SEPOLCRI di Gianfranco Vecchiato
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| Cimitero di Sant'Anna Trieste |
Correva l'anno 1807 quando il poeta Ugo Foscolo pubblicò una lirica divenuta famosa. Ispirato dai sepolcri, i luoghi dove ogni comunità conserva la memoria dei propri abitanti, aprì i suoi sentimenti, le malinconie e le incertezze cresciute in lui dopo la perdita della sua Patria, Venezia, abbattuta dai francesi nel 1797 e poi ceduta all'Austria. La morte lo colse a meno di 50 anni il 10 settembre 1827 ma lasciò l'esortazione agli italiani del suo tempo di scuotersi dal degrado morale e dalla apatia politica che li divideva da secoli in frammenti. Le idee illuministe e il romanticismo letterario che permearono Foscolo, si nutrirono di sentimenti radicali che lo condussero a non concepire la trascendenza verso un Dio ignoto facendolo invece approdare ad un pessimismo "cosmico" mitigato solo in parte da pulsioni ideali verso la bellezza e i valori racchiusi nella memoria. L'Arte assunse, per queste sue convinzioni, un ruolo di contrasto all'oblio della morte. Diverse di tali analogie si ritrovano in altre personalità di quel tempo come Giacomo Leopardi, Lord Byron, Friedrich von Hardenberg, Heinrich Heine, Charles Baudelaire, Michail Lermontov. Quel secolo di grandi rivoluzioni dove irruppero nella storia "masse" di persone senza volto, fino ad allora non considerate, rese stridenti i pensieri delle èlite rispetto ai bisogni del popolo. Tuttavia la storia si mosse su binari diversi a seconda dei luoghi e delle società. Fu il caso, in quegli anni dell'Ottocento, di un'altra città adriatica, Trieste che, al contrario di Venezia, era in progressiva espansione economica e in fermento culturale. Privilegiata per posizione geografica come punto di incontro fra diverse lingue, religioni, traeva forza dal suo miscuglio etnico pur se attratta dalle vicende italiane e attraversata da crescenti correnti irredentiste. Mentre Trieste dunque mutava urbanisticamente, prese avvio nel 1825 il progetto del cimitero cattolico dove si sarebbero raccolte nel tempo sequenze monumentali e artistiche di assoluto rilievo imprimendovi la memoria di eminenti famiglie triestine. Nelle vicinanze a questo vi sono anche altri cimiteri per i fedeli di rito Greco Orientale, per gli Evangelici e gli Anglicani, per gli Islamici e per gli Ebrei. Questo insieme ha generato una eterogenea singolare struttura urbana dei luoghi di sepoltura. Caso singolare nel panorama italiano ma non nella Mittelleuropa a cui Trieste apparteneva. Visitandolo si coglie il mutamento avvenuto nel tempo del profilo orografico urbano circostante dove in origine si stagliavano le ondulazioni del Carso tra pietraie e foreste, avendo dinanzi il mare come sguardo all'infinito. La città è cresciuta negli ultimi 80 anni trasformata dalle vicende storiche dello scorso secolo e che ancora la cingono come una corona di spine. Quando nel 2025 si sono celebrati i duecento anni dalla creazione del Cimitero Monumentale di Sant'Anna, alcune vicende, mai dimenticate, sono riapparse nella memoria collettiva. Camminando e osservando tra i viali del cimitero, in ossequioso silenzio, quanto si incontra, sale la convinzione di come qui siano impresse le stimmate della sua storia civile. Le straordinarie sequenze di famiglie che con altre comunità formavano l'ossatura della fiorente borghesia cittadina formano in questo luogo le radici della pur diversa attualità. Tra innumerevoli pietre, statue, lapidi, sculture, obelischi, spazi aperti e cipressi,
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| Lapide sulla tomba di Italo Svevo |


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