sabato 18 giugno 2022

LO STADIO

LO STADIO              di Gianfranco Vecchiato   


Planimetria Area Sportiva Venezia

Da tempo la realizzazione di un grande stadio cittadino a nord-ovest della città di Venezia ha animato contrasti e contrapposizioni. Il luogo rientra nel Comune di Venezia nelle vicinanze delle aree che sono attorno  all'aereoporto internazionale  di Tessera, il terzo in Italia per numero di transiti. Quando si pose la prima pietra per la costruzione di quell'opera nel 1958, non si andò per il sottile pur sapendo che le aree interessate potevano contenere giacimenti archeologici. Si coprirono tratti di laguna, molti reperti che vennero trovati furono eliminati o fatti sparire, venne intercettato e deviato verso la laguna un tratto del corso di un fiume, si superarono interessi e scandali locali sulle proprietà dei terreni. Mancavano allora molte tutele urbanistiche e quei lontani antefatti hanno lasciato cicatrici ai posteri. Negli anni '90 quelle aree tornarono a destare interesse perchè una corrente politica propose che su quelle aeree agricole si organizzasse una grande fiera internazionale, una Expo per rilanciare investimenti, attrarre capitali e probabili prebende. Spuntò in quei mega progetti anche la proposta di un'isola artificiale in laguna, giustificando il tutto nel nome della modernità.
Venezia: Stadio Bosco dello Spor
Simulazione tra stadio e palazzetto sportivo
Quella operazione, che qualcuno ancora rimpiange,  si arenò con il crollo del sistema dei partiti innescato dalle azioni della Magistratura che vengono riassunte con la parola "Tangentopoli". Il vecchio sistema di potere politico che saltò in aria si portò dietro i mega progetti.  E anche di questo sono rimaste cicatrici. Ora venendo ai nostri giorni, nel pieno di una grave conflitto internazionale, attraversato da crisi economiche e finanziarie dagli oscuri approdi, con un sistema urbanistico che è attraversato da diversi problemi demografici e di gestione della città storica irrisolti, è ritornato e si è anzi avviato  un vecchio  progetto per creare  una grande area sportiva e polifunzionale, con la approvazione di ingenti risorse e investimenti. Questo tema che ha alcune ragioni oggettive, è stato variato nel corso del tempo. Tuttavia è un obiettivo che per i precedenti storici accende l'attenzione e la sensibilità di molti.  Negli anni gli interessi di fondo sono rimasti per la strategicità dell'area , mentre si sono mescolate proposte , come era prevedibile avvenisse, cercando di mettere pace nei conflitti giuridici tra privati e pubblico. La questione peraltro non ha molto animato la Opinione Pubblica alle prese con altri problemi quotidiani e perchè le aree sono lontane dal centro città in un contesto considerato oggi periferico. Le necessità di costruire un Palasport sono passate  dall'accordo tra Save, società che amministra l'aeroporto,  e Comune sulle rispettive zone di influenza attorno al "Quadrante di Tessera". Una volta definite le proprietà sulle aree di Tessera, oggetto di un terminal che in passato è stato oggetto delle attenzioni dei Magistrati,  ricevute le disponibilità dei fondi del PNRR e  approvato il progetto dalla maggioranza del Consiglio Comunale, si è aperta la strada al nuovo progetto.  

Ambiente e Stadio di Venezia
Stadio di Sant'Elena 
Diverse associazioni ambientaliste e culturali che non
sono d'accordo ritengono l'operazione inutile, dispendiosa, ambientalmente nociva e foriera di consumo di suolo pregiato.  Dosate le alchimie economiche e strategiche tra interessi e patti incrociati dei vari Enti si è giunti alla approvazione di un progetto complesso che in parte ha qualche similitudine con quello realizzato dalla Fondazione CassaMarca a Cà Tron di Roncade qualche chilometro più a nord, dove è stato creato da H Farm un Campus nel campo della digital economy europea, un Hub tecnologico ed educativo in mezzo alla campagna.   Si pongono però alcune riflessioni per la tutela del valore storico ed ambientale di queste zone. 

A qualche chilometro di distanza ci sono i labili confini del Parco Archeologico di Altino e quelli delimitanti la gronda Lagunare dove  si sono avanzate proposte per lo scavo di nuovi canali e di nuovi approdi. Altino è poi un luogo sacro non solo per la storia di Venezia, che da qui prelevò i materiali lapidei per gli insediamenti nei primi secoli in laguna. C'è la qualità agricola dei  113 ha  di aree da espropriare, ricche di fauna selvatica, di habitat, di zone inserite e salvaguardate dagli obiettivi del "consumo di suolo zero". Cogliendo alcune osservazioni nel marzo scorso il Consiglio Comunale ha  modificato e approvato il progetto ridefinendolo come "Bosco dello Sport" prevedendo la costruzione di uno stadio da 16mila posti, di un'arena polifunzionale  da 10mila spettatori, di altre strutture per spazi sportivi ed edifici per istituti di ricerca e di riabilitazione, foresterie per atleti, spazi per spettacoli all'aperto, un centro natatorio indoor con piscina olimpionica e vasca tuffi. Saranno escluse volumetrie per attività commerciali ed alberghiere, che erano previste nel piano,  realizzandole sui terreni del vicino quadrante coordinato da Save. Si afferma nella relazione progettuale che la piantumazione di migliaia di alberi porterà alla nascita di un bosco di 70 ha che si collegherà con l'area boschiva già presente sul territorio, completando il progetto di verde ad anello attorno alle zone edificate. A questo punto occorre fare un passo indietro e raccontare la breve storia dei due attuali esistenti piccoli stadi cittadini.

Quando furono realizzati Mestre e Venezia erano Comuni separati con due distinte squadre calcistiche. Venezia era una città dove risiedevano oltre 170mila abitanti e Mestre ne aveva circa 50mila quando nel 1926 venne annessa al Comune di Venezia. Per diversi anni tuttavia la squadra di calcio "Mestrina" rimase attiva e separata rispetto a quella del Venezia e le due tifoserie erano distinte. A Venezia lo Stadio di Sant'Elena, collocato nella omonima isola lagunare, prese poi il nome di Pier Luigi Penzo. Fu inaugurato nel 1913 e ristrutturato in più riprese le ultime tra il 1991 e il 2021.  Fino al 1958 il campo sportivo ospitava partite di rugby e attività di atletica ma dal 1991 con la sua ristrutturazione fu adibito solo ad attività della squadra di calcio del Venezia, ed in Italia è dopo lo stadio di Genova,  l'impianto in attività di più vecchia origine. Il campo misura 105x68 metri e sulle gradinate vi è la capienza di 11150 posti a sedere. In oltre un secolo di vita questo stadio è stato numerose volte adattato alle esigenze ed alle necessità che si andavano ponendo, raggiungendo nella partita di calcio tra il Venezia ed il Milan del 1966 la presenza massima di 26mila spettatori. Nel 1970 una tromba d'aria causò gravi danni alle strutture che unita alle sfortunate vicende sportive della squadra condussero a  sistemazioni parziali, riducendo la capienza dello Stadio a 5mila spettatori. Nel 1987 si giunse ad una  contestata fusione tra le squadre del Venezia e della Mestrina e le partite si tennero inizialmente nello stadio di Mestre, il Francesco Baracca. Fu dal 1991 che con la promozione del Venezia alla serie B del campionato italiano di calcio che si cominciò a parlare di un nuovo stadio  da realizzarsi nella zona di Tessera, presso l'aereoporto Marco Polo senza andar oltre ad un incessante dibattito. Quest'anno la squadra del Venezia è retrocessa in serie B e l'interesse per un grande nuovo

Stadio è di nuovo tramontato. 
Ma la struttura che si intende realizzare a Tessera è a scala metropolitana e questo significa che non c'è una necessità locale e la questione investe un territorio più vasto. Questo vale anche per lo Stadio di Mestre la cui struttura fu inaugurata nel 1896 come ippodromo che divenne stadio calcistico nel 1919. In anni successivi si affiancarono un campo da tennis e piste per attività ciclistiche mentre la locale squadra di calcio cresceva in qualità e in prestazioni fino ad approdare alla serie B del campionato nazionale all'inizio degli
Immagine dell'area nuovo stadio

anni '50. Lo stadio Baracca è assai modesto ed ha una capienza di soli 2mila posti a sedere. Mentre le due squadre locali di basket che militano nel campionato superiore, sono di successo le ambizioni sportive cittadine si sono trovate mescolate dentro ad ingredienti diversi. Dato che l'urbanistica disegna scenari, come controllo pubblico deve mantenere e possedere le capacità di analisi indipendenti per controllare e correggere nel tempo il deviarsi di  obiettivi originari che conducano ad esiti diversi da quelli conclamati. Ma queste cose stanno nel futuro e nel futuro si nasconde l'ignoto. Ed è questo in fondo il vero problema.
 

giovedì 28 aprile 2022

DIPLOMAZIA


 DIPLOMAZIA
                 di  Gianfranco Vecchiato

Cavalli bronzei a S.Marco
"Dulce bellum inexpertis" la guerra piace a chi non la conosce.E' una antica locuzione latina citata da Erasmo da Rotterdam, e tornata di attualità nei dibattiti sulla guerra che si sta consumando tragicamente in Ucraina.  Ma se i problemi si intrecciano con la natura dei conflitti un ruolo fondamentale lo ha la Diplomazia. Honoré de Balzac (1799/1850),  ne aveva una scarsa opinione ritenendola un mezzo per allungare  i tempi tra le parti in conflitto in modo inconcludente. La psicologia dei personaggi nei suoi romanzi coinvolge i difetti presenti in ogni società.  Uno tra gli episodi degli anni tumultuosi in cui Balzac visse, segnò dei cambiamenti e anche lo scrittore se ne accorse. Nel giugno del 1844 l'ignoto villaggio di Peterswaldau nella Bassa Slesia balzò alla cronaca per una rivolta dei tessitori,  che protestavano per la miseria dei loro salari. La nascente espansione industriale stava
Heinrich Heine 
1797/1856
travolgendo il vecchio mondo del lavoro a svantaggio delle classi sociali più povere, prive di sostegni e garanzie. Avvennero scontri e repressioni dell'esercito contro gli operai. Pur domate nel sangue, le ribellioni si estesero in tutta la regione e coinvolsero la Boemia, Praga e Berlino. Si udirono in quelle circostanze parole di fierezza, e irruppe un nuovo lessico sociale e culturale.  Il poeta Heinrich Heine dedicò in seguito all'episodio una poesia vietata in Germania ma tradotta in altre lingue tra cui in italiano da Giosuè Carducci: "...Maledetta la patria ove alta solo cresce l'infamia e l'abominazione!
Cernaia(Crimea)1856: Bersaglieri
Ove ogni gentil fiore è pesto al suolo e i vermi ingrassa la corruzione...Vola la spola ed il telaio scricchiola, noi tessiamo affannosi e notte e dì : Tessiam  vecchia Germania, il lenzuol funebre Tuo che di tre maledizion s'ordì..."  Per Karl Marx,  Friedrich Engels e Wilhelm Weitling, quegli episodi furono prove della "inutilità dello Stato in quanto espressione di una "società civile alienata, dominata dal principio della proprietà privata. La Comunità di riferimento per la filosofia marxista è la vita fisica, spirituale, la moralità e l'attività umana. L'Uomo è più importante del cittadino e la vita umana e sociale è più importante della vita politica. Secondo questo pensiero il rovesciamento del potere esistente e la dissoluzione dei vecchi rapporti è un atto politico che si può attuare solo con la rivoluzione..." Era l'inizio di una dottrina sociale che avrebbe avuto in seguito molta influenza sulla natura anche della diplomazia, chiamata a confrontarsi sui bisogni dentro e non solo fra gli Stati.  In quello stesso anno nel Regno delle due Sicilie, i due fratelli veneziani Attilio ed Emilio Bandiera, vennero con altri sette prigionieri condannati a morte. Prima  della fucilazione nel Vallone di Rovito presso Cosenza, intonarono i versi dell'opera "Caritea regina di Spagna" di Saverio Mercadante che era stata rappresentata per la prima volta nel 1826 al Teatro La Fenice di Venezia, e che recita:  "chi per la Patria muor vissuto è assai, la fronda dell'allor non langue mai..." Anche in
1204: Assedio Costantinopoli
questo caso la diplomazia non ebbe successo.  Al contrario nel  1856 Cavour inviando in appoggio ai franco-britannici in Crimea, un corpo di spedizione di cinquemila bersaglieri contro i russi ottenne i sostegni alle ragioni italiane. Il Novecento è stato poi un secolo in cui la diplomazia ha macinato molti fallimenti e non è riuscita ad impedire due guerre mondiali. 
Per l'ex Segretario dell'ONU Kofi Annan "con la diplomazia si può fare molto,  con la diplomazia sostenuta dalla forza  si può fare molto di più".  Il ruolo di mediatore  nell'antica Roma, in periodo monarchico, era svolto dalla corporazione di sacerdoti e di saggi, i Feziali. Essi fungevano da garanti del Diritto e dei Patti diplomatici  con gli altri popoli e regni. I Feziali conferivano sacralità alle relazioni internazionali e il loro concorso era richiesto sia quando fosse necessario dichiarare la guerra o concludere una alleanza o un accordo.  Nelle crisi diplomatiche essi dovevano accertare eventuali torti o provocazioni da parte di cittadini di Roma, indicare la consegna dei colpevoli al nemico o precedere la solenne dichiarazione di guerra.  unendo politica e  religione
Carl Wilhelm Hubner: I Tessitori della Slesia
.  Nella Repubblica di Venezia la diplomazia divenne un'arte che consentì a volte di perseguire vantaggi economici e territoriali senza ricorrere alle armi. Le relazioni e i rapporti mercantili con le popolazioni delle coste mediterranee e fino al Mar Nero,  erano evidenziate a  Venezia dai fondaci dei tedeschi, dei greci, dei turchi, degli armeni, dalla presenza di  ambascerie con servizi di corrispondenza che trattavano con capacità e segretezza gli affari di Stato. Un fatto cruento gettò un'ombra sulla storia della città.  Nell'aprile del 1204 gli eserciti crociati
Sacerdoti Feziali in Roma antica
cristiani, guidati dalla flotta veneziana, che sostava davanti a Costantinopoli nella spedizione per la "quarta crociata", era guidata dal Doge Enrico Dandolo. Tensioni economiche e scontri politici portarono ad assediare ed a saccheggiare per la prima volta nella sua storia la capitale bizantina, erede dell'antico Impero romano di Oriente. I veneziani, che furono scomunicati da Papa Innocenzo III° per ciò che avvenne, scatenarono i crociati al seguito, lasciando che entrati dentro alle mura,  devastassero ed uccidessero per tre giorni e notti la popolazione cristiana. La separazione prodotta nel 1054 tra la chiesa orientale ortodossa e quella di occidente, divenne insanabile e trovò riconciliazione formale solo nel 2001, quasi mille anni dopo, quando Papa Giovanni Paolo II giunto nell'Aeropago di Atene insieme all'Arcivescovo Ortodosso, chiese perdono per quelle violenze.  
I fratelli Attilio ed Emilio Bandiera
Emil Orlik 1897: I Tessitori
Dai saccheggi  furono portati in laguna  i 4 cavalli bronzei che risalivano al II° secolo a.C. scolpiti dal  greco Lisippo e che pare  ornassero il Mausoleo di Adriano,  la immagine della Madonna Nicopeia e altri preziosi che sono nel tesoro di S.Marco.  Nel 1452/1453 la comunità veneziana di Costantinopoli si riscattò, battendosi strenuamente per
Palazzo Venezia ad Istanbul sede
oggi dell'Ambasciata d'Italia
difendere la città dall'assedio dei turchi fino alla sua caduta. Nel  1497 i veneziani, nella Istanbul musulmana,  aprirono  una ambasciata permanente, la prima della storia. 
 La diplomazia ha attraversato i secoli ed ora appare nuovamente inerte mentre è in corso la guerra in Ucraina.  Mancano i "feziali" moderni in grado di fermarla. Manca soprattutto il richiamo della storia che dopo tante difficoltà sembra tornata indietro. 
Michail Gorbacev
E' in questi giorni tornata a confronto con l'attualità, la figura di Michail 
Gorbacev, ex Segretario del PCUS, che nel 1989 fu insignito della Medaglia Otto Hann per la pace e nel 1990 del Nobel per la pace. Egli riteneva che la pace si rafforzasse riunendo nel dialogo "la diversità, il confronto e la conciliazione delle differenze." Questi obiettivi sono i compiti della Diplomazia. Sarà allora un giorno possibile tornare a parlarsi.


venerdì 4 marzo 2022

IL VENTO DELLA STORIA

IL VENTO DELLA STORIA        di Gianfranco Vecchiato

Leopoli (Galizia/Ucraina)
George Grosz
Leopoli definita anche la Parigi dell'est, Patrimonio Unesco e
dell'Umanità è in pericolo. Lo sono anche le popolazioni di altre città ucraine come  Kiev, Khirkin ed Odessa. La regione della Galizia in Ucraina, conserva diversi caratteri,  segni culturali e  architetture che provengono dalla sua passata storia asburgica, polacca e poi Ucraina.  Tutto può essere travolto, colpito e distrutto dalla guerra. Quelle terre fecero da sfondo al romanzo "Il buon soldato Sc'vèik" scritto un secolo fa dal ceco Jaroslav Hasek. Pazzia ed idiozia sono ingredienti che nella assoluta obbedienza di Sc'vèik conducono nell'assurdo i protagonisti 
Leopoli
 sullo sfondo della Grande Guerra. Nel tramonto del vecchio Impero Asburgico si dissolvono nel ridicolo le autorità e le istituzioni, dalla monarchia, al clero, dalla burocrazia all'esercito.
Leopoli 
Mentre va  al fronte e attraversa in treno villaggi e stazioni verso Leopoli, gli episodi di Scveik diventano ancor più paradossali. Nei luoghi del romanzo, si sono diffuse nel tempo, in suo ricordo disegni e statue di varia foggia che sono sorte in Boemia, in Slovacchia, a Budapest, a Leopoli, e che ora si trovano mute davanti al vento della storia che sta soffiando impetuoso indietro nel tempo.
Tumulti dell'anima e bombardamenti visti in
Leopoli: graffito di Scvejk
diretta televisiva scuotono i paesi europei e il mondo.  La Russia ha aggredito l'Ucraina, come si faceva nei tempi andati,  ma l'orgoglio e la tenacia di questi ultimi, documentato anche dallo stordimento di giovani soldati russi prigionieri, la  dignitosa disperazione di  popolazioni assediate e in fuga, la distruzione di infrastrutture e case, l'incubo di radiazioni nucleari, di estensione del conflitto, la lotta impari dei difensori, i reciproci proclami patriottici, percorrono i frammenti di quella Mittelleuropa che da Trieste a Budapest, da Vienna a Praga, andò in frantumi insieme a   tre grandi Imperi.
Gerge Grosz: I pilastri della società -1926
Le storie di quel soldato stralunato, hanno ispirato manifesti e statue in Boemia, in Slovacchia ed in Ucraina a Leopoli. Gli effetti della notorietà del personaggio letterario, che l'Autore non vide perchè mori prematuramente, passarono dalla satira antimilitarista ai quadri di George Grosz e ai drammi rappresentati da Bertolt Brecht, all'alba  di nuovi totalitarismi. Per quelle terre passarono altri  soldati, alcuni nel 1942 anche del regio esercito italiano,  diretti in Russia. Ottanta anni fa il giovane Mario Rigoni Stern, 
sergente maggiore  alpino di Asiago, arruolato nella divisione Tridentina, e  noto scrittore nel dopoguerra, raccontò: "...  Quell'estate era molto calda e la campagna ucraina era rigogliosa di grani e di girasoli in fiore. In principio pareva che le otto settimane previste dal Comando Supremo fossero un tempo attuabile: gli scontri erano rapidi e violenti; le armate russe si ritiravano lasciando centinaia di migliaia di prigionieri. 
Alpini della Tridentina sul Don 1943 
Ma dopo due mesi nelle retrovie si era organizzata la guerra partigiana; nelle ritirate i russi sgomberavano le fabbriche e facevano metodicamente saltare i binari ferroviari; e quando decidevano di combattere lottavano fino all'ultimo uomo..."  Erano le avvisaglie della tragedia per gli invasori.
E' storia diventata attuale ma a parti invertite. Ora sono gli ucraini che si difendono dai russi. Nel corso di tre-quattro generazioni i nazionalismi sono ricomparsi in  Europa pur se attutiti nella zona UE
E' in corso un riordino della carta politica e militare internazionale, con strumenti cruenti, a trent'anni dalla riunificazione della Germania, dalla espansione ad est della UE e della NATO e dalla fine dell'URSS. Servirebbe sedersi tutti attorno ad un tavolo e parlare.
Migliaia di  russi protestano contro le autorità con  loro grave rischio e spesso nell'anonimato e nella censura. Sanzioni internazionali colpiscono la Russia. La Cina attende.
Kiev: Chiesa di Santa Sofia
Dal passato europeo ricompare  la falce senza martello. Se la memoria  fa difetto tra i popoli, o la memoria spaventa, costruiamo  "Case della Memoria e del dialogo" nelle città di tutta Europa. Più che monumenti, siano questi i luoghi e gli spazi di cultura,  di confronto, di integrazione, se i governi non si sanno parlare. Il sindaco di Firenze La Pira fu creatore di rapporti fra distanti e si può seguire questa strada. Primo Levi, scampato dai campi di sterminio sentì il bisogno di testimoniare che 
"in quell'ora il ricordo dei salvamenti biblici nelle avversità estreme, passò come un vento per tutti gli animi". Nicolaj Gogol, ucraino e russo, un grande della letteratura mondiale, nel primo '800 scrisse che "Innumerevoli come le sabbie del mare sono le passioni umane e tutte diverse l'una dall'altra: e tutte, basse e sublimi, all'inizio obbediscono all'uomo e solo in seguito ne diventano terribili dominatrici". 
Kiev sotto i bombardamenti dei russi
Quando nel 1962 Kennedy reagì alla installazione dei missili sovietici a Cuba, si sfiorò la guerra mondiale. Fu cosi' che Papa Giovanni XXIII° scrisse l'enciclica "Pacem in Terris", una guida di saggezza e di  attualità, nei rapporti tra le Nazioni.   Il vecchio Papa di Roma, che sarebbe morto da lì a poco,  lasciò questo testamento  al mondo.  Nella introduzione si legge: " I progressi delle scienze e le invenzioni della tecnica attestano come negli esseri e nelle forze che compongono l'Universo, regni un ordine stupendo e attestano pure la grandezza dell'Uomo. All'ordine mirabile dell'Universo continua a fare da stridente contrasto  il disordine che regna tra gli esseri umani e tra i popoli, quasi che i loro rapporti non possano essere regolati che per mezzo della forza..." 
Si sostiene che tra le Nazioni i rapporti  vadano regolati dalle stesse leggi che si intrecciano nella natura umana. Essi sono: il diritto all'esistenza e ad un tenore di vita dignitoso; i diritti riguardanti i valori morali e culturali; il diritto di onorare Dio secondo il dettame della retta coscienza; il diritto alla libertà nella scelta del proprio Stato; i diritti attinenti il mondo economico; i diritti di riunione ed associazione; i diritti di emigrazione  e di immigrazione; i diritti di contenuto politico; i diritti e i doveri nei rapporti e nella stessa persona; la reciprocità di diritti e doveri  fra persone diverse; i doveri nella mutua collaborazione: la convivenza nella verità, nella giustizia, nell'amore, nella libertà. 
I valori  letterari dei russi Tolstoj e Dostoevskij sono parte della cultura universale e sono una barriera verso tutte le violenze. Nessuna ragione o verità può spegnere questa luce.
Fedor Dostoevskij (1821/1881)
Non si può quindi censurare  Dostoevskij, l'autore di "Delitto e castigo", dei "Fratelli Karamazov", del "Sogno di un uomo ridicolo", di opere straordinarie,  di uno scrittore che disse : " Colui che mente a se stesso e dà ascolto alla propria menzogna, arriva al punto di non saper distinguere la verità nè dentro se stesso, nè intorno a sè e quindi perde il rispetto per se stesso e per gli altri".
Winston Churcill  in un celebre discorso pronunciato il 1 ottobre 1939, dopo la spartizione della Polonia tra Germania e Unione Sovietica,   osservò che la Russia gli sembrasse allora come una "matrioska", "un indovinello dentro ad un mistero contenente  un enigma". 
Papa Giovanni XXIII°
Profughi, famiglie e vite spezzate si affollano in questi giorni. Torna alla mente che nell'assedio di Leningrado  la russa Ol'ga Berggol'c, ripeteva alla radio  "Nessuno dimentichi, nulla sia dimenticato" e  che Konstantin Sìmonov  nel 1941 rivolgeva alla moglie una accorata richiesta: 
Ol'ga Berggol'c
1910/1975
"Aspettami e io tornerò. Solo aspettami fortemente. Aspetta quando ti rendono triste  le piogge gialle, quando infuriano le tormente di neve... che gli amici si stanchino pure di aspettare, tu aspettami. Con la tua attesa mi hai salvato. Semplicemente tu hai saputo aspettare. Come nessun altro." E' ancora un enigma la Russia? Leone Tolstoj sosteneva che "non c'è grandezza là dove non c'è semplicità, bontà e giustizià". Perchè allora tanta violenza? 

martedì 8 febbraio 2022

I DESERTI CAMPI

I DESERTI CAMPI     di Gianfranco Vecchiato

Campi nel Veneto
S
ei gradini, pochi centimetri,  possono diventare una barriera invalicabile per chi ha difficoltà motorie e nelle vecchie abitazioni dei centri storici dove non è possibile inserire ascensori, i problemi si fanno insormontabili. Nei palazzi veneziani le scale sono a volte tortuose e gli spazi ristretti. La tecnologia che consente la costruzione di  ascensori su misura o di servoscala adattabili, di carrelli elettrici per merci e bagagli, non può nulla contro i vincoli architettonici su un edificio antico che non consentono di alterare strutture, volumi e facciate. A Venezia sono oltre ventimila gli edifici con vincolo paesaggistico e 
Francesco Petrarca (1304/1374)
tremila hanno anche quello architettonico. Significa che il loro valore è tutelato dalle normative e la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali  può concedere deroghe solo se la conformazione delle proprietà e dei fabbricati lo consente. Abitare un alloggio può quindi significare, in certe condizioni fisiche,  restarne prigioniero, aggravando il fenomeno diffuso e documentato  della solitudine. A Venezia il 58% delle famiglie è composta da una sola persona. La città ha perduto 3/4 degli abitanti negli ultimi settant'anni. Si tratta di 123mila abitanti in meno dal censimento del 1951 e i residenti stanno ora scendendo al di sotto dei 50mila. La pandemia ha aggravato la situazione, perchè ha fatto chiudere diversi
Venezia: Il silenzio delle cose
negozi e servizi. Silenzio e solitudine in certe ore del giorno e in alcuni periodi dell'anno, si diffondono tra le case, i campielli e i balconi che un tempo facevano da sfondo  quotidiana alle vivacità espressive della popolazione, rappresentata secoli or sono dalle commedie goldoniane. Questo non è un problema solo veneziano perchè i dati dell'ONU  confermano che il 55% della popolazione mondiale vive in situazioni di solitudine anche se abita in affollate grandi metropoli. Tuttavia 
Vittorino Andrioli, psichiatra, che racconta nel libro: "Beata Solitudine, il potere del silenzio", vede  come esso possa essere anche  "l'unica azione rivoluzionaria capace di portare un equilibrio al modo di vivere."  Guardarsi dentro produce una "igiene della psiche, il riequilibrio di una armonia compromessa dalla aggressività e dalla violenza, da abusi e nevrosi". Il silenzio e la solitudine la praticavano  filosofi,  monaci e poeti come Francesco Petrarca che dedicò a questa compagna invisibile i versi: "Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti, ove vestigio human l'arena stampi...". Il Poeta descrisse poi
 le sue sensazioni descrivendo la "Ascesa al Monte Ventoso" (Mont Ventoux) in Provenza nel 1336.  Quando giunse in vetta,  trasse di tasca le "Confessioni di Sant'Agostino"e lesse in una pagina: "... 
 e
Isola S.Francesco del Deserto
(Laguna Venezia)
vanno gli uomini a contemplare le cime dei monti, i
vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l'immensità dell'Oceano, il corso degli astri e trascurano se stessi".  L'invito alla conoscenza dei paesaggi interiori prima di quelli della Natura coinvolge 
A.Aalto: Villa Mairea
  in particolare gli abitanti delle città dove la ipocrisia delle relazioni, soprattutto se virtuali, genera squilibri. Nel chiostro francescano della piccola Isola di San Francesco del Deserto, nella laguna di Venezia si è accolti dalla scritta "Beata solitudo, sola
Vienna: Hundertwasserhaus
beatitudo". La contemplazione e la preghiera se
erano per alcuni una faticosa penitenza per altri erano forme rigeneratrici e feconde. La solitudine può ispirare forme d'arte, com
e sono le fotografie del croato Goran Pavletic, raccolte nella mostra "Venice in Winter"  che hanno vinto diversi premi internazionali. Dello stesso autore  a Maribor in Slovenia,  altre immagini hanno raccontato "Il privilegio della solitudine". Il fotografo greco
Casa Domotica
Aristotele Roufanis ritiene invece che la solitudine nelle città sia come
 una epidemia strisciante che complica i rapporti collettivi. Gli urbanisti si chiedono da tempo se i modelli di sviluppo siano adeguati a risolvere questi problemi.  Nel Novecento una scuola di pensiero, condotta da grandi Maestri dell'architettura, propose una visione "Organica", dove le espressioni della Natura aiutassero anche i paesaggi interiori.  Questi spazi incrociati, dilatati e  ristretti tra diversi orizzonti, con poche barriere visive,  possono aiutare ad
barriere architettoniche e solitudine
osservare i cambiamenti tra stagioni, giorni e notti, 
  favorendo l'assenza di gerarchie e barriere anche mentali. Nella organicità espressiva si  riconosce  che la libertà di movimento è connessa al senso della vita, e il progressivo invecchiamento fisico non deve comportare la perdita di dignità della persona che deve restare  sempre al centro di un processo evolutivo anche architettonico.Nelle grandi metropoli occorre evitare la creazione di isole di diseredati, di emarginati, di solitudini. Entri l'aria e la luce diminuendo le separazioni all'essenziale, progettando una armonia tra edificio ed ambiente esterno, creando
Architettura green
rapporti  diretti fra superfici interne ed esterne e forme espressive. Esprimere con i materiali naturali le funzioni della casa introducendo la domotica e la intelligenza tecnologica. L'arredamento interno funzionale e utile alla vita quotidiana, la architettura bioclimatica, la sostenibilità ecologica, il pensiero "green", l'energia pulita, sono parti essenziali della progettazione contemporanea. Ai contenitori architettonici vanno affiancate robuste reti di solidarietà sociale capaci di trasformare progressivamente  anonime 
periferie in luoghi animati e creativi. Tutto questo fa  parte dell'incessante fiume della storia umana che  ricerca in ogni tempo risposte spirituali alla nostra esistenza. Anche nel silenzio e nella solitudine.

giovedì 13 gennaio 2022

LE TRE ARTI

LE TRE ARTI           di  Gianfranco Vecchiato

A.Canova: Paolina Borghese Roma 1804/1808
Il paesaggio veneto che scorre lungo la pedemontana verso il Grappa incrocia Possagno. Qui lo sguardo è attratto da due edifici posti in simmetria: la casa dove il 1 novembre 1757 nacque lo scultore Antonio Canova e il Tempio da Lui stesso progettato e che contiene la Sua tomba. Questi due caposaldi contengono dei simboli di carattere laico e religioso. La prima sosta è nella casa degli affetti e dei ricordi che fu nell'ottocento affiancata da una "gipsoteca" ampliatasi poi in due settori. Il locale realizzato nel 1836 dall'architetto Lazzari servì a contenere i modelli in 
Monumento funebrea Canova 
Chiesa dei Frari/ Venezia 1827
gesso e i bozzetti di argilla dell'artista. Questo spazio fu colpito dai bombardamenti che infuriarono sul Monte Grappa nella prima guerra mondiale e alcune copie andarono perdute. Nel 1957 a questo primo spazio si affiancò in ampliamento un nuovo magistrale ambiente progettato dall'architetto Carlo Scarpa che seppe  dare alla esposizione  dei modelli canoviani una qualità ed una luce che aggiunse all'ammirazione il contenitore stesso.  L'altro simbolo è il Tempio che dista qualche centinaio di metri dalla casa-museo e che si ispira al Pantheon. Progettato dallo stesso Canova ha una pianta circolare affiancata da un pronao sorretto da otto colonne doriche.  Sorge sul pendìo verso la montagna, su un piazzale ricavato al termine di un asse scenografico che racchiude il percorso tra il luogo di nascita e quello della morte. Le spoglie di Antonio Canova sono all'interno del Tempio e quest'anno si celebrerà il bicentenario dalla Sua scomparsa. Come a Potsdam così a Possagno, vi sono somiglianze di allegorie e di simboli. Dalla finestra della casa che ogni mattina al suo risveglio  il re di Prussia Federico II apriva sul parco antistante,  nella reggia di Sanssouci, Egli poteva riflettere sul destino dato agli uomini.  Il pendio iniziava con una piccola sorgente d'acqua, simbolo della nascita e dopo una breve salita il percorso si concludeva con una lapide che avrebbe ospitato la sua tomba. Così anche Canova volle saldare il suo testamento culturale, nelle stanze della casa dove era nato e dove scolpiva, disegnava, creava, con quello spirituale rivestito dall'armonia classica di una architettura: la Chiesa Arcipretale della Santissima Trinità.  
Tomba Brion ad Altivole/Carlo Scarpa 1970
Alla posa della prima pietra nel 1818 Canova fu presente ma non al suo completamento che avvenne nel 1830. Una "strada dell'Architettura" è stata suggerita per il suo itinerario in questi luoghi del trevigiano. Si incontrano lungo il percorso edifici e ambienti di grande fascino, come  la Villa Emo a Fanzolo e la Villa Barbaro a Maser progettate da Andrea Palladio, e poi la rocca di Asolo e S.Vito di Altivole dove c'è una particolare opera di Carlo Scarpa, la tomba monumentale  della famiglia Brion. Queste singolari condizioni di Arti destinate alla visione dei posteri, fu assai viva  dal periodo rinascimentale fino all'epoca del romanticismo ottocentesco. Sentimenti ripetuti e richiamati come nel caso del Canova che di sepolcri ne ha due. A quello di Possagno se ne aggiunge un secondo a Venezia, dove nella Chiesa dei Frari un monumento funebre contiene il suo cuore.  
Tempio canoviano Possagno. 1819/1830
Antonio Canova 1757/1822
Fu  prelevato dopo l'autopsia nel 1822 e posto in un vaso di porfido tratto dal "tesoro di San Marco" e inserito  in un monumento funebre realizzato da un modello che Canova aveva preparato per un suo committente e poi abbandonato. Entrando in chiesa appare su un lato il profilo di una piramide di 11 metri di altezza, attorniata da sculture realizzate da Zandomeneghi, Ferrari, Bosa, De Fabris, che rappresentano le tre arti: la Scultura, la Pittura e l'Architettura, discipline esercitate da Canova. I grandi ideali che andavano aprendosi con le idee illuministe nella società, i progressi nella tecnica e nella scienza, nella musica, le
Amore e Psiche. A.Canova 1793 Louvre Parigi

dottrine politiche nascenti per le masse di uomini e donne che sarebbero entrate nella storia con i loro diritti, in quegli anni a cavallo fra il 18° e il 19° secolo espressero i rivolgimenti di generazioni in tumulto, gli  eventi rivoluzionari portati dalla rivoluzione francese e dalle armate napoleoniche. Vide Canova la fine della Repubblica di Venezia, la Restaurazione, e l'anno prima della sua morte anche quella  di Bonaparte. Ma con le sue opere Canova ha raggiunto una analoga e feconda immortalità, data dall'Arte e dalla forza emotiva che da essa promana. Lo scultore amava
Gipsoteca Canoviana/ C.Scarpa 1957
trarre ispirazione osservando la Natura e ispirandosi alla classicità delle statue antiche. Fu  il più grande scultore classico e moderno dai secoli antichi.  Cosa direbbe oggi nel guardare il nostro tempo è esercizio superfluo ma  Canova ci ha lasciato in eredità visioni e sentimenti di bellezza e di armonia. Siamo perciò noi a doverci interrogare perchè troppo spesso quel suo insegnamento e pensiero lo abbiamo tradito o lo stiamo ignorando. Le tre arti Scultura, Pittura ed Architettura continuano a trasmettere con nuovo lessico, nuove forme, nuovi materiali, nuove ispirazioni valori culturali e sociali alla contemporaneità. Come espressioni del nostro mondo interiore esse tornano periodicamente ad affermare il legame e l'importanza delle Arti. Per questo Antonio Canova è un Artista che parla al mondo contemporaneo e  con le sue opere il passato entra  anche nel nostro futuro. 

Possagno/Gipsoteca