mercoledì 24 marzo 2021

160 ANNI

 160 ANNI                  di    Gianfranco Vecchiato

Addio mia bella addio...
Giuseppe Garibaldi
La "damnatio memoriae" si ripete nella storia e coinvolge anche i fatti del nostro Risorgimento. La revisione storica  che condanna le azioni e  i pensieri di quei tempi complessi, proviene da società che sono state fondate dal valore di uomini che fecero, tra errori, una nuova Italia.  Dante Alighieri cercò  di unirla  nel linguaggio e nella fede ma occorsero oltre cinque secoli dopo la sua morte prima che quegli obiettivi si realizzassero.  
 Il Regno d'Italia fu proclamato a Torino dal nuovo Parlamento nel barocco Palazzo di Carignano. 
Era il 17 marzo 1861 e ancora era forte l'eco delle 60mila granate sparate dai piemontesi nell'assedio alla fortezza di Gaeta, estrema difesa del Re Francesco II di Borbone .
Torino: Palazzo Carignano
Seguirono alla formale unità del nuovo regno, anni tumultuosi e tormentati da repressioni militari in stile coloniale con molti resistenti tacciati da briganti. 
Scrisse in seguito Antonio Gramsci sulla"questione meridionale" e sulle condizioni che si presentarono dopo la proclamata unità: " 
Sala 1° Parlamento palazzo Carignano
La nuova Italia aveva trovato in condizioni antitetiche i due tronconi della penisola meridionale e settentrionale... da una parte la tradizione ad una certa autonomia aveva creato una borghesia audace e piena di iniziative ed esisteva una organizzazione economica simile a quella di altri Stati europei, propizia allo svolgersi del capitalismo e dell'industria.
  
Inno Regno Due Sicilie                           
 
Nell'altra le paterne amministrazioni di Spagna e dei
Fortezza di Gaeta
Borboni nulla avevano creato; la borghesia non esisteva, l'agricoltura era primitiva e non bastava neppure a soddisfare il mercato locale. Non strade, non porti, non utilizzazione delle poche acque che per sua conformazione la regione possedeva... L'unificazione pose in intimo contatto queste due parti della penisola
". I giganteschi problemi economici e sociali 
si imposero nel dibattito nazionale e furono segnati da imponenti migrazioni nelle Americhe,  assumendo i caratteri dell'emergenza, sempre frenata
Vittorio Emanuele II
da chi non voleva perdere le
Giuseppe Mazzini 

antiche posizioni di potere. Tomasi di Lampedusa li definì dei cambiamenti per non "cambiare nulla". Lo storico e politico Giustino Fortunato (1848/1932) e il filosofo Benedetto Croce (1866/1952) compresero che al sud andava aggredito il freno dei mali sociali e dell'arcaica arretratezza per l'isolamento infrastrutturale, formando nuove classi dirigenti. Ma il nostro Risorgimento è stato anche molto più di questo ed ha animato grandi ideali, spinto giovani generazioni a sacrificarsi tra situazioni interne e internazionali complesse, guidati dai canti del "Và pensiero" e della Patria "sì bella e perduta", musicata nel 1842 da Giuseppe Verdi.
                 Inno del Granducato Toscana
Dopo la seconda guerra di indipendenza del 1859, che aveva visto la annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, il terremoto politico innescato dallo sbarco in Sicilia di Giuseppe Garibaldi che alla testa di "Mille" volontari sbaragliò ripetutamente le truppe borboniche durante la sua marcia verso Napoli, diede l'esca a Cavour ed a Vittorio Emanuele II di intervenire. 
Crollarono nel 1860 uno dopo l'altro i Ducati di Parma, di Modena, di Lucca, il
Camillo Benso conte di Cavour
Granducato di Toscana, vasti territori dello Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie.  Mancarono  ancora all'appello il Lazio e Roma che furono annessi nel 1870, il Veneto nel 1866,
 il Trentino e l'Istria solo dopo  il 1918. Si era ormai fatta strada l'idea di Nazione in tutta Europa e si rifiutava il titolo di
Silvio Pellico: Le mie prigioni
"suddito". Fu un processo difficile ostacolato tenacemente dall'Austria che impose con la restaurazione post napoleonica il predominio aristocratico, la censura della stampa, pesanti carichi fiscali, persecuzioni poliziesche, massiccie presenze di controllo politico e militare. 
Goffredo Mameli (1827/1849)
Il libro "Le mie prigioni" scritto da Silvio Pellico, secondo il giudizio del cancelliere austriaco 
Ippolito Nievo
Metternich, fece più male all'Austria di una battaglia perduta. Poeti come Luigi Mercantini, Arnaldo Fusinato, Giovanni Berchet, scrissero epiche liriche risorgimentali. Sul ponte sventola bandiera bianca...Venezia insorta nel 1848 contro gli austriaci riscattò la ingloriosa fine del
L'Italia nel 1848
1797. Ippolito Nievo, che partecipò alla spedizione dei Mille scrisse le "Confessioni di un italiano" considerato un capolavoro del periodo risorgimentale.  Si è detto dagli storici che Nievo in seguito " espresse anche la
Giuseppe Verdi
 amarezza ed il disincanto di una generazione dal grande slancio politico-morale che divenne sempre più cosciente dell'illusione risorgimentale".  A 160 anni di distanza, il canto di Addio mia bella addio, accompagna degnamente quanto scrisse Luciano Manara cadendo in difesa della Repubblica romana nel 1849: " Noi dobbiamo morire per chiudere con serietà il Quarantotto, affinchè il nostro esempio sia efficace, dobbiamo morire". 
 
Luciano Manara
E con lui tra gli altri  morì a 21 anni anche Goffredo Mameli, l'autore delle parole del "Canto degli italiani", musicato da Michele Novaro ed eseguito per la prima volta a Genova il 10 settembre 1847.  Dal 12 ottobre 1946 è divenuto l'inno nazionale della Repubblica Italiana.  Se Papa Pio IX fu all'epoca dei moti risorgimentali un tenace assertore del potere temporale della Chiesa in Italia, l'attuale Pontefice, Papa Francesco, ha espresso una ammonizione che va considerata in ogni società e in questa nostra ricorrenza nazionale: " Il principale nemico della memoria è l'oblio, ma non è il più pericoloso. Il nemico più pericoloso della memoria è abituarsi a ereditare i beni dei nostri padri". 

                                     
  Inno Regno di Sardegna (1720/1861)

                                       Marcia Reale Inno Regno d'Italia ( 1861/1943)

                                         Inno Repubblica Italiana dal 1946

                                   





sabato 27 febbraio 2021

CENTRI STORICI DEL VENETO

CENTRI STORICI DEL VENETO   di  Gianfranco Vecchiato


Montagnana (PD)
L'importanza dei centri storici anima sempre i dibattiti e le riflessioni. L'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) e la Federazione degli Ordini Architetti del Veneto (FOAV) se ne occuperanno in un prossimo convegno dal titolo "L'Urbanistica dei centri storici del Veneto". Entro anch'io in argomento spostando l'analisi sul più vasto ambito dei "territori storici", che inglobano i centri di città e paesi. Le interazioni socio economiche e culturali si sono dilatate, superando i perimetri urbani, coinvolgendo e saldando molti frammenti dei quattromila "centri storici" catalogati nell'Atlante regionale del Veneto fin dagli anni '80. Strumento utile anche per il controllo dei piani territoriali di coordinamento, l'Ente regionale e i Comuni, si trovano a gestire più variabili contemporaneamente. Da una parte le tutele e dall'altra le pressioni per investimenti. I centri storici sono una mèta obbligata dei viaggi in
Portobuffolè (TV)
Italia e non mi riferisco solo alle città capoluogo ma anche ai numerosi piccoli paesi sparsi su un'area sempre più urbanamente antropizzata. Il Veneto ha un primato turistico ineguagliabile e nel 2019, prima della pandemia, si superarono i 70 milioni di presenze, calate a metà nel 2020 quando le conseguenze della epidemia hanno fermato gli spostamenti. Venezia ha superato nel 2019  trentadue milioni di presenze subendo assalti invasivi che hanno messo in crisi i trasporti, la vita di relazione degli abitanti, il funzionamento delle strutture sottoposte a carichi umani insostenibili. E'  mancata la programmazione consegnando il suo destino alla monocultura turistica che ha
Venezia - ponte di Rialto
inghiottito la città  attraverso l'abbandono di residenze sostituite da B&B, affittacamere, ostelli, pensioni, alberghi. Di conseguenza si sono chiusi negozi di vicinato ed aperti ristoranti, bar, pizzerie, bigiotterie e cose di questo tipo che hanno spostato sulla rendita facile e rapace molte attività. Poi è accaduto l'imprevedibile. Il diffondersi del virus ha messo a nudo il deserto sociale creato da tale sistema che progressivamente ha portato i 170mila residenti nel centro storico registrati nel 1951 ai 50mila odierni. Gli effetti si sono riverberati nell'ultimo decennio anche su Mestre e sul più vasto territorio circostante che viveva su Venezia, lucrando sugli arrivi turistici senza sosta. Questo sistema ha avvelenato i pozzi della storia di Venezia, arricchendo alcuni ma impoverendone le fonti umane e più autentiche. Molti ora dicono che occorre cambiare radicalmente  questa politica dissennata. Ma si sa già che  questa sarà una sfida difficile da vincere pur dovendo provarci. L'imponenza del fenomeno turistico è andato troppo avanti ed
Treviso
stato a lungo assecondato passivamente non considerando i costi sociali di quanto avveniva. Lo storico Salvatore Settis tra i modi in cui muoiono le città ha posto quello della perdita da parte degli abitanti della memoria di sè per cui senza accorgersene diventano stranieri a se stessi, nemici di se stessi. E molte città storiche, tra cui Venezia, secondo Settis, sono insidiate dalla resa ad una falsa modernità, dall'oblio di sè. Occorre ritrovarne l'anima e il linguaggio perchè le pietre, gli uomini, le parole e le tradizioni si saldano fra loro. Citava Settis l'esempio di piazza Santa Croce a Firenze, ma ciò varrebbe anche per Venezia, con le abitazioni acquistate da stranieri. Tra quelle case si è persa la parlata toscana e rischia così di essere un luogo urbano snaturato.  Perciò le opportunità date ai centri storici non devono diventare il loro problema occorrendo agire 
Verona
bilanciando investimenti e ponendo dei limiti e dei freni. I centri storici sono poi attaccati dalle rendite cosiddette "parassitarie", nel senso che i costi elevatissimi degli affitti generano a loro volta una selezione nelle possibilità di sostenerli. Un negozio di frutta e verdura o di alimentari non può reggere spese esorbitanti e quindi se ne va, chiude perchè non viene sostenuto da politiche fiscali adeguate e i loro servizi non vengono invece ritenuti necessari ed indispensabili per mantenere il tessuto umano residente. 
Infine la diffusione di ipermercati attorno alle città, ha contribuito a svuotare la specificità che faceva dei centri storici  dei naturali centri commerciali.  
Castelfranco Veneto (TV)
Il  diffuso  policentrismo veneto ha messo in evidenza le caratteristiche essenziali del centro storico che risiedono nella qualità della composizione e stratificazione urbana ed edilizia, nella forte connotazione identitaria, nella singolarità della strutture territoriali date dalla continuità nel tempo delle modifiche intervenute. Questi luoghi contengono il DNA urbano, le memorie che come le rughe nelle persone, si caricano di tramandi sequenziali:  le opere, le generazioni e gli ambienti si saldano strettamente. Ogni volta che si modifica un territorio  accade come per un bosco, dove la deviazione di un corso d'acqua impoverisce  e danneggia le piante, modifica flora e fauna. Così i contesti territoriali se subiscono dei cambiamenti sostanziali, accelerano le mutazioni artificiali delle consuete condizioni di vita e delle relazioni umane. Non è facile incrociare la didattica con la denuncia, la proposta con l'immaginazione, l'economia con i bisogni, specie in quest'epoca di regole imposte dall'epidemia. Dopo le analisi le conseguenze portano a doversi scontrare con alcuni settori
Vicenza
 economici e altre resistenze. Se i problemi non sono percepiti come gravi e le proposte divergono tra visioni politiche e competenze istituzionali ai dibattiti non seguono le riforme. L'assalto ai centri storici è iniziato da molti decenni. A Venezia iniziò fin dalla occupazione prima napoleonica e poi austriaca della città che interrò canali, demolì chiese, chiuse monasteri e isole. Bisogna ora civilmente scegliere se il discutere tra categorie porterà ad una comune visione culturale riguardo ai centri storici. E perchè ciò sia dimostrabile occorre entrare sui fatti. Ad esempio,  perchè a Venezia con l'avvallo delle istituzioni si è consentita alcuni anni fa la realizzazione dell'ampliamento dell'albergo denominato il "Cubo" a piazzale Roma, e perchè si è di recente  autorizzato, sempre dalla Soprintendenza, l'unica istituzione che poteva realmente impedirla,  la demolizione della ottocentesca Torre Piezometrica, per allargare il Garage S.Marco. Come mai si sentono flebili difese da parte delle categorie dinanzi a questi casi. 
Altro esempio riguarda il tema del riuso dei padiglioni
Museo del Castelvecchio a Verona
ex ospedalieri a Mestre, che alcuni architetti vorrebbero  demoliti, o le difficoltà nel recupero dell'Antica Posta in piazza Barche, anch'essa soggetta a progetto di demolizione. Ho citato casi già trattati su questo blog ma si possono ricordare le antiche vie d'acqua, le marcite, di Battaglia Terme che  il piano regolatore di espansione metteva a rischio paesaggistico, nel silenzio della categoria degli architetti o i delicati tracciati stradali nel vicentino che tagliavano l'area delle ville palladiane,  i progetti di Ipermercati nei pressi del Castello del Catajo a Due Carrare,  o di
Verona
Palazzo Te a Mantova, e per restare nel Veneto tutti quegli interventi di incremento volumetrico consentiti dalla legge regionale veneta,  fino al 60% in più rispetto all'esistente,  anche nei perimetri adiacenti ai centri storici... Non ci sono posizioni antimoderne ma solo anticulturali. Quando Carlo Scarpa intervenne nel recupero, restauro e  rilancio del Museo del Castelvecchio a Verona compì un'opera magistrale e  sapiente, salvaguardando l'anima dell'edificio ed inserendovi suggestioni che non sono soltanto contemporanee ma oltre il tempo perchè  coesistono  insieme ai reperti antichi.  Negli anni
Rovigo
'20 e '30 prevalse una idea urbana violenta che rompeva, demoliva, distruggeva interi quartieri antichi nei centri storici in nome di una supposta modernità. Poi il dopoguerra non frenò tali manomissioni e così i centri storici di molte città come Firenze e Roma, subirono mutilazioni importanti, sventramenti , che riguardarono nel Veneto Padova, Verona e la stessa Venezia.
Molte recenti leggi di salvaguardia consentono di avere strumenti migliori di tutela ma senza analisi politiche, le migliori riflessioni professionali si arenano su un binario morto. L'urbanistica non è più da tempo materia per soli specialisti.  Occorre  inserirla a pieno titolo come materia scolastica fin dalle elementari. Le opinioni consapevoli della gente comune, che vive e lavora nei territori storici, possono aiutare a migliorare una cultura  capace di collegare la 
Asolo
vita economica con quella di relazione partendo dalle scelte dal "basso" e non solo dai vertici. Alcuni usi dei centri storici sono stati compromessi anche da  idee  prestate se non asservite a lobby finanziarie. Si spiega così la progressiva contaminazione nel nome di "centro storico". Esso venne coniato per la prima volta da Giovanni Astengo nel  Convegno  che si
Feltre (BL)
tenne nel settembre del 1960 a Gubbio da cui uscì approvata alla unanimità una Carta, detta di Gubbio. E Astengo fu molto vicino alle posizioni intellettuali di Adriano Olivetti che sulle città e sui rapporti umani che si innervavano da queste, prese ad esempio la linfa naturale degli alberi, attraverso i rami e le foglie. I Centri storici sono la linfa che sostiene l'idea stessa di città. Quella che uscì a Gubbio, ormai più di 60 anni fa, era una  tavola delle leggi per tutelare e valorizzare il patrimonio dei nostri centri storici. 
Ma a più di due generazioni di distanza molte di quelle intenzioni non si sono avverate. e anzi sono state disattese con dubbia moralità e lucida anti cultura.  


giovedì 4 febbraio 2021

LA COLLINA

 LA COLLINA                 di  Gianfranco Vecchiato

      
       Steve Goodman : Spoon River 
Edgar Lee Masters (1868/1950)
N
ell'Antologia di Spoon River la collina è un luogo di sepoltura dove  una umanità scomparsa racconta e denuncia le proprie fragilità individuali e le ingiustizie  sociali. Come in uno specchio distorto, la salita di quel pendio allunga lo sguardo  su un orizzonte irraggiungibile e incomprensibile, sfocato dai ricordi e dai pentimenti. 
Edgar Lee Masters, poeta, scrittore ed avvocato, scomparso nel 1950, conosceva le parole di Emily Dickinson, che sulla morte scrisse: "è assai frugale il carro che trasporta l'anima dell'uomo" perchè è un viaggio in cui tutto l'essenziale si racchiude in noi stessi. A più di un secolo da quel 
stanza abbandonata 1981
foto di M.Pigozzo
1915 in cui fu pubblicata l'Antologia, di quei racconti ci ricordiamo ascoltando canzoni di Bob Dylan, di Steve Goodman e di Fabrizio De Andrè, che da esse trassero ispirazioni. Ci accorgiamo che in questo tempo difficile, percorso da una epidemia che non si è ancora arresa, il tema dell'esistenza rimane al centro delle grandi filosofie di pensiero. Qualche giorno fa è scomparso un amico fotografo, stroncato dal virus in due settimane. 
Aveva gestito un negozio di alimentari in un quartiere della mia città dove era stimato e benvoluto, e avendo coltivato la passione per la fotografia sin da ragazzo, nelle ore di libertà dava sfogo alle sue capacità espressive, cercando i dettagli, i silenzi, scrutando la realtà con gli scatti di fantasia.
Ritratto 1983
foto M.Pigozzo
Pescatore senza rete nè barca
foto di M. Pigozzo (1950/
2021)
Una vecchia porta entrava nella pellicola con le rughe del legno, una casa di campagna abbandonata si illuminava nel calore di muri scrostati e di stanze deserte, dove un tempo erano circolate le voci  di una famiglia. Una ragnatela o un filo di rugiada, diventavano ricami riflessi da trasformazioni di luce. Era un artista schivo di carattere e occorreva spingerlo a mostrarsi. Cessata l'attività aveva aperto una sua galleria e si era fatto conoscere in Italia ed all'estero. Mi stupiva tempo fa che amasse frequentare il vecchio cimitero di Treviso e che ne traesse spunti di riflessione profonda.
 Quel luogo era la sua collina. L'Aldilà, da Omero a Shakespeare, da Alighieri a Foscolo, da Thomas Gray a Leopardi, resta per tutti avvolto nel mistero. E così come ogni opera dell'uomo, non solo i viventi ma anche le città nascono, evolvono, decadono e si trasformano o muoiono, lasciando il posto ad altre esperienze.
foto di Maurizio Pigozzo - Khepera

Rebus
foto di Maurizio Pigozzo
Così la poesia e la scrittura, la fotografia, le case e gli ambienti, gli spazi silenziosi, i pensieri e le parole, sono tutti frammenti che ogni giorno, ogni generazione, in ogni tempo, semina i campi della vita  dove le pianure salgono sulle colline e da là ci accorgiamo, come rifletteva Tonino Guerra, che " l'orizzonte è alle nostre spalle". Qualche volta delle voci interiori ci parlano come nelle poesie di Spoon River raccontando che "... tutto è dimenticato, tranne da noi, le memorie, che siamo dimenticate dal mondo. Tutto  è mutato, tranne il fiume e la collina... No sono mutati anch'essi e noi, noi le memorie restiamo qui timorose, con gli occhi chiusi dalla stanchezza di piangere, nell'infinita stanchezza". 

Enigma
foto di Maurizio Pigozzo


sabato 23 gennaio 2021

OPINIONI

 OPINIONI             di  Gianfranco Vecchiato

Bassorilievo VI° sec. Giustiniano
Le Opinioni hanno un peso rilevante nei rapporti sociali. A volte sono corrosive e rovinano reputazioni o elogiative e lanciano carriere. Scrisse J.W.Goethe : " si dice che tra due opinioni opposte la verità stia nel mezzo. Niente affatto! In mezzo sta il problema, l'inscrutabile". E che tale riflessione abbia dei fondamenti lo capiamo quando nel campo dell'Arte discutiamo di estetica,  un terreno fertile di polemiche e generatore di contrasti. Se in  economia e in politica le opinioni hanno un peso importante per orientare obiettivi e modificare scelte, nell'Arte si sono consumati inganni, ambizioni, creatività, virtuosismi e  idealità.   Fu durante la grande depressione seguita al crollo della borsa americana nel 1929,  che negli Stati Uniti presero a circolare i sondaggi di opinione, e da allora questo strumento è stato usato in maniera sistematica. Questo tema è quindi rilevante e si manifesta sovente negli scontri fra opposte fazioni, fra "guelfi" e "ghibellini", un antico modello italiano che Dante Alighieri nel VI° Canto del Paradiso, così descrisse mentre incontra l'antico imperatore romano Giustiniano:
Opinioni controverse: Chiesa a Bergamo
"...l'uno al pubblico segno i gigli gialli oppone, e l'altro appropria quello a parte, sì ch'è forte a veder chi più si falli..."
 Le controversie percorsero i primi razionalisti del XVIII° secolo ma una strada fu comunque tracciata.
Il Magistrato Charles-Louis barone di Montesquieu che fu uno dei padri dell'illuminismo francese, nel 1748 pubblicò la sua opera più famosa: "Lo Spirito delle Leggi", che anticipava quei  fondamenti sulla politica, la forma di governo e lo Stato che sono i caposaldi del liberalismo moderno. Da ciò derivano azioni conseguenti. Un esempio nel settore immobiliare  può spiegare alcuni meccanismi psicologici. Quando si scontrano interessi pubblici e interessi privati le norme  amministrative e le regole di mercato spesso confondono i rispettivi ruoli. 
Alpe di Siusi (Bz) Hotel su palafitte : quale opinione?
Vi sono dei princìpi generali che sono stati fissati nelle deontologie delle professioni e in quelle degli architetti italiani è scritto nel preambolo che l'interesse pubblico prevale su quello privato e che ogni singolo edificio porta in sè un pubblico interesse poichè permanendo, modifica un territorio e contribuisce al grado di qualità del suo insieme. Dai tempi di Montesquieu l'importanza della razionalità, tipica delle Scienze, ha reso possibile lo sviluppo della società nel mondo contemporaneo. Quando le dittature  hanno capovolto o ignorato il diritto di libere opinioni, hanno gettato il mondo nel caos. 
Opinioni
Tra i filosofi greci, i "Sofisti" come
Platone
(Raffaello Sanzio: la scuola di Atene)
Protagora, ritenevano che la opinione prevalente fosse un criterio di prima verità, e consideravano che a questa si giungesse sommando le opinioni individuali. Socrate privilegiava il confronto tra opinioni diverse ritenendo che dalla mediazione e dall'accordo fra esse si giungesse ad una "homologhia", ad una intesa che dava più certezza e stabilità alla valutazione individuale. Platone infine pur convenendo, distingueva tra l'amore, la inclinazione o la sensazione per le cose belle, tipiche della opinione e la superiore idea di Bellezza, e cioè per la Verità,  che non conoscendo dubbi, è stabile. Nella professione di architetto occorre discernere tra l'amore per il bello e quella per la Bellezza.  
Contrasti in architettura: il Corviale di Roma
Se si condivide la seconda, quella di Platone, allora si può convenire che nessuna opera di Architettura risieda nella Verità mentre è possibile che nella Opinione, sia considerata "bella", un aspetto per sua natura labile. L'origine di ogni progetto è il prodotto di una idea personale, di una creatività che può portare a risultati apprezzati dalla maggioranza e mai dalla totalità. Non esistendo una fine nemmeno nel progetto d'autore, è normale che rivedendo ad anni di distanza, un progetto realizzato, si trovino difetti, si tenda a ripensarlo in alcune parti,  a ricomporlo, mai
Prato: architetture controverse

soddisfatti pienamente dall'opera conclusa. La nostra opinione cambia con il tempo, con la esperienza, con le circostanze. La storia è ricca di aneddoti. L'architetto Giuseppe Terragni  si vide bocciare un progetto dalla Commissione Ornato della sua città per sei volte, prima di ottenerne la approvazione. Lui cercò di insistere ma i componenti della Commissione espressero opinioni diverse e dovette piegarsi. Carlo Scarpa era noto perchè rielaborava con gli artigiani i suoi progetti, anche in cantiere, correggendoli, insoddisfatto, nella tensione di raggiungere la perfezione estetica che aveva in mente. La pandemia ha divelto molte certezze e questo tempo appare molto incerto sul futuro.  
Nello Stato le
Opinioni: Architettura controverse
Soprintendenze sono rappresentate dai funzionari, che esprimono pareri,  a volte chiudendosi  nelle loro opinioni, tra idee di conservazione, che non permettono contaminazioni tra testimonianze di epoche diverse. E' il loro compito e quella opinione ha un peso a volte definitivo. Accade anche il contrario e cioè che le Istituzioni cambino parere a seconda del colore politico e che  molte persone senza una libera opinione, rinuncino alla loro libertà di scelta. La sensazione peggiore la descrisse  nel libro "De Profundis", lo scrittore Oscar Wilde : "La maggior parte della gente è altra gente. Le loro idee sono opinioni altrui, la loro vita un'imitazione, le loro passioni una citazione". 

venerdì 8 gennaio 2021

IL MITO


IL MITO   
                di   Gianfranco Vecchiato

Il mito di Prometeo
Espressionismo: Max Beckmann (1884/1950)
Il Mito è il terreno della fantasia e dei poeti mentre
la Logica  è il luogo della razionalità con cui, secondo Hegel, la filosofia cerca di penetrare tra le oscure pieghe della Natura. 
 
Per secoli il mito ha prevalso sulla logica creando tradizioni che mescolano le consuetudini, i costumi e le immaginazioni più arcaiche .     
Il Barocco e il Mito
Tra le Arti contemporanee la pittura, già ispiratasi ai classici, si è divisa tra correnti figurative e con l'espressionismo ha sondato tra le lacerazioni interiori viste dalla
 psicanalisi e i traumi sociali del Novecento.  L'architettura ha attinto dai miti e dal logos fino a quando, dopo essersi liberata dalle  superfici è entrata nei  valori dati dai vuoti. La scultura ha disseminato di  figure mitologiche le tombe, i monumenti, le facciate degli edifici. Nel medioevo da un elenco di animali fantastici, un "bestiario", uscivano rappresentazioni di draghi, unicorni, grifoni, leoni alati,
Il Doge e il leone alato simbolo di Venezia e
di San Marco
serpenti, e  altre figure, da incubo o da sogno,  frutto di leggende pagane mescolate a miti cristiani. "La notte della ragione genera mostri" e gli incubi usciti dalla psiche definiti stregonerie furono perseguitati e  usati per  combattere eresie e colpire gli avversari politici.  Si distinse in quell'epoca la figura del santo Francesco d'Assisi che gettò un ponte tra le diverse anime e culture. Egli parlava agli uccelli, ammansiva il lupo, lodava la Natura e chiamava "sorelle" l'acqua, il fuoco e la morte corporale. Il Dio cristiano amava gli uomini e ne seguiva le sorti.
Bestiario: Capitello decorato
S:Francesco predica agli uccelli
La semplicità e la complessità della visione cristiana si confrontò con la razionalità dell'epoca dei "Lumi"  temendo che la Fede ne venisse travolta. 
Invece come sosteneva Sallustio, noi vediamo nel mondo le cose che appaiono, mentre "gli spiriti e le anime si nascondono ".
Valhalla: Il paradiso dei guerrieri nella mitologia nordica
 Il razionalismo ha aperto le menti, ha influito sulla cultura e sulle attività umane:  nelle scienze e in medicina,  nell'istruzione, nelle attività economiche, e anche nella religione. I miti non sono scomparsi, sono rimasti sullo sfondo, pronti a riemergere nella letteratura, nel cinema, nella pittura contemporanea, nel mondo dello spettacolo e a volte anche in politica. Secondo la leggenda, fu Prométeo a donare agli uomini, rubandoli agli Dei, la memoria, la intelligenza ed il fuoco.  Zeus si vendicò lasciando che dal vaso di Pandora uscissero 
 la fatica, le malattie, la fame, la guerra, la violenza, la paura, il dolore e la morte. 
L'uomo contrappose la sua volontà che, secondo Cartesio, non è una pulsione "indipendente" ma una caratteristica "autonoma". La volontà e la libertà sono elementi dei Diritti Fondamentali dell'Uomo. che vennero sanciti il 26 agosto 1789 : 
"Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sulla utilità comune. la Legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Quanto non è vietato dalla Legge non può essere impedito e nessuno può
Arte e Mitologia
essere costretto a fare ciò che essa non ordina".  Per raggiungere la consapevolezza nei diritti serve lo sviluppo della cultura e questa fu frenata da varie resistenze. Si può citare ciò che avvenne nel 
 1807 in Tirolo quando l'obbligo della vaccinazione contro il vaiolo, provocò violenti tumulti nella popolazione, convinta che il vaccino fosse uno strumento diabolico per iniettare nelle persone il "germe" del protestantesimo. Si distinse per fanatismo religioso un sacerdote, padre Joachim Haspinger, che agitava gli animi alla rivolta ritenendo che non spettasse agli uomini immischiarsi in questo modo "con i piani di Dio" ("da es den Menschen nicht zustehe, sich auf diese Weise in Gottes Plan einzumischen"). Un altro capitolo è occupato dalle vicende seguite alle scoperte del Nuovo Mondo. Il XV° secolo fu carico di nuovi miti. 
Gli indigeni pensarono ai colonizzatori come a divinità. Ma qualche anno dopo i conquistadores spagnoli e portoghesi, usando in modo cinico e blasfemo il simbolo della croce, sterminarono i nativi alla stregua di animali, senza rimorsi per le popolazioni Incas e Azteche. Lo fecero in tutti i modi:  con le armi, con i lavori forzati e con le malattie seguite a virus su cui gli indigeni non avevano immunità. Si è scritto che dei 100 milioni di abitanti presenti nel XVI° secolo in America centro meridionale, in due secoli ne rimasero solo  qualche milione. 
Edward Jenner e il vaccino contro il vaiolo
Per
Nascita degli Stati Uniti d'America
compensare quelle perdite umane necessarie come forza-lavoro, si ampliò il genocidio, con la deportazione  di uomini dall'Africa. Gli schiavi furono 1 milione all'inizio del XVII° secolo, saliti a 7 milioni cinquant'anni dopo ed a  17 milioni nel 1750. 
I conquistadores e il genocidio degli Indios
Anche nel nord America corsero miti leggendari. Una epopea in cui si mescolarono pellegrini, avventurieri, indiani, faccendieri, esploratori, cambiò i destini di quelle terre. E questo avvenne all'inizio con pochi mezzi. Solo 120 abitanti furono sufficienti per fondare la colonia della Carolina, ancora meno, 80 persone per il Connecticut, il Delawaer fu fondato con 60 abitanti, il Mississipi  e la Luisiana furono francesi  con qualche centinaio di coloni, il Michigan  fu fondato da 105 coloni mentre bastarono 110 francesi a fondare l'Arkansas. La Pennsylvania fu creata anch'essa da alcune centinaia di persone.

Lucas Cranach il vecchio (1530) L'età dell'oro
Colbert prese l'enorme territorio del Canada, fondando nel 1663 il villaggio del Quebéc con 120 abitanti, mentre gli indiani considerati sempre alla stregua di animali vennero o scacciati o abbattuti. In Europa miti ariani furono alla base di un pangermanesimo carico di rovine e di crudeltà, così come la degenerazione del comunismo riempì anch'esso di miti strutture politiche autoritarie che negavano molti diritti fondamentali di espressione e di libertà.  La Volontà e  l'intelligenza non sorrette dalla morale oscurano le coscienze. Il mondo sta oggi lottando contro una pandemia causata da un virus. Nell'isolamento di questi mesi abbiamo perduto molte certezze.  Non conosciamo il futuro che è proprio degli Dèi, ma possiamo, usando la memoria "donataci" da Prométeo, giudicare ed imparare dal passato e dalla nostra evoluzione. Diceva Albert Camus che "I miti sono fatti perchè la immaginazione li animi" e che per questo non muoiono mai.

Vincent Van Gogh: Notte stellata