, sono stati indicati percorsi tematici ed otto itinerari artistici e culturali. E inserite nel percorso 10 tombe descritte come mirabili per valore artistico. Dopo essere uscito ho riletto un  pensiero dello scrittore triestino Claudio Magris che espresse dopo aver visitato il "Cimitero del Bosco" a Stoccolma, progettato nel 1915 dagli architetti Erik Gunnar Asplund e Sigurd Lewerentz e completato nel 1940. Si tratta di una grande opera dal valore paesaggistico che nel 1994 è stata inserita nel patrimonio dell'Unesco. Scrisse quindi Magris: " Qui la morte sembra uguaglianza, fraternità, naturalezza di un evento familiare e ovvia come respirare, dormire, camminare e che non conosce distinzioni e gerarchie e ignora la pompa funebre".  In questo il cimitero di Trieste è molto diverso, quasi opposto a quello di Stoccolma. Qui le tombe gareggiano in diversità e magniloquenza, interpretando una visione molto terrena ma anche grandiosa della morte. Nella cultura svedese si risponde col sentimento luterano, intimo, sobrio, immerso nella Natura e uguale per tutti. Il principe Antonio De Curtis in arte "Toto'"  espresse questo stesso concetto in una sua celebre poesia "A livella" scritta nel 1964: " ... la morte non guarda la tua eleganza, nè il tuo blasone, Marchese mio! 'A morte 'o ssaje cos'è? ... E' una livella..."  Ma questo fatto anche tutti coloro che proposero quelle tombe monumentali, con statue e cappelle lo sapevano e  che il silenzio sovrasta le pietre. Ma  le pietre parlano con l'Arte  e come sosteneva anche il Foscolo,  essa ha il pregio di essere immortale!



lunedì 14 settembre 2026

MERCATO IMMOBILIARE



MERCATO IMMOBILIARE
          di     Gianfranco Vecchiato

R. Meier Tower 
Gonçalo Byrne e P.Sousa
Torre Merville 
La vendita o l'affitto di terreni e case, ha generato fin dai tempi antichi la funzione del mercato immobiliare che coinvolge un delicato settore economico dove operano singoli privati e grandi istituti e gruppi finanziari. Regolato da operatori professionali tale mercato è molto  attivo nelle aree urbane in espansione dato che i
Torre Merville
l "mattone" è un potente attrattore di capitali. Cresciuto nei moderni sistemi "capitalistici" era praticamente inesistente negli ex paesi comunisti dato che la casa era considerata un servizio sociale sottoposto al controllo dello Stato e non un bene  di consumo soggetto a speculazioni. Con l'iscrizione ad una  cooperativa edilizia si poteva possedere una quota della stessa ma non la proprietà del terreno su cui si costruiva. Caduto il "Muro" nel 1989 questo sistema si è imposto ovunque e anche in Russia esiste oggi un mercato immobiliare privato che era divenuto, prima della guerra con l'Ucraina,  più attivo anche dei paesi occidentali.  In Cina c'è una economia mista, dove il terreno appartiene legalmente allo Stato ma un immobile può essere dato in utilizzo per circa 70 anni. In Italia la proprietà della casa o dell'alloggio in cui si vive, è stato un obiettivo fin qui raggiunto da circa il 75% delle famiglie e si è fortemente esteso nel settore turistico e commerciale.  Nel Veneto la struttura produttiva formata da miriadi di aziende e di capannoni e le espansioni edilizie  disseminate tra  antiche ville e i resti di una antica civiltà contadina,  hanno compromesso molti territori. Il consumo di suolo pone la regione Veneto al secondo posto in Italia, dopo la Lombardia,  con il 12% dei terreni coperti da cemento e asfalto. I dati statistici confermano che scompaiono circa 7,5 kmq di terra all'anno, cioè 0,2 mq di terreno fertile ogni secondo. Impressionante.  Per questo doveva intervenire la legge regionale n.14/2017 sul  "Consumo di Suolo Zero" da raggiungere per il 2050.  Ma una vera inversione fin qui non c'è stata dato che fin'ora solo il 10% delle aree sono state mediamente ripristinate o rinaturalizzate ogni anno. Inoltre si aggiungono gli effetti dei pannelli fotovoltaici collocati sulle aree agricole con le relative infrastrutture.  Ne discende che le scelte urbanistiche quando scoordinate, finiscono per alimentare spinte di ogni tipo, anche speculativo. Si genera qualche ricchezza mentre si impoverisce l'ambiente.
L'edilizia è un settore vulnerabile perchè sovente si è constatato che su alcuni interventi il denaro illecito cerca di legalizzarsi convergendo su diversi investimenti. All'inizio degli anni sessanta un impegnato film di denuncia civile, del regista Francesco Rosi, "Le mani sulla città", divenuto una icona del cinema neorealista, raccontava che tra gli affari, politica, bisogni, idealità ed interessi, si svilupparono periferie giustificate dall'imprenditore protagonista con la frase: "il denaro è come un cavallo, deve mangiare tutti i giorni." Alla magistratura spetta di emettere giudizi e il compito di verificare improvvise ricchezze ma  esistono anche molte forme positive di impegno finanziario che consentono di migliorare le relazioni urbane e visioni del futuro. Più che nelle città si è assistito al convergere di forti investimenti sui centri turistici e in particolare nel litorale alto adriatico. Anche qui si accesero anni fa i fari della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia,  per verificare infiltrazioni della criminalità organizzata in alcune operazioni immobiliari. Ma  la maggior parte degli operatori e degli investimenti appaiono sani e proseguono una propensione ad investire sul settore turistico iniziata fin dal dopoguerra quando i mezzi economici erano assai più modesti. Era un turismo familiare dove si alloggiava spesso su case private e si mangiava in trattorie. Ora i progetti di molti noti architetti  stanno legando  il loro nome a Jesolo dove i valori di vendita hanno raggiunto, nel caso della Tower Meier, anche i 15/20mila € al mq con prospettive di valori futuri ancora più elevati.  Pur se a Jesolo la media dei valori per alloggi in vendita è  notevolmente più bassa, questo dinamismo ha delle spiegazioni. Alla inaugurazione della "Richard Meier Tower",  che si inserisce nel "Lido Design District" Peter Reichegger che è
l'amministratore delegato di Riv Group, e ideatore di questo progetto urbanistico, ha dichiarato che si è composto un pezzo di città, con aree verdi estese e piazze pubbliche, che possono favorire una vita di relazione continuativa. L'edificio a torre, che si sta delineando,  è un nuovo landmark che con i suoi 24 piani vetrati e 81 appartamenti, si unisce ad altri  interventi che stanno modificando progressivamente lo skyline della città. Molti investitori provengano dall'Est Europa.  La svolta urbana di Jesolo si ebbe dopo che a fine anni '90 l'amministrazione locale approvò il progetto affidato all'architetto Kenzo Tange, con lo scopo di farne una "Miami dell'Adriatico". L'obiettivo era di attrarre investimenti e persone di alto reddito affermando la vocazione turistica naturale che un tempo seguiva le pause stagionali per trasformare il centro in un luogo permanente per il tempo libero. Non preoccupava che questo avrebbe potuto saturare  il litorale e le comunicazioni di accesso.  Ma le conseguenze sono sempre più evidenti. Resta una impresa difficile ottenere che la disseminazione di singoli progetti crei le funzioni identitarie tipiche di un centro storico. Manca inoltre la ferrovia e manca forse il senso di un limite, oltre al quale non conviene andare. Ma questo è un altro discorso...
Paesaggio delle antiche bonifiche lungo il canale navigabile che corre verso Caorle

martedì 1 settembre 2026

INTERATTIVITA'

 INTERATTIVITA'      di Gianfranco Vecchiato

Umanoidi in fase di sperimentazione: quale futuro?
La tecnologia più recente e ancor più la espansione della Intelligenza Artificiale, stanno interessando, per ora in modo positivo,  esigenze collettive e  personali. In medicina, la creazione di strumenti sempre più perfezionati nel campo della micro chirurgia, o in astronomia nello studio dell'Universo, in Fisica nelle analisi sui fenomeni e le leggi della materia, nella meccanica e nella robotica, con il perfezionamento in accelerata espansione, purtroppo anche per ragioni militari, di umanoidi da utilizzare per servizi, per compiti sempre più complessi, fino al punto di rischiare di dotarli di una propria autoconsapevolezza. Ogni grande rivoluzione scientifica comporta dei rischi sul controllo e sull'uso a cui vengono destinate invenzioni sempre più potenti e molto superiori alle capacità umane per compiti e funzioni.
In questa fase di crescita e di sviluppo nel mondo ci si interroga sugli effetti che tali processi, destinati a procedere in modo vorticoso, avranno nelle società e nel mondo. E in particolare come saranno impiegati nei Paesi più arretrati economicamente ma  geograficamente  strategici. Saranno fatalmente luoghi di scontro fra contrapposti interessi economici e militari. Come cambieranno le città e i luoghi di vita collettivi e individuali è già possibile vederlo e non solo immaginarlo.
Museo dello Sbarco a Catania
Le case intelligenti, vale a dire controllate da sistemi informatici che regolano temperature, qualità dell'aria, consumi di energia, sistemi di comunicazione, sono già realtà in espansione. I concetti di bellezza urbana rischiano di essere capovolti mettendo al primo posto le funzioni tecnologiche e solo in subordine l'estetica di edifici e di spazi pubblici, che sono parimenti importanti. Le visioni di città verticali che ospitano milioni di abitanti, veri alveari tecnologici che consumano quantità enormi di energia, interrogano su quali valori e sistemi di governo, funzionali a società numerose e complesse, saranno più adatti a interpretare queste nuove società. I concetti di "democrazia" nei paesi occidentali sono questioni giudicate fastidiose e difficili da gestire rispetto ad autocrazie ed a poteri tecnici e informatici impersonali. Il razionalismo pervenutoci con l'Illuminismo appare ad alcuni come un ostacolo  contrapponendosi a regole asettiche artificiali e funzionali ad alcune visioni del mondo. Su altro piano la tecnologia può invece aiutare la storia e i rapporti fra generazioni distanti nel tempo, che hanno lasciato impronte del loro passaggio. Visitando le sale recuperate a nuove funzioni dell'ottocentesco "Forte Marghera" ai bordi della laguna di Venezia, mi sono chiesto se la interattività impiegata nel recupero degli edifici che compongono il complesso, potrebbe dare una maggiore consapevolezza immersiva allo spettatore, nel ricordare ciò che qui avvenne durante l'epopea ottocentesca che vide la rivolta contro gli occupanti austriaci nel 1848/1849 e che nel Forte trovò il suo più aspro e determinato valore.
Scenografia di una piazza siciliana alla vigilia della guerra nel museo di Catania

C'è un buon esempio che viene da Catania dove si trova il "Museo dello sbarco" avvenuto nel luglio 1943 da parte delle forze alleate in Sicilia. Un progetto realizzato nel dicembre 2002, con l'allestimento dell'architetto Gasparre Mannoia, il restauro del complesso Le Ciminiere operato dall'architetto Giacomo Leone e la regia di un percorso didattico espositivo curata da Salvatore Maltese con la direzione scientifica di Ezio Costanzo, ha ottenuto di presentare in modo esemplare avvenimenti storici coinvolgendo trasformazioni urbanistiche.  Ne avevo sentito parlare ma solo una mia visita qualche mese fa mi ha confermato i giudizi positivi sul progetto che ha un valore europeo e che pur a distanza di 25 anni si presenta ancora attualissimo.
Una veduta del Forte Marghera visto dalla laguna

Il museo si sviluppa su spazi restaurati e ricomposti su antiche strutture industriali divenute attrezzati luoghi espositivi su più livelli ricostruendo suoni, immagini, ambienti ed atmosfere del periodo bellico, con obiettivi didattici e immersivi. Accanto a questo museo c'è anche un interessante padiglione dedicato alla storia del cinema. 
Restauro a Forte Marghera
Il visitatore anche più impreparato si trova coinvolto in una esposizione ricca di stimoli. Una cosa simile ma in dimensione minore avvenne col restauro della Reggia di Venaria vicino a Torino. Anche in quel caso, antiche battaglie vengono raccontate con suoni, vibrazioni, tra scoppi e cariche di cavalleria, ricreando una epopea lontana che fa apparire la storia come non l'avevamo conosciuta e pensata. Questa tecnica potrebbe essere quindi esportata anche nel restauro di alcuni padiglioni storici del Forte Marghera che potrebbero raccontare l'epopea della resistenza avvenuta negli anni 1848/1849, durante la insurrezione di Venezia contro l'occupazione austriaca. Si può immaginare l'effetto che ciò determinerebbe sul visitatore e soprattutto richiamando alla storia il Risorgimento italiano. La tecnologia cosiddetta interattiva potrebbe essere portata anche all'esterno,  coinvolgendo alcune strade o piazze urbane di particolare rilevanza, dotandole di informazioni storiche e monumentali e utili sul piano della sicurezza cambiando sensibilmente la percezione urbana dei contesti in cui ci muoviamo. Molte nazioni stanno investendo sul futuro prossimo  e sulla  formazione  delle nuove generazioni. Occorre aggiungere alla tecnologia il sostegno di valori, che non sono ideologie, utili a convivere nella socialità .
Solo rompendo gli strati impermeabili tra coscienze e  interessi fra loro incompatibili, specialmente con il mescolarsi di culture diverse, la formazione individuale potrà favorire processi di sviluppo integrato con la vita del nostro pianeta. Le Nazioni Unite, riformate,  dovrebbero impegnarsi verso questa nuova frontiera,  migliorando l'etica sociale, che non toglie spazio nè alle religioni, nè alla morale ma innerva la politica dei governi con la creazione di una collettiva coscienza basata sui principi più volte declamati, dei diritti umani. 

lunedì 6 luglio 2026

IL TEMPO E LA MEMORIA

 IL TEMPO E LA MEMORIA.       di  Gianfranco Vecchiato

Loris Capovilla (1915/2016) sul tetto della
Basilica di S.Marco a Venezia. Anno 1956
Il 23 maggio 2026 nella Sala Capitolare della Scuola Grande della Arciconfraternita di San Rocco, a Venezia, si è tenuto un convegno dal titolo "Il Tempo e la Memoria" per ricordare a dieci anni dalla morte il Cardinale Loris Capovilla,  che dopo una lunga e operosa esistenza, morì all'età di oltre 100 anni a Bergamo il 26 maggio 2016. Venezia lo ha ricordato perchè questo sacerdote cattolico fece non solo i suoi studi di seminario in questa città e fu insegnate di religione al liceo, predicatore domenicale alla radio Rai di Venezia nell'immediato dopoguerra, giornalista e direttore del settimanale diocesano "La Voce di S.Marco" ma, ricoprendo numerosi altri incarichi pastorali, il suo destino incrociò  quello di Anghelo Roncalli nominato nel 1953 Patriarca di Venezia e di cui divenne  segretario personale fino al 1958 continuando poi tale ruolo sino al 3 giugno 1963 quando nell'ottobre 1958 Roncalli venne eletto Papa prendendo il nome di Giovanni XXIII°. Alla sua morte ne divenne esecutore testamentario e tenace divulgatore della azione di questo Pontefice al punto di essere soprannominato il suo Evangelista.  Le spiccate personalità di Angelo Roncalli, fine diplomatico e tessitore di rapporti specialmente nei contrasti tra persone e tra Istituzioni e di Loris Capovilla, dinamico e infaticabile "compagno di viaggio"  si completarono nelle diversità di caratteri, come ebbe ad annotare lo stesso Papa Giovanni scrivendo una lettera ai suoi familiari.

Papa Giovanni XXIII° e Loris Capovilla 1962
La vita di "don Loris" fu segnata da diversi avvenimenti tristi e lieti, privati e pubblici che lo videro protagonista e ne fecero persona nota a livello internazionale, anche al di fuori degli ambienti religiosi e cattolici. Al punto di ricevere in tarda età una Laura ad Honorem per la divulgazione degli scritti giovannei ed aver favorito i contatti fra mondo cattolico e ortodosso, dalla Università di S.Pietroburgo e quindi da altri attestati per aver favorito il superamento delle divisioni fra cattolici ed ebrei. Si possono indicare  alcuni fatti che hanno coinvolto Capovilla facendone un riferimento di dialogo e testimone non solo religioso. Il primo riguarda il suo ruolo dopo che fu indetto il Concilio Ecumenico da parte di Angelo Roncalli che lo volle come segno di rinnovamento per la Chiesa e nei rapporti fra credenti e non, fra società laiche e cristiane, tra uomini di fedi diverse, autenticamente in ricerca ed in ascolto sui grandi interrogativi che attraversano tutti gli uomini dinanzi alla Vita, all'Universo, alla Morte, al senso dell'esistenza.
Sala Capitolare di S.Rocco a Venezia

Il Concilio fu un avvenimento di enorme portata non solo per i credenti perchè indicò la strada per un rinnovamento fecondo della Chiesa, ma incise sui costumi, sulle convinzioni e sui rapporti tra politica e società. non sui dogmi di fede ma sui modi di interpretarli. E questo è ciò che alcuni settori tradizionalisti hanno fin dall'inizio di tale processo, aspramente  contestato fino a provocare uno scisma, piccolo nelle dimensioni,  che si è consumato ai nostri giorni dopo la consacrazione di 4 Vescovi  non approvata dalla Santa Sede e da Papa Leone XIV° da parte dei cosiddetti Lefebriani che si ispirano alla tradizionale dottrina di Pio X°, antimodernista,  ed alle norme del Concilio di Trento svolto nel 1563. Essi non approvano le aperture della Chiesa al dialogo con altre fedi, tantomeno con musulmani ed ebrei. Considerano le conseguenze del Concilio come origine della progressiva laicizzazione della società e causa dello svuotamento di chiese e seminari.  Ma i modi e le forme con cui tenere i rapporti con visioni sociali e politiche diverse e sulle risposte da dare ai bisogni sociali nei settori più poveri presenti in ogni Stato del mondo, sono state alla base del rinnovamento ecclesiastico. Ricordava in un celebre discorso tenuto a Venezia nel 1968 Capovilla: " Ricordate lo Sputnik, il piccolo satellite che girava nel Cosmo dal 1957, quando Roncalli divenne Papa, e i tumultuosi progressi della scienza e della tecnica in quel periodo, mentre noi, la Chiesa eravamo fermi. Papa Giovanni volle rimettere in moto in modo più attuale la parola di Cristo" 
"Don Loris" sul campanile di S.Marco 1956
Per i cattolici non ci sono barriere e differenze che non possano essere affrontate e quantomeno superate attraverso il dialogo e la comprensione reciproca. Su questo terreno a partire dagli anni '60 si aprirono e a volte spalancarono le porte un tempo chiuse dell'ascolto, anche del conflitto sofferto ma utile ad una reciproca consapevolezza che occorreva superare chiusure, anatemi, scomuniche, giudizi morali affrettati, in ciò aiutati dalla conoscenza della psicologia, della sociologia, delle scoperte scientifiche in ogni campo. I tempi delle imposte abiure a Galileo sulle realtà del Cosmo, i tanti roghi della Inquisizione come avvenne per Giordano Bruno che immaginava un Universo popolato da innumerevoli forme di vita. I rapporti con le altre religioni, in primis con i cristiani Ortodossi e poi con i Luterani, i Calvinisti, gli Anglicani, ma anche con gli Ebrei, i Musulmani, gli Induisti, i Confuciani, i Buddisti, etc. La religione in altri termini, concepita come un grande libro aperto, incline alla Giustizia, al Bene Comune, alla non violenza, all'aiuto vicendevole, alla Misericordia.
Scuola Grande di S.Rocco Venezia
Sala Capitolare di S.Rocco Venezia

Si tratta di temi di grande complessità che nei secoli ed ancora oggi, sono stati divisivi e fonte di scontri irriducibili. Ma infine c'è un terzo aspetto, attuale e difficile: come comportarsi nei rapporti con le massicce migrazioni e con i cambiamenti di costume, di regole di vita, di convivenza, di istruzione e integrazione che questi vasti fenomeni producono in ogni società e che sono al centro dei temi sulla sicurezza, sulle politiche di sviluppo, sulla difesa delle identità, sui problemi determinati dalla multiculturalità, sia nelle grandi aree urbane e soprattutto nei piccoli centri. 
Il Tempo impone le sue regole alla Natura. E' un motore della storia che si serve della Memoria per presidiarne il significato nel divenire delle generazioni, per ispirare saggezza e pazienza nel giudicare il fuggente presente. Gli anni di Loris Capovilla quelli più lontani, che visse a Venezia dal 1929 al 1958, prima di spostarsi a Roma e poi a Chieti, a Loreto, a Bergamo, erano quelli di una città sull'acqua che amò  assorbendone la lingua, il modo di dialogare, il piacere dell'incontro fra le calli e i campielli. Quella Venezia che ebbe 137 chiese, con monasteri, conventi, ricca di umanità semplice e profonda. Qui le opere d'arte e gli scrigni di tesori ispirati dalla fede, tramandati da generazioni, si mescolavano tra il tempo e la memoria con le gesta di antichi predecessori. Oggi molto è da tempo cambiato, sia per la decrescita degli abitanti che per un turismo che ne sta prosciugando la linfa vitale ed autentica.
Tuttavia la Sala Capitolare di San Rocco, denominata anche la "Cappella Sistina  Veneziana" e che ospita i magnifici dipinti del Tintoretto, resta testimone di una visione del futuro che affonda le sue radici nel passato d'arte glorioso della città. In questo connubio ho trovato alcune risposte, invano cercate altrove, di come la Fede che si pone dinanzi a temi complessi od a semplici problemi quotidiani, sia aiutata ad entrare in dimensioni diverse per mezzo dell'Arte.
Il dilemma se sarà la bellezza che salverà il mondo come sosteneva Dostoevskij o se tutto sia Illusione come pensava Schopenauer, non trova risposte definitive. Il ricordo della vita di Loris Capovilla, Uomo di Fede,  ha portato diversi relatori a riflettere sulla loro intima convinzione e sui loro dubbi. Incessanti come i secoli che verranno. 
La Terra vista dallo spazio

Il testamento di "don Loris" come di altri che hanno mantenuto la fede in un Dio invisibile agli occhi ma presente in noi stessi, è fatto di cose semplici ispirate alle ultime parole  di Cristo: "Amatevi l'un l'altro come Io ho amato Voi".  Cari amici e fratelli Ucraini e Russi, Ebrei e Musulmani, in ogni tempo e in ogni luogo, possiamo ricordarci che viviamo tutti in questo piccolo pianeta, un granello nell'Universo, che ispirò meraviglia ed amore ai primi astronauti che lo videro dallo spazio. Forse in futuro la fisica ci farà scoprire nuove dimensioni e capiremo che ciò che non vediamo è probabilmente la parte più importante che spiega il mistero della vita. 


martedì 21 aprile 2026

VITA QUOTIDIANA


VITA  QUOTIDIANA   
di Gianfranco Vecchiato

Lo  scrittore siciliano Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura nel 1934, non ha solo rappresentato  personaggi e  storie tratti dalla società del suo tempo, ma ha colto  aspetti nella vita quotidiana che rivelano, sotto ogni latitudine, pur se nelle diversità di cultura e di ambiente,  quanto siano comuni i contrasti tra la realtà della vita e le forme di comportamento sociale. La maschera che egli vedeva in molti proporre di se
stessi  conduce alla finzione nei rapporti personali e anche  pubblici, traendo da tale sua visione la convinzione che la vita umana riveli continue ambiguità tra realtà e inganni. La psicanalisi gli ha dato ampiamente ragione e questi fattori in misura ancor più grande si estendono nei rapporti politici, in quelli economici, nei giudizi morali e anche nelle vicende internazionali. La diplomazia è un modo, raffinato o brutale , per non rivelare le proprie reali intenzioni e  trovare o imporre un equilibrio fra opposti interessi. La vita quotidiana presenta dovunque le scene di tale verità. Tra le rappresentazioni teatrali più note di
Pirandello si trova quella dell'individuo frammentato in "Uno, Nessuno e Centomila".  Questo aspetto si trasferisce anche in urbanistica e in architettura con diversi effetti. Nel caso della pianificazione essa manifesta la visione sociale che si ritiene di proporre per il suo sviluppo futuro. E anche in questo caso si ritrovano in contrasto le reali e nascoste intenzioni, molto spesso speculative e finanziarie, rispetto a quelle di autentiche relazioni  interpersonali che privilegiano spazi comuni di relazioni ambientali, culturali,  di vicinato e di
riservatezza e privacy non alienanti. Questioni non facili da affrontare nel conflitto generato dal continuo sovrapporsi di esigenze contrastanti. Anche l'architettura ne risente quando e se riesce a manifestarsi. L'aveva immaginata nel 1935, Le Corbusier nella sua Ville radieuse e poi nella Unitè d'Habitation di Marsiglia, e poi riproposta a Nantes, a Firminy ed a Berlino Ovest, tra la fine degli anni '40 e '60 concepita per unire gli spazi del riposo e del lavoro. Indicare buone soluzioni anche psicofisiche nei progetti di architettura dona alla vita quotidiana comportamenti che migliorano i rapporti interpersonali pur non evitando che i caratteri individuali confliggano nonostante questo. Tuttavia si è assistito in questi casi, sulla base di ricerche, analisi e dati statistici, ad un miglioramento della vita di relazione, tanto maggiore quanto si riesca ad interpretare i bisogni reali. Nelle città si sono invece formate e si estendono, sacche di emarginazione, spazi di degrado, differenze culturali profonde, scontri e diffidenze. Si svuotano vecchi condomini e si riempiono di incomunicabilità. La vita quotidiana separa invece di unire.
Luoghi comuni di aggregazione possono rappresentare dei filtri per mescolare e integrare nuove famiglie con diverse culture, se esse vorranno farlo anche senza essere assimilate. Tra gli esempi di riconversione prodotti dalla storia cito un vecchio Forte ottocentesco costruito da francesi ed austriaci ai margini della laguna di Venezia: il Forte Marghera che un tempo era parte di un più vasto campo trincerato a difesa della città. Dopo decenni di proposte, con i fondi stanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, si è gradualmente trasformato questo grande complesso, pari a decine di ettari,  che fu teatro delle rivolte risorgimentali di Venezia nel 1848/49 contro gli austriaci, in un luogo di incontro, di atelier d'arte, di ristoro, di tempo libero, di dibattito e di esposizione.  Gradualmente la sua attrazione ha conquistato persone dei centri urbani vicini divenendo un punto di aggregazione urbano  che risulta protetto dalla presenza costante di cittadini attivi.  I generatori di prossimità, potremmo urbanisticamente chiamarli, possono servire a stimolare aree degradate. In questi casi la storia passata si mescola con quella presente mantenendo un legame tra generazioni con la storia. In egual modo le case di comunità, in cui si generano rapporti tra persone singole in spazi comuni, mantenendo la individualità di aree private, può aiutare a collegare tessuti urbani e umani fra loro. 
La vita quotidiana può essere vissuta quindi con maggiore semplicità togliendo qualche maschera e qualche ambiguità di cui la rivestiamo per paura di noi stessi e degli altri.