martedì 11 settembre 2018

ECOSISTEMA

ECOSISTEMA                  di Gianfranco Vecchiato


Campagna del WWF contro la plastica
Sono aumentati i fenomeni climatici estremi e gli effetti si vedono. In pochi minuti enormi quantità d'acqua cadono su superfici ristrette e spesso le reti di  smaltimento urbane, i terreni agricoli,  i fossati, i canali e i fiumi  non riuscendo a smaltire in breve tempo quella imponente massa d'acqua, esondano creando danni e  vittime. Le previsioni del tempo segnalano l'avvicinarsi di un "allarme rosso" quando ci si aspetta il peggio. E' questo il risultato evidente e  drammatico dalla crisi che ha intaccato gli ecosistemi, alterati in parte da fattori naturali e ciclici ma alimentati in modo quasi irreversibile dalle deforestazioni, dalle  immissioni in atmosfera di combustioni chimiche e industriali e dalla progressiva invasione nei mari, attraverso i 
Radio in Bakelite
fiumi, di milioni di tonnellate di prodotti di plastica non degradabile. Un problema enorme che sconvolge l'ecosistema del Pianeta. Ne è un esempio quanto avvenuto di recente a causa di fenomeni estremi in vaste zone d'Italia : venti, piogge, mareggiate,  hanno devastato la costa ligure e le montagne venete, causando la distruzione di interi boschi, spianati dalla furia di venti che hanno raggiunto i 200 km/ora. Si stima che la perdita superi i 300mila alberi sull'Altopiano di Asiago e milioni di piante in Cadore. L'acqua alta ha raggiunto 166 cm su Venezia e sulle isole lagunari e causato danni gravi anche alla basilica di S.Marco. Questi drammatici eventi si uniscono a quelli causati  dall'uomo.   Nel Pacifico settentrionale  è stata individuata un'area di circa 1 milione di kmq dove, per le correnti, si è formata una sorta di "isola"  artificiale, densa di 335mila oggetti di plastica per kmq.  
La plastica che è un prodotto indispensabile in epoca moderna, costituisce il terzo materiale più diffuso sulla Terra, dopo l'acciaio e il cemento. Un settore delle Nazioni Unite (Ump) ha calcolato che di 8 milioni di tonnellate di plastica che ogni anno raggiungono i mari, 2/3  provengono da 5 Paesi Asiatici: la Cina con 3,5 milioni di rifiuti di plastica è in vetta alle classifiche, seguita dall'Indonesia, dalle Filippine, dalla Thailandia e dal Vietnam.  Poi vi sono la 
Un mare di plastica
Malaisia, la Nigeria, l'Egitto, lo Sri Lanka, e il Bangladesh. Se nel 1950 si producevano nel mondo 2 milioni di tonnellate di plastica ora siamo arrivati  ad oltre 400 milioni di tonnellate; nel 2050 si stima che la produzione cresca fino a 30 miliardi di tonnellate annue e di questi ben 12 miliardi potrebbero finire negli Oceani  finendo per 
avere mari con più plastica che pesci. Questo nuovo periodo geologico della Terra è stato definito dagli scienziati come "Antropocene" in quanto causato dall'uomo. Il '900 è stato il secolo della plastica che fece la sua comparsa da una invenzione del 1907 del chimico belga Leo Baekeland. Egli ottenne un materiale termoindurente sintetico composto da fenolo e formaldeide che brevettò nel 1910 con il nome di Bakelite.

Un materiale che conobbe un grande   successo ed utilizzo e che aprì un       territorio inesplorato anche  al nuovo settore del  Design. Il processo per la produzione del PVC (polivinilcloruro) venne scoperto nel 1912 dal chimico Fritz Klatte ed aprì anch'esso sviluppi industriali enormi. Nel 1913 vi fu la creazione del primo materiale flessibile e trasparente, il Cellophane. Nei decenni successivi con lo studio dei polimeri naturali e sintetici, l'industria chimica utilizzando come materia prima il petrolio, produsse e diffuse altri materiali come  il "Nylon" che fu utilizzato nel settore tessile e diede sviluppo alle fibre sintetiche, seguito dal "PET"  usato per l'imballaggio anche alimentare e che  nel 1973 brevettato per bottiglie  leggere e resistenti agli urti, divenne di uso comune per acque minerali e bibite. Tra le tante altre  varianti si possono citare negli anni '50 la "Fòrmica" usata per laminati di rivestimento per mobili e per stoviglie, il "Polietilene" che ci porta al nome del chimico italiano "Giulio Natta", premio Nobel nel 1963. Scoperto nel 1954 questo materiale ha avuto una diffusione enorme, con il nome di "Moplen", invadendo con l'industria ogni continente. Da tanti prodotti divenuti indispensabili ma praticamente indistruttibili in Natura, occorre perciò passare a prodotti "biocompatibili" e perciò degradabili interamente. Una società italiana come la "Bio On" sembra all'avanguardia in questo campo. Studiando ed utilizzando prodotti totalmente degradabili che sono derivazione di scarti alimentari, ha testato l'uso di batteri presenti in natura che dissolvono in breve tempo la plastica.  Tali batteri possono eliminare sversamenti di petrolio, sostituire materiali plastici in tutti i campi:  tessile, medico, automotive, giocattoli, alimentare.  
Oggi movimenti ambientalisti sono attivi in ogni Continente.
Auto elettriche del futuro
L'associazione più nota è Greenpeace, fondata nel 1971 a Vancouver in Canada, sorta sulla spinta delle idee portate dai Movimenti studenteschi del '68.  I sistemi sia capitalista che comunista, erano modelli che pur se ideologicamente diversi, portavano le stesse conseguenze negative per l'ambiente. L'enorme cambiamento tecnologico e demografico che negli ultimi due secoli ha attraversato il mondo, ha trasformato l'economia in uno strumento di distruzione di risorse per sostenere il tenore di vita di una parte della
Inquinamento dei mari
popolazione mondiale. Occorre perciò ristabilire un equilibrio fra la Tecnica, la Scienza, la Cultura e l'Etica. I centinaia di volontari iniziali sono oggi oltre tre milioni  a livello internazionale, che operano in diverse associazioni ambientaliste con programmi politici che si ispirano ad esse. Dai settori dell'Urbanistica, dell'Architettura, dell'Ingegneria dove  si propongono forme compatibili fra Città e Natura, vengono proposte tratte dalla scienza e dalla  tecnologia per l'uso di nuovi materiali biocompatibili, per la diffusione di trasporti elettrici, per lo smaltimento di scorie e di rifiuti urbani, con il riuso o il riciclo delle risorse impegnate. Questa è la nuova

frontiera del XXI° secolo. Occorre che in tutte le sedi ci sia la volontà che questi ideali si trasformino in comportamenti etici e che nelle economie rispuntino vecchie idee dimenticate. Come quelle che già 50 anni or sono erano lo slogan di studenti visionari e di pochi professori, scandite sulle strade : "Contro i sensi vietati, bisogna percorrere le strade del possibile".  In uno dei manifesti stava scritto: "1968 niente come prima" . Illusione o profezia? Ancora oggi il giudizio resta sospeso. 







lunedì 3 settembre 2018

BED & BREAKFAST

BED & BREAKFAST    di Gianfranco Vecchiato

Il Turismo a Venezia ha una presenza antica perché i mercanti e i benestanti erano di casa già secoli or sono. Le condizioni sono radicalmente mutate dalla metà del secolo scorso quando il tessuto residenziale e commerciale è stato attraversato dal benessere e dalla globalizzazione. Da fine '800 fu compiuto un grande sforzo edilizio per creare nuovi quartieri popolari a Venezia nei Sestieri di Castello, di Dorsoduro, di Cannaregio ed alla Giudecca. Poi un secolo fa si decise che le attività industriali avrebbero dovuto espandersi sulla terraferma lungo la gronda lagunare sud e che migliaia di veneziani appartenenti alle classi popolari avrebbero dovuto essere trasferiti nella nuova città giardino di Marghera od a Mestre.  
Occorreva, era scritto nelle relazioni urbanistiche comunali già dagli anni'30 e riprese con forza nel dopoguerra,  lasciar spazio ad attività economiche ed immobiliari più redditizie nei luoghi dove essi abitavano e/o intervenire anche per motivi igienici e di sovrappopolamento. Iniziò un esodo forzato ed indotto.    Insieme a tali progetti seguirono spinte sempre più poderose perché quel tessuto umano si dissolvesse gradualmente dando spazio ad attività di "monocoltura turistica". Oggi la mobilità è cresciuta in maniera esponenziale e Venezia è una meta mondiale quasi obbligata. L'Aeroporto di Tessera, unico in Italia, sta affrontando uno sviluppo tumultuoso con grandi investimenti per migliorare l'operatività dello scalo. Sul porto è sempre alta la discussione sulla creazione di un porto per le "Grandi Navi" da crociera che ancora transitano in laguna davanti al Bacino di S.Marco.
L'espansione di tale crescita è stata dirompente per l'equilibrio di molti centri storici. Quando parti urbane , sempre più estese, perdono i residenti sostituiti da turisti occasionali, anche le relazioni umane diventano più artificiali sottraendo qualità democratica alle scelte amministrative.   Le città non possono reggersi solo su Mostre, Convegni, Manifestazioni folcloristiche, commercio di oggetti ornamentali e di bigiotteria. Una città è un corpo vivo, pulsante, complesso, in costante dinamismo e in vivace contrasto, sui
Edilizia contemporanea alla Giudecca
Arch. C.Zucchi
bisogni di vita: la scuola, la sanità, i trasporti, i servizi, il commercio, la vita religiosa, le relazioni pubbliche e private, il mantenimento della propria cultura e delle proprie radici: la lingua, le parentele, le amicizie, le tradizioni. Tutto questo, pur in progressivo cambiamento, non doveva rompere la catena di equilibri che hanno visto in 13 secoli susseguirsi 4 milioni di veneziani, tra pestilenze, glorie militari, floridi commerci, capolavori d'Arte, consapevolezza del proprio passato e fiducia nel proprio avvenire. Ma questo è  sempre meno presente in città che pur mostra immagini da cartolina.  Il Turismo la sta uccidendo. Come muore una 
città? Muore quando perde le sue funzioni principali e sovente ciò accade senza che ci si accorga subito di quanto sta accadendo.. 
Poi un giorno si comprende. Ed è forse troppo tardi. Uscendo in  calle e trovando un altro alloggio diventato Bed & Breakfast, vedendo la cessata attività di un fornaio, di un macellaio, di un negozio di alimentari, di frutta, di giornali, di tanti riferimenti che costituivano il corpo economico ed il tessuto sociale di un campo, campiello, calle, Sestiere.
Non è una città vuota quella che vedono ma al contrario una costante e crescente presenza di persone, alcune curiose altre distratte, che sostano qua e là per qualche ora o per qualche giorno e poi se ne vanno in un incessante ricambio senza anima e  radicamento. Ci sono alloggi venduti a forestieri, italiani o stranieri che sono abitati per qualche settimana all'anno e per il resto sono posti in affitto turistico. Come il dottor Faust, molti hanno venduto la loro anima in cambio di denaro. Per limitare il dilagare di tale fenomeno a Londra gli affitti turistici in case residenziali,
Casa dei "Tre Oci"
non possono superare i 3 mesi all'anno. A Venezia perché non si potrebbe fare altrettanto? Domanda ingenua: quale Amministratore ha la forza di imporre questo se l'elettorato residuo è ormai per gran parte compromesso? il problema è andato fuori controllo anche per fattori imputabili alla responsabilità degli Enti Pubblici: il Comune e la Regione. Il Comune per aver liberalizzato circa 20 anni fa la possibilità del cambio d'uso a fini turistici, blandamente controllato e mal normato anche da una Legge regionale che non riconosceva la specificità di Venezia, omologandola al resto del territorio veneto.  

Si è innescato questo binomio: la espulsione di abitanti equivaleva  alla trasformazione d'uso per finalità turistiche.  Così l'arrivo incontrollabile di persone tutto l'anno, ha raddoppiato il punto di equilibrio giornaliero, indicato da alcune ricerche, in un massimo di 50mila presenze , e cioè l'equivalente degli attuali residenti nel Centro Storico di Venezia. Si è scatenata una corsa "all'oro", anche clandestina, di chi si è improvvisato imprenditore di se stesso. Secondo stime del Comune a Venezia (esclusa la Terraferma) ci sono strutture ricettive per 47.300 posti letto suddivise in 25.400 camere. Gli elenchi poi degli alloggi messi in affitto a Venezia con Airbnb risultano essere circa 7500. Ma altre centinaia o forse migliaia di appartamenti sono affittati abusivamente.  Si è cercato da parte del Comune, di controllare quanto avviene invitando i cittadini a segnalare irregolarità sul portale dellEnte Pubblico.
Questo fenomeno investe ormai anche la Terraferma e Mestre in particolare dove sono in pieno sviluppo nuovi alberghi per oltre 10mila nuovi posti letto e con previsioni in ulteriore crescita. La presenza massiccia, non coordinata e controllata di turismo "fai da te" , insieme a qualche beneficio per le spese dei turisti, sta trasferendo i suoi negativi effetti sulla qualità dei trasporti urbani divenuti insufficienti dato che migliaia di nuove utenze si accalcano alle fermate dei mezzi di trasporto pubblico. Per Invertire la tendenza occorrerebbe una consapevolezza
Il Ghetto 
generale dei cittadini ed una capacità dell' Amministrazione dotata di poteri speciali e specifici per Legge, che inverta coraggiosamente la tendenza, scontrandosi con interessi che sono intrecciati nel profondo della società veneziana. Non deve essere irrealistico immaginare un ritorno di residenti stabili a Venezia, invertendo una tendenza e ristabilendo un equilibrio demografico, assestando nel centro storico una popolazione di almeno 80mila abitanti stabili e di servizi adeguati alla normale vita di ogni giorno. Per far questo potrebbero certo essere utili nuove leggi ma specialmente il coraggio per attuarle. Ed è questo che lascia molti interrogativi al futuro.
Turismo di massa a Venezia

martedì 28 agosto 2018

IL PONTE

IL PONTE            di Gianfranco Vecchiato


Una vignetta  di pessimo gusto è apparsa sul noto giornale satirico francese Charlie Hebdo dopo il crollo del ponte di Genova.  In essa si condensano opposti sentimenti. Si può sorridere cinicamente sulle disgrazie altrui? Però i due temi che il giornale espone ruvidamente puntano al cuore del nostro dibattito nazionale : la qualità del controllo e della sicurezza dei trasporti e la immigrazione. Che nesso c'è tra questi due fatti? C'è quello di un "sistema" complessivo che definisce i concetti di "modernità" e di "democrazia".  Questioni non scindibili senza traumi.  Gli italiani hanno una antica tradizione costruttiva 
in materia di strade e ponti, avendola ereditata non solo dall'antichità romana ma dalla orografia del Paese, allungato e stretto fra mari, vallate e monti. Per secoli gli antichi Stati italiani comunicarono fra loro con molta fatica, attraverso ciò che restava di millenarie vie consolari o per mare. La rete ferroviaria iniziò dopo l'Unità nazionale ad avvicinare mondi arcaici ma fu lo sviluppo della motorizzazione privata, ad aprire l'Italia alla modernità. Un emblema del Novecento resta la costruzione dell'autostrada del Sole che realizzata in breve tempo, collegò Milano prima con Roma e poi con Napoli. Solo da poco questa arteria è stata completata fino a Reggio Calabria.
1967: inaugurazione Ponte Morandi
Esempio di Viadotto Veglia-Pistolesa (Biella) (1968)
In questo sistema di infrastrutture si inserì anche il "ponte Morandi" di Genova denominato anche il ponte "Brooklyn" al quale si ispirava, inaugurato nel 1967. Un'opera fondamentale per la città, il suo porto e per i collegamenti internazionali verso Francia e Spagna. A quale prezzo avvenne quello sforzo? A danno dei temi ambientali perché privilegiando il trasporto su gomma più che su ferrovia, si perse  la possibilità di costruire una idea diversa   di modernità e di sviluppo. Anche l'incidente avvenuto sulla tangenziale di Bologna dove lo scontro di una autocisterna ha provocato una esplosione che ha causato il crollo di una parte di viadotto ha animato un dibattito sul sistema di trasporto delle merci. Molte infrastrutture passano tangenti o sopra le città, come a Genova dove il ponte Morandi transita a ridosso e sopra a diverse case e corsi d'acqua che dalle montagne scendono al mare,  su letti ristretti, tombati e violentati. Il risultato è che ad ogni forte precipitazione, tratti di questi fiumi o torrenti esondano, entrano su strade riempiendole di melma e detriti, creando devastazioni e vittime. L'incapacità di prevenire chiama in causa non solo una lenta burocrazia ma anche le diverse articolazioni tecniche, amministrative e civili. Più in
Ponte Millau (Normandia)
generale la Cultura di una Società. Se lo stesso progettista Ingegner Riccardo Morandi, a vent'anni dalla inaugurazione di quel ponte sul fiume Polcevera, lanciò l'allarme per gli effetti che la salsedine e lo smog avrebbero potuto  avere sulla resistenza delle strutture, gli interrogativi su quanto accaduto aumentano. Opere alternative e meno impattanti sotto il profilo urbanistico sono possibili per tecnica e funzioni. Una disciplina che l'architettura e l'ingegneria paesaggistica studia e conosce è da tempo applicata sui territori in molti Paesi avanzati che curano la funzionalità e l'estetica.
1967: Inaugurazione del ponte a Genova
Oltre al celebre ponte che collega New York, che è stato a lungo il primo ponte in acciaio sospeso al mondo, un'opera strabiliante sta per essere inaugurata in Cina dove una infrastruttura lunga 55 km collegherà Hong Kong - Zhuhai e Macao nel fiume delle Perle. Molti altri esempi si trovano vicini a noi in Svizzera, Austria, Francia e Danimarca. La strada del Sempione e del Gottardo, il Ponte Europa, il Viadotto di Millau in Normandia e il ponte a Storstrom vicino a Copenaghen che sarà costruito da imprese italiane e che conterrà insieme strade, ferrovia e piste ciclabili.  Attraversando il Ponte Morandi di Genova  impressionava la vista del paesaggio che dal mare si infilava tra case arrampicate sulle colline. Genova ha una posizione che l'ha destinata ad un ruolo industriale e portuale importante ma la spinta edilizia ha compromesso la sua natura orografica tra appennino e mare scardinando equilibri naturali e ambientali. Non si dovrebbe mai trascurare questo aspetto. 
Danimarca: Progetto ponte Storstrom
La visione di quei monconi di ponte sopra i tetti delle case, gli oltre 650 sfollati, il perdurante pericolo di crolli, ha aperto un dibattito sul che fare. Consolidare e ricostruire od abbattere la infrastruttura? Aggiungere poi una strada chiamata di gronda, in modo da superare gli ostacoli urbani, è un progetto che è rimasto da anni chiuso nel cassetto.  Morandi è stato uno tra i più noti e validi ingegneri italiani del dopoguerra, specialista nelle grandi strutture in cemento armato e nel precompresso
. Ma se negli anni '60 circolavano sulle strade Tir dal peso massimo fino a 28 
Harbour Bridge (Sydney) (1923)
tonnellate, cinquanta anni dopo si sarebbero spostati autotreni con carichi superiori alle 50 tonnellate. Dovevano quindi provvedere i suoi posteri.  L'esame dello stato delle nostre strade, della quantità sopportabile del trasportosu gomma rispetto alla
ferrovia, fotografa la natura degli investimenti e la privatizzazione di molte opere che hanno trasferito sui "profitti" e su decisioni di Consigli di Amministrazioni privati, la gestione di sistemi complessi di prevalente interesse pubblico, sono temi che portano con sé anche la necessità di profondi e convinti ripensamenti su quale idea culturale abbiamo di  modernità che non ha senso se non sostenuta da una efficiente struttura burocratica e da una etica comune.

Ponte Brooklyn (1883) Ing.J.A.Roeblig
Il crollo, forse per il cedimento di un tirante o per la usura derivante dai transiti e dalle sollecitazioni a cui la campata era sottoposta, deve far emergere  non solo le responsabilità per la non efficienza dei privati e degli uffici pubblici delegati a tale compito ma anche l'assurda condizione in cui questa infrastruttura fu collocata, sopra a 15 edifici che ora andranno abbattuti per poter demolire e ricostruire tale struttura. Il dissesto urbanistico presente  in una parte di Genova,  si aggiunge  al ritardo nell'adeguamento di opere fondamentali  per una tra le città industriali e un porto tra i più grandi del Mediterraneo, dove transitano all'anno autoveicoli di ogni genere. L'Urbanistica o meglio la Pianificazione tornano quindi a segnalare la loro attualità e la loro importanza, che è culturale, sociale, politica ed economica. Molti ponti romani antichi sono ancora integri e in funzione, a testimoniare  una millenaria sapienza racchiusa nella formula vitruviana che è stata per secoli un codice 
Nuovo ponte a Genova: proposta Arch. Renzo Piano
etico per ogni architettura: Firmitas, Venustas, Utilitas. Solidità, Bellezza e Utilità sono e restano testimonianze  per ogni civiltà nel passaggio del tempo. L'architetto Renzo Piano che è genovese ed autore di molti interventi nella sua città, fin dall'Expo per le Colombiadi del 1992, ha proposto una idea di nuovo ponte da attuarsi con interventi di riqualificazione urbana per le zone circostanti alla infrastruttura. Da quanto pubblicato si vede una struttura che attraversa il fiume in modo lineare e senza strallature, sorretta da piloni che Egli ha spiegato si ispirano alla prua di una nave e con 43 lampioni a formare vele di luce in ricordo delle vittime del crollo del ponte "Morandi".
Vietnam: il Golden Bridge
Si sono subito animate fazioni contrapposte: chi le riteneva proposte utili e da realizzare e chi ha giudicato modesta l'idea e consigliato a Piano di lasciar fare i ponti ad ingegneri strutturisti, dimenticando l'esperienza dell'Architetto in tante costruzioni ardite e innovative, a livello internazionale.  
Roma: Ponte Fabricio 62 A.C.
Sopra al mare di parole e di discussioni occorre ricordare che nella storia dell'architettura e dell'ingegneria sovente i ponti sono diventati dei simboli del territorio e di una epoca. Un esempio ci arriva dall'Asia con la inaugurazione nel giugno 2018 di un ponte pedonale di 150 metri che attraversa a 1400 metri di altezza uno scenario magnifico di foreste e paesaggi. Le due mani che sorgendo dalla terra, paiono  quasi sostenere un nastro di seta, sono state "invecchiate" per simulare una antichità che  pone la Natura a contatto con gli Dei e parte del Creato. Immagine simbolica fortissima che unisce Tecnologia, Arte e Spiritualità. In Italia sono centinaia gli esempi da proporre. A Roma il più antico ponte tutt'ora utilizzato, è il ponte Fabricio, costruito nel 62 a.C. che unisce l'isola Tiberina con l'area del Circo Massimo. Lungo 57 metri e largo 5, era ornato da statue e rivestito in travertino. Dopo duemila anni testimonia che queste opere, così come i Templi e gli Anfiteatri, erano fatte per sfidare i secoli. E che questa sfida è spesso stata vinta.
Milano: ponte delle Sirenette
Arch. F.Tettamanzi 1862
Venezia: Ponte di Rialto (1588)
Arch.Antonio da Ponte e A.Contin
Firenze:Ponte Vecchio (1345)
Arch.Taddeo Gaddi e Neri di Fioravante
Verona: Ponte di Castelvecchio (1354)
Londra: Tower Bridge (1894)
Oporto: Ponte Dom Luis I
Arch.T.Seyring e L.Valentin
Lucerna: Kapellbrucke (1333)
S.Francisco: Golden Gate Bridge (1933)
Ponte di Hangzhou (Shanghai) Anno 2007
Il ponte oceanico più lungo al mondo: m 35.673

Ponte Akashi kaikyo (1998) Giappone
Il ponte sospeso più lungo del mondo:
campata di 1991 m e lungo m 2737
Ponte pedonale U Bein Bridge in Myanmar
Birmania (1849)



martedì 3 luglio 2018

SAAB

SAAB          di Gianfranco Vecchiato

Saab 92. Anno 1947
Trollhattan è una piccola città posta ad occidente della Svezia e creata tra il 1967 e il 1974 dalla fusione di alcune località fra loro confinanti. E' nota per essere stata la sede della storica casa automobilistica Saab. Un marchio che fu importante anche per il carattere e lo stile di un design  industriale che ebbe grande successo.  Nel 2012  la casa automobilistica, dopo diversi problemi finanziari  giunse al fallimento. Nonostante i tentativi di rilanciarla, la fabbrica si è chiusa, aggiungendosi ad una lunga catena di società colpite dalla crisi e dalla globalizzazione dei mercati. I modelli Saab sono ora  visibili in un museo della città e raccontano una vicenda iniziata nel 1947 con la  prima  auto Saab 92, dal design raffinato ed ispirato alle forme aeronautiche della Svenska Aeroplan AB, la società da cui derivò il settore automobili e che dal 1937 produceva aerei militari.
Primo modello Saab. 1947
ultimo modello Saab cabrio 2010
Altri casi in Europa, testimoniano  un'epoca di pionieri caratterizzato dai produttori nazionali.
"Triumph" e Mini per la Gran Bretagna, Citroen e Renault per la Francia, Volkswagen, Audi e Mercedes per la Germania, Skoda per la Cecoslovacchia, Fiat, Lancia e Alfa Romeo per l'Italia...  Nel nostro Paese le automobili e le moto sono stati fattori di successo e della immagine di un "italian style" riconosciuto. Anni fa una ricerca effettuata sulla utenza dei
Interno del Museo Saab a Trollhattan
diversi marchi automobilistici, 
rivelò che molti architetti erano tra i clienti della Saab. Li accomunava l'interesse per il rigore e le linee dei suoi modelli. Tra questi mi annovero anch'io e la mia Saab sta invecchiando con me. In una automobile si  saldano i ricordi di viaggi, di persone, di emozioni ed è per questo che essa resta, con tutti i suoi limiti,   un simbolo di autonomia e di libertà; un mezzo che è complice nella scoperta dei territori.
Quando con l'accordo di Schengen, si aprirono progressivamente le frontiere interne fra gli Stati della UE,  per il passaggio di merci e persone, l'impatto fu  salutato come una grande conquista storica. Si attraversavano dall'Italia le frontiere del Brennero, di Resia, di Tarvisio verso l'Austria, così come verso la Francia e la Slovenia. La differenza non era solo l'assenza di code ma si percepiva la sensazione di appartenere ad una comunità allargata di popoli e di valori condivisi.
Questo fu il messaggio più bello dopo secoli di divisioni e di sospetti. Accade però che i continui  afflussi  migratori di persone da Africa e Medio Oriente, stiano creando grandi resistenze nelle opinioni pubbliche di diversi Paesi e
ciò rischia di riportare alla chiusura delle frontiere interne, rompendo quanto faticosamente conquistato. Si sta diffondendo  la paura e una stagione diversa riappare all'orizzonte. Occorrerebbe che queste conquiste civili non fossero abbandonate ed agire insieme per risolvere o mitigare i drammi che portano milioni di persone verso l'Europa. I
Saab 9.2
nodi che vengono al pettine sono difficili da districare. In questo contesto l'automobile racchiude le contraddizioni e i  simboli di quest'epoca.  


In Arabia Saudita una recente legge  ha consentito finalmente che la guida sia consentita anche alle donne; in diverso modo  l'auto diventa uno strumento di morte, quando viene riempita di esplosivi e semina distruzioni e lutti da Kabul a Bagdad, da Damasco a Istanbul. Ci sono dei legami stretti tra un'auto e il territorio che attraversa. Nelle città e lungo le strade  si viaggia osservando il paesaggio. Si può fare senza vedere quello che ci circonda o si può analizzarlo criticamente. E sarà l'aspetto dei territori costruiti a raccogliere l'attenzione
Confine: Gorizia/Nova Gorica
del Congresso Nazionale degli Architetti Italiani che si svolgerà a Roma in questi giorni. L'impegno a  migliorare lo sviluppo della società, con la qualità del costruito e con la diminuzione del consumo di suolo, non può che iniziare da un viaggio metafisico:  il recupero e la valorizzazione dell'esistente che per una Nazione dove si consumano 9 mq di terreno al giorno, rappresenta una bella sfida. 
Non sono temi nuovi e non sono impossibili da realizzare se a volerlo sarà una intera società, rieducata e forse condotta su altri traguardi ed obiettivi che non siano solo quelli di bruciarsi, tra una generazione e l'altra, tutto il futuro. Se c'è un rapporto tra quel marchio Saab in cui la Casa costruttrice  si faceva vanto delle ricerche avanzate per i motori  dal basso valore di emissioni di CO2,  con ciò che viene percepito dalla società come necessario all'architettura oggi e nel futuro, questo sta nell'incertezza che i processi industriali stanno generando insieme ai grandi meccanismi di ricollocazione finanziaria.   Occorre vigilare e ricordare che niente è facile da conquistare 
Dogana vecchia
e da mantenere. Tutto può essere  a rischio, anche se è di qualità, se a guidare le scelte saranno solo le leggi del mercato e dei profitti.  L'Architettura ed il Design hanno radici e lingue universali. Devono quindi trasformarsi da  uno strumento nelle mani dei progettisti ad un mezzo condiviso e richiesto dalle nostre società. Viaggiamo senza frontiere mentali, aprendo lo sguardo sull'Universo che ci vede come una piccola cosa. E andiamo avanti nel tempo con i nostri sogni per raggiungere un futuro che "Il piccolo principe" descritto da Antoine De Saint-Exupery, ci insegnava a leggere con questa frase: "...l'essenziale è invisibile agli occhi..."



Il Piccolo Principe