mercoledì 12 febbraio 2020

L'IMPREVISTO

L'IMPREVISTO               di Gianfranco Vecchiato

Lazzaretto Vecchio - Venezia
Sul Canal Grande, di fianco a San Stae, si staglia il Palazzo di Cà Tron, divenuto da tempo una  sede universitaria dell'Istituto di Architettura di Venezia (IUAV). Nel salone al primo piano tenni la mia Tesi di Laurea, in una calda giornata di ottobre. La ricerca proponeva una nuova struttura sanitaria nell'isola di Murano, storico centro di arte vetraria. Le fervide discussioni con i Docenti,  avvenivano in una sala che guardava su un cortile dove si respirava l'humus della città. Le voci che si stemperavano al calar della sera, passando tra le calli, attraversavano una Venezia accogliente e generosa.  Eppure in laguna si impegnò  per secoli  una indomita lotta contro periodiche pestilenze. Gli
Isola Lazzaretto Vecchio Venezia
ammalati finivano nei "lazzaretti", luoghi oggi di grande fascino ma un tempo isole di derelitti dove i contagiati là ammassati, 
Sala a Cà Tron
morivano a migliaia. Le navi che giungevano da Oriente, se portavano issata la bandiera gialla, simbolo di contagio, finivano in quarantena. La promiscuità urbana tra case e abitanti, le condizioni igieniche e una scienza medica ancora primitiva, non dava scampo. La pandemia detta "spagnola" che devastò il mondo alla fine della Grande Guerra, uccise decine di milioni di persone in due anni. In Italia si contarono più di mezzo milione di morti che si aggiunsero a quelli provocati dalla guerra. Si trattò della più grave
Salone piano nobile a Cà Tron
epidemia dopo la peste "nera" del 1347/52. Poi vi fu una svolta. Alexander Fleming nel 1928 scoprì casualmente la penicillina e circa dieci anni dopo Ernst Chain e Howard Walter Florey avrebbero ottenuto  il Nobel per la medicina con i primi antibiotici in forma pura. Dal 1935 ai giorni nostri sul mercato sono stati immessi circa 135 diversi tipi di antibiotici, ciascuno adatto a diversi casi. La cura di malattie contagiose, come avviene in queste settimane per il "coronavirus" risveglia paure ancestrali. H
a destato meraviglia
Ospedale di Wuhan
la notizia che a Wuhan, città da cui è partito il contagio, sia stato costruito un ospedale per mille posti letto e di 25mila mq, in poco più di 10 giorni. Si sono utilizzate strutture prefabbricate seguendo un metodo usato nel 2003 durante la epidemia della SARS, quando in sette giorni si costruì un ospedale a Xiaotangshan. Nelle emergenze si possono esprimere solidarietà e capacità inventive. In periodo bellico l'ingegnere britannico Donald Bailey, concepì l'uso di strutture reticolari modulari e componibili che  trasportate e montate in breve tempo, formarono ponti transitabili per mezzi e truppe ma anche per usi civili. In
Ing.Donald Bailey (1901/1985)
Normandia nel giugno del 1944, sul mare dinanzi ad Arromanches gli alleati costruirono un porto artificiale usando cassoni prefabbricati e componibili in
Palazzo Cà Tron
calcestruzzo, trasportati lungo la Manica,  che consentirono lo sbarco di oltre 2milioni e mezzo di uomini, di 500mila autoveicoli e di 4 milioni di tonnellate di rifornimenti. Anche la prefabbricazione edilizia si espanse nel
 dopoguerra, per le gigantesche necessità di ricostruzioni post belliche. Vi è un aspetto che le persone, oltre che i progettisti, devono considerare. Fu la prima lezione universitaria e si chiamava: l'imprevisto. Per un incidente, una malattia, per l'età avanzata, tutto può cambiare improvvisamente. Un piccolo gradino diviene un ostacolo, una porta stretta, una barriera invalicabile, una scala un ostacolo insuperabile. Per questo in ogni progetto si chiede di considerare anche i casi di "adattabilità" di un edificio, in modo che sia possibile risolvere delle emergenze. L'imprevisto del virus cinese è calato come una saetta su tutti i grafici economici, sulle abitudini dei viaggi e dei commerci, sulla fragilità
La peste a Venezia nel XVII° secolo
della nostra
Pontile per porto in Normandia 1944
comune condizione umana. Ci stiamo accorgendo che il mondo è una casa comune e che ogni pensiero passa in secondo piano se c'è di mezzo la salute. Una lezione va trasmessa ai contemporanei ed ai posteri, non pensando al passato come ad una irripetibile fatalità, L'imprevisto deve far parte della nostra intelligenza e d
ell'agire sociale e culturale. Senza una forte consapevolezza delle nostre fragilità, la politica economica si ritrova indifesa e impreparata. Sono stati fermati i voli, sono 
Ponte Bailey sul Piave
crollate le visite turistiche, sono state annullate fiere e convegni.Alla fine del 1631, cessata la peste, Venezia contò 82175 morti che si aggiunsero ai 600mila sul territorio dell'antica Repubblica. Vent'anni di lavoro, iniziato nel 1633, furono necessari per completare la Basilica della Salute, in omaggio alla Vergine per la cessazione della pestilenza. Il Doge superstite si rivolse al popolo dopo una immensa processione
Basilica della Salute Venezia
e "deposta la corona ai piedi del Crocefisso, stette in silenzio per qualche minuto. Quell'aspetto venerando umiliato dal comune disastro, quel raggio di speranza e quella confidenza che il dignitoso corteggio riponeva nell'onnipotenza di Dio, tante perdite sofferte, l'unità di intenzioni ed affetti, la santità del luogo, l'atto imponente che si stava per celebrare, fece tutti prorompere in dirottissimo pianto".. "vedi come i nostri passi vacillano, come si dilegua il coraggio della Nazione... saran dunque perduti i monumenti delle nostre imprese? Diverranno deserti e solinghi questi edifici, magnifici testimoni del valore dei nostri Padri?" Il tempio della Salute ricorda ancora a tutti i segni di una umana pietà e di una umile grandezza. Fu un'opera di architettura, di un giovane di 33 anni, a lasciare il segno di una speranza oltre ogni lutto e rovina. 

lunedì 3 febbraio 2020

LA SELVA OSCURA

LA SELVA OSCURA             di  Gianfranco Vecchiato


...mi ritrovai in una selva oscura...
Nella Divina Commedia alla fine del suo viaggio onirico tra l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, Dante Alighieri sente di dover affermare la convinzione che l'Universo esteriore e quello interiore siano fra loro uniti da una forza e da un principio morale: "E' l'amore "che move il sole e l'altre stelle". Non ha dubbi il Poeta dopo aver attraversato il tempo tra gli smarrimenti della "selva oscura", che le difficoltà, le 
Bartolomeo Manfredi:Caino e Abele 1610
paure e i limiti della natura umana, trovino conforto, secondo la mistica cristiana, nell'Amore di Dio, che pur se continuamente sfregiato, risorge e sostiene le leggi della materia così come quelle degli uomini. Nella Selva si cela l'oscurità del Male che pervade il mondo e ci sgomenta; esso interagisce nelle nostre società e nelle nostre coscienze. Nella pittura metafisica di Giorgio De Chirico secoli dopo, tra visioni interiori e virtuali realtà fatte di ombre, silenzi, foreste urbane di portici e di colonne, si coglie nei quadri l'assenza degli uomini che porta all'assenza del male.  Tra i filosofi per Socrate se il male era frutto dell'ignoranza priva di principi etici, il bene era il prodotto della conoscenza e della cultura.

Arch. Giuseppe Terragni:  Danteum (1938)
Per Platone e per Aristotele il male riduceva l'essere ad un non-essere; per Sant'Agostino male e peccato erano congeniti alla natura umana,  e portavano alla "punizione per una trasgressione". Questa teoria religiosa ha influito sui sistemi giuridici, fino a quando Freud e Jung non hanno studiato la mente umana, mettendo su piani diversi l'evoluzione della specie e le reazioni psichiche individuali. Filosofia e Scienza hanno proceduto per un tempo appaiate, ritornando a ripetere secondo Hegel che l'uomo è cattivo per natura e per Kant che l'inclinazione innata al male porta alla impurità della nostra coscienza morale. Nietzsche fu  il più radicale. Ritenendo una mera finzione la verità, il progresso, la scienza e la religione, tutto sarebbe " un caos irrazionale.
Monumento alla Shoah a Bologna
Sosteneva che "Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso." Nietzsche ammise che l'uomo cerca di imprimere nella sua vita l'immagine dell'eternità ma confidava in una religione nuova, di anime più libere, nella quale si formasse il "superuomo". Teorie in seguito, attinte e abusate dal nazionalsocialismo. Per Schopenhauer poichè la nostra esistenza è sempre insoddisfatta da bisogni da perseguire, ciò porterebbe ad una costante nevrosi che dai singoli si estende alla società. E qui un esempio sugli attuali aspetti indotti dal consumismo compulsivo pare dargli ragione.  Hanna Arendt parlava della "spaventosa banalità del male" che  trova terreni fertili nell'appiattimento dei valori e nel cedimento delle coscienze. Si 
Adolf Hitler: un simbolo del Male
riferiva all'Olocausto e ad altre tragedie nella storia. Ora prevale l'idea della società "liquida" di Baumann, il quale osserva come si siano liquefatti i legami affettivi, sia personali che sociali e istituzionali, alimentando il dramma della indifferenza al male.
Foto del 1926 Gruppo del Bauhaus a Dessau
 Nella letteratura si affronta  questo tema costantemente. Dostoevskij e  Manzoni, due scrittori cristiani, descrissero il contagio del male come un "terribile strumento della libertà dell'uomo". Con stili diversi i loro protagonisti giungono al bene confidando sui disegni della Provvidenza e nella forza della compassione, una  decisiva arma tratta dal precetto "ama il prossimo tuo come te stesso."
Miami: Holocaust Memorial
Daniel di Palma
Le esperienze attuali della neuroscienza ci confermano che nel nostro cervello convivono ancestrali impulsi istintivi di violenza, rimasti dopo milioni di anni di evoluzione. Tale condizione umana, possiede  due strumenti per contrastare le nostre pulsioni negative: la coscienza e la memoria.
100° Anniversario Bauhaus (Dessau) 1919/2019
Nel 2019 si sono celebrati i 100 anni dalla nascita del Bauhaus che ebbe tra gli obiettivi quello di promuovere la crescita e il rinnovamento delle comunità attraverso l'Arte.  L'uomo nuovo, secondo Walter Gropius, era ben diverso da quello niciano. Egli intuì che le soluzioni ai problemi  dovevano venire dalla creatività,cercata nella mutevolezza delle forme tese ad esaltare le esigenze della fluidità mutante della vita. Fu un messaggio semplice e di per sè rivoluzionario.  Seguendo tale principio e partendo dalla presenza di un monumento o da una lapide, o partecipando nelle comunità, alla difesa di un paesaggio, alle discussioni e alle analisi che ne derivano, sostenendo che ciò che è utile può essere anche bello,  si aiutano e rafforzano nelle coscienze i valori della memoria. Un filosofo arabo vissuto nel XII° secolo, Averroè, sostenne che
Berlino: Monumento alla Shoah Arch. Peter Eisenman
l'intelletto materiale sia unico per tutti gli uomini, in quanto è il prodotto di pura potenzialità. La percezione di ciò che si considera come sensibile, essendo legata alla fantasia e alla immaginazione, varia da uomo a uomo e produce l'individualità della conoscenza. Nel Buddismo il bene è il fondamento 
naturale della "illuminazione" data da una profonda conoscenza di sè. "L'oscurità innata" viene dal sentire la propria vita priva di un significato profondo e per questo, nel buddismo vi è la consapevole necessità di un lotta continua per trasformare il male in bene. Uno sforzo interiore che accomuna anche  Dante Alighieri, il quale riteneva che la conoscenza fosse l'elemento e il bagaglio con cui  attraversare la selva oscura. Lo scrittore Claudio Magris afferma che  "noi non potremmo vivere senza stabilire una differenza sostanziale fra ciò che sentiamo  come relativo e ciò che sentiamo come assoluto".

Giorgio De Chirico: Finestre sull'Arte
La coscienza e la conoscenza quindi si fondano anche su simboli. I monumenti ad esempio, dedicati alla Shoah, in un'epoca di revanscismi, hanno questa funzione.  Quello di Bologna, inaugurato nel 2016, è stato l'esito di un concorso internazionale. Pensato da Onorato di Manno, Andrea Tanci, Gianluca Sist, Lorenzo Catena, Chiara Cucina, è costituito da due blocchi di acciaio alti 10 metri che si avvicinano tra loro.
La fessura che li divide, consentendo il passaggio di una sola persona alla volta, simboleggia una oppressione incombente ed aiuta a riflettere su un passato che si fa presente. La poesia fu strumento  ed espressione di libertà, con cui Dante Alighieri ha iniziato il suo cammino di conoscenza. Lungo la strada si incontrano forme e si aprono i rapporti tra  spazi ignoti, quello esteriore e quello interiore. Anche tra questi vi è una fessura attraverso la quale l'intera umanità, nel suo vagare, cerca  risposte senza posa. 

giovedì 23 gennaio 2020

STAZIONI DI POSTA

 STAZIONI DI POSTA                di Gianfranco Vecchiato


Castello di Duino (sec.XIV°)
L'organizzazione dei servizi postali della antica Repubblica di Venezia era affidata alla Compagnia dei Corrieri Veneti e dal XVI° secolo, una rete attrezzata di  stazioni di posta lungo i percorsi principali, garantì servizi di consegna regolari tra gli Stati italiani ed europei. Il vecchio Continente ricostruì ed ampliò dopo il XIII° secolo, un
A.Carracci (1560/1609) Portalettere
servizio che era andato perduto dopo la caduta dell'Impero romano. In questa impresa un ruolo rilevante  lo ebbe la famiglia dei 
Tasso, originaria del borgo di Cornello in Val Brembana. Da essa discesero anche i letterati Bernardo e suo figlio Torquato, autore della "Gerusalemme liberata". I Tasso erano già noti per la loro attività di trasporti e quando i territori della Serenissima si allargarono fino all'Adda essi portarono la loro esperienza nella nuova Repubblica, aprendo servizi di posta verso Milano, Roma e altre capitali italiane. Un ramo dei Tasso, con Francesco e Jannetto, ebbe incarico dalla Casa d'Austria, di gestire i collegamenti tra il Tirolo e gli Stati tedeschi, lungo un percorso chiamato "via delle Fiandre".
Relais de Poste de Condè sur l'Escaut
Londra: Postal museum Feildenclagg  Bradely
Come Mastri generali delle poste imperiali, acquisirono una grande fortuna economica e finanziaria, ed ebbero nel 1650 il titolo di principi e la loro casata divenne quella dei Thurn und Taxis (Torre e Tasso). Il Castello di Duino, presso Trieste, è ancora oggi di proprietà di un ramo della famiglia.  Tra il settecento e l'ottocento l'Europa fu percorsa  dalle diligenze che trasportavano  passeggeri e  merci. Nelle locande trovavano riposo i viaggiatori e i cavalli, e nelle
Postal Station
stazioni di posta oltre a questo si poteva trovare chi ferrava i cavalli e riparava le carrozze. La dimensione delle stalle e delle mangiatoie caratterizzava l'importanza della stazione e i mastri di posta cambiavano i cavalli in proporzione al numero di passeggeri ed alle pendenze del percorso. Ciò che resta di questa grande epopea meriterebbe maggior riguardo. Con il titolo "Le vie postali d'Europa" nel 2011 fu inaugurato in Sicilia
 il "Museo del Viaggio".  A Scinà in provincia di Messina è stata restaurata l'antica stazione di posta di Gliaca di Piraino, definita un simbolo del territorio e della sua Memoria. Si legge che "le stazioni su percorsi tortuosi, distavano l'una dall'altra fra i 10 e i 15 km, pari alla distanza che a piedi potevano percorre i corrieri nell'antica rete dell'Impero romano". E' nota la leggendaria vicenda dei "pony express" che negli Stati Uniti nascenti, giungeva a S.Francisco, percorrendo  oltre 2900 km con cavalieri che si davano il cambio ogni
Ricostruzione di Antico Ufficio Postale
120/160 km, senza sosta giorno e notte. Il telegrafo e la guerra civile interruppero tale esperienza sostituita gradualmente dalle ferrovie. Tornando nel Veneto, occorre ricordare che gli addetti alla
 Compagnia dei Corrieri Veneti portava una divisa con l'insegna di S.Marco, il corno ed il copricapo di tasso.  Tra le perdute stazioni di posta è a noi pervenuta, ridotta ad un rudere,  quella che si trovava a Mestre accanto al Canal Salso.  Essa fu il punto di arrivo dei servizi postali che ogni giorno giungevano da Treviso e per due volte alla settimana da altre località lontane. Qui facevano capo i "cavallari" di Feltre, Asolo, Bassano, Castelfranco, Conegliano, Ceneda, Belluno e Pordenone. Inoltre giungeva la posta estera dai territori
Ufficio Postale Austriaco Museo
tedeschi del Tirolo e della Sassonia, dall'Olanda, dall'Inghilterra e dalle Fiandre. La faticosa rete di collegamenti, spesso tortuosi e insicuri, veniva in parte garantita per mare lungo la costa ma anche con strade che da Venezia fino a Costantinopoli percorrevano la costa dalmata e attraversavano i territori ottomani. I vettori veneziani erano utilizzati per le missioni di Stato, per sicurezza militare, per controllo amministrativo e commerciale. Venezia utilizzò a lungo corrieri slavi (sciavoni) che percorrevano lunghi tratti a piedi e, dopo Spalato, con i "Giannizzeri" turchi dipendenti dal Sangiaccato di Scutari. 
Le spedizioni erano condizionate dalle periodiche epidemie di peste sui territori, per cui le lettere che attraversavano zone infette, dovevano essere depurate prima di proseguire il viaggio.
Borgo del Cornello (Bg) luogo dei Tasso
A Cattaro vi era il luogo di verifica di tali situazioni sanitarie. Un magistrato di Sanità controllava persone e cose e autorizzava chi potesse continuare il viaggio. A consegnare lettere "depurate" pensavano figure come il "masser" e il "dispensier", mestieri ambiti perchè si sostenevano con le laute mance dei
Mestre: a sin. la posta antica ( Bellotto /1750)
destinatari. Pur se a contatto con Venezia la "Sublime Porta" ottomana lasciava libertà di transito della corrispondenza agli Stati vicini, tenendo per sè solo la corrispondenza sull'amministrazione dello Stato. Essendo in espansione, gli Ottomani vigilavano sulla corrispondenza militare, non interessandosi di quella privata. Alcuni Stati stesero accordi con i turchi ottenendo una scorta militare alla corrispondenza che attraversava i loro territori. I viaggi in posta e quello in vettura usavano sistemi diversi. Il primo era sotto il controllo dello Stato mentre il secondo era lasciato a imprenditori privati chiamati vetturini. A questi si sarebbero poi aggiunti nobili e ricchi che dei servizi celeri a staffetta si facevano concorrenza e vanto suscitando la meraviglia dell'opinione pubblica dell'epoca.
L'Architettura è una materia affascinante ma ostica e quando un committente e un progettista si trovano di fronte a scegliere fra il recupero o la demolizione di una testimonianza, occorre possedere gli strumenti perchè la proposta  culturale non soccomba a quella del  profitto. Se un committente ha dinanzi una Opinione Pubblica divisa, è facile che prevalga il profitto. La capacità del progettista di resistere non è frequente. 

Gliaca di Piraino: Museo del Viaggio
Il rischio di essere sostituiti è elevato. Ma se salvare la memoria di un vecchio edificio non è solo un fatto privato ma collettivo,  il progettista può trovare una sponda per affrontare il problema facendo convivere il nuovo e l'antico.  Il "Giornale dell'Arte" nell'aprile 2011 nell'articolo "La posta del film di Canaletto", riferiva sul recupero e sulla valorizzazione dell'antica Posta di Mestre. L'appello al suo salvataggio apparve nel sito della casa d'arte Chaucer Fine Arts di Londra e del FAI già alcuni anni or sono. Ciò che resta dell'Antica Posta all'interno di una città che ha demolito molte delle sue radici urbanistiche, rappresenta un fatto per una riflessione collettiva.
L'edificio non è
A destra l'Antica Posta (foto primi '900)
vincolato ma potrebbe essere restaurato e pensato come un cimelio raro  dal nobile passato. La demolizione non  eliminerebbe un problema, ma una opportunità.  Significherebbe rinunciare alla capacità dell'architettura di muoversi dentro alla migliore cultura del tempo che ha generato anche il presente. Dovremmo  aver compreso che il "valore" di un bene è dato anche dalla sua permanenza. Quell'Antica Posta, ora divenuta rudere abbandonato,  ha raccolto lettere, confidenze, gioie, dolori, espressioni di fede e di speranza. Racconta un brano  importante di una  storia urbana collettiva giunta fino al '900, tra  vicissitudini alterne. 

L'Antica Posta oggi
Se l'edificio sparirà sarà il triste segnale, che si sommerà ad altri avvenuti nel Novecento, di come resti debole e confusa la visione e la idea di futuro in una Comunità e nelle sue Istituzioni. Al contrario se prevarrà l'intuizione e il valore della complessità progettuale, le parole scritte per il recupero della Antica Posta dei Denti, a Scinà, in Sicilia, possono aiutare a riflettere: "... I lunghi decenni trascorsi fra incuria ed oblio, ridussero quella che fu una struttura nevralgica per le comunicazioni lungo la costa tirrenica siciliana, in un ammasso di macerie.  Soltanto l'amore per la storia del proprio territorio unita alla capacità di una impresa edile... decisa a recuperare un patrimonio altrimenti perduto, hanno permesso di ridare vita ad un antico edificio, conservando il suo aspetto originario e la sua antica funzione di convivialità ed ospitalità. Oggi l'Antica Posta dei Denti è tornata a vivere..."  


Antica Stazione di Posta a Radicofani (Siena)
Fontana medicea  all'Antica Posta a Radicofani



sabato 21 dicembre 2019

ARCHETIPI

ARCHETIPI      di Gianfranco Vecchiato


A.Rossi
Spinoza, Voltaire, Beccaria, hanno ciascuno scrutato nell'animo umano indicando come sia necessario per l'equilibrio tra i singoli individui e le comunità l'esercizio del libero pensiero. A distanza di secoli questo obiettivo non è stato ancora  raggiunto. Nella attuale visione del mondo, così diversa dall'antichità, resta senza risposta anche l'indecifrabile origine del male,  "un abisso di cui nessuno, secondo Voltaire, ha mai scrutato il fondo."  Quando le  teorie praticate dalle religioni conosciute, non fornirono ai filosofi illuministi  nessuna spiegazione convincente, l'utopia della concordia universale si infranse contro la realtà di una perpetua battaglia. Voltaire raccontò una favola, dove alle Olimpiadi si presentarono la Ricchezza, il Piacere, la Salute e la Virtù, ciascuna reclamando il primo premio.
Se la Ricchezza riteneva di essere  il sommo bene,  perchè avendola, chiunque poteva procurarsi qualunque altra cosa, il Piacere vantava per sè il primato sostenendo che "gli uomini cercano la ricchezza per avere me". La Salute fece  presente che senza di lei non vi poteva essere piacere ed era inutile la ricchezza. Ma infine fu la Virtù che pretese la superiorità sulle altre tre perchè con la ricchezza, coi piaceri e con la salute, si può tuttavia ridursi alla infelicità se non si sa vivere. La Virtù ebbe il premio ma per Voltaire  la Virtù non doveva vincere perchè non è un Bene, ma un Dovere: "appartenendo  ad un genere differente, ad un ordine superiore che non ha niente a che vedere con le sensazioni dolorose o piacevoli." 
Arch E.Louis Boullée 1728/1799
Aldo Rossi 1931/1997
Fu così che si lasciò irrisolta la questione del Sommo Bene. E questo fatto perdura. La continua competizione tra il male ed il bene, porta l'uomo  ad agire secondo sua  convenienza. Come entrano l'Architettura,  l'Urbanistica,  la Musica, la Pittura e la Scultura in tale discussione? Ci entrano sotto il profilo etico e per il ruolo che assumono nella società.  Non sono neutrali e sono state spesso strumenti docili nelle mani dei potenti. 
Centro direzionale Fontivegge (PG) Aldo Rossi
Questo "carosello" gira in ogni generazione e lungo la storia.  Cesare Beccaria  nel testo "Dei Delitti e Delle Pene" scritto nel 1764, riguardo ai diritti dell'uomo, commentava: "alcuni delitti distruggono immediatamente la società o chi la rappresenta... Ogni cittadino vedrà che le passioni di un secolo sono la base morale dei secoli futuri;  vedrà che le passioni forti, figlie del fanatismo e dell'entusiasmo, indebolite e rose dal tempo, diventano la prudenza del secolo e lo strumento utile in mano del forte e del prudente.
A.Rossi: Il Teatro del Mondo
In questo modo nacquero i nomi di onore e di virtù e tali sono perchè essi si cambiano con le rivoluzioni del tempo che fa sopravvivere i nomi alle cose..."  Prima di lui Spinoza , ragionando sulla libertà di pensiero, osservò che "la pietà più alta è quella che ha per oggetto la pace e la tranquillità dello Stato,  tuttavia, si può anche stabilire che nello Stato sono sediziose quelle dottrine la cui osservanza implica l'annullamento del patto per cui i singoli hanno rinunciato al diritto di agire secondo il loro arbitrio.
Cesare Beccaria 1738/1794
Aggiungeva Spinoza che perciò "occorre salvaguardare la libertà della Ragione, sapendo che la fedeltà verso lo Stato la si può conoscere soltanto dalle opere, cioè dall'amore verso il prossimo. Ciò che è impossibile proibire va quindi necessariamente concesso  e per prima
Voltaire 1694/1779
la libertà di pensiero che è una Virtù ed è insopprimibile". Il Bene Comune si riconosce quando genera concordia e progresso civile. Per questo gli interessi dei singoli devono essere     sottoposti  agli interessi generali e lo Stato nel garantire la libertà di pensiero ne garantisce anche la libertà culturale. L'Architettura traendo dagli "archetipi" sepolti nel grande magazzino della sua storia, può quindi credere ancora di perseguire il bene comune alle condizioni
 vitruviane della Firmitas, della Venustas, della Utilitas ? E limitarsi ad esse? 
A.Rossi -Cimitero di S.Cataldo -Modena
Baruch Spinoza 1632/1677
Etienne Louis Boullée le mise già in discussione, due secoli or sono ma provò a ricomporle nel Novecento più di qualche scuola di pensiero. L'architetto Aldo Rossi ad esempio  affrontò il tema della forma urbana, dell'architettura e del design, nella evoluzione dei bisogni delle nuove classi sociali,  utilizzando gli archetipi per fondere stili ed emozioni.  Costruì un linguaggio architettonico singolare, molto imitato ma spesso banalizzato. Mentre l'architettura di Aldo Rossi era una poesia emotiva che finì con la sua scomparsa avvenuta nel 1997, alle soglie del nuovo secolo. Così gli interrogativi di Voltaire risorgono quando incontrano pensieri fragili.  Il filosofo Herbert Marcuse, che fu l'ideologo dei giovani contestatori negli anni '60, nell'opera l'Uomo ad una dimensione", scrisse che "una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno del progresso tecnico. Si tratta di una libertà che dà solo la possibilità di scegliere tra molti prodotti diversi." La generazione attuale riconosce questo pensiero e non ne fa più una bandiera. E' un fatto che a molti questa situazione sta bene . L'utopia  settecentesca della concordia universale  continua ad infrangersi, anche ai nostri giorni,  contro la realtà in una perpetua battaglia. 

Lo stile del Novecento visto da Aldo Rossi