IL MATTONE di Gianfranco Vecchiato
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Ricostruzione grafica di Giuseppe Brombin del Castello di Mestre Tratto da: Mestre trasformazione di una città. Ediz.Uomo d'Ombra |
Quando le piazze erano circondate dalla campagna, i ragazzi passavano dai cortili agli orti e scalavano i vecchi muri in mattoni. Per arrivare a quel rudere antico vicino ad una trattoria si camminava da un viottolo laterale all'antica torre. In estate mentre dagli alberi frinivano le cicale e le imposte delle case filtravano il sole, quel muro diventava la mèta per osservare dall'alto l'acqua un po' torbida che dal fossato, scorrendo attorno alle pietre che cinsero per secoli il castello e le sue torri, girava poi davanti alle scuole ed entrava in un parco, trasportando paglie di fieno tagliato. Quel mondo raccontato dagli anziani non c'è più ma ne restano tracce tra le case. Quei mattoni sono rimasti prigionieri nel cortile di una banca, inutilmente dimenticati. Ci fu un tempo in cui il castello, perdute le funzioni di difesa, fu in parte demolito per usarne le pietre come materiali da costruzione. Ma la più grave decomposizione urbanistica si ebbe nel corso del secolo passato, con l'assalto senza cultura di una espansione immobiliare nella indifferenza per la tutela dei monumenti. |
Schizzo di nuovo progetto . Notare il rapporto di scala con la Torre |
Quando iniziò una lenta presa di coscienza molte radici storiche erano andate perdute. Ciò che restava venne generalmente considerato un valore da proteggere e da riqualificare. Come quel muro di mattoni, ad esempio, che avrà una età di circa 900 anni, risalente alla costruzione del Castelnuovo. Se si pensa che negli anni della posa di quei mattoni, non era stato ancora scoperto il Nuovo Mondo, il fatto si dovrebbe fare interessante anche per un profano. E' certamente una cosa modesta, nella Patria delle grandi rovine archeologiche, ma comunque ai sopravvissuti si dovrebbe rispetto e onore. Occorre ricordare che ogni realtà urbana si arricchisce per i rapporti e le gerarchie. In un progetto di percorso pedonale sul perimetro delle vecchie mura castellane, questo reperto farebbe da trait-d'union con altre murature sopravvissute e visibili qualche decina di metri più avanti.  |
Ieri e oggi (grafica G.Brombin) tratto da Trasformazione di una città |
Quindi quel muro "prigioniero" potrebbe contribuire a far capire le sedimentazioni della storia presenti in città. Una occasione di proposta potrebbe essere data da un intervento edilizio previsto là accanto in sostituzione di un vecchio fabbricato. Sarà realizzato un edificio con 18 appartamenti di lusso. Ma ecco sorgere alcuni interrogativi: intanto l'altezza prevista di 7 piani pare eccessiva per il contesto anche perchè ciò dovrebbe confliggere con i vincoli monumentali stimando che tale edificio sarà più elevato rispetto all'altezza della Torre medioevale, simbolo della città, che dista solo 40 passi in linea d'aria. Il Codice dei Beni Culturali e del paesaggio, (D.L.42/2004) che tutela il patrimonio culturale secondo l'art.9 della Costituzione italiana, nei primi articoli definisce che "la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio ed a promuovere lo sviluppo della cultura; sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse archeologico di cui occorre garantire la protezione e la conservazione della memoria; i privati proprietari sono tenuti a garantirne la conservazione." E quindi  |
Il muro prigioniero
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Mestre presso le mura (grafica G.Brombin) da Trasformazione di una città |
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Ieri e oggi (Grafica G.Brombin) sul retro a sin. del fabbricato c'è il rudere di mura del castello |
si dovrebbe applicare tutto questo anche al valore testimoniale di quel rustico e per ora incomprensibile muro. Quello che si vede non è ciò che resta dopo un bombardamento e metterlo in relazione con l'intorno darebbe più forza anche al nuovo progetto. Si spera quindi che questa ipotesi rientri tra le indicazioni progettuali. D'altra parte le  |
Mattoni di mura medioevali
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riflessioni sulle trasformazioni avvenute nelle città possono essere aiutate in diversi modi. Uno tra questi proviene dalla lettura di una pubblicazione a tre mani, dovuta alla iniziativa del prof. Corrado Balistreri-Trincanato, del giornalista Pierluigi Rizziato e del grafico Giuseppe Brombin. Si è guardato alla città, mettendo a confronto visivo alcuni luoghi urbani tra il presente e il passato. Disegnando, comparando e sottraendo virtualmente alcuni interventi edilizi realizzati in tempi recenti, il risultato appare sorprendentemente efficace. Si capisce con immediatezza che un piano urbanistico dovrebbe essere esaminato usando anche questa lente che può servire per migliorare le scelte. Oggi si possono ottenere elaborati informatici che non hanno però lo stesso fascino reso da una sapiente grafica. Ed è questo ciò che appare nelle tavole del libro per merito del grafico Giuseppe Brombin. La simulazione diviene un metodo di analisi storica e semantica con cui ripercorre lo sviluppo urbano di qualsiasi città dove abbondano e si perpetuano le incongruenze. Gli studenti universitari di architettura che poi divengono professionisti dovrebbero dare maggior valore alla conoscenza della storia e non dimenticare che anche le cose che perdurano nel tempo acquistano un'anima. Indagine storica, analisi, discussione e confronto e infine scelta progettuale, questa è la catena che fu sempre proposta dalla "dottoressa" Egle Renata Trincanato. Una figura storica essa stessa nella stagione della rinascita del dopoguerra e tra le generazioni di studenti di allora. Si può prendere spunto da un semplice mattone,  |
Antico mattone romano
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che è l'elemento fondamentale ed antico, il "lidium" citato e descritto nelle opere di Vitruvio e di Plinio, fatto di argilla frammista a paglia, quel mattone romano che si ritrova ad Altino e poi in nuove forme a Venezia. Esso è stato e resta la fonte di grandi opere durate secoli, bastione e strumento di progresso, parte dell'anima di Venezia e delle nostre antiche case contadine. L'ultimo lembo di un passato remoto, specie protetta, testimone muto. IL MATTONE Aggiornamento 26 Luglio 2026:
All'articolo precedente era necessario aggiungere un seguito. Il progetto che era stato presentato a suo tempo e di cui mi ero occupato nell'articolo evidenziava la dissonanza dell'altezza del nuovo intervento che superava quello della vicina Torre Civica, Tale aspetto è stato evidenziato dal parere negativo della Soprintendenza chiedendo la riduzione di un piano dell'altezza del progetto. La contrarietà della Soprintendenza aveva condotto alla rinuncia al proseguimento dell'investimento da parte dei costruttori e la rimessa sul mercato dell'immobile condizionato dalla approvazione del progetto. In tempi recenti altri imprenditori hanno acquistato l'immobile e presentato un progetto che prevede il rispetto della altezza esistente, la demolizione del vecchio fabbricato e la costruzione di un nuovo edificio residenziale per 18 appartamenti con caratteristiche di pregio. Si è affermato, attraverso la presentazione di una SCIA, cioè della segnalazione certificata di inizio attività, che il progetto presentato è compatibile con il contesto. Sono ora in corso le opere di demolizione. Resta però il quesito se sia stata considerata e in che modo, sia dai costruttori che dalle Autorità preposte, che l'interessante e ingombrante vicinanza del moncone di mura antiche rende possibile che qualche traccia del perimetro delle mura castellane sia rimasto sotto il terreno. Può essere che nella costruzione eseguita dalla Banca negli anni '60, quanto esisteva dei lacerti lapidei, nello scavo delle fondazioni e del caveau della banca, sia stato sbrigativamente eliminato, ma non è detto. Quello che invece appare necessario è che giunti a livello di fondazioni si esamini con cura cosa e se esista ancora di tali reperti. Una condizione di cautela che dovrebbe essere stata richiesta anche dalla Soprintendenza e che dovrebbe figurare nella relazione accompagnatoria dell'intervento esaminato e quindi non ostacolato dagli uffici comunali della Edilizia Privata che del progetto hanno preso atto. Il cantiere dovrebbe in sostanza tenerne conto ed adattarsi ad eventuali ritrovamenti forse con una variante in corso d'opera. E' già accaduto anche nel restauro della vicina ex scuola E.De Amicis, con il ritrovamento di mura e di evidenze della preesistente vecchia villa. Un altro capitolo attende quindi risposte sperando non insofferenti alla storia. Uno storico locale di eccezione come Sergio Barizza , che nei decenni ha svolto ricerche su tutta la storia di Mestre ed ha creato e dato dignità ad un archivio storico prima nella sostanza inesistente e che oggi il Comune conserva quasi con fastidio in un deposito mescolato con le pratiche edilizie, si domanda perchè questa città faccia così fatica a far germogliare il seme della Memoria come punto di partenza per ogni operazione urbana ed edilizia. La risposta è che forse a troppi interessi diffusi questa cosa crea problemi perchè rallenta investimenti. E' una visione ancora molto diffusa a Mestre che ha conosciuto negli anni del saccheggio edilizio degli anni '50/'60 molte giustificazioni in nome di un malinteso sviluppo e modernità urbano. E' una prospettiva, nonostante decenni di discussioni in città, non del tutto scomparsa. Sarebbe un grave arretramento se la memoria venisse considerata dai contemporanei priva di interesse per i posteri. Ma forse come sosteneva Ennio Flaiano per giudicare i contemporanei non bisogna essere contemporanei mentre, sosteneva Tristan Bernard, la posterità potrebbe sbagliarsi anche lei...
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