sabato 23 gennaio 2021

OPINIONI

 OPINIONI             di  Gianfranco Vecchiato

Bassorilievo VI° sec. Giustiniano
Le Opinioni hanno un peso rilevante nei rapporti sociali. A volte sono corrosive e rovinano reputazioni o elogiative e lanciano carriere. Scrisse J.W.Goethe : " si dice che tra due opinioni opposte la verità stia nel mezzo. Niente affatto! In mezzo sta il problema, l'inscrutabile". E che tale riflessione abbia dei fondamenti lo capiamo quando nel campo dell'Arte discutiamo di estetica,  un terreno fertile di polemiche e generatore di contrasti. Se in  economia e in politica le opinioni hanno un peso importante per orientare obiettivi e modificare scelte, nell'Arte si sono consumati inganni, ambizioni, creatività, virtuosismi e  idealità.   Fu durante la grande depressione seguita al crollo della borsa americana nel 1929,  che negli Stati Uniti presero a circolare i sondaggi di opinione, e da allora questo strumento è stato usato in maniera sistematica. Questo tema è quindi rilevante e si manifesta sovente negli scontri fra opposte fazioni, fra "guelfi" e "ghibellini", un antico modello italiano che Dante Alighieri nel VI° Canto del Paradiso, così descrisse mentre incontra l'antico imperatore romano Giustiniano:
Opinioni controverse: Chiesa a Bergamo
"...l'uno al pubblico segno i gigli gialli oppone, e l'altro appropria quello a parte, sì ch'è forte a veder chi più si falli..."
 Le controversie percorsero i primi razionalisti del XVIII° secolo ma una strada fu comunque tracciata.
Il Magistrato Charles-Louis barone di Montesquieu che fu uno dei padri dell'illuminismo francese, nel 1748 pubblicò la sua opera più famosa: "Lo Spirito delle Leggi", che anticipava quei  fondamenti sulla politica, la forma di governo e lo Stato che sono i caposaldi del liberalismo moderno. Da ciò derivano azioni conseguenti. Un esempio nel settore immobiliare  può spiegare alcuni meccanismi psicologici. Quando si scontrano interessi pubblici e interessi privati le norme  amministrative e le regole di mercato spesso confondono i rispettivi ruoli. 
Alpe di Siusi (Bz) Hotel su palafitte : quale opinione?
Vi sono dei princìpi generali che sono stati fissati nelle deontologie delle professioni e in quelle degli architetti italiani è scritto nel preambolo che l'interesse pubblico prevale su quello privato e che ogni singolo edificio porta in sè un pubblico interesse poichè permanendo, modifica un territorio e contribuisce al grado di qualità del suo insieme. Dai tempi di Montesquieu l'importanza della razionalità, tipica delle Scienze, ha reso possibile lo sviluppo della società nel mondo contemporaneo. Quando le dittature  hanno capovolto o ignorato il diritto di libere opinioni, hanno gettato il mondo nel caos. 
Opinioni
Tra i filosofi greci, i "Sofisti" come
Platone
(Raffaello Sanzio: la scuola di Atene)
Protagora, ritenevano che la opinione prevalente fosse un criterio di prima verità, e consideravano che a questa si giungesse sommando le opinioni individuali. Socrate privilegiava il confronto tra opinioni diverse ritenendo che dalla mediazione e dall'accordo fra esse si giungesse ad una "homologhia", ad una intesa che dava più certezza e stabilità alla valutazione individuale. Platone infine pur convenendo, distingueva tra l'amore, la inclinazione o la sensazione per le cose belle, tipiche della opinione e la superiore idea di Bellezza, e cioè per la Verità,  che non conoscendo dubbi, è stabile. Nella professione di architetto occorre discernere tra l'amore per il bello e quella per la Bellezza.  
Contrasti in architettura: il Corviale di Roma
Se si condivide la seconda, quella di Platone, allora si può convenire che nessuna opera di Architettura risieda nella Verità mentre è possibile che nella Opinione, sia considerata "bella", un aspetto per sua natura labile. L'origine di ogni progetto è il prodotto di una idea personale, di una creatività che può portare a risultati apprezzati dalla maggioranza e mai dalla totalità. Non esistendo una fine nemmeno nel progetto d'autore, è normale che rivedendo ad anni di distanza, un progetto realizzato, si trovino difetti, si tenda a ripensarlo in alcune parti,  a ricomporlo, mai
Prato: architetture controverse

soddisfatti pienamente dall'opera conclusa. La nostra opinione cambia con il tempo, con la esperienza, con le circostanze. La storia è ricca di aneddoti. L'architetto Giuseppe Terragni  si vide bocciare un progetto dalla Commissione Ornato della sua città per sei volte, prima di ottenerne la approvazione. Lui cercò di insistere ma i componenti della Commissione espressero opinioni diverse e dovette piegarsi. Carlo Scarpa era noto perchè rielaborava con gli artigiani i suoi progetti, anche in cantiere, correggendoli, insoddisfatto, nella tensione di raggiungere la perfezione estetica che aveva in mente. La pandemia ha divelto molte certezze e questo tempo appare molto incerto sul futuro.  
Nello Stato le
Opinioni: Architettura controverse
Soprintendenze sono rappresentate dai funzionari, che esprimono pareri,  a volte chiudendosi  nelle loro opinioni, tra idee di conservazione, che non permettono contaminazioni tra testimonianze di epoche diverse. E' il loro compito e quella opinione ha un peso a volte definitivo. Accade anche il contrario e cioè che le Istituzioni cambino parere a seconda del colore politico e che  molte persone senza una libera opinione, rinuncino alla loro libertà di scelta. La sensazione peggiore la descrisse  nel libro "De Profundis", lo scrittore Oscar Wilde : "La maggior parte della gente è altra gente. Le loro idee sono opinioni altrui, la loro vita un'imitazione, le loro passioni una citazione". 

venerdì 8 gennaio 2021

IL MITO


IL MITO   
                di   Gianfranco Vecchiato

Il mito di Prometeo
Espressionismo: Max Beckmann (1884/1950)
Il Mito è il terreno della fantasia e dei poeti mentre
la Logica  è il luogo della razionalità con cui, secondo Hegel, la filosofia cerca di penetrare tra le oscure pieghe della Natura. 
 
Per secoli il mito ha prevalso sulla logica creando tradizioni che mescolano le consuetudini, i costumi e le immaginazioni più arcaiche .     
Il Barocco e il Mito
Tra le Arti contemporanee la pittura, già ispiratasi ai classici, si è divisa tra correnti figurative e con l'espressionismo ha sondato tra le lacerazioni interiori viste dalla
 psicanalisi e i traumi sociali del Novecento.  L'architettura ha attinto dai miti e dal logos fino a quando, dopo essersi liberata dalle  superfici è entrata nei  valori dati dai vuoti. La scultura ha disseminato di  figure mitologiche le tombe, i monumenti, le facciate degli edifici. Nel medioevo da un elenco di animali fantastici, un "bestiario", uscivano rappresentazioni di draghi, unicorni, grifoni, leoni alati,
Il Doge e il leone alato simbolo di Venezia e
di San Marco
serpenti, e  altre figure, da incubo o da sogno,  frutto di leggende pagane mescolate a miti cristiani. "La notte della ragione genera mostri" e gli incubi usciti dalla psiche definiti stregonerie furono perseguitati e  usati per  combattere eresie e colpire gli avversari politici.  Si distinse in quell'epoca la figura del santo Francesco d'Assisi che gettò un ponte tra le diverse anime e culture. Egli parlava agli uccelli, ammansiva il lupo, lodava la Natura e chiamava "sorelle" l'acqua, il fuoco e la morte corporale. Il Dio cristiano amava gli uomini e ne seguiva le sorti.
Bestiario: Capitello decorato
S:Francesco predica agli uccelli
La semplicità e la complessità della visione cristiana si confrontò con la razionalità dell'epoca dei "Lumi"  temendo che la Fede ne venisse travolta. 
Invece come sosteneva Sallustio, noi vediamo nel mondo le cose che appaiono, mentre "gli spiriti e le anime si nascondono ".
Valhalla: Il paradiso dei guerrieri nella mitologia nordica
 Il razionalismo ha aperto le menti, ha influito sulla cultura e sulle attività umane:  nelle scienze e in medicina,  nell'istruzione, nelle attività economiche, e anche nella religione. I miti non sono scomparsi, sono rimasti sullo sfondo, pronti a riemergere nella letteratura, nel cinema, nella pittura contemporanea, nel mondo dello spettacolo e a volte anche in politica. Secondo la leggenda, fu Prométeo a donare agli uomini, rubandoli agli Dei, la memoria, la intelligenza ed il fuoco.  Zeus si vendicò lasciando che dal vaso di Pandora uscissero 
 la fatica, le malattie, la fame, la guerra, la violenza, la paura, il dolore e la morte. 
L'uomo contrappose la sua volontà che, secondo Cartesio, non è una pulsione "indipendente" ma una caratteristica "autonoma". La volontà e la libertà sono elementi dei Diritti Fondamentali dell'Uomo. che vennero sanciti il 26 agosto 1789 : 
"Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sulla utilità comune. la Legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Quanto non è vietato dalla Legge non può essere impedito e nessuno può
Arte e Mitologia
essere costretto a fare ciò che essa non ordina".  Per raggiungere la consapevolezza nei diritti serve lo sviluppo della cultura e questa fu frenata da varie resistenze. Si può citare ciò che avvenne nel 
 1807 in Tirolo quando l'obbligo della vaccinazione contro il vaiolo, provocò violenti tumulti nella popolazione, convinta che il vaccino fosse uno strumento diabolico per iniettare nelle persone il "germe" del protestantesimo. Si distinse per fanatismo religioso un sacerdote, padre Joachim Haspinger, che agitava gli animi alla rivolta ritenendo che non spettasse agli uomini immischiarsi in questo modo "con i piani di Dio" ("da es den Menschen nicht zustehe, sich auf diese Weise in Gottes Plan einzumischen"). Un altro capitolo è occupato dalle vicende seguite alle scoperte del Nuovo Mondo. Il XV° secolo fu carico di nuovi miti. 
Gli indigeni pensarono ai colonizzatori come a divinità. Ma qualche anno dopo i conquistadores spagnoli e portoghesi, usando in modo cinico e blasfemo il simbolo della croce, sterminarono i nativi alla stregua di animali, senza rimorsi per le popolazioni Incas e Azteche. Lo fecero in tutti i modi:  con le armi, con i lavori forzati e con le malattie seguite a virus su cui gli indigeni non avevano immunità. Si è scritto che dei 100 milioni di abitanti presenti nel XVI° secolo in America centro meridionale, in due secoli ne rimasero solo  qualche milione. 
Edward Jenner e il vaccino contro il vaiolo
Per
Nascita degli Stati Uniti d'America
compensare quelle perdite umane necessarie come forza-lavoro, si ampliò il genocidio, con la deportazione  di uomini dall'Africa. Gli schiavi furono 1 milione all'inizio del XVII° secolo, saliti a 7 milioni cinquant'anni dopo ed a  17 milioni nel 1750. 
I conquistadores e il genocidio degli Indios
Anche nel nord America corsero miti leggendari. Una epopea in cui si mescolarono pellegrini, avventurieri, indiani, faccendieri, esploratori, cambiò i destini di quelle terre. E questo avvenne all'inizio con pochi mezzi. Solo 120 abitanti furono sufficienti per fondare la colonia della Carolina, ancora meno, 80 persone per il Connecticut, il Delawaer fu fondato con 60 abitanti, il Mississipi  e la Luisiana furono francesi  con qualche centinaio di coloni, il Michigan  fu fondato da 105 coloni mentre bastarono 110 francesi a fondare l'Arkansas. La Pennsylvania fu creata anch'essa da alcune centinaia di persone.

Lucas Cranach il vecchio (1530) L'età dell'oro
Colbert prese l'enorme territorio del Canada, fondando nel 1663 il villaggio del Quebéc con 120 abitanti, mentre gli indiani considerati sempre alla stregua di animali vennero o scacciati o abbattuti. In Europa miti ariani furono alla base di un pangermanesimo carico di rovine e di crudeltà, così come la degenerazione del comunismo riempì anch'esso di miti strutture politiche autoritarie che negavano molti diritti fondamentali di espressione e di libertà.  La Volontà e  l'intelligenza non sorrette dalla morale oscurano le coscienze. Il mondo sta oggi lottando contro una pandemia causata da un virus. Nell'isolamento di questi mesi abbiamo perduto molte certezze.  Non conosciamo il futuro che è proprio degli Dèi, ma possiamo, usando la memoria "donataci" da Prométeo, giudicare ed imparare dal passato e dalla nostra evoluzione. Diceva Albert Camus che "I miti sono fatti perchè la immaginazione li animi" e che per questo non muoiono mai.

Vincent Van Gogh: Notte stellata




venerdì 11 dicembre 2020

IL GIOCATTOLO

IL GIOCATTOLO                  di Gianfranco Vecchiato

Amsterdam/Rijksmuseum: la casa delle bambole
sec.XVII°

La sinfonia dei giocattoli è un'opera di fine settecento attribuita da alcuni ad Haydn, da altri a Leopold Mozart. Si rivolgeva non solo ai ragazzi ma ad una platea che si andava allargando, in quella Vienna multiculturale dove la musica ispirava anche la società in cambiamento. I giocattoli diventavano un soggetto di analisi non solo musicale. La creatività che è un aspetto strutturale nella vita umana, inizia da bambini e si sviluppa anche attraverso il gioco. L'inglese John Locke (1632/1704) fu il primo pedagogo ad affermarne l'importanza nella formazione evolutiva ma tale assunto faticò ad affermarsi nella Inghilterra  metodista dove prevaleva una idea religiosa ed austera di educazione civica e personale che non dava molto spazio ai sentimenti. Fu il dibattito illuminista a spezzare queste barriere e i temi delle libertà individuali coinvolsero anche gli aspetti ludici. Nel 1762 , scrivendo l'Emilio,  Jean Jacque Rousseau sostenne non solo l'utilità ma la funzione positiva del gioco necessaria a procurare divertimento e gioia nei piccoli e negli adulti. 
Questo aspetto veniva messo in relazione con lo sviluppo delle libertà espressive. Il giocattolo fu quindi inteso come un mezzo per formare la creatività e mettere in relazione il mondo interiore con quello esterno. Le complessità delle invenzioni tecniche ed industriali aggiunsero dalla fine del '700, fino a tutto il XIX° secolo, nuove tipologie meccaniche al tradizionale giocattolo, le cui antichissime origini si trovano anche tra le tombe etrusche e dell'antica Roma, come in Cina e in tutti i continenti.  Le idee pedagogiche di Friederich Frobel a metà ottocento, poi di Jean Piaget ed altri,  l'uso educativo nel metodo scolastico sviluppato da Maria Montessori contribuirono alla consacrazione dell'utilità formativa del gioco e del giocattolo: " i giochi dell'infanzia sono i germi di tutta la vita a venire...". Si sviluppò una imponente  industria del giocattolo, specialmente in Germania, in Francia ed in Gran Bretagna, dove nuovi strati sociali chiedevano prodotti sempre nuovi e migliori.
Palazzo Rospigliosi (Zagarolo) Museo del giocattolo
Lanterne magiche, bambole parlanti, giocattoli di latta, meccani, navi, trenini, carrozze e poi automobili, soldatini, piccole case in miniatura, si aggiunsero ai classici giochi dell'oca, della tombola, degli abecedari. Una storia a parte è quella del gioco degli scacchi che ebbe una antica origine orientale, introdotto in Italia attorno all'anno mille. Ritenuto un gioco sottile e nobile venne adottato dalla aristocrazia come elemento di distinzione. Un esempio di tradizione urbana viene dalla città murata di Marostica sulla cui piazza è disegnata una grande scacchiera che ospita ogni due anni dei tornei con persone in costume. Nel 1899 sorse a Brooklin il Children Museum, il primo Museo dei bambini, seguito da un secondo museo che si aprì a Boston; oggi negli Stati Uniti se ne contano circa 300. Gli Stati Uniti sono poi la patria di Walt Disney che rivoluzionò con i cartoni animati il cinema moderno. In quei cartoons i giocattoli si animano di vita
Il soldatino di stagno (Andersen)
propria e  uno dei più noti si ispira alla favola di Hans Christian Andersen, "il soldatino di stagno", dove si immagina che allo scoccare della mezzanotte, i giocattoli nella stanza dei ragazzi  prendano vita e per qualche ora esprimano i loro sentimenti.  In Italia a Genova nel 1998 è stato aperto l'Mper Ebanisteria, che si rivolge al settore dell'intaglio e dell'intarsio, un'arte antica che ebbe in passato grandi tradizioni con la creazione di vere opere d'arte. Un noto esempio è dato dalla "casa delle bambole", capolavoro di miniatura del XVII° secolo che un privato, Johannes Brandt regalò alla moglie Petronella Oortman. L'opera è esposta al Rijksmuseum di Amsterdam. In questo settore l'Italia ebbe ebanisti di fama indiscussa. Nel 2005 in provincia di Roma a Zagarolo è stato aperto nel Palazzo Rospigliosi un museo del giocattolo che è per dimensione il più grande d'Italia. Numerose collezioni private non hanno ancora in Italia un adeguato pubblico e questo settore, che può certamente avere una funzione culturale e pedagogica potrebbe essere un tema per realizzare nuove diverse realtà sui territori di più antica tradizione.  

venerdì 20 novembre 2020

IL MATTONE



IL MATTONE
                 di  Gianfranco Vecchiato

Ricostruzione grafica di Giuseppe Brombin del Castello di Mestre
Tratto da: Mestre trasformazione di una città. Ediz.Uomo d'Ombra
Quando le piazze erano circondate dalla campagna, i ragazzi passavano dai cortili agli  orti e scalavano i vecchi muri in mattoni.  Per arrivare a quel rudere antico vicino ad una trattoria si camminava da un viottolo laterale all'antica torre. In estate mentre dagli alberi frinivano le cicale e le imposte delle case filtravano il sole, quel muro diventava la mèta per osservare dall'alto l'acqua un po' torbida che dal fossato, scorrendo attorno alle pietre che cinsero per secoli il castello e le sue torri, girava poi davanti alle scuole ed entrava in un parco, trasportando paglie di fieno tagliato. Quel mondo raccontato dagli anziani non c'è più ma ne restano tracce tra le case.  Quei mattoni sono rimasti prigionieri nel cortile di una banca, inutilmente dimenticati. Ci fu un tempo in cui il castello, perdute le funzioni di difesa, fu in parte demolito per usarne le pietre come materiali da costruzione. Ma la più grave decomposizione urbanistica si ebbe nel corso del secolo passato, con l'assalto senza cultura di una espansione immobiliare nella indifferenza per la tutela dei monumenti.
Schizzo di nuovo progetto . Notare
il rapporto di scala con la Torre 
Quando iniziò una lenta presa di coscienza molte radici storiche erano andate perdute. Ciò che restava venne generalmente considerato un valore da proteggere e da riqualificare. Come quel muro di mattoni, ad esempio, che avrà una età di circa  900 anni, risalente alla costruzione del  Castelnuovo. Se si pensa che  negli anni della posa di quei mattoni, non era stato ancora scoperto il Nuovo Mondo, il fatto si dovrebbe fare interessante anche per un profano.  E' certamente una cosa modesta, nella Patria delle grandi rovine archeologiche,  ma comunque ai sopravvissuti si dovrebbe rispetto e onore. 
Occorre ricordare che ogni realtà urbana si arricchisce per i rapporti e le gerarchie. In un progetto di percorso pedonale sul perimetro delle vecchie mura castellane, questo reperto farebbe da trait-d'union con altre murature sopravvissute e visibili qualche decina di metri più avanti.   
Ieri e oggi (grafica G.Brombin) tratto da
Trasformazione di una città
Quindi quel muro "prigioniero" potrebbe contribuire a far capire le sedimentazioni della storia presenti in città.  Una occasione di proposta potrebbe essere data da un  intervento edilizio previsto là accanto in sostituzione di un vecchio fabbricato. Sarà realizzato un edificio con 18 appartamenti di lusso. Ma ecco sorgere alcuni interrogativi: intanto l'altezza prevista di 7 piani pare eccessiva per il contesto anche perchè ciò dovrebbe confliggere  con i vincoli monumentali stimando che tale edificio sarà più elevato rispetto all'altezza della Torre medioevale, simbolo della città,  che dista solo 40 passi in linea d'aria. Il Codice dei Beni Culturali e del paesaggio, (D.L.42/2004) che tutela il patrimonio culturale secondo l'art.9 della Costituzione italiana, nei primi articoli definisce che "la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio ed a promuovere lo sviluppo della cultura; sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse archeologico di cui occorre garantire la protezione e la conservazione della memoria; i privati proprietari sono tenuti a garantirne la conservazione."  E quindi 
Il muro prigioniero
Mestre presso le mura (grafica G.Brombin)
da Trasformazione di una città 
Ieri e oggi (Grafica G.Brombin)
sul retro a sin. del fabbricato c'è il rudere 
di  mura del castello
si dovrebbe applicare tutto questo anche al  valore testimoniale di quel rustico e per ora incomprensibile muro.  Quello che si vede non è ciò che resta dopo un bombardamento e  metterlo in relazione con l'intorno darebbe più forza anche al nuovo progetto.  Si spera quindi che questa ipotesi rientri tra le indicazioni progettuali. D'altra parte le 
Mattoni  di mura medioevali
riflessioni sulle trasformazioni avvenute nelle città possono essere aiutate in diversi modi. Uno tra questi proviene dalla lettura di una pubblicazione a tre mani, dovuta alla iniziativa del prof. Corrado Balistreri-Trincanato, del giornalista Pierluigi Rizziato e del grafico Giuseppe Brombin. Si è guardato alla città, mettendo a confronto visivo alcuni luoghi urbani tra il presente e il passato. Disegnando, comparando e sottraendo virtualmente alcuni interventi edilizi realizzati in tempi recenti, il risultato appare sorprendentemente efficace. Si capisce con immediatezza che un piano urbanistico dovrebbe essere esaminato usando anche questa lente che può servire per migliorare le scelte. Oggi si possono ottenere elaborati informatici che non hanno però lo stesso fascino reso da una sapiente grafica. Ed è questo ciò che appare nelle tavole del libro per merito del grafico Giuseppe Brombin. La simulazione diviene un metodo di analisi storica e semantica con cui ripercorre lo sviluppo urbano di qualsiasi città dove abbondano e si perpetuano le incongruenze.  Gli studenti universitari di architettura che poi divengono professionisti dovrebbero dare maggior valore alla conoscenza della storia e non dimenticare che anche le cose che perdurano nel tempo acquistano un'anima. Indagine storica, analisi, discussione e confronto e infine scelta progettuale, questa è la catena che fu sempre proposta dalla "dottoressa" Egle Renata Trincanato. Una figura storica essa stessa nella stagione della rinascita del dopoguerra e tra le generazioni di studenti di allora.  Si può prendere spunto da un semplice mattone,
Antico mattone romano
che è l'elemento fondamentale ed antico, il "lidium" citato e descritto nelle opere di Vitruvio e di Plinio, fatto di argilla frammista a paglia, quel mattone romano che si ritrova ad Altino e poi in nuove forme a Venezia. Esso è stato e resta la fonte di grandi opere durate secoli, bastione e strumento di progresso, parte dell'anima di Venezia e delle nostre antiche case contadine. L'ultimo lembo di un passato remoto, specie protetta, testimone muto.
IL MATTONE  Aggiornamento 26 Luglio 2026:
All'articolo precedente era necessario aggiungere un seguito. Il progetto che era stato presentato a suo tempo e di cui mi ero occupato nell'articolo evidenziava la dissonanza dell'altezza del nuovo intervento che superava quello della vicina Torre Civica, Tale aspetto è stato evidenziato dal parere negativo della Soprintendenza chiedendo la riduzione di un piano dell'altezza del progetto. La contrarietà della Soprintendenza aveva condotto alla rinuncia al proseguimento dell'investimento da parte dei costruttori e la rimessa sul mercato dell'immobile condizionato dalla approvazione del progetto. In tempi recenti altri imprenditori hanno acquistato l'immobile e presentato un progetto che prevede il rispetto della altezza esistente, la demolizione del vecchio fabbricato e la costruzione di un nuovo edificio residenziale per 18 appartamenti con caratteristiche di pregio. Si è affermato, attraverso la presentazione di una SCIA, cioè della segnalazione certificata di inizio attività, che il progetto presentato è compatibile con il contesto.  Sono ora in corso le opere di demolizione. Resta però il quesito se sia stata considerata e in che modo, sia dai costruttori che dalle Autorità preposte, che l'interessante e ingombrante vicinanza del moncone di mura antiche rende possibile che qualche  traccia del perimetro delle mura castellane sia rimasto sotto il terreno. Può essere che nella costruzione eseguita dalla Banca negli anni '60, quanto esisteva dei lacerti lapidei, nello scavo delle fondazioni  e del caveau della banca, sia stato sbrigativamente eliminato, ma non è detto. Quello che invece appare necessario è che giunti a livello di fondazioni si esamini con cura cosa e se esista ancora di tali reperti. Una condizione di cautela che dovrebbe essere stata richiesta anche dalla Soprintendenza e che dovrebbe figurare nella relazione accompagnatoria dell'intervento esaminato e quindi non ostacolato dagli uffici comunali della Edilizia Privata che del progetto hanno preso atto.  Il cantiere dovrebbe in sostanza tenerne conto ed adattarsi ad eventuali ritrovamenti forse con una variante in corso d'opera. E' già accaduto anche nel restauro della vicina ex scuola E.De Amicis, con il ritrovamento di mura e di evidenze della preesistente vecchia villa.  Un altro capitolo attende quindi risposte sperando non insofferenti alla storia. Uno storico locale di eccezione come Sergio Barizza , che nei decenni ha svolto ricerche su tutta la storia di Mestre ed ha creato e dato dignità ad un archivio storico prima nella sostanza inesistente e che oggi il Comune conserva quasi con fastidio  in un deposito mescolato con le pratiche edilizie, si domanda perchè questa città faccia così fatica a far germogliare il seme della Memoria come punto di partenza per ogni operazione urbana ed edilizia. La risposta è che forse a troppi interessi diffusi questa cosa crea problemi perchè rallenta investimenti. E' una visione ancora molto diffusa a Mestre che ha conosciuto negli anni del saccheggio edilizio degli anni '50/'60 molte giustificazioni in nome di un malinteso sviluppo e modernità urbano. E' una prospettiva, nonostante decenni di discussioni in città, non del tutto scomparsa. Sarebbe un grave arretramento se la memoria venisse considerata dai contemporanei priva di interesse per i posteri. Ma forse come sosteneva Ennio Flaiano per giudicare i contemporanei non bisogna essere contemporanei mentre, sosteneva Tristan Bernard, la posterità potrebbe sbagliarsi anche lei...

 





mercoledì 21 ottobre 2020

L'ESTRO ARMONICO

 L'ESTRO ARMONICO            di  Gianfranco Vecchiato


L'
      Enzo Mari: Vaso Pago-Pago 1969
estro armonico è il nome con il quale Antonio Vivaldi raccolse dodici suoi celebri concerti. E il musicista spiegava che in quelle sue opere aveva cercato la sintesi fra due  opposte pulsioni: la fantasia o estro che tende a esprimersi liberamente, senza vincoli e l'armonia che invece  costringe e conduce a seguire regole precise. In questo stesso modo si possono considerare le opere e la vita di due artisti che furono anche marito e moglie: il designer Enzo Mari  e  Lea Vergine critica d'Arte. Entrambi scomparsi a distanza di un giorno a causa del Covid. Enzo Mari, classe 1932, 
ha attraversato il periodo migliore dell'Italia contemporanea, come protagonista di quell'italian style  che fu segnato da persone come Bruno Munari, Ettore Sottsass, Joe Colombo, Vico Magistretti, Paolo Lomazzi, Gillo Dorfles. 
Enzo Mari 1932/2020
Apparteneva anche Mari alla schiera di artisti che hanno saputo trasferire negli oggetti  una visione ed un impegno sociale. Per Mari questo impegno fu  presente nei suoi studi di psicologia della percezione virtuale, con cui portava nel suo lavoro, nei  processi industriali, poesia e metodo. Un amico e protagonista come Alessandro Mendini disse " Mari è la coscienza di tutti noi".  Come insegnante portò ai suoi studenti nelle aule universitarie questo messaggio: "l'Utente non è un consumatore passivo ma diviene il fruitore di un oggetto e quindi di un processo in cui ha parte attiva". Questo rispetto per l'acquirente lo portava ad accusare il "marketing"  per aver deturpato lo scopo del design che si era trasformato, ma anche lasciato trasformare,  da strumento creativo a semplice interprete di tendenze". A chi lo voleva ascoltare  
Lea Vergine critica d'Arte
suggeriva di considerare "l'etica" come un obiettivo essenziale in ogni progetto. Non da meno la moglie Lea, straordinaria critica d'arte,  che espresse in una intervista una convinzione condivisa da Mari e cioè che  l'arte è "importante perchè non è necessaria. E il superfluo è ciò che ci serve per essere un pò felici." Scrisse testi di successo come "Il corpo come linguaggio" e "l'Arte in trincea. Lessico delle tendenze artistiche". Queste due persone controcorrente si completavano per le loro grandi capacità introspettive, fattori quanto mai necessari in epoche labili come la nostra. Ho preso tra le mani un oggetto  di Enzo Mari che ho in casa. E' un vaso in ABS dal nome Pago-Pago, che fu disegnato nel 1969 ed entrò in produzione nel 1972.  La caratteristica è che può essere usato sia dritto che capovolto, così da cambiare aspetto estetico a seconda delle esigenze del momento. In questa intuizione c'è lo spirito di Mari: l'oggetto non è passivo ma interagisce con l'utente
e si adatta secondo opportunità e movimenti.  Si dice spesso che chi muore lascia un vuoto. E  questo è  il caso perchè il suo era il mestiere di un uomo in ricerca, non solo nelle forme ma sul senso delle cose. Guardando i suoi oggetti si potrà ricordarlo insieme
 alla schiera di tutti coloro che hanno seminato nel tempo tra i colori, le sedie, i tavoli, i manifesti, le case e gli spazi vuoti. E' anche così che Alvar Aalto, Le Corbusier. Mies Van der Rohe, Gropius, Scarpa, Rossi, Wright e tanti altri, sopravvivono tra gli oggetti da loro creati e che fanno parte di migliaia di abitazioni.  
Il design si è innalzato ad Arte portando la semplicità, la funzionalità e il carattere dell'autore. Quell'oggetto attenderà sempre che uno sguardo o una mano, evochino un ricordo e provochino mute  emozioni  in chi lo possiede. Quando ciò accade è
 un sentimento che  si rinnova nel tempo trasformandosi in estro armonico. Un messaggio e un testamento.





martedì 20 ottobre 2020

STRAPAESE


STRAPAESE    
di    Gianfranco Vecchiato

Leo Longanesi (1905/1957)
Sull'onda del nazionalismo saldato sulle tradizioni e sul motto di
"Dio, Patria e Famiglia", si scontrarono durante il fascismo due movimenti letterari che assunsero  nomi stravaganti: "Strapaese" e "Stracittà".  L'inedita frattura che si creò nel mondo professionale per i nuovi piani urbanistici che squarciavano i centri storici, produsse nel ventennio critiche se pur blande, verso alcuni settori del regime.
Tale divisione rimase anche nell'Italia repubblicana  tra  conservatori e  progressisti ma furono spesso questi ultimi  a dover difendere sul piano culturale il valore delle preesistenze dagli sventramenti della speculazione  immobiliare. In quegli anni gli aderenti a " Strapaese" si impegnarono per difendere  il carattere rurale e paesano prevalente nella società italiana di allora, contrastando l'esterofilia e le idee di modernità ritenute  dannose per la integrità della Nazione.
Paesaggio italiano
L'associazione voleva "promuovere una civiltà cattolica, non bigotta, rurale, tradizionalista e anti urbana." Proponeva l'uso dell'Arte per agire sulla società e per sostenere una idea di "fascismo" non dittatoriale.  Leo Longanesi che fu scrittore, giornalista e disegnatore,  e tra i giovani animatori del movimento culturale, nella prefazione alla sua rivista "l'Italiano" scrisse: " I popoli nordici hanno la nebbia, che va di pari passo con la democrazia, con gli occhiali, col protestantesimo, col
Borgo lombardo
futurismo, con l'utopia, col suffragio universale, con la caserma prussiana, col cattivo gusto, con i cinque pasti e la tisi Marxista. L'Italia invece ha il sole e col sole non si può concepire che la Chiesa, il classicismo, Dante, l'entusiasmo, l'armonia, la salute filosofica, il fascismo, l'antidemocrazia, "Mussolini". Il fondatore di Strapaese che fu il toscano Mino Maccari, veniva da terre dalla tradizione verace che coltivava sentimenti anti intellettuali e anti borghesi. L'americanismo, ma non la letteratura americana,  fu avversato in quanto materialistico, mercificante e corruttore di costumi. Strapaese si battè anche contro la distruzione degli antichi borghi medioevali nei centri urbani e contro l'architettura razionalista vista estranea allo spirito dei luoghi. Una battaglia quest'ultima, non vinta.
Si cercava di modificare l'avanzante Novecento, salvando insieme ad una Italia cortigiana e aristocratica, anche quella fatta di campanili e di sagre di paese
,  mescolata tra l'eroismo d'annunziano e il paternalismo provinciale che fu in seguito ben rappresentato nelle pellicole di Federico Fellini e nel genere di "commedia all'italiana". Mentalità e modi di vivere imperniati sull'individualismo e sull'estro personale, sono caratteristiche nazionali, feconde a volte di eccentriche genialità. L'urbanistica  vide il successo di "Stracittà", che aveva visioni opposte e che contava su illustri architetti come Piacentini, Terragni, Libera, Mazzoni. Persiste ancora oggi un'area di provincialismo nella società italiana che si è modificata dagli anni '60  con l'industrializzazione e l'abbandono delle campagne. Longanesi se ne lamentava ma morì troppo presto nel 1957, per vederne gli effetti più radicali. Sostenne fino alla fine che: "La miseria è ancora l'unica forza vitale del Paese e quel poco o molto che ancora regge, è soltanto frutto della povertà. Bellezze dei luoghi, patrimoni artistici, antiche parlate, cucina paesana, virtù civiche e specialità artigiane, sono custodite soltanto dalla miseria. Perchè il povero è di antiche tradizioni e vive in una miseria che ha
Razionalismo italiano
antiche radici in secolari luoghi, mentre il ricco è di fresca data, improvvisato. La sua ricchezza è stata facile a volte nata dall'imbroglio, da facili traffici o imitando qualcosa che è nato fuori di qui. Perciò quando l'Italia sarà sopraffatta dalla finta ricchezza che già dilaga, noi ci troveremo a vivere in un Paese di cui non conosceremo più nè il volto nè l'anima". Il problema acutamente e ruvidamente sollevato da Longanesi, quello di comporre una società in cui possano convivere tradizione e modernità, quello dove, come Egli denunciava, si preferiva alla manutenzione la inaugurazione. Non sono temi passati nè solo italiani  e riconsiderarli aiuta a spiegare quei salti culturali altrimenti incomprensibili  sui 
Roma: sventramenti nel centro storico anni '30
territori e nella vita quotidiana. Scrisse ancora Longanesi:" Noi italiani siamo il cuore d'Europa, ed il cuore non sarà mai nè il braccio nè la testa: ecco la nostra grandezza e la nostra miseria".  Di se stesso disse: "Sono un uomo inquieto uscito da una famiglia quietissima".  A distanza di tanti anni quei pensieri ci interrogano sul nostro tempo,  difficile e oscuro. Non c'è nostalgia per la miseria  ma per la semplicità e per le tradizi
oni, che  danno senso al passato e al futuro. Quelle tradizioni, secondo Jean Léon Jaurés che non consistono " nel mantenere le ceneri ma nel mantenere viva una fiamma".
Tipi di edilizia popolare detestati da Strapaese