mercoledì 2 maggio 2018

TESTAMENTI

TESTAMENTI                   di Gianfranco Vecchiato

Il Catajo

"Fu vera Gloria?  Ai posteri l'ardua sentenza".  Alessandro Manzoni, in un brano della ode "5 Maggio", affida il giudizio su Napoleone Buonaparte, morto (o ucciso) nel 1821 nell'esilio di Sant'Elena,  al mare del tempo. In egual modo accade che la storia sia mutevole nelle opinioni sulle opere d'Arte e di Architettura.  Ciò che viene celebrato dai contemporanei è a volte dimenticato o svalutato dai posteri. Oppure è apprezzato da altre generazioni con l'evolversi culturale della società.  Questo destino nel passato ha assunto i caratteri della censura per opere considerate "degenerate" e non rispondenti alle finalità estetiche dettata dal Potere. I regimi totalitari chiedevano agli artisti di falsare la realtà. Per secoli
Cortile interno e Colli Euganei
anche la Chiesa cattolica commissionò opere astratte dalla vita quotidiana, e tuttavia fu dai quadri di soggetti religiosi  che nacque il realismo in pittura che  irruppe nelle tele del Caravaggio. Egli espresse i santi con i volti di uomini e donne di strada, mise in risalto la sofferenza, la violenza, il dramma interiore che agitava egli stesso.  Una sorte analoga toccò ad opere dell'architettura contemporanea. Molti sono i testamenti di pietra divenuti monumenti a se stessi. Li troviamo a Pompei, a Roma, nell'Acropoli di Atene, ma anche nelle opere del Novecento

come la Casa sulla cascata di Wright, nella Ville Savoie, nella Opera House di Sidney ed ovunque la memoria  sosta senza passare oltre.  Sono più complesse le connessioni tra i paesaggi e le opere dell'uomo.
Se si alterano i contesti , è inevitabile che si perda il senso e il valore della stessa architettura che a quei luoghi si ispira. Tra i casi recenti vi è quello dell'antico Castello del Catajo, presso Padova, sui Colli Euganei. Si tratta di un  edificio di 350 stanze, di straordinario valore culturale, che racconta le virtù militari e familiari degli Obizzi, per generazioni soldati e comandanti d'arme e di ventura, che furono a servizio della Repubblica Serenissima e di Imperatori germanici e Re di Francia.  La loro storia è visibile nelle pareti dipinte nel 1571-73 da Giovanni Battista Zelotti dove l'arte affrescata rappresenta le glorie militari e le virtù del coraggio, della prudenza e della temperanza insieme ai destini da cogliere con l'Occasione, dipinta come una bella donna che ha le ali ai piedi, pronta a cogliere il momento propizio prima che esso si disperda.
Sala interna
In una apoteosi di colori, di ambienti raffinati e di sculture  che rivelano la ricchezza della famiglia, le importanti relazioni pubbliche e le onorificenze conseguite, vi è spazio per passeggiare nel parco di 12 ettari e di ammirare i colli circostanti. Un paesaggio rimasto integro, attraversato da canali navigabili che collegavano queste terre con la laguna e con Venezia. Quando la Repubblica chiamava, dalle stanze degli ufficiali e dalle scuderie, potevano mettersi in viaggio con barche attrezzate e con rapida azione uomini e mezzi giungevano nella città Serenissima in breve tempo. In altri casi la villa-castello ospitava ricevimenti, letterati e
Sala interna
sovrani. Il luogo è rimasto suggestivo con i dintorni inalterati.  Agli inizi del XIX° secolo si estinse la casata e dopo alterne vicende, la proprietà  passò  agli Asburgo d'Austria. Nel 1918 lo Stato italiano requisì l'intera proprietà come bottino di guerra, ma poi fu rivenduta a privati ed ora l'ultimo 
proprietario sta investendo per riportarla ad antico splendore. Aperta  dal 2015 a visite guidate, la villa-castello ha richiamato oltre 42mila presenze nel 2017, ponendola ai vertici di gradimento tra le ville della regione.  Appare quindi ancor più stridente la vicenda del progetto di un ipermercato, che si collocherebbe a soli 700 metri da tale complesso e che varianti urbanistiche  e controverse sentenze amministrative hanno trascinato nello scontro cittadini, amministratori e privati.  
Il Castello del Catajo 
 La questione è stata affrontata in extremis dalla Soprintendenza  avviando la proposta di vincolo paesaggistico  che dovrà trovare conferma, secondo legge entro 6 mesi, con il parere del Comitato Regionale del Ministero. Il Comune  dovrà poi inserire varianti agli strumenti urbanistici per bloccare definitivamente  questo grande inserimento  commerciale . La parola fine si avrà solo una volta che saranno terminate le istanze di repliche e le osservazioni di parte che sono già state inoltrate.  Il fatto che vi sia una previsione urbanistica di tal genere, pone diversi 
interrogativi sulla cultura di molti contemporanei.  In questi casi la sentenza è già chiara e non aspetta i posteri. 
I testimoni di pietra sono sempre degli spietati accusatori dell'ignavia dei tempi e delle fragilità umane. Un mascherone all'ingresso del castello del Catajo accoglie gli ospiti da secoli, mostrando la lingua. E' forse così che gli Ubizzi intendevano segnalare al futuro la loro  idea della vita. Quella che  il regista Federico Fellini così descriveva : " l'essenza di un sentimento o di una ideologia non ha finale perché non ha un inizio. E' un percorrere il tempo e i giorni che ad un certo punto si interrompono nel modo più impertinente: con uno sberleffo".



venerdì 6 aprile 2018

RON

RON                                 di Gianfranco Vecchiato


Erasmo da Rodderdam (1466/1536)
Paesaggio Veneto a Valdobbiadene (TV)
"Quanto più un uomo invecchia, tanto più si riavvicina alla fanciullezza, finché lascia questo mondo in tutto come un bambino, al di là del tedio della vita e al di là del senso della morte". Sono parole del teologo Erasmo da Rotterdam (1466/1536) che  trovano conferma dagli studi di psicologia e di quella infantile in particolare. I bambini guardano lo spazio ed il paesaggio con la percezione sensoriale, imparando dagli odori, dai suoni, dai colori a distinguere gli elementi naturali. La nostra cultura è quindi influenzata dalla stratificazione dei sensi che dall'inconscio ciascuno poi sviluppa nella sua vita. Lo psicologo James Hillman lo ha descritto in maniera convincente nei suoi libri.
Carnevale di Ron
La prima scuola dell'infanzia  proviene dalle qualità e dalla potenza dell'ambiente che ci circonda. Se vi fu un equilibrio questo è stato compromesso dai modelli di sviluppo che hanno travolto le infanzie delle società, mettendone in crisi alcuni valori. Nella cultura indoeuropea, troviamo descritta una antica "età dell'oro" dove gli uomini vissero in armonia tra loro e con la Natura. Da Esiodo a Platone, da Erodoto a Cicerone da Lucrezio a Virgilio, si racconta il mito di un passato dove gli uomini sostituirono alla serenità 
Panorama attorno  a Valdobbiadene
derivante dalla sobrietà rustica, l'avidità per i beni e la ricchezza.  Il richiamo ai luoghi impressi nella propria coscienza si fa spesso sentire in ciascuno di noi.  A me è accaduto di voler rivedere un piccolo borgo sulle colline tra il Piave e il Monte Grappa, dove vissi un'estate negli anni della mia infanzia. Qui la mano dell'uomo ha modellato la Natura. Non ero più tornato a percorrere a piedi la strada che porta da Valdobbiadene al borgo di Ron, alle pendici del Monte Cesen. Tra terreni fertili coltivati a vigneti, seminati da  poche case, dove i panorami si allungano sulla pianura, le atmosfere serene e agresti furono qui infrante nel Novecento dall'emigrazione, dall'occupazione austriaca del 1917/18, da scontri e lotte partigiane nel 1944/45. Lo ricordano lapidi e croci. Le leggende antiche si mescolarono così con tragedie contemporanee. Per arrivare alle colline di Ron  si attraversa una estesa "villettopoli" dentro  un tessuto urbano mescolato, definito "agropolitano", che unisce le campagne  e  i
Ron Il campanile (TV)

S.Pietro di Feletto (TV)
paesi , da cui si coglie qualche squarcio che riporta ai ricordi del passato. Il poeta Andrea Zanzotto che nacque tra queste terre riassunse con la parola "paesaggire"  la necessità di capire ciò che ci circonda. Rivedendo il piccolo campanile, qualche vecchia casa e i vigneti che salgono sulla montagna, mi sono tornate alla mente le filastrocche che mi raccontava una vecchia signora del paese. Buone famiglie dedite ad una vita semplice ed operosa. L'architettura rurale si presenta con murature di pietra, regolari e solide. Il clima si stacca dalla vicina pianura e la vegetazione si arricchisce di alberi da
Vigneti
frutto e da foreste di faggi ed aceri. L'acqua scorre limpida nel ruscello e le cime fanno corona con tracce bianche di neve. Si tratta di un paesaggio suggestivo ricco di tradizioni. Da tutto questo si possono trarre alcuni insegnamenti. Il primo è che in ogni cambiamento si dovrebbe salvare qualcosa del passato da trasmettere al futuro. Il secondo è che la vera tradizione rurale non può che essere in sintonia con la Natura, rispettarla e proteggerla. Il terzo è che gli uomini che passano tra le generazioni, è utile che tramandino i sogni della loro infanzia a quelli che a loro succederanno.
Case di Ron
L'Urbanistica e l'Architettura troverebbero anche da ciò un più  forte significato. Già lo diceva  lo scrittore latino Tito Lucrezio Caro, vissuto nel I secolo prima di Cristo: " Se invece si

Tito Lucrezio Caro
guidasse la vita con giusto criterio, la grande ricchezza dell'uomo sarebbe vivere sobriamente e con animo quieto; infatti non v'è mai scarsezza del poco". Considerando che il territorio è uno spazio finito, possiamo convenire che ogni spreco inutile è una causa di danno per tutti.  Lasciando questa borgata ho considerato che nel tempo trascorso, la piccola comunità di Ron ha saputo difendere la sua identità mentre nella vicina pianura la si perdeva diventando una confusa metropoli, senza storia. E' stata  la montagna e  l'agricoltura con i vigneti, fonte di rinnovata economia locale, a salvarla. Ma è stata anche la consapevolezza, voglio sperare, che  ogni volta che si conserva la memoria si lascia acceso un lume nel tempo dove si possono ritrovare bagliori di infanzia,  anche tra le pietre e i sassi.
Colline di Valdobbiadene
Valdobbiadene (TV)


martedì 20 marzo 2018

ROBOT

ROBOT                    di Gianfranco Vecchiato


Woody Allen
Espressioni di futuro
Manfredo Tafuri (1935/1994)
Secondo una battuta del regista Woody Allen, i buoni dormono meglio la notte mentre i cattivi se la spassano meglio di giorno. In questa società imperfetta i concetti morali  sono argomenti filosofici in continua evoluzione, considerati da molti, dei noiosi argomenti condizionati dai costumi sociali e dalle evoluzioni della scienza e della tecnica. Questo incide sulle ragioni dell' "Etica" che si muovono tra leggi e insegnamenti che ciascuno riceve in famiglia e nella società in cui vive.  Ciò si riflette anche nei mestieri esercitati e tra questi nelle professioni "liberali", dove il medico ha come compito la salute, l'avvocato  quello dei diritti personali e dell'osservanza delle leggi, l'architetto e l'urbanista, le trasformazioni dei territori e dell'ambiente, che sono  attraversati dalle 
Bruno Zevi (1918/2000)
attività dell'Homo Faber, fin dagli inizi della civiltà. In questo mutare continuo, il veder demolire alcuni vecchi edifici che saranno sostituiti da nuovi progetti, fa tornare alla mente delle riflessioni scritte negli anni '60, dal professor Bruno Zevi, noto storico e critico di architettura, che quando occorreva non le mandava a dire: " gli architetti e l'industria edilizia non dialogano tra loro. Ogni volta che vediamo demolire una casa, anche se non ha alcun valore artistico, proviamo un senso di dolore, non sogniamo lontanamente che al suo posto possa sorgere un edificio migliore; pensiamo subito ad una legge economica che farà costruire più vani e più piani, che aumenterà il numero degli abitanti e le automobili parcheggiate per le strade.
Costruzione del "nuovo"
Poiché l'iniziativa economica è assai più efficiente e veloce dell'iniziativa culturale, gli architetti sono spesso ridotti al margine del fatto edilizio.
Demolizione del "vecchio"
Essi servono l'iniziativa economica in stato di passività, senza convinzione profonda e perciò senza una vera possibilità di ispirazione poetica. L'architettura è in stato di paralisi e il discorso fra cultura ed economia è divenuto un baratro costringendo la prima a ritirarsi in astrazioni e la seconda a diventare speculazione e, dove tocca, la politica contribuisce alla corruzione ed al sottogoverno..." Secondo Zevi la speranza che affidava al futuro passava attraverso il recupero di un prestigio dell'architettura di fronte al committente pubblico e privato, obbligando quest'ultimo al rispetto di una coerenza di principi di ordine civile, cioè estetico, ma anche funzionale, economico, produttivo.
Demolizioni vecchi quartieri 
In una parola "Sociale". La creatività che è stata un motore della evoluzione umana e che è stata capace di cambiamenti tecnologici e di grandi traguardi artistici, si trova alle soglie di un futuro in cui l'impiego di macchine intelligenti e di robot, entrerà anche nel campo della creatività ponendo temi etici di grande rilevanza. Tra il mondo immaginato da Zevi ed affidato agli architetti ed un altro sviluppato dai robot, rischia di mancare un tassello di collegamento con la storia. 
I Robot andranno in futuro nella direzione corretta solo se svolgeranno compiti guidati dai valori dell'uomo. Nel suo scritto "Avere o Essere", Erich Fromm osservava che "i giudizi di valore devono presiedere ai mutamenti tecnologici
Robot in architettura
per dare significato, scopo e dignità alla esistenza ed alla nostra umanità". Ma per queste finalità occorre coltivare ciascuno uno spirito critico perché, come insegnava Manfredo Tafuri, indimenticato docente dell'Università di Architettura di Venezia, se non c'è "critica" non c'è la storia e anche quella quotidiana o è storia critica o non è . Il ruolo della morale e dell'etica consiste nell' unire coscienza  e conoscenza, sostenendo il percorso della nostra vita quotidiana. Questa sarebbe una vera rivoluzione moderna. Ribaltare gli assunti e dormire bene di notte agendo correttamente di giorno. 

Erich Fromm (1900/1980)

mercoledì 14 febbraio 2018

IL FATTORE Q

IL FATTORE Q           di Gianfranco Vecchiato



Ingvar Kamprad (1926/2018) è stato il fondatore della Ikea, il colosso svedese dell'arredamento componibile e del design a basso costo. Scomparso all'età di 91 anni, è stato un imprenditore che ebbe l'intuito di rielaborare le  tradizioni nordiche nell'uso del legno e nell'oggettistica con l'humus culturale delle teorie diffuse dal Movimento Moderno. Esse  fin dagli anni'20 fecero perno nella scuola  del Bauhaus dove si idearono con un nuovo design, oggetti pensati per un pubblico giovane e in crescita tra le nuove classi medie e popolari.  L'evoluzione del concetto di "modernità" portò a  molti risultati, attraverso  lo studio dell'ergonomia e lo sviluppo di forme e funzioni  che fossero in equilibrio con la Natura, si pervenne ad un concetto di architettura in simbiosi con lo spazio aperto . Si liberò così un'autonomia compositiva e si favorì  l'ingresso della luce nei singoli ambienti.  Nacque un supermercato di mobili e di complementi d'arredo, che si diffuse favorito da una cultura urbana diversa, dove l'urbanistica  pensava alle città-giardino e a pianificazioni controllate da strutture pubbliche efficienti e dinamiche. Di tutto questo abbiamo ancora testimonianze e qualche nostalgia. "Ho le stesse abitudini dei miei clienti", sosteneva Kamprad e con questo  esprimeva  una interessante filosofia di mercato e culturale. E' come dire "sono uno di Voi" e progetto ciò che serve alla vita quotidiana, a costi ridotti, con un buon design e per una società democratica nelle abitudini e plurale nelle scelte. Aspetti che ci indicano come le proposte e le idee siano in  rapporto con il Fattore "Q" : Quantità, Qualità e Quattrini. L'espansione industriale e l'urbanesimo introdussero il tema della "Quantità" : tanti nuovi alloggi da costruire nell'emergenza. Il secondo fattore, la "Qualità", fu appannaggio di pochi e fu assente con l'imporsi dei profitti sulle leggi e sull'ambiente. La contrapposizione fra Quantità e Qualità ha  generato molti conflitti e lasciato molto degrado.
E siamo al terzo fattore: i "Quattrini" e cioè i soldi che sono necessari a spingere i meccanismi economici individuali e collettivi. Ma secondo come li si usa essi spingono in direzioni socialmente utili o per vantaggio di pochi. La speculazione fondiaria ha sepolto tanti principi e destini generazionali, svilendo L'Urbanistica che ha senso se la pianificazione è partecipata, sostenibile  e democratica. Discutevamo all'università sulla crisi della città contemporanea e come esempi ci venivano mostrate anche le immagini  di villaggi costruiti esclusivamente per pensionati benestanti.  Negli Stati Uniti oggi ammontano ad oltre 700. In questi luoghi la quantità, la qualità e i quattrini trovano una loro risposta ma essa non convince e soprattutto deforma il senso della Comunità che per essere tale, deve integrare generazioni, culture, classi sociali.
Nel mondo  tra le periferie di enormi città-regione, dalla Cina all'India, dal Cairo a Città del Messico, si affrontano i quotidiani problemi giganteschi di consumo, di trasporti, di sicurezza sociale , coinvolgendo centinaia di milioni di persone. In questi ambienti, la "Modernità" pensata nel Bauhaus è un concetto astratto e non esportabile. Occorre chiedere aiuto alla tecnologia e alla scienza , studiare la psicanalisi, la sociologia e le strutture politiche, entrare nelle questioni di fede,  separare le cose materiali dal campo morale ed etico, rifiutare modelli di sviluppo deformanti che intaccano i fondamentali della dignità umana. Vale allora richiamare il principio che l'etica di una professione debba ispirarsi alla coscienza del dovere.  Nel testo di Max Weber "Etica protestante e spirito del capitalismo", si pone a fondamento il Beruf,  una chiamata dall'alto, a compiere attraverso il lavoro, un servizio di miglioramento della situazione del prossimo.
Questa visione etica della vita e del lavoro, inteso come un impegno vocazionale, si è sviluppato nell'ultimo secolo, tra contrasti crescenti e qualche risultato non sufficiente però a generare cambiamenti. Per equilibrare i tre fattori, le tre "Q", dato che nella storia  al primo posto pare che comandino sempre i quattrini, può servire riflettere su questi dati pubblicati sulla stampa internazionale:  i primi 8 uomini più ricchi al mondo possiedono  quanto hanno insieme tre miliardi e mezzo di persone... Un fatto insostenibile. Nella idea dell'architettura vi è un alito di giustizia sempre presente perché  se è autentica proviene dallo spirito. Lo sosteneva già oltre due secoli fa Nicolas Le Camus de Mézières (1721/1789) che nel 1785 pubblicò 
un libro dal titolo "Lo spirito dell'Architettura". In esso si sostiene che , secondo le teorie illuministe di Condillac, i rapporti tra ricezione sensoriale e il loro effetto spirituale sono presenti e si rigenerano nell'architettura. Vi è quindi qualcosa nella modernità che va ristudiata, riaggiornata e riproposta come un contributo alla "Qualità" della vita.  Una moneta "virtuale" un "bitcoin" culturale  che dia alle tre "Q"  forme e contenuti, attraverso uomini e donne disposti ad usarli a  Bene Comune. 






Ingvar Kamprad (1926/2018)


giovedì 11 gennaio 2018

MEDIOEVO

MEDIOEVO                   di  Gianfranco Vecchiato





Tra le antiche città murate del Veneto un posto di rilievo spetta a Cittadella. Sorge in pianura tra Bassano del Grappa e Castelfranco. Il percorso che un visitatore può compiere lungo i 1500 metri del perimetro della sua cinta muraria, integra e restaurata, consente una vista dall'altezza di 15 metri sulla città,  e da 26 metri salendo sopra i torrioni che la cingono. Lo sguardo si posa sulla pianura e sulle pendici del Grappa.    Cittadella fu creata agli inizi del XIII° secolo dai padovani come risposta militare alla costruzione da parte dei trevigiani,  del castrum fortificato di Castelfranco posto a una decina di chilometri di distanza.
A queste rivalità, che il dominio veneziano su tutto l'entroterra veneto avrebbe  gradualmente assorbito dal XV° secolo, si deve la presenza di molti borghi murati nella nostra regione. Così come in
 Europa, in Italia il Medioevo ha lasciato tracce forti e costanti. La particolarità dei borghi murati nel nostro Paese è data dalla orografia e dalla precedente cultura lasciata dall'impero romano. Divenuti complesse opere d'arte, quei massicci monumenti di tufo, di argilla, di pietra, che sono i castelli,  appaiono ai nostri occhi come  simboli di una società quasi aliena, tanto diverso è il senso che noi contemporanei diamo al tempo, allo spazio ed ai nostri rapporti umani.  Il Medioevo è nel nostro DNA perché  ha lasciato tracce di sé nei localismi delle nostre province, gelose custodi di tradizioni e di singolarità. Guardando alla forma  ellittica del perimetro di Cittadella, notiamo che in essa convergono i due assi stradali posti in corrispondenza dei punti cardinali. I 4 settori che ne derivano, si frantumano poi in tante stradine e in lotti perpendicolari. Il modo semplice e funzionale di concepire lo spazio, valido anche ai nostri giorni, ci fa entrare con rispetto e curiosità, lasciando fuori da quelle mura,   i magneti di anonimi  centri commerciali e di complessi industriali che  ci coinvolgeranno appena torneremo a casa. Se nei secoli passati le mura difendevano  dai nemici esterni, oggi esse sono la metafora del diaframma tra opposte culture.  Si confrontano visioni opposte. Da una parte troviamo le dimensioni contenute e dettagliate di architetture e di luoghi antichi, dall'altra vi è il consumo di suolo tra infrastrutture e attività immobiliari per masse di consumatori erranti. Appare perciò sempre più fragile se non falso ciò che si declama nelle leggi e nelle norme, tra salvaguardie, vincoli e limitazioni previsti nei piani, dato che non si riesce  a fermare e a coordinare un consumo di suolo fattosi sempre più vorace. Le discussioni  tornano al punto di partenza. Le norme sempre più numerose formano  una impressionante ragnatela di enunciati, di propositi, di verifiche tra Enti ed Uffici, ciascuno con poteri di veto e di esigenze burocratiche. Questo genera  indecisioni, veti contrapposti,  percorsi ad ostacoli che  impantanano il sistema e favoriscono la corruzione. Ogni anno il 10% di territorio agricolo nel Veneto viene sottratto all'agricoltura e alle funzioni ambientali.  Anche se il Prodotto Lordo cresce e si rafforza, bisogna capire quale è la vera ricchezza. Non sono solo i soldi. Il Medioevo è riapparso in altre forme e  non è quello del passato ma quello del presente. Spesso ci costringe dentro alle nostre case in forme di non comunicabilità e di difesa reciproca. Dallo straniero immigrato, da bande di ladri, da un ritmo di esigenze superficiali che creano ansie e danno lavoro a psicologi e psichiatri. Rifletteva il poeta veneto Andrea Zanzotto sul nostro tempo : "Che sarà della neve, del giardino, che sarà del libero arbitrio e del destino e di chi ha perso nella neve il cammino?"