martedì 6 ottobre 2026

SEPOLCRI

SEPOLCRI           di    Gianfranco Vecchiato  

Cimitero di Sant'Anna Trieste
Correva l'anno 1807 quando il poeta Ugo Foscolo pubblicò una lirica divenuta famosa.  Ispirato dai sepolcri, i luoghi dove ogni comunità conserva la memoria dei propri abitanti, aprì i suoi sentimenti, le malinconie e  le incertezze cresciute in lui dopo la perdita  della sua Patria, Venezia, abbattuta dai francesi  nel 1797 e poi ceduta all'Austria. La morte lo colse a meno di 50 anni il 10 settembre 1827 ma lasciò l'esortazione agli italiani del suo tempo di scuotersi dal degrado morale e dalla apatia politica che li divideva da secoli in frammenti. Le idee illuministe e il romanticismo letterario che permearono Foscolo, si nutrirono di  sentimenti  radicali che lo condussero a non concepire la trascendenza verso un Dio ignoto facendolo invece approdare ad un pessimismo "cosmico" mitigato solo in parte da pulsioni  ideali verso la bellezza e i valori racchiusi nella memoria. L'Arte assunse, per queste sue convinzioni, un ruolo di contrasto all'oblio della morte. Diverse di tali analogie si ritrovano in altre personalità di quel tempo come Giacomo Leopardi,  Lord Byron, Friedrich von Hardenberg,  Heinrich Heine, Charles Baudelaire,  Michail Lermontov. Quel secolo di grandi rivoluzioni dove irruppero nella storia "masse" di persone senza volto, fino ad allora non considerate, rese stridenti i pensieri delle èlite rispetto ai bisogni del popolo. Tuttavia la storia si mosse su binari diversi a seconda dei luoghi e delle società. Fu il caso, in  quegli anni dell'Ottocento, di un'altra città adriatica, Trieste che, al contrario di Venezia, era in progressiva espansione economica e in fermento culturale. Privilegiata per posizione geografica come punto di incontro fra diverse  lingue, religioni, traeva forza dal suo miscuglio etnico pur se attratta dalle vicende italiane e attraversata da crescenti correnti irredentiste. 
Mentre Trieste dunque  mutava urbanisticamente, prese avvio nel 1825 il progetto del cimitero cattolico dove si sarebbero raccolte nel tempo sequenze monumentali e artistiche di assoluto rilievo imprimendovi la memoria di eminenti famiglie triestine. Nelle vicinanze a questo vi sono anche altri cimiteri per i fedeli di rito Greco Orientale, per gli Evangelici e gli Anglicani,  per gli Islamici e  per gli Ebrei. Questo insieme ha generato una eterogenea singolare struttura urbana dei luoghi di sepoltura. Caso singolare nel panorama italiano ma non nella Mittelleuropa a cui Trieste apparteneva. Visitandolo si coglie il mutamento avvenuto  nel tempo del profilo orografico urbano circostante dove in origine si stagliavano le ondulazioni del Carso tra pietraie e foreste, avendo dinanzi il mare come sguardo all'infinito. La città è cresciuta negli ultimi 80 anni trasformata dalle vicende storiche dello scorso secolo e che ancora la cingono come una corona di spine. Quando nel 2025 si sono celebrati i duecento anni dalla creazione del Cimitero Monumentale di Sant'Anna, alcune vicende, mai dimenticate,  sono riapparse nella memoria collettiva. Camminando e osservando 
tra i viali del cimitero, in ossequioso silenzio, quanto si incontra,  sale la convinzione di come qui siano impresse le stimmate della sua storia civile. Le straordinarie sequenze di famiglie che con altre comunità formavano l'ossatura della fiorente borghesia cittadina formano in questo luogo le radici della pur diversa attualità.     Tra innumerevoli pietre, statue, lapidi, sculture,  obelischi, spazi aperti e cipressi,
Lapide sulla tomba di Italo Svevo
si possono intuire migliaia di diversi racconti che sorprendono il visitatore. Qui si intrecciano i nomi di celebri scrittori, di artisti, di scienziati, di imprenditori, di uomini e donne del loro e nostro tempo, che paiono allontanarsi da un presente fattosi così diverso. Il tempo immutabile che  manifesta  la sua presenza spogliando lapidi, sbiadendo nomi, fessurando pietre,  si accompagna alla memoria. Mentre si  susseguono allegorie di ogni tipo, angeli piangenti,  aquile cadute, busti marmorei, sguardi fieri,  si ricompongono frammenti di  una identità urbana e civica forse indebolita ma qui ancora evidente. Una guida illustrata indica la collocazione delle grandi tombe monumentali, di alto valore artistico e i nomi di personalità qui sepolte. Ho cercato e trovato quella di Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, lo scrittore che rappresentò la cultura europea, italiana e austriaca, portandolo ad indagare i tormenti esistenziali di società prive di valori profondi. Il presente e il passato in Svevo si intrecciano facendone una sorta di istintiva guida virgiliana nel Cimitero Monumentale. La sua è una tomba di famiglia semplice,  costituita da una piccola cappella che ospita le spoglie di questo grande della letteratura e di sua moglie. In altre zone si leggono i nomi dello scrittore Umberto Saba, del regista Giorgio Strehler, della scienziata Margherita Hack, di inventori, architetti, storici, militari...  In una parte più defilata,  un'aquila in bronzo sovrasta e si aggrappa ad una tomba. Mi avvicino e leggo. E' quella di un vecchio soldato pluridecorato che partecipò a tutte le battaglie napoleoniche:  Bartolomeo Bertolini morto il 23 gennaio 1871 all'età di 105 anni. Il suo spirito indomito pare voler continuare la lotta col tempo e con la morte.
Nella sua lapide  sta scritto che fu presente nei campi di battaglia dall'Egitto alla Moscova, da Austerlitz, a Wagram e infine a Waterloo. L'aquila veglia sulla pietra inclinata dal tempo, quasi in attesa di spiccare ancora il volo.  L'architettura ha un ruolo importante nelle espressioni culturali. Gli antichi filosofi greci suddividendo la vita in tre periodi osservavano: il tempo presente è breve, il tempo futuro è dubbioso, il tempo passato è certo. Perciò la Memoria è l'unica realtà che collega il passato al presente ed al futuro. E' un fondamento della nostra natura umana. Mentre nelle metropoli i luoghi di sepoltura stanno riempendosi di piccole urne che contengono le ceneri dei defunti,  i cimiteri monumentali come questo di Trieste divengono luoghi da visitare con rispetto, con attenzione e con approfondimento storico. Come si fa entrando in un Museo. L'informatica oggi  mette a disposizione strumenti con i quali potrebbero essere raccontate le storie familiari più rilevanti. Nel bicentenario dalla sua fondazione, sono stati indicati percorsi tematici ed otto itinerari artistici e culturali. E inserite nel percorso 10 tombe descritte come mirabili per valore artistico. Dopo essere uscito ho riletto un  pensiero dello scrittore triestino Claudio Magris che espresse dopo aver visitato il "Cimitero del Bosco" a Stoccolma, progettato nel 1915 dagli architetti Erik Gunnar Asplund e Sigurd Lewerentz e completato nel 1940. Si tratta di una grande opera dal valore paesaggistico che nel 1994 è stata inserita nel patrimonio dell'Unesco. Scrisse quindi Magris: " Qui la morte sembra uguaglianza, fraternità, naturalezza di un evento familiare e ovvia come respirare, dormire, camminare e che non conosce distinzioni e gerarchie e ignora la pompa funebre".  In questo il cimitero di Trieste è molto diverso, quasi opposto a quello di Stoccolma. Qui le tombe gareggiano in diversità e magniloquenza, interpretando una visione molto terrena ma anche grandiosa della morte. Nella cultura svedese si risponde col sentimento luterano, intimo, sobrio, immerso nella Natura e uguale per tutti. Il principe Antonio De Curtis in arte "Toto'"  espresse questo stesso concetto in una sua celebre poesia "A livella" scritta nel 1964: " ... la morte non guarda la tua eleganza, nè il tuo blasone, Marchese mio! 'A morte 'o ssaje cos'è? ... E' una livella..."  Ma questo fatto anche tutti coloro che proposero quelle tombe monumentali, con statue e cappelle lo sapevano e  che il silenzio sovrasta le pietre. Ma  le pietre parlano con l'Arte  e come sosteneva anche il Foscolo,  essa ha il pregio di essere immortale!



Nessun commento:

Posta un commento