mercoledì 9 ottobre 2019

LA CICOGNA

LA CICOGNA                         di Gianfranco Vecchiato



Le cicogne che erano presenti in Italia fin dai tempi antichi, scomparvero dai nostri territori dopo il XVII° secolo. Qualcosa non andava e cambiarono itinerari. Fu una perdita silenziosa di cui non si parlò molto.  Ma dopo alcuni secoli di assenza sono tornate da circa 40 anni a planare nel Belpaese e  si contano numerose le colonie specialmente tra la Sicilia e la Calabria, zone più vicine all'Africa dove vanno a  svernare. Il ripopolamento nel nord Italia è più lento ma in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli, numerosi habitat le accolgono.
Fagagna il paese delle cicogne
Tra questi vi è l'importante Oasi dei Quadris vicina al paese di Fagagna in Friuli. Da 30 anni I caratteristici nidi delle cicogne si scorgono sui camini e si mescolano ai boschi ed agli orizzonti delle prealpi friulane mentre il vicino borgo  si appoggia al pendio del colle  su cui restano tracce di un antico castello. 
Una metafora della presenza delle cicogne mi è parso di cogliere pensando all'altro vicino Castello a Colloredo di Monte Albano, che fu il più imponente della Regione. Portatrici di vita le cicogne segnano la volontà delle Istituzioni e degli abitanti di ricostruire integralmente quell'imponente manufatto che fu per gran parte distrutto dal terremoto del 1976 e che  è ancora oggetto di complessi interventi di restauro  .
Il Castello di origine trecentesca, è noto  anche per aver ospitato nell'Ottocento, in una sua parte,  Ippolito Nievo  che qui scrisse il celebre romanzo "Confessioni di un 
italiano". 
1976:  castello distrutto dal sisma
Dalla sua stanza Nievo vedeva
Ippolito Nievo
quell'ondulata strada proveniente da sud-est e creata per incantare il viaggiatore a cui si apriva  la magnifica veduta del borgo fortificato. Da qui Egli sospirava per l'avvenire d'Italia. Il libro fu pubblicato postumo nel 1867 dopo che il Veneto e il Friuli furono annessi al Regno d'Italia. Il romanzo mischia aneliti patriottici  e autobiografici, coinvolge aspetti religiosi, trattati senza moralismi e conformismi, e richiama gli ideali e i doveri di ciascuno per il riscatto della Patria occupata. Il protagonista del romanzo, "Carlino"  nato nel 1775 come veneziano, morirà infine, in tarda età come "italiano". 

2019
Un percorso che in quelle generazioni vissute tra
Pianura di Fagagna
settecento ed ottocento, veniva alimentato da idee di libertà portate dalla Rivoluzione francese. Il diritto ad avere una Nazione italiana visto da una terra, il Friuli che dal 1420 fu parte della Repubblica di Venezia fino al trattato di Campoformido nel 1797, esprimeva i tempi nuovi in cui si formarono tra conflitti e  rivoluzioni
Castello in ricostruzione anno 2017
popolari Nazioni in Europa, sospinte dai diversi nazionalismi. Chiuso tra le mura di un castello, lontano dai grandi circoli intellettuali, Nievo sentì che quando lo spirito è libero ed è consapevole,  vola alto e lontano, supera gli spazi e il tempo  entrando nelle coscienze. Per quel passato e per questo presente la cicogna, con la sua eleganza e con il suo distacco, pare guardare all'inutilità dell'affanno degli uomini. Nelle storie antiche, la cicogna annunciava lieti eventi, le nascite e il buon rapporto con la Natura. Esopo nel VII secolo a.C. e Fedro in età romana (15 a.C./51 d.C.) nelle loro fiabe raccontarono tra le altre, anche una storia tra la

volpe e la cicogna. Una volpe invitò una cicogna a cena ma mettendole la minestra su un piatto le impedì di mangiare, così la cicogna ricambiò invitando la volpe ma mettendo il cibo dentro ad un vaso dal lungo collo. La morale, presente nelle fiabe, è chi la fa agli altri, poi l'aspetti verso lui stesso. Una filosofia diversa e più profonda è  presente negli studi e nelle parole del filosofo ed etologo austriaco Konrad Lorenz che nella sua vita analizzò a lungo il comportamento degli animali.
Konrad Lorenz
"Chi si consegna alla Natura non ha bisogno dell'inconoscibile, del soprannaturale, per poter provar rispetto; c'è soltanto un miracolo per lui, ed è che tutto su questa terra, incluse le massime fioriture della vita, si sia semplicemente formato senza miracoli nel senso convenzionale della parola". Lorenz sostenne che millenni di adattamenti hanno plasmato le forme e imposto le evoluzioni naturali che anche gli uomini dovrebbero conoscere, rispettare e seguire. Se dall'istinto della cicogna, che costruisce da sempre il suo nido,  si confermano  regole impresse nella sua natura,  per gli uomini sorge l'interrogativo del perché essi costruiscano città, castelli, monumenti, in forme sempre diverse.  Mentre noi ci spostiamo di continuo e spesso  senza lunghe soste sul pianeta, la cicogna dopo oltre mille chilometri di volo, ritorna l'anno dopo,  quasi sempre nel luogo in cui è nata. 
Castello di Colloredo prima del terremoto
La Natura e il Paesaggio sono intrecciati. Da molti decenni a Fagagna le cicogne sono parte della popolazione e molti nuovi nidi sono sorti lassù mentre i paesi si spopolano di abitanti. Se tornasse da quelle parti Ippolito Nievo potrebbe riconoscere la tenacia degli uomini che vogliono riportare il castello ai suoi splendori. Un bel segno di identità culturale a cui le cicogne  ricomparse danno ricchezza alla storia collettiva. E se le cose stanno così c'è sempre speranza per l'avvenire.







    mercoledì 11 settembre 2019

    CENTRO STORICO

    CENTRO STORICO         di Gianfranco Vecchiato

    Centro storico di Venezia
    Centro storico di Malaga
    Il "Futuro è nella Storia". Questo pensiero espresso in un convegno  sul tema della città storica, sostiene che per affrontare le complessità dei valori che sono a confronto nel nostro tempo occorrono  conoscenze, sensibilità e scelte di campo. Nei primi decenni del Novecento in particolare in Italia durante il fascismo, diversi centri storici vennero fortemente modificati  a volte con opere di notevole valore architettonico ma  influenzate da una mistica ideologica di regime. La questione si ripropose peggiorata nel dopoguerra, dove a causa dei bombardamenti e di ricostruzioni  speculative ed emergenziali, il tema del recupero posto dal mondo professionale, accademico e  
    Centro storico Parma
       amministrativo rincorreva  un pensiero politico in generale piuttosto arretrato. Ciò è dimostrato dai difficili rapporti che tutt'ora si hanno nel definire le relazioni tra gli spazi pubblici e privati nel campo dell'architettura e in quello dell'urbanistica. Si è quindi rivelato illusorio ritenere che nel confronto tra società e territori complessi le risposte migliori possano provenire da normative spesso astratte o da deroghe urbanistiche guidate da
    Centro storico di Vicenza
    valutazioni economiche  che, se non producono cultura,  innestano false innovazioni in  tessuti urbani e storici spesso già compromessi. Per tali motivi la Presidente INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) Giulia Viviani, ha espresso la convinzione che nell'intervenire su brani di città e per cercare di costruire un nuovo paesaggio, occorra   utilizzare degli ingredienti culturali. Essi sono costituiti dal metodo della ricerca e dell'analisi della storia di un luogo,  guidati dalla "memoria". Questi sono gli elementi generatori di un processo inteso come "evolutivo" a cui si affianca  il concetto di "città
    Centro storico di Genova
    porosa" e cioè di una idea che in qualsiasi luogo si debba progettare iniziando prima dalla sua comprensione urbana,  per giungere solo dopo ad inserirvi una proposta architettonica. I confronti e il dialogo possono aiutare a migliorare le analisi specialmente in un "centro storico" che può essere definito anche come un "promotore di prossimità" perché in esso avvengono fusioni e scambi tra colori, attrattività, densità e funzioni. In tal modo si possono sperimentare nuovi pensieri che generano nuove scene urbane.
    Centro storico di Roma
    Si dovrà quindi lavorare non più come un tempo sui piani particolareggiati ma sulla tridimensionalità degli spazi, con nuove tecnologie che rendano più comprensibili gli esiti immaginati. L'art.2 e l'art.9 della Costituzione italiana indicano chiaramente come l'ambiente e la cultura siano al centro dei rapporti tra diritti individuali e beni collettivi. Trascurare quindi la memoria facendo prevalere  la scelta del solo presente è un modo per sconfessare e ignorare anche il futuro, partendo dall'assunto che tanto noi non ci saremo. Questo è stato definito un "alzheimer sociale" che distrugge la memoria e
    Centro storico di Brescia
    quindi il suo e nostro futuro. Un altro aspetto è quello della "sussidiarietà "orizzontale che si contrappone alla logica del profitto e della globalizzazione dei mercati e dei prodotti, sostituendoli con quelli della "solidarietà sociale" dei singoli. Salvatore Settis nel suo libro sulla morte delle città, ricorda come tale evento avviene quando i luoghi perdono la memoria della gente che li abita, non sostituibili con i riferimenti monumentali descritti dai libri. Anche la riduzione di centri storici a "parchi a tema" a causa del turismo ha prodotto danni irreversibili in molte città, come a Venezia ed a Firenze. L'importanza della memoria è perciò data dal fatto di non essere normata perché non la incontri ma la possiedi. 
    Centro storico di  Viterbo
    Perciò tecnicamente un eccesso di normative non risolve il problema ma spesso lo aggrava. Occorre progettare  in equilibrio tra storia e memoria, tra norme e domande di partecipazione, non trasformando o vedendo il cittadino prevalentemente come un consumatore di beni e di servizi. Fu l'urbanista Giovanni Astengo a coniare il termine di "centro storico" nel documento della Carta di Gubbio del 1961 che ebbe una evoluzione negli anni '70 quando si cercò di superare  la genericità di tale termine. Si
    Centro storico di Urbino
    allargò  il concetto di "centro" al "territorio storico" per le genesi biunivoche con la identità e con i valori degli spazi pubblici e non solo degli edifici storici. Inoltre si cercò di superare l'idea della immobilità del centro storico perché la storia evolve e si riteneva di dover  superare, in determinati casi, l'antinomia tra antico e nuovo. Un argomento assai dibattuto e che ha inserito a volte processi di squilibrio e di incompatibilità lessicale architettonica, tollerata e anche suggerita  dalla autonomia di Soprintendenze locali. Decisioni non sempre condivise dalla Opinione Pubblica come fu nel caso dell'ampliamento dell'Hotel Santa Chiara a Venezia o per interventi a La Spezia, a Firenze, a Roma, e in altri centri storici minori. E' un tema rilevante se si considera che nella sola Regione italiana del Veneto, sono stati censiti più di quattromila centri storici.
    Centro storico di Napoli
    Molti di essi si sono nel tempo svuotati di abitanti a causa dei centri commerciali che ne hanno impoverito le attività commerciali tradizionali o per i costi fiscali elevati o per la scarsa accessibilità ritenuta incompatibile con l'odierno stile di vita. Vi sono anche molti casi che al contrario avvantaggiano i centri storici in chi li ritiene lo scrigno di valori antichi, ne vede la unicità compositiva, artistica, urbana e ne apprezza la forza di coesione sociale che essi emanano. Ogni centro storico è  diverso da un altro ed è uno specchio  della  coscienza, della  cultura e del senso dato al tempo di chi lo ha costruito nei secoli da generazioni. Essi sono l'elemento identitario per una Comunità, un DNA urbano. 

    Michelangelo Cappella Sistina: la creazione
    Quando li attraversiamo, guardando ciò che i secoli hanno modellato e trasmesso ai nostri giorni tornano alla mente alcuni passi della Bibbia:   " Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo... c'è un tempo per nascere e un tempo per morire...Mi sono accorto che nulla c'è di meglio per l'uomo che godere delle sue opere, perché questa è la sua sorte. Chi potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui? "  Ebbene a questa domanda c'è una
    Centro storico di Gubbio
    parziale risposta. Il valore che ci trasmette un territorio storico è dato dalla quantità di Culture che stratificatesi, contiene. Questo consente di immaginare  che ci sono valori  che superando il limite temporale delle generazioni in transito, lasciano i  segni della nostra presenza sulla Terra. Quella Terra di cui dovremmo essere sempre consapevoli, come sosteneva  Andy Warhol,   che " averla e non rovinarla sia la più bella forma d'arte che si possa desiderare."



    Centro storico di Mantova











    martedì 6 agosto 2019

    LA FOLLIA

    LA FOLLIA      di Gianfranco Vecchiato

    Giorgio De Chirico
    "La Follia è una condizione umana. In noi la Follia esiste ed è presente come lo è la Ragione". Parole di Franco Basaglia, psichiatra veneziano che rivoluzionò i metodi di intervento sui malati di mente in Italia. Nel 1978 la legge numero 180, anche per suo merito, pose fine alle strutture dei Manicomi ed ai modi brutali con cui si curavano i malati con scosse elettriche, shock indotti, cinghie, camice di forza e
    segregazioni. Le terapie sono state in gran parte sostituite da medicinali che agiscono sugli impulsi nervosi. Ma resta un tema di straordinaria complessità che riguarda milioni di persone e la società nel suo insieme.
    Scriveva Michel Foucault che "mai la psicologia potrà dire sulla follia la verità perchè è la follia che detiene la verità della psicologia". Per il filosofo Emanuele Severino alla fine "ci attende la Non Follia, l'apparire dell'eternità di tutte le cose". In altri modi Carlo Levi, confinato ad Eboli durante il fascismo, osservò che  nelle antiche società meridionali, chiuse ai confini della modernità,  il brigantaggio che si era diffuso non fosse che un eccesso di eroica follia e di ferocia disperata: "un desiderio
    Franco Basaglia (1924/1980)
    di morte e di distruzione senza speranza di vittoria." Nel XVI° secolo un saggio ironico scritto da Erasmo da Rotterdam dal titolo "Elogio della follia", ebbe grande influenza sulla cultura occidentale. Per Erasmo i compagni di viaggio della follia erano l'Ignoranza e la Ubriachezza, la Vanità, l'Adulazione, la Dimenticanza, l'Accidia, il Piacere, la Demenza, la Licenziosità, l'Intemperanza e il Sonno mortale.  Ma  essa  era anche utile alla felicità del genere umano che insegue inutilmente ciò che è destinato a finire: la gloria, il potere, la ricchezza, il lusso e il successo.   
    Il mondo contemporaneo, assomiglia in questo ai secoli passati, aggiungendo alle distorsioni della mente gli effetti indotti dalle devastazioni ambientali, dalle crisi economiche, dai problemi di emarginazione sociale, da politiche  culturalmente inadeguate che inducono alienazioni per i fattori urbani descritti dalla sociologia.
    Antonio Ligabue

    Chengoing (Cina) Alienazioni urbane
    L'Urlo di Munch
    Anche la povertà di valori creativi alimenta forme di depressione e di  violenze sugli altri e su se stessi. Le fragilità degli uomini sono state colte e rappresentate prima dall'Arte e poi dalla psicanalisi. Rompendo tradizioni servili e accademiche,  da Giotto a Masaccio i fatti religiosi ed i paesaggi percorrono la strada della ricerca interiore, della sofferenza e della speranza.  Venati dalla consapevolezza di camminare su terreni ignoti. Gli artisti sperimentano l'estasi, la solitudine, i tormenti e li trasferiscono su tela, su pietra o su note musicali.  Vivaldi, Mozart,
    Salvator Dalì
    Beethoven, Schumann e una lunga schiera di musicisti furono animati da uno spirito che per i biografi parve rasentare la follia. Durante la Grande Guerra  migliaia di  soldati al fronte finirono impazziti. In quel periodo nacque un movimento culturale che si affermò nella neutrale Svizzera, tra il 1916 e il 1920: il Dadaismo. Era la rivolta condotta con le arti visive, la letteratura. il teatro, la grafica, l'estetica, nuove ideologie politiche, mescolate tra stravaganze e irrazionalità che rifiutavano  la ragione e la logica che aveva condotto il mondo al conflitto. Per l'idea dadaista gli atti sacrileghi davano libero sfogo ad una follia generatrice. Da questa esperienza sarebbe  poi nato il surrealismo.


    Eastern State Hospital 1773 (USA)
    In fasi storiche drammatiche gli  Ospedali psichiatrici hanno svolto compiti anche carcerari, ospitando gli oppositori politici. Il potere a volte anche quello religioso, ha nei secoli rinchiuso i dissidenti definendoli portatori di turbamento della "verità" e dell'ordine costituito.   Questa storia di umanità dolente continua a seminare nei secoli le sue sventure. A metà ottocento negli Stati Uniti ebbe consenso il Piano Kirkbride dal nome dello psichiatra che lo concepì. Consisteva nella costruzione di strutture  con edifici in stile vittoriano e circondate da grandi parchi e fattorie di lavoro in cui i malati potessero ritrovare una umanità perduta.  A Venezia nell'isola di San   Servolo,
    nella laguna,  esisteva un convento dal quale per 900 anni si alzarono al cielo  preghiere e suppliche. Esso divenne da metà settecento e fino al 1978  sede di un manicomio. La gente la chiamò l'isola dei matti.  Nel 1725  qui venne ricoverato il primo malato di mente e nel 1797 e nel 1798 i governi di occupazione francese ed austriaco disposero che nell'isola fossero ricoverati i pazzi provenienti dal Veneto, dalla Dalmazia e dal Tirolo.
    Una funzione continuata dopo il 1866 con il Regno d'Italia. Anche la vicina isola di S.Clemente ebbe tale sorte perchè la laguna era un deterrente formidabile contro ogni  fuga e l'acqua separava quel che là accadeva,  alla vista della società. Chiusa dopo il 1978, negli anni successivi la struttura fu restaurata dalla Provincia che attrezzò un piccolo museo del periodo manicomiale.  
    Manicomio abbandonato
    Oggi l'isola ha una nuova funzione. E'  sede universitaria internazionale con residenze per studenti, spazi usati dall'Accademia di Belle Arti e dal Collegio Internazionale dell'Università di Cà Foscari. Visitandola essa rivela  solo una parte dei suoi segreti, dei drammi umani e delle tenebre che l'avvolsero nel tempo, cercando di domare i 
    Isola di San Servolo (Venezia)
    dèmoni oscuri dell'animo umano. Qui gli infelici  che vi furono rinchiusi spesso per gran parte della vita non conobbero la libertà. Eppure il filosofo Seneca che fu precettore di Nerone, che di follia se ne intendeva, scrisse che non è mai esistito un grande ingegno senza un pò di follia. La storia dell'umanità ci fa  riflettere  che spesso sono i pazzi ad aprire le vie che poi percorrono i savi.

    sabato 20 luglio 2019

    BLUE MOON

    BLUE MOON      di Gianfranco Vecchiato


    20 luglio 1969: prima impronta umana sulla Luna
    Alex Ruiz : Cielo stellato
    Nel 1934 negli Stati Uniti uscì una canzone scritta da Richard Rodgers e Lorenz Hart che ebbe uno straordinario successo: Blue Moon.  Insieme ad innumerevoli altre canzoni sparse tra i popoli della Terra la musica ha individuato nella Luna anche un ruolo  sentimentale per la sua vicinanza che scandisce le stagioni agricole, le maree, le leggende, il mistero del firmamento. Quelle macchie scure sulla sua superfice, per alcuni somigliano a quelle di chi porti sulle spalle una fascina, per altri ad un volto mutevole che nasconde l'altra sua metà. Così la Luna si è sempre mostrata fin da quando sono apparsi i primi ominidi sul nostro pianeta. Nei progetti di conquiste spaziali cresciuti con la tecnologia nella seconda metà del XX° secolo, la Luna fu il primo luogo di sbarco previsto verso il nostro sistema solare.   Il 20 luglio del 1969 la discesa sul suolo lunare, nel "mare della Tranquillità" del "Lem" che portava due astronauti americani, e l'impronta del primo uomo  Neil Amstrong, sul suolo lunare, parve rompere l'incantesimo. In tutto il mondo si è ricordato quell'avvenimento e molte persone, ormai 
    Neil Amstrong 1°Uomo sulla luna
    anziane hanno impresso in modo indelebile  quanto videro sugli schermi televisivi, in diretta dalla luna." Un piccolo passo per l'Uomo, un grande passo per l'Umanità".  Anni dopo si diffusero teorie che contestavano tale sbarco, ritenendolo una finzione in chiave geo politica, organizzato dalla Nasa con l'aiuto di Hollivood. L'esame di immagini prese dalla Luna parevano in contrasto con le leggi della fisica: ombre e orizzonti che non tornavano. Lo sbarco e non fu l'unico, naturalmente ci fu. Le imprese spaziali che hanno accompagnato le generazioni  nel decennio tra la fine degli anni '50 e '60, assunsero un valore oltre che scientifico, politico e sociale. Il confronto tra USA e URSS si era aperto con il primo sputnik lanciato dai sovietici che anche con il primo lancio di un uomo nello spazio, Yuri Gagarin, avevano preceduto gli americani nella corsa allo spazio. Ma tale distacco venne rapidamente superato, grazie alla tecnologia ed ad alcuni scienziati del valore di Werner Von Braun, il tedesco poi naturalizzato americano che in gioventù fu il protagonista della creazione dei missili V2 che da Penemunde sul Baltico, vennero lanciate su Londra dal 1944, senza modificare
    La Terra vista dalla Luna
    tuttavia le sorti della guerra. La Luna è ora stata nuovamente riproposta come obiettivo per la installazione di una prima colonia terrestre, da attuarsi entro la metà di questo secolo. E in programma c'è una spedizione su Marte. Tra i nuovi protagonisti di questa avventura nello spazio ci sono nuove Nazioni: la Cina, l'India, l'Unione Europea, che affiancano gli Usa e la Russia. Fatica ad emergere un vero coordinamento  mondiale che faccia prevalere la tecnica e la scienza sulla politica e sui sistemi di governo. Quello che vale per lo Spazio è ancor più urgente per la Terra. Vedere il pianeta Terra, piccolo e stupefacente nei suoi colori, girare

    nel buio e il silenzio dell'Universo pone molte domande. Come quelle che il poeta Giacomo Leopardi agli inizi dell'800 così si rivolgeva dalla sua Recanati : "Che fai tu Luna in ciel, dimmi che fai, o silenziosa Luna..." Per poi concludere: " In questa immensità si annega il pensier mio e il naufragar mi è dolce in questo mare". La Natura ci nasconde tantissimi  segreti. I filosofi raccontano che in sè questo satellite è fatto di crateri, di deserti di pietra, di montagne e di silenzi. Ma esso illumina per mezzo del sole, la Terra. Quindi diviene anche strumento che trasferisce all'esterno qualcosa che non gli è proprio se non
    Harold Slott Moller: Luce della luna
    provenisse da altro. In una riflessione critica rispose lo scrittore Italo Calvino: "... guardare il cielo stellato per consolarci delle brutture terrestri? Ma non sembra una soluzione troppo comoda? Se si volesse portare il discorso alle estreme conseguenze si finirebbe per dire : continui pure la Terra ad andare di male in peggio tanto io guardo il firmamento e ritrovo il mio equilibrio e la mia pace interiore..." E così occorre chiedersi se a mezzo secolo di distanza sono stati traditi molti sogni e speranze pur non rinunciando a riprovare, generazione dopo generazione a superare il senso della nostra limitatezza volgendo sguardo, intelligenza e risorse, all'infinità dell'Universo.  

    venerdì 12 luglio 2019

    TEMPO IGNOTO

    TEMPO IGNOTO             di Gianfranco Vecchiato


    Arch. Guido Zordan (1936/2019)
    L'abitudine di guardare alle cose attraverso i dettagli, era una caratteristica professionale presa da ragazzo quando il suo gioco preferito era quello del meccano. Imparò così ad  avvitare ingranaggi ed a costruire modelli e strutture. Aveva abitato in una casa accanto agli Spalti del vecchio Castello. Una piccola casa diventata poi sede degli autisti del Comune. Alla scuola di architettura pervenne di istinto per dare razionalità ai sogni, non a distruggerli. Le pietre, le luci, l'acqua, le prospettive, si raccontano attraverso la storia.
    Senza il legame con le radici di un luogo, per l'architetto Guido Zordan non esisteva cultura; perciò l'analisi precisa, a volte quasi esasperata, precedeva sempre le proposte e  
    Edicola in piazzetta (Arch.G.Zordan)
    Mestre:Piazza Ferretto 1998
    le intuizioni. In quei casi i richiami a  Carlo Scarpa od a Giancarlo De Carlo guidavano i pensieri e le realizzazioni. Lo 
    conobbi molti anni fa durante i dibattiti per ridisegnare il centro della città. Condividevo il suo  metodo riflessivo pur non essendo ignote alcune impuntature su ostinate proposte formali. Egli difendeva l'autonomia intellettuale  e per questo la qualità delle discussione si alzava sopra ogni polemica. Il male che negli  anni lo minò nei movimenti accentuò la sua volontà di affermare e sostenere che i valori della memoria possono essere riproposti nella attualità. E' stato nei progetti di restauro urbano e monumentale che tali aspetti si realizzarono  con sapienza di forme e materiali. Alcune sue opere furono divisive, come nel caso della scala costruita per accedere alla Torre. E' una scala strana e complessa, a forma di ghigliottina; un oggetto meccanico
    Piazza di Mestre negli anni '60
    frutto di una analisi storica e di una invenzione di design. Lo stesso vale per le nuove edicole dei
    Lampione 
    giornali che si aprono a ventaglio e che caratterizzano il luogo in cui   si trovano. In Piazza, sulla Torre, sulla strada, lungo il fiume, si possono cogliere i segni del passaggio dell'architettura. Quei segni sono idee che aleggiano sopra il tempo.  Quante volte ogni giorno nel mondo si celebrano degli addii.
    Mestre: Fontana con scultura di A.Viani
    Persone e cose ci lasciano.  “Lascia dormire il futuro come si merita”. Questa frase di Franz Kafka suggerirebbe di vivere il passare dei giorni guardando  al presente. Se però apriamo l'album dei ricordi personali ci accorgiamo che a volte c'è più attualità nelle risposte che  ci vengono dal passato, anche quello più lontano. 

    Scala della Torre (Arch. G.Zordan)
    L'urbanistica e l'architettura furono negli anni di rivolte studentesche, mescolate  dagli insegnanti in aule universitarie caotiche, tra ideologie e progetti. Il passato è ancora attuale. Se è vero che nel tempo si nasconde l'ignoto è per questo ancor più necessario  testimoniare. L'architettura è una materia gioiosa, entra sempre  in  racconti che continuano, è una scoperta che sa affascinare, che può costruire forme che amano i secoli, la luce, le discussioni, i tormenti, le provocazioni e le poesie. E' una forma d'Arte che non si spegne con l'autore.  Ma abbiamo imparato nel Novecento che accanto a questo, l'architettura svolge anche un ruolo pubblico e sociale. Per questo ha un compito etico oltre che economico ed artistico.   Gli architetti e gli urbanisti hanno il dovere di rispondere a questi obblighi, unendosi alla gente comune, ascoltando ed interpretando le pulsioni della società. Restando sempre grati a chi vissuto in un'epoca che non c'è più, ci conferma l'attualità di un passato che parla sempre al presente.