martedì 4 aprile 2017

SONDAGGI

SONDAGGI    di Gianfranco Vecchiato



Dusseldorf. Frank Gehry . Edificio residenziale
The Crooked House a Sopot (Polonia)
Arch. Jan Marcin Szancer
Il sondaggio è uno strumento statistico con cui si raccolgono risposte da persone, che vengono scelte per "campioni" rappresentativi per composizione sociale ed età. Aiuta a capire quali siano  le opinioni prevalenti su argomenti di diversa natura. Si è diffuso in diversi  settori: dai prodotti commerciali alla politica ed a costumi sociali. Si ritiene di dover capire  le reazioni prevalenti in società sempre più complesse ed interdipendenti. Si è giunti a dei sondaggi consultivi tra la popolazione ed a referendum per decidere questioni attinenti la controversa realizzazione di progetti edilizi ed urbanistici Tra i casi è noto quanto avvenuto in Svizzera, dove un paese del Canton Ticino ha respinto un progetto dell'architetto  Mario Botta  che alterava per altezza, lo sky line del paesaggio ed è avvenuto a Padova dove è stato respinto da una consultazione popolare, un progetto dell'architetto Vittorio Gregotti per motivazioni analoghe.  Qualche volta i sondaggi hanno indagato sulle opinioni estetiche provocate dalla costruzione di un edificio o per la realizzazione di una piazza o un intervento urbanistico complesso. Sono le strutture amministrative,i consigli comunali e di quartiere, le Commissioni di Ornato e quelle Paesaggistiche, che dovrebbero garantire risultati anche estetici formati da qualità, inventiva, equilibrio e rispetto per l'ambiente.  Purtroppo mentre spesso i cittadini poco informati,  subiscono condizionamenti dai media televisivi o dai giornali,  la classe professionale non aiuta un confronto diffuso su tali argomenti.  Si esaminano aspetti culturali diversi e a volte rigide distinzioni ideologiche. A volte dei giornalisti con le loro inchieste denunciano le storture del sistema, dove è diffusa una scarsa trasparenza degli atti pubblici nella vita quotidiana. E' la corruzione il cancro che si è diffuso in vasti settori economici che sono paralleli a quelli ufficiali, dove operano malavita, ambienti deviati sia in politica che in economia. Si emarginano strati sociali più deboli e non si difende l'azione dello Stato. Questo ha bisogno di persone che siano pronte al consenso per tali degenerazioni in cambio di favori. Nella vita quotidiana 
Container City  Londra  2002
Studio Urban Space Management
come e cosa condiziona le Opinioni Pubbliche ? Il Sondaggio come strumento di analisi nacque non casualmente negli Stati Uniti. Nazione che già agli inizi del XX° secolo cresceva a ritmi economici elevati e con costumi sociali più innovativi rispetto alla vecchia Europa. Si rivolse al settore economico che  evolveva nella economia di massa e con l'espandersi del "suffragio universale" si diffuse gradualmente  nel resto dei paesi democratici. Il primo sondaggio di carattere scientifico è datato 1930 e fu realizzato negli Usa da George Gallup che poi fondò nel 1935 l'American Institute of Public Opinion. In Italia il primo sondaggio si ebbe nel dopoguerra quando nel 1946 si votò per la Monarchia o la Repubblica. La società creata allora con il nome di Doxa, dal greco "opinione", è tutt'ora fra le prime operanti in Italia. Oggi il sondaggio è uno strumento usato sempre più spesso e su tante 
Mushroom House  Cincinnati USA
2006 Arch. Terry Brown
 questioni. In Architettura si ebbero
Manchester  G.B. 2007
Civil Justice Center

Studio D.Corker Marshall
tentativi di valutarla con un pensiero critico in diverse occasioni. Si ricorda il Journal of the AIA del 1948, Architectural Record nel 1956, AIA Journal nel 1976. Ma questo argomento si presta male ai sondaggi perché non c'è una coerenza metodologica fra i diversi dati e l'esito è quindi limitato alla osservazione su aspetti molto soggettivi di natura estetica. Anche fra storici dell'Arte e fra psicologi dell'abitare continua ad esserci una separazione tra universi distinti. Mentre il critico d'Arte deve sostituire alla lingua naturale una sorta di lingua schematica strutturata su ordini di preferenze,
 con l'analisi di psicologia sociale si coinvolge il territorio e i bisogni fondamentali più che quelli estetici. Ogni tanto qualcuno cerca di stilare una classifica degli edifici più interessanti costruiti nel corso degli ultimi 50 anni. Di recente alcune scuole hanno affidato agli studenti l'esame di
The Basket Bulding -Ohio-USA
Un gigantesco cestino
centinaia di edifici realizzati, utilizzando

State Center Boston
Arch. Frank Gehry 
 l'informatica e riviste di settore. L'esito è stato un po' sorprendente perché  molti giudizi appare indubbio che che siano stati attirati dalle forme strane od originali di alcuni fabbricati. Altri hanno guardato ai materiali ed ai colori. Quasi mai si è andati a verificare la qualità dello spazio interno, quello che sta dentro ai fabbricati, dove si vivono le relazioni personali quotidiane e che fa da  contrappunto allo spazio esterno, nel quale si svolgono i rapporti comunitari. Contravvenendo ad una regola dell'architettura moderna, si è approdati ad una idea di architettura come "prodotto" pubblicitario di consumo, più che ad uno strumento di utilità e di relazione artistica e sociale.
Aqua Bulding Chicago 2
2009  Arch. Jeanne Gang
C'è quindi molto da fare non solo a livello scolastico e professionale, per richiamare il senso di un mestiere che sembra aver perduto molti dei suoi valori fondativi. Preoccupa infatti che l'Architettura non abbia saputo ricavarsi nuovi spazi di autonomia nel pensiero economico e che l'azione delle cosiddette "Archistar"  abbia contribuito a peggiorare tale deterioramento culturale.
Le immagini dei testi sono tratti da un sondaggio che ha classificato  100 architetture considerate "più belle"  a livello internazionale. Viene spontanea una domanda: sono le architetture più belle o quelle più strane? E i valori estetici cosa debbono comunicare ?  All'architettura serve analisi disciplinare e  metodo progettuale, alla società ed ai sistemi urbani, servono forme con nuove tecnologie, ai territori risposte ai bisogni e all'ambiente un progresso sostenibile.
Padiglione dell'Aragon 2008 (Expo)
Arch. Daniel Olano


Edificio Mirador- Madrid 2005
MVRDV e arch.Bianca Lleò
156 alloggi e apertura a 36 m.di altezza con giardino
e belvedere
Edificio scultura a Vienna 2006
Artista Erwin Wurm
City Hall  Londra 2002
Arch. Norman Foster
Hotel Unique - S.Paolo del Brasile
Arch. Ruy Ohtake
Scuola di Design a Toronto
The House in the Clouds - Suffolk G.B.

                                                                         
Romania
Il nuovo sopra il vecchio!
Jockey Club Innovation Tower
Università di Hong Kong 2007 Arch.Zaha Hadid


giovedì 23 marzo 2017

LA COLONIA

LA COLONIA                      di   Gianfranco Vecchiato




Asolo: Colonia Alpina "Città di Mestre"
Anni lontani e simboli di altre generazioni vengono raccontati in ciò che resta di  edifici spesso abbandonati che resistono al tempo: le Colonie. Queste strutture ebbero origine fin dall'800 e sorsero per scopi sanitari e  benefici, rivolti specialmente ai ragazzi appartenenti a famiglie povere. Nel 1822 fu costruita la prima struttura di questo tipo a Viareggio, sotto il Granducato di Toscana. In seguito,  se ne aggiunsero altre specie lungo le coste romagnole e tirreniche. Sorsero per iniziative pubbliche ma anche private e di Enti religiosi. Durante il fascismo con la politica sociale del regime verso la gioventù e a sostegno delle famiglie proletarie, ebbero un ulteriore forte sviluppo.  Se nel 1927 i ragazzi che trascorsero un periodo estivo in colonia furono circa 54mila, nel 1938 raggiunsero il numero di oltre 770mila, distribuiti in 4357 
Colonia Agip 1939 Arch. G. Vaccaro
strutture, prevalentemente marine ma anche alpine e lacustri, sparse sul territorio nazionale.  In quel periodo diversi architetti ebbero modo di esprimersi con varie forme  e stili tentando di tradurre in modernità razionalista, quanto voluto dal Regime. Una occasione che raramente si ripropose nei decenni successivi. Tali progetti hanno lasciato molte testimonianze di qualità formali. Ogni tanto la cronaca si interessa di quegli edifici dismessi e diventati ruderi abbandonati. Essi restano testimoni di un'epoca aspettando invano un riuso difficile e costoso. Le mutate condizioni sociali, economiche e culturali influirono sugli scopi  istituzionali delle Colonie, finché alla  fine degli anni '60, giunsero ad una crisi progressiva che portò  molti di esse alla chiusura.  Alcune colonie mantengono ancora oggi  funzioni di sostegno sanitario e civico. Tra tante loro storie, ho incrociato quella della "Colonia Alpina Città di Mestre" che sorse ad Asolo nel 1925. Posta tra le sinuosità collinari che hanno sullo sfondo il massiccio 
Colonia fluviale "R.Farinacci" 1937
del Grappa, sotto alla Rocca medioevale, la Colonia venne realizzata trasformando ed ampliando una vecchia Villa,  per iniziativa della Associazione Industriali di Porto Marghera e di altri benefattori privati.  In quei luoghi la Grande Guerra ebbe il suo epilogo. Il giorno della inaugurazione risuonarono ad Asolo le parole di una canzone di qualche anno prima : " Monte Grappa tu sei la mia Patria, sei la stella che guida il cammino..."   Sono terre che tra il 1489 e il 1510, ospitarono l'esule regina di Cipro, Caterina Cornaro alla cui corte giunsero letterati ed artisti, dal Bembo al Giorgione. Ancora oggi chi giunge ad Asolo cerca di  respirare aria d'altri tempi. Ma nel caso della ex Colonia ci si trova dinanzi alla fissità dell'oblio. Sono tornato per vedere cosa restava di un complesso che poteva ospitare oltre 300 bambini  e del cui recupero e restauro mi ero occupato  agli inizi della mia professione. Giace abbandonata in un'area coperta di sterpi e di v
Colonia Novarese  a Rimini 1934 Ing.Peverelli
egetazione, su un'area in cui un tempo giocavano i ragazzi. Il cancello, arrugginito, segnala che non è stata da anni  più visitata da nessuno. Da tempo si parla di piani di riuso, per anziani autosufficienti, per resort di qualità, per  finalità sociali. Invece molte di esse cadono a pezzi mentre attorno a loro si continua a costruire togliendo terra agricola e mortificando il paesaggio. 

Scorrendo le cronache troviamo la colonia dei Figli degli italiani all'estero a Cattolica, che fu disegnata da Clemente Busiri Vici, che ora  ospita l'Acquario Le Navi e la Colonia la Varesina di Milano Marittima con la maestosa rampa,  ridotta a poco più di un rudere sulla spiaggia. Il  complesso di Calambrone in Toscana e la Fara a Chiavari.  La torre Fiat, quella ex Montecatini, quella dell'Agip... Le colonie furono occasioni per sperimentare il linguaggio architettonico in chiave funzionalista e razionalista mentre oggi il loro abbandono testimonia la decadenza dell'attenzione nel nostro tempo. 

Colonia Varese a Cervia  1937 Arch. M.Loreti
L'Architettura si spegne quando viene dimenticata dai contemporanei ma resta ad illuminare la storia con gli errori e gli ideali di chi la pensò con gesto creativo. In questo modo supera le ideologie e non può offendere pur se  ispirata da ciò che non c'è più.  Resta una testimone muta che, mentre suggerisce degli obiettivi per il futuro, 
accusa i nostri  deboli conti con il passato. Le ragioni e l'interesse per un loro riutilizzo non mancano, specialmente in chiave turistica e ricettiva o di centri di studio e di incontro culturale.  

N.B. A qualche anno di distanza da quando ho scritto questo articolo, oggi, 1 marzo 2021, mentre stiamo attraversando una lunga fase di pandemia, rifletto su come questi eventi stiano indicando che anche per le ex colonie abbandonate vi sarebbero spazi di riuso per nuove utilità e funzioni. Non solo per scopi sanitari ma anche per  recuperare quel rapporto con l'ambiente che il turismo di massa ha interrotto. 
Colonia a Cattolica Arch. Busiri Vici 1938


Torre "Balilla" o torre Fiat. 1933
Marina di Massa  Ing.V.Bottino


Colonia ex Montecatini 1939
Milano Marittima Arch. E Faludi


 

martedì 7 marzo 2017

L'IDEA

 

L'IDEA             di Gianfranco Vecchiato

Le idee secondo Platone sono "disegni della mente". Una fonte  che alimenta la coscienza dell'umanità. Su di esse si sostengono materia e pensiero, originando quel senso del "Bene" che le  può trasformare in uno strumento dal valore morale. Immanuel Kant le ritenne una categoria della ragione, e nell'epoca dei "lumi" le idee fecero da innesco a cambiamenti rivoluzionari e ad evoluzioni nella scienza e nella religione, che dovettero incrociarsi con i pensieri di Voltaire. Ai nostri giorni le idee, quando sono "creative", interessano l'economia ma sostengono anche una nuova visione della filosofia. Il XX° secolo ha dimostrato che quando le idee  sono state utilizzate per fini immorali, hanno rivelato la loro tragica fragilità e distruttività. 
Nuovi strumenti tecnici ed informatici hanno aumentato le possibilità creative aprendo dinanzi a noi, nuove frontiere. Il Novecento è ancora presente fra noi. Sbiadito progressivamente dall'avanzare delle nuove generazioni. Ci lascia animati dal fuoco interiore dei nostri pensieri,  dalle emozioni collettive che si manifestano nei simboli e nei segni. L'Architettura tra forme ibride d'arte e di tecnica, dovrebbe essere il regno dei creativi, ma spesso ha assunto il carattere di una rinuncia al suo ruolo. Tra i mestieri che non potrebbero sopravvivere senza la creatività c'è il mondo della grafica.  E' 
un settore in perenne evoluzione. Considerato a lungo come marginale nell'arte, ha  avuto fin dalle
origini un ruolo importante come strumento utile per le vendite di mercato. La grafica è  stata usata nella propaganda politica nella scuola, nei settori  della moda fino  all'arredo urbano come mezzo di  informazione moderno nelle città. In Italia si sono espressi grafici di ottimo livello. Tra gli imprenditori che più li utilizzarono per il   loro settore, vi fu Adriano Olivetti, che anzi li riteneva dei protagonisti nella rivoluzione della comunicazione commerciale.  La macchina da scrivere divenne una modella, ispiratrice di artisti importanti quali: Marcello Dudovich, Giovanni Pintori, Costantino Nivola, Leonardo Sinisgalli, Piero Bottoni, Marcello Nizzoli, Paul Rand, Leo Lionni, Ettore Sottsass. Grafici e creativi. Una retrospettiva che è stata dedicata qualche tempo fa,  a Giovanni Pintori, ha aperto una finestra sul periodo che va dagli anni '30 alla metà degli anni '60. 
Questo artista, nato nel 1912 in Sardegna e scomparso nel 1999 a Milano, è considerato il Maestro della grafica italiana. Le sue opere furono esposte a Louvre, al MoMa ed alla Biennale di Venezia. Ottenne numerosi riconoscimenti internazionali e nel 1984 la rivista giapponese Idea lo classificò fra i 30 designers più influenti del XX° secolo. Il suo ingresso nella Olivetti avvenne nel 1936, dove collaborò con il suo conterraneo Costantino Nivola, divenendo l'Art Director di Adriano Olivetti. Gli sono state dedicate diverse mostre e libri.
Giovanni Pintori (1912/1999)
Uno dei più interessanti porta il titolo: "La severa tensione fra riserbo ed estro". Egli stesso volle spiegare il senso delle sue ricerche c on queste parole: " Ho sempre creduto nella forza delle idee semplici e nella esigenza di una lingua chiara e immediata. Accessibile a tutti; una lingua tesa a migliorare il gusto medio della gente..."  Attingendo a quelle intuizioni possiamo rileggere una parte del tempo che è alle nostre spalle. E' importante per affrontare anche quello, ignoto, che sta dinanzi a noi. "L'immaginazione al potere" era uno slogan caro agli studenti del '68. Mai come in questo caso, ebbero ragione.

 


 
 
 
 
 
 
Manifesti di Giovanni Pintori
(1912 / 1999)
 

mercoledì 8 febbraio 2017

CAMPAGNA

CAMPAGNA               di   Gianfranco Vecchiato


Venti milioni di tonnellate è  l'impressionante stima della enorme quantità di neve caduta in poche ore sulle località già martoriate dal terremoto nelle regioni italiane dell' Abruzzo e delle Marche. Nello stesso periodo il nord Italia era da mesi in siccità con le località alpine senza neve. La ulteriore tragedia della caduta di una enorme valanga su un albergo costruito colpevolmente sul tracciato  di un vallone del Gran Sasso, ha allargato il dibattito sulla Protezione Civile, sul dissesto idro geologico, sulla organizzazione delle emergenze e sui progetti di messa in sicurezza delle parti più vecchie del patrimonio edilizio nazionale.  Dal 24 agosto si sono   superate nell'Italia centrale, il numero di 50mila scosse, con entità diverse. 
Come si può vivere in una continua tensione così? Sono crollati paesi antichi, chiese secolari, torri medioevali, ricordi e molte speranze. C'è un disegno della Natura, che appare indifferente alle pene degli uomini, od occorre conoscere e adeguare alle sue leggi, le nostre?  Sui percorsi che da secoli venivano attraversati dai pastori con le loro mandrie e greggi, per portare alla fine dell'autunno  gli animali al sicuro, si incontrano paesaggi e ambienti plasmati sulle regole che hanno portato vita sulla terra.  Sono i frutti delle stagioni, il clima, gli organismi viventi, la composizione chimica e biologica dei terreni, la qualità dell'aria e dell'acqua, la esposizione solare, i venti, la vegetazione, le conoscenze sviluppate nel tempo, ad aver coinvolto anche la cultura delle popolazioni sui diversi territori. Ora ce ne accorgiamo.
Tanti fattori che precedono ed anzi definiscono i modi con cui si sono espanse  le forme e le relazioni umane. Questo è ancora oggi un aspetto fondamentale per il futuro che ci presenta sfide formidabili a causa della crescita esponenziale della popolazione mondiale. Da meno di due miliardi ad oltre sette miliardi in 100 anni. La pressione urbanistica sui territori ha trasformato le campagne della Valle Padana in spazi rari. Fino a qualche tempo fa le aree agricole non avevano nessuna definizione nelle cartografie che si occupavano invece delle destinazioni d'uso immobiliari e dei valori economici delle rendite catastali. Tutto ha invece un Valore e specialmente lo hanno quei terreni agricoli che sono spazi essenziali all'equilibrio naturale ed alla vita sulla Terra. Si assiste da qualche anno ad un fenomeno crescente di giovani che
tornano a coltivare i campi.  Con il titolo "Banca della Terra" alcune regioni italiane hanno avviato alcuni esperimenti. Come quella di affittare  le tante superfici non coltivate  a chi si impegna per recuperarle e a coltivarle. Precedenza ai giovani. Oltre 50mila aziende agricole italiane sono oggi in mano a persone sotto ai 35 anni e l'Italia è ai vertici europei in questa impresa. La crisi immobiliare ha però solo di poco rallentato le pressioni sui terreni che da agricoli vengono resi edificabili e questo è anche il risultato degli effetti di una idea squilibrata di globalizzazione. Si propongono rinnovate identità ai territori. Fragilità ambientali e cambiamenti
climatici pongono grandi sfide per il futuro. È  possibile ridisegnare le città partendo dalle loro periferie ponendo al centro il vuoto che ancora le delimita nel loro perimetro. Qui la terra ha valore come fonte di vita e di antico progresso legato ai tempi della Natura. Riportando a coltivazione aree dismesse forse potremmo anche se parzialmente ricucire molte ferite dovute alle scelte del '900. Ai tempi che il giornalista Giorgio Bocca descriveva  negli anni '60, guardando campagne ed appennini abbandonati dai contadini per andare a lavorare nelle fabbriche. Case vuote attraversate dal vento e dalla nostalgia ma anche dalle durezze implacabili nelle quali si era spenta una antica cultura con i suoi valori.

martedì 24 gennaio 2017

D'ANNUNZIO

D'ANNUNZIO                       di     Gianfranco Vecchiato


Gabriele D'Annunzio (1863/1938)
Gabriele D'Annunzio è ancora oggi una figura scomoda perché non si possono eliminare i suoi meriti letterari  pur contrastandone le sue idee politiche e i suoi comportamenti morali. Il tempo gli ha  riservato un posto importante nel costume  e nella vita italiana tra la fine dell'Ottocento e il primo Novecento. Appartenne alla ristretta cerchia di personalità che entrano nel mito e che possono essere amate o detestate ma non ignorate. Uomo complesso dalle poliedriche qualità e difetti. Abruzzese di nascita, amante del lusso e delle provocazioni dirompenti, fece delle sue qualità oratorie un'arma formidabile che, nonostante un aspetto fisico modesto, lo innalzarono ad idolo dei salotti femminili dell'epoca. Fu per temperamento un eroe italiano nel primo conflitto mondiale dove si distinse per alcune azioni divenute leggendarie. A D'Annunzio si debbono poesie ed opere di indubbia grandezza che lo fecero conoscere in campo internazionale. Assunse il ruolo di un  trascinatore nella retorica nazionalista, presente sui fronti della guerra contro l'Austria-Ungheria. Temerario e ardito in parte animato dalla immagine  di sé stesso e da Lui creata,  fu alla testa della squadra area che volò su Vienna il 9 agosto 1918, dove furono lanciate non
Il Vittoriale a Gardone Riviera
bombe esplosivie ma 400mila manifesti  inneggianti all'Italia : " ... il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino. Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi. Viva l'Italia". Finì la guerra  da Tenente Colonnello con 1 medaglia d'oro al valor militare, 5 d'argento e 3 Croci al merito. Durante il conflitto partecipò a incursioni con motosiluranti al porto di Pola e di Buccari in Dalmazia, fu presente in alcune battaglie sull'Isonzo, riportando per un incidente di volo una ferita all'occhio destro ed alla tempia. Nel dopoguerra, contestando le clausole del trattato di pace che non affidarono la Dalmazia, salvo la città di Zara, all'Italia, D'Annunzio si mise alla testa di truppe volontarie, occupando la città di Fiume, allora contesa dal costituito Regno di Yugoslavia. Qui Egli nominatosi reggente, la tenne tra il 1919 e il 1920.

Aereo del volo su Vienna nella
casa Museo di G.D'Annunzio
Lo scontro con il Governo nazionale contribuì ad una soluzione politica che portò la città sul Quarnaro all'Italia. All'inizio del fascismo, di cui condivise gran parte delle  idee, si trovò in conflitto con Mussolini. D'Annunzio fu un nazionalista ma soprattutto un indipendente. In seguito, verso gli  ultimi anni di vita contrastò il nascente nazismo, mettendo in guardia Mussolini dallo stringere una alleanza con la Germania che
Manifesti lanciati su Vienna agosto 1918
considerava politicamente pericolosa per l'Italia. Nel suo ritiro a Gardone Riviera sulla sponda bresciana del lago di Garda, raccolse in una casa museo, una infinità di oggetti e qui portò anche una nave, che aveva combattuto nel conflitto italo-turco del 1911/12. Essa è incastrata sulla collina con la prora rivolta verso il lago e più lontano in direzione del mare adriatico e le terre di Dalmazia che Egli riteneva tra gli obiettivi dei destini d'Italia. Morì nel 1938 e quindi non vide l'esito nefasto della guerra. Il nome di D'Annunzio apre pagine lontane di storia di una Italia che non c'è più. Ma c'è invece ancora molto di D'Annunzio in questa società frammentata e ancora incline all'individuale eroismo. La sua personalità non è rara nella nostra storia nazionale. Ogni
La nave sulla collina
tanto spunta qualcuno che la ricorda nei settori più diversi. Anche se il nostro tempo è caratterizzato dalle masse più che da singoli eroi, l'idolo è sempre cercato. Nella musica, nello sport, nella economia, in politica, nella scienza e anche in architettura e nel settore delle Arti e della Letteratura. Il Principe di Montenevoso come amava firmarsi D'Annunzio dal 1924, torna di attualità ogni volta che scaviamo nella storia. E' impossibile evitare di fare i conti anche con Lui attraversando il passato o leggendo una sua poesia o camminando in quelle terre d'Abruzzo dove Egli nacque e da cui trasse la scorza del carattere fiero e indomito. Lo vediamo tra la gente in questi mesi di terremoti e disastri che si accaniscono in questa parte d'Italia e d'Europa. Quasi il presagio di un futuro che
Il MAS dell'impresa di Buccari
avrà sempre più bisogno di Eroi. Sensibilità, 

narcisismo, intelligenza vivace, fu uomo di vasti interessi e dalle grandi passioni, antesignano di un divismo rivolto alle masse. Si occupò di pubblicità, di musica, di cucina, di cinema nascente.   Quel  carattere forgiato in provincia dove si scontravano natura e cultura lo portarono a battersi  come giornalista e portavoce della "Sinistra storica",  contro gli scandali urbanistici di Roma che coinvolsero la Banca Romana e aristocratici dell'epoca, passando poi ad altre esperienze.  Forse vedeva lontano ed  in parte temeva quel futuro che non avrebbe potuto vivere. In quel puzzle di ricordi che sono raccolti nelle stanze della sua casa di Gardone, c'è molto di ciò che  appartiene alla nostra contemporaneità estetica. E c'è un messaggio che è coerente con il personaggio. L'Architettura, come fonte estetica, deve tendere al sublime. Deve parlare in altre forme alle pulsioni dello spirito. Può perpetuare oltre la nostra vita, il senso della Storia. Certo occorre interrogarsi, dopo quel Novecento, di quale Storia parliamo. E' un interrogativo sempre più attuale vedendo cosa accade in campo internazionale.
Volantino su Vienna
Il "Vate"