venerdì 29 ottobre 2021

MANO APERTA

LA MAIN OUVERTE              di Gianfranco Vecchiato

La Main Ouverte (Le Corbusier 1952)
La "Main  Ouverte" disegnata nel 1950 da Le Corbusier e divenuta nel 1952 un monumento alto 26 metri collocato nella città di Chandigarh in India da Lui progettata,  è una immagine simbolica dal forte valore universale. Talmente forte che è  stata a lungo una icona dell'architettura del Novecento e delle idee sociali del celebre architetto.  L'Autore la volle così descrivere:  "Questo segno della mano aperta per ricevere ricchezze create, per distribuirle ai popoli del mondo, deve essere il segno della nostra epoca". 
Le Corbusier (1887/1965)
Il Modulor
E' un messaggio politico di eterna attualità che si rivela quando si discute di vera architettura,  perchè affianca e propone grandi ideali. Anche il simbolo del "Modulor"  ideato da Le Corbusier come una scala dimensionale per le proporzioni umane da considerare nel progetto degli ambienti e degli arredi, conteneva analoghe finalità sociali: seguire l'Uomo nelle sue funzioni secondo i bisogni e l'età evolutiva. Un richiamo all'Uomo Vitruviano disegnato da Leonardo da Vinci dove il rapporto tra geometria e forma è affrontato controllando i rapporti a grande scala tra architettura e territori. Gli obiettivi dell'architettura moderna, secondo queste teorie,  si fondavano su fattori semplici ma  fondamentali : l'utilità, i materiali e il sistema costruttivo, l'estetica nella sua interezza, i rapporti con l'ambiente. Concetti già in passato affrontati nel nostro Rinascimento ma che mutarono con la creazione di grandi città moderne e con la mobilità individuale e collettiva dei trasporti. Teorie che hanno a lungo nutrito le scuole di architettura come dottrine laiche non eludibili. Questo bagaglio culturale è rimasto ma col tempo molto è andato perduto. 
I valori labili 
Adolf Loos (1870/1933)
mettono sotto esame le coscienze e risvegliano lo spirito critico. Adolf Loos (1870/1933 fu un antesignano del Movimento Moderno ma non appartenne alla cerchia di Le Corbusier. In quel circolo di modernisti lo ritenevano ambiguo col passato. Eppure Loos produsse rotture clamorose con le  tradizioni accademiche e anche Le Corbusier utilizzò alcune sue  idee come quelle del "Raumplan" sul piano delle strutture spaziali, le coperure a terrazza e i volumi sfalsati su più dislivelli. La casa Scheu sorta a Vienna tra il 1910 e il 1913 è
Pianta urbana di Chandigarh
ancora oggetto di studio ma oggi sarebbe irrealizzabile secondo i parametri di rispetto energetico in vigore.  I compiti che sono stati affidati alla  tecnologia stanno prevalendo  sulle forme dell'architettura e le condizionano.  Il Destino si muove sotto l'oscillare dei contrasti.  Il passato, anche più lontano, sta dentro al presente e gli orizzonti divengono sempre più vicini, con la Natura che non trova pace, scossa da troppe variabili imposte al Pianeta: consumo incontrollato delle risorse naturali, danni vasti e irreversibili all'ambiente, inurbamenti giganteschi, dottrine politiche inadeguate rispetto ai processi in atto,  economie da ripensare, esplosione demografica in vaste aree geografiche e assenza di un governo universale. L'Arte è un concetto fragile che si rivela per rispondere a moti dell'anima interiore
A.Loos - villa Winternitz Praga
in dialogo con quella esteriore. Nuovi materiali sono oggi a disposizione:  pannelli fotovoltaici capaci di accumulare energia e di trasferirla ai bisogni collettivi, elettronica in grado di governare in modo intelligente le funzioni di un edificio: riscaldamento, illuminazione, sicurezza, qualità dell'aria e dell'acqua, seguendo le età evolutive e le patologie che possono colpire in diversi momenti della vita. Le abitazioni devono essere adattabili, strutturate con sistemi di automazione privata,  i trasporti elettrici, le comunicazioni  veloci ed intelligenti consentono di lavorare da casa, di ricevere merci con ordini on-line,  sviluppano sinergie con l'ambiente circostante e possono
migliorare i servizi a scala urbana e continentale. Tutto ciò sarebbe apprezzato da Le Corbusier che aveva parzialmente intuito e anche temuto quasi un secolo fa  l'evoluzione dell'urbanesimo sui territori.  Alcune variabili cambiando le scelte, modificano i percorsi e introducono nuove domande. Il Modulor  non ha retto nei progetti a  larga scala per la costruzione delle nuove città, non è stato amato dai progettisti e nemmeno dai costruttori. La "main ouverte" invece si rivela ancora fondamentale nel nostro tempo e per il futuro.  E' una mano  che duemila anni fu trafitta sulla Croce, ed è quella che ancora rivela l'amicizia tra individui. Essa segue quindi il nostro destino e fa parte dei nostri sensi e delle nostre paure. Si incrocia con un pensiero profondo di Adolf Loos che nel libro "Parole
Interni progettati da A.Loos
nel vuoto", scritto nel 1910, rifletteva: "  ... A differenza dell'opera d'Arte che non ha bisogno di piacere a nessuno, una casa deve piacere a tutti. Dunque la casa non avrebbe niente  a che vedere con l'Arte  e l'Architettura non sarebbe da annoverare tra le Arti: proprio così... Se in un bosco troviamo un tumulo lungo sei piedi e largo tre, disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto un Uomo. Questa è Architettura". Anche la "Main Ouverte"  che è un simbolo,  talvolta può essere una rivelazione.

martedì 28 settembre 2021

BORGHI D'ITALIA

BORGHI D'ITALIA                      di  Gianfranco Vecchiato

Stemma della Associazione
Cervo (IM)
Vent'anni fa per iniziativa di 51 Sindaci aderenti all'Associazione dei Comuni Italiani (ANCI), ad imitazione di esperienze francesi, si creò un sodalizio denominato "Borghi più Belli d'Italia". Si trattava di luoghi da promuovere per particolari caratteristiche storiche, culturali, gastronomiche, paesaggistiche, e da far conoscere traendoli dalla marginalità in cui erano relegati dalla cultura ufficiale. Si riscoprì allora che quella Italia "minore" era assai numerosa e formava un mosaico di eccellenze  sparse nella penisola italiana. Oggi questa associazione allargata conta 310 Comuni, un numero che è in costante crescita, pur dovendo rispondere a 73 requisiti di qualità, e molti  luoghi un tempo sconosciuti hanno attirato  turisti in cerca di nuove
Mezzano di Primiero (TN) 
 sensazioni. Per vicinanza alla mia residenza frequento e conosco l'area trevigiana, una terra ricca di storia, solcata dai fiumi Sile e Piave, delimitata dal massiccio del Monte Grappa e dalle propaggini collinari del Montello e dell'Asolano, tra le colline del "Prosecco" con antiche pievi e castelli che giungono a lambire l'altopiano del Cansiglio. Si tratta di territori dove tra il novembre 1917 e il novembre 1918 si assestò il fronte della Grande Guerra dopo la rotta di Caporetto. Molti paesi che si trovavano lungo il fronte vennero distrutti e poi ricostruiti nel primo dopoguerra. Si conservano ancora tracce profonde di quelle ferite, sia nella memoria dei territori che tra le generazioni che si sono succedute. La memoria una componente importante per dare senso alle cose anche più diverse. 
Vernazza (La Spezia)
La civiltà contadina ad esempio, che era prevalente fino a sessanta anni fa, resta sullo sfondo. A Mosnigo della Battaglia, che fu  teatro di aspri scontri nell'ottobre del 1918, si ricorda che in quella località avvenne l'ultima decisiva spallata dell'esercito italiano, che attraversato il fiume Piave, spezzò la tenace ma logorata difesa austroungarica.  Nelle anse sabbiose che spuntano dai rami del fiume, appare "l'isola dei morti", e un parco silenzioso guarda verso le colline del Montello sull'altra sponda. Nelle vicinanze c'è un luogo particolare, formato da vecchie case  abbandonate, che sono state trasformate, per iniziativa di abitanti del posto, in un museo a cielo aperto che espone gli strumenti, gli abiti, i mestieri di una antica civiltà contadina scomparsa. Nelle stanze delle case abbandonate si racconta la passata vita quotidiana. Tra i fantasmi dei ricordi le emozioni non mancano se si sa ascoltare. Anche  a  Mezzano di Primiero, in Trentino, un piccolo Comune a poca distanza da Feltre, si respira aria di ricordi. Collocato nell'ampia valle che ha
Pienza (SI)
sullo sfondo le dolomiti delle Pale di San Martino, all'inizio del paese appare la targa dei "Borghi più Belli d'Italia".  Si nota subito che la tanta legna accatastata ( i canzèi) posta all'esterno di antiche case porta l'impronta degli artisti chiamati ogni anno a creare sculture in legno e dipinti di fantasia. Questo insieme di dettagli e le informazioni sulle pareti delle case, creano una atmosfera assai gradevole. In alcuni Tabià si raccolgono le tradizioni ed i costumi di questa località che fu parte del Tirolo austriaco fino al 1918, con popolazione di lingua italiana. Si coglie la consapevolezza degli abitanti, di attrarre interesse per le loro tradizioni e le storie semplici, verso turisti frettolosi che nel ritmo del lavoro e nella omologazione dei loro  comportamenti, hanno perso il senso comunitario. 
Arquà Petrarca (PD)
L'architettura anche in questi casi, è una discreta ma essenziale presenza.  Paesaggio, identità locale, costumi, tradizioni, arte e alimentazione, sono un mix vincente. E possono esserlo dovunque perchè nella contemporaneità c'è anche la storia del passato. Per fornire stimoli ed idee utili alla trasformazione del nostro tempo, si possono cogliere dallo spirito dei luoghi idee per oggetti di design ed elementi di estetica urbana. Molti Borghi riscoperti con questa iniziativa, possono fornire esempi positivi ed utili anche per una grande città dove vi sono quartieri con caratteristiche diverse. Le nuove zone di espansione urbana potrebbero trarre spunti dalla storia locale e da ciò che resta come riferimento socio culturale dal passato. In questo il positivo esempio che proviene dai Borghi può insegnare molto. 
Mosnigo (TV) Borgo contadino
Ogni città è infatti costruita da strati urbani e da un insieme di parti nel cui nucleo si cela quello che fu in origine un piccolo borgo. Ebbene è in quel "cuore" urbano che si deve far ripulsare un battito rigeneratore utile al resto dell'organismo. Si tratta a volte di far ripartire una lettura della memoria non nascondendola o tradendola cancellandone le rughe e i ricordi. L'architettura che vive di tali sensazioni, si arricchisce e si consolida. Non a caso molti di questi borghi sono diventati luoghi di sana sperimentazione dove l'antico e il nuovo convivono magnificamente. Ciascuno offre all'altro una parte di sè. 
Mezzano di Primiero (TN)
Le Amministrazioni locali dovrebbero favorire l'evolversi di queste contaminazioni che possono giovare anche all'architettura più recente, spesso autoreferenziale e che quando è priva di passato è anche povera di futuro. Il consiglio migliore è quello di suggerire e di ascoltare, assimilare e trasformare. La storia delle centinaia di Borghi italiani, riscoperti e rifioriti grazie alla consapevolezza dei loro tesori, fatti di semplicità e di bellezza, conferma che non si può procedere in avanti senza voltarsi, ogni tanto, indietro.

venerdì 3 settembre 2021

IL MECENATE


 IL MECENATE      di  Gianfranco Vecchiato

Il facoltoso patrizio romano Gaio Cilnio Mecenate
Enrico Mattei (1906/1962)

vissuto nel primo secolo avanti Cristo durante l'impero di Augusto, ha legato il suo nome alla storia per la  protezione e l'aiuto che diede agli artisti ed ai letterati del suo tempo. Fondando un Circolo che oggi definiremmo di politici ed intellettuali, sorresse personalità letterarie come Orazio, Virgilio, Ovidio, Tito Livio, a cui dobbiamo la realizzazione di opere classiche fondamentali. Mecenate è diventato sinonimo di chi aiuta talenti a realizzare opere meritevoli e se nel Rinascimento in Italia vi furono suoi epigoni tra i Medici a Firenze, di Papi
Operai della Olivetti in biblioteca
come Giulio II della Rovere a Roma, e in Europa  sovrani come Caterina di Russia e Cristina di Svezia, oltre a molti  principi ed ecclesiastici, in epoca industriale tali compiti furono assunti da istituzioni bancarie e finanziarie e di recente da imprenditori nel campo della moda, depositari spesso di grandi fortune economiche. L'architettura ha avuto bisogno spesso di mecenati e il dover lavorare per un Committente è stato a volte complicato da un rapporto di sudditanza del progettista, quando chi finanzia un'opera ritiene di essere in diritto di imporre le sue scelte. In questi casi non si potrà mai parlare di mecenatismo perchè il lavoro intellettuale subirà devianze per le scelte  costrette da un "padrone". 
Adriano Olivetti (1901/1960)
Due figure diverse possono essere riproposte invece come esempi positivi di rapporti fecondi tra finanza, libertà intellettuale e scelte progettuali.  Sono due uomini che appartengono ad un'epoca non lontana nel tempo e non sono stati dimenticati: Adriano Olivetti con la sua Ivrea ed Enrico Mattei con l'Eni. Olivetti e Mattei assunsero un ruolo di primo piano anche nel panorama internazionale, quando nel dopoguerra lanciarono l'Italia alla conquista di spazi di libertà di impresa. Entrambi trovarono ostacoli e divenne in qualche modo utile se non necessario, per coloro che ne temevano l'ascesa, che venissero eliminati fisicamente. Olivetti fu tra l'altro un illuminato creatore di una urbanistica
Edoardo Gellner: Colonia Eni 1954/60

democratica e di novità di impresa  che condensò nell'idea di partecipazione alle scelte con il lavoro e la ricerca con lo sviluppo individuale e collettivo. Un imprenditore privato illuminato che diede un ruolo internazionale all'Italia in un settore strategico, quello dei nascenti calcolatori. Enrico Mattei fu un imprenditore di Stato che sviluppò una idea vincente di partecipazione e parternariato ai profitti, allargando un ruolo per l'Italia nel mercato internazionale dove prima un ristretto club di Società prevalentemente anglosassoni, dettavano legge. Questa sua tenace capacità di impresa che fece dell'Italia un Paese energeticamente competitivo,   fu causa della sua morte con un esplosivo sul suo aereo personale nel 1962. 
E.Gellner: disegno casa vacanze a Borca

Se ad Olivetti possiamo affiancare i nomi degli architetti Figini, Pollini, Gabetti e Isola, a Mattei possiamo accompagnare le architetture organiche  di Edoardo Gellner. Il binomio tra Olivetti e Mattei, persone che si conobbero e stimarono, fotografa una bella immagine dell'Italia del secondo dopoguerra, carica di speranze, di volontà, di capacità inventive. Troppo indipendente sul piano economico e perciò meno ricattabile sul piano internazionale, l'Italia sconfitta dalla guerra riemergeva protagonista nel panorama internazionale, crocevia di opposti conflitti. In un libro "Capitalismo predatore, edito nel 2014, due scrittori  Bruno Amoroso e Nico Perrone, sostengono il racconto che furono ambienti USA a fermare i progetti di Mattei e di Olivetti per "normalizzare" l'Italia, nel senso che vollero ridurne il peso nel contesto internazionale, usando nel tempo anche lo sconquasso derivante dai processi di Mani Pulite, che decapitarono la classe politica ed i partiti tradizionali, che hanno da oltre vent'anni messo il Paese in forti difficoltà. 
Arch.Figini e Pollini Olivetti Ico
Ivrea 1934/1942/1949
Ma nessuna tesi complottista può essere del tutto vera nè del tutto sufficiente per spiegare alcuni salti della storia. E specialmente i limiti ed i difetti di una classe politica che deragliò ad un certo punto dalla strada delle riforme e dalla legalità. Quel che invece resta certo è che le opere commissionate da Olivetti e da Mattei non furono quelle di due imprenditori padroni ma di due imprenditori appassionati e fortemente proiettati verso il futuro. Due figure di mecenati moderni. Si ha una conferma visitando i progetti della Olivetti realizzati ad Ivrea da Figini e Pollini e da Gabetti e Isola ed  a Borca di Cadore quelli commissionati da Mattei a Edoardo Gellner per capire la qualità delle proposte e anche dei loro Committenti. Mi sono recato più volte in visita a questi luoghi, come fossero mèta di un pellegrinaggio laico. Ogni volta un segnale emotivo lascia traccia, segno che la presenza ed il messaggio che proviene da quei luoghi non ha cessato di parlare a chi sa porsi in ascolto. Si può tentare di replicarne il senso ma i contesti in cui viviamo sono ormai profondamente mutati. 
Primi negozi Olivetti 

Un mecenate lo si riconosce se  la sua presenza conforta, stimola, sostiene, incoraggia. Ci sono dei passaggi nell'idea progettuale che sono fondamentali e si ritrovano nelle fasi iniziali quando come avviene per uno scultore, od un pittore, il progettista intravvede il risultato prima nei suoi pensieri, poi nei primi schizzi, e infine nel trasformarsi di segni in immagini emotive. In quei passaggi il Committente quando è presente e conforta, suggerisce e aiuta la migliore realizzazione a divenire fisicamente biunivoca. Passa dalla mente del progettista a quella del Committente e ad un certo punto apparterrà ad entrambi. 
Ivrea: Palazzo Uffici Olivetti
Arch. A. Fiocchi E M.Nizzoli
Arch.Gabetti e Isola: Ivrea  residenze
olivetti per famiglie operaie
Olivetti pensava all'immagine dell'albero con le sue radici, attraverso cui la linfa procede sui rami e alle foglie, così come a quello di una società e di una architettura che si devono espandere tra il sole e l'aria, crescendo ed utilizzando ogni componente come parti unitarie e definite. Le sue opere lasciate ad Ivrea sono state nel 2018 dichiarate dall'Unesco un patrimonio dell'umanità.   Anche Mattei aveva una idea organica della società, dove l'impresa era un progetto in cammino, e l'emblema del cane a sei zampe, disegnato da Luigi Broggini  con la collaborazione di Giuseppe Guzzi nel 1952, leggermente modificata poi nel 1972, è divenuta una icona che tutt'ora distingue questa azienda nel mondo. Le sei zampe simboleggiano le 4 ruote dell'automobile e le altre due le gambe del guidatore, riunite in un animale di fantasia che genera l'idea della velocità. 
Questo spirito nel nostro Paese non è
Ponte di Rialto  /1591 Andrea da Ponte
scomparso ed ogni tanto riappare a ricordare che l'Italia è il paese che diede i natali a Mecenate. E quindi si possono citare tra  altri gli imprenditori Diego Della Valle che ha contribuito al restauro del Colosseo a Roma, Brunello Cucinelli che ha restaurato il borgo umbro di Solomeo, sposando nel lavoro le tesi di Adriano Olivetti, Renzo Rosso  che ha finanziato il restauro del Ponte di Rialto a Venezia, investendo nella operazione oltre 5 milioni di euro. In questo ultimo caso hanno lavorato 25 restauratori per riparare 300 gradini, 364 colonnine della balaustra, 1100 metri quadrati di pavimentazione, 2700 metri quadrati di facciate in pietra d'Istria e 700 metri quadrati di copertura con lastre di piombo. Non privo di polemiche il fatto di averne immortalato il nome con una targa posta sul pavimento del ponte. Ci sono squilibri e si manifestano ogni tanto. Di recente il Ministero per i Beni Culturali ha riproposto un progetto ideato nel 2015 che prevede per il Colosseo la costruzione di un piano retrattile e di copertura dell'ipogeo per l'utilizzo a funzioni pubbliche dell'arena antica con forti suggestioni per il suo riuso nel campo dell'arte. Si tratterà di un intervento di grande rilevanza culturale e tecnica che  sarebbe stata apprezzata da Mecenate al quale si attribuisce questo pensiero: "... L'arte è il mormorio della storia, udibile al di là del rumore del tempo. L'arte non esiste per sè: esiste per il pubblico". 

Progetto per nuovo ipogeo nel Colosseo di Roma


venerdì 13 agosto 2021

OLIMPIADI


 OLIMPIADI                          di   Gianfranco Vecchiato

L
Berlino: Olympiastadion Walter March
a pellicola scorreva e i fotogrammi indugiavano sui volti, sui dettagli,  inquadrando gli atleti, gli spettatori, le bandiere, le svastiche, le competizioni Dopo i documentari di propaganda politica girati a Norimberga, primo fra tutti " Il trionfo della volontà" uscito nel 1935, le capacità di regia dimostrate da Leni Riefenstahl la posero all'attenzione internazionale. L'occasione delle olimpiadi ne decretò il successo definitivo perchè nel 1936 seppe rappresentare quell'avvenimento a Berlino come mai prima di allora era avvenuto. La macchina da presa diede un valore ulteriore alle gare fissando anche lo spirito che aleggiò sulle vittorie del negro americano Jesse Owens, divenuto un simbolo inconcepibile  per Hitler che se ne andò dallo Stadio per non doverlo incontrare. Leni lo riprese mentre si agitava, nervoso, in tribuna e questo rivelò tra le altre cose, il limite tra propaganda politica, finzione e realtà. Quella olimpiade si caricò di oscuri presagi. Mancavano tre anni all'inizio della guerra. Le competizioni sportive sono attraversate  spesso da contrasti e varie convenienze.  
L'antica Grecia ha lasciato alla
Roma, proposta di parco polisportivo
 storia contemporanea  il richiamo alla Dea della Vittoria Alata, Nike e il luogo di confronto fra atleti, lo Stadio,   carico di  sacralità e  non  facile da rappresentare in architettura per i potenti esempi che ci vengono dal passato.  A Berlino L'Olympiastadion è rimasto comunque dopo tante traversie, il testimone di un'epoca e di una storia tormentata. Progettato da Werner e Walter March, figli di Otto che nel 1909 aveva ideato in quell'area un ippodromo,  è stato rimaneggiato una ventina di anni fa  da Von Gerkan e dallo studio Marg und Partner,  ed è ancora una architettura di notevole valore. Si tratta di  costruzioni che parlano anche in un'epoca in cui prevale l'effimero. Gli Stadi nel caso delle olimpiadi, non hanno un recinto solo sportivo ma esprimono la tecnica, la qualità estetica, il peso ed il ruolo del Paese ospitante.  Così avvenne per 
Roma quando si tenne la 17^ edizione dei Giochi nel 1960,  dove si colse l'occasione per completare o rivedere infrastrutture iniziate durante il fascismo.
Leni Riefenstahl (1902/2003)
Allora si mostrò al mondo una nuova Italia rinata dalla guerra, in pieno boom economico, capace di proiettarsi nel futuro. Da allora le cose sono cambiate e gli investimenti per le olimpiadi sono divenute un peso a volte insostenibile che contrasta con lo stesso spirito olimpico. A Roma le infrastrutture sportive fecero da sfondo al nuovo quartiere dell'EUR sorto per ospitare l'Esposizione Universale nel 1942, fermata per la guerra, e dove le visioni di chi l'aveva concepito furono riadattate. Gli architetti Giuseppe Pagano. Luigi Piccinato, Adalberto Libera, Luigi Moretti coordinati da Marcello Piacentini svilupparono negli anni '30, un progetto urbanistico ambizioso che ebbe a simbolo l'edificio della Civiltà italiana  soprannominato il "Colosseo Quadrato". Durante la guerra gli edifici costruiti furono depredati dai civili e dalle truppe di occupazione tedesche ed alleate. Dopo il 1950 si completò il settore residenziale e si insediarono delle strutture istituzionali come il Palazzo dei Congressi e l'Archivio centrale dello Stato, alcuni Musei e Ministeri, mentre il quartiere divenne tra i più verdi di Roma. Di recente è stato presentato un progetto per un parco polisportivo, che esclude lo stadio ma che si estende su ben 136 ettari e coinvolge aree a tema, parti naturalistiche, zone residenziali, spazi per atletica e altre attrezzature che tendono a ridisegnare un'area complessa racchiusa in una ampia ansa del Tevere. L'urbanistica trova in tal modo suggerimenti per intervenire nella ricucitura di zone periferiche, riannodando brani sparsi e funzioni multiple. Il tema degli investimenti è delicato perchè spesso le proposte contengono intenti speculativi o non  integrati per destinazioni a lungo termine. Ci sono peraltro esempi virtuosi come avvenne, pur se con qualche problema,  nella organizzazione dei Giochi a Barcellona che riuscì ad assumere e migliorare le sue caratteristiche  di capitale moderna e razionale, Non avvenne allo stesso modo  ad Atene dove  le opere sovradimensionate rispetto all'uso della città rese  necessario  demolirle alla fine dei Giochi.
Barcellona
Le più spettacolari per costi e interventi furono le olimpiadi  di Pechino, emblema di una Cina proiettata a leader mondiale non solo in economia.
Lo stadio nazionale progettato da Herzog e De Meuron è considerato tra i più belli del mondo.  Le recenti olimpiadi di Tokyo sono state poi spostate di un anno a causa dell'epidemia che ha colpito il mondo ma hanno ricevuto il plauso sotto il profilo organizzativo, dato che sono avvenute senza la presenza di pubblico negli stadi. Un fatto entrato nella storia di questa competizione mondiale.  Le ragioni che portarono alla loro riproposta, dopo 15 secoli di oblio, fu merito  del barone Pierre De Coubertin. Era l'anno 1896 sul finire di un secolo  iniziato con Napoleone Bonaparte e che terminava con lo sguardo  su un futuro  dinamico e industriale. Era un periodo di pace internazionale.
Ma dopo solo 5 edizioni le gare vennero sospese per la guerra. Due altre volte accadde nel 1940 e nel 1944. Nessuno peraltro sospese i contrasti come avveniva nell'antica Grecia. 
Se nella Roma imperiale il motto di "panem et circenses" riassumeva  non solo la politica verso il popolo ma quale fosse il recinto sociale nel quale tutto avveniva, il passaggio all'era moderna è dato dal prevalere della Ragione frutto dell'illuminismo,  sulla superstizione e sui riti pagani. Guidati dal pensiero critico nella società e tra i popoli, anche gli appuntamenti delle olimpiadi possono avere un compito morale costruttivo. I problemi e le carenze sociali non sono dimenticati se l'osservazione, l'esperienza, il ragionamento e la comunicazione, tengono aperta la  visione del mondo e i molti gravi problemi tra emigrazioni, crisi ambientali, soprusi e mancanze di libertà.  "La condizione prima dello sviluppo umano, sosteneva il politologo Graham Sumner (1840/1910), è la facoltà della critica. Nostra unica tutela contro l'illusione, l'inganno, la superstizione, la ignoranza di noi stessi e del mondo circostante". 
Nell'antica Grecia durante le gare olimpiche si riteneva che 
Roma EUR : Palazzo del Lavoro
gli atleti gareggiassero sotto l' attenzione degli Dei. Cessavano durante i giochi, i conflitti armati e sotto lo sguardo di Zeus,  il leggendario Olimpo si avvicinava alla Terra ed agli uomini. La lotta fra i rivali si chiudeva con una corona d'alloro che cingeva il capo dei vincitori, e Nike Dea della Vittoria Alata ed Atena, ne custodivano la gloria. I fratelli di Nike erano Zelos che simboleggiava la Rivalità, Kratos il Potere e Bia la Forza. 
Figli di Stige
Pechino Stadio Nazionale: 
Architetti Herzog e De Meuron
nella mitologia furono descritti come utili a Zeus nella guerra contro i Titani. Nelle gare si coglieva parte della nostra natura umana e quando nell'anno 393 d.C.  si fermarono  i Giochi olimpici, anche per le conseguenze del massacro avvenuto nella stadio di Tessalonica, quando  la espansione della nascente dottrina cristiana condannando il paganesimo vedeva nei giochi ciò che li rappresentava mentre aleggiava il cupo tramonto della civiltà romana  insidiata dai barbari. Nelle olimpiadi regole e discipline sono basate sui valori della pace, della amicizia, della correttezza e della uguaglianza tra i popoli e le Nazioni. Se invece kratos, Bia e Zelos, prevalgono sugli altri  torna a correre nel mondo la discordia e il dolore. Dopo le olimpiadi la capacità critica e culturale può accompagnare la forza e la rivalità, che possono essere componenti positive nelle dinamiche sociali, anche con la Ragione. Essa non ha bisogno di appuntamenti per misurarsi ma va coltivata ogni giorno come traguardo. 

giovedì 15 luglio 2021

VIVERE NEL FUTURO

 VIVERE NEL FUTURO         di Gianfranco Vecchiato

Arch. Giuseppe Samonà
Rettore IUAV 1945/1972
S
econdo la filosofia orientale soffermarsi  a rimpiangere
il passato induce alla malinconia, essere ossessionati dal  futuro porta all'ansietà e quindi  solo cercando di vivere in pace con il presente può aiutarci a trovare  una certa serenità.  Queste tre condizioni psicologiche coesistono e fanno parte del nostro destino che è  in rapporto  con il tempo e i ritmi della nostra vita.  Dobbiamo quindi pensare al futuro vivendo nel presente e non dimenticare il passato, dando a ciascuna parte un ruolo positivo. Se il lontano futuro non ci appartiene  ed è materia per scienziati e filosofi, il futuro prossimo è invece materia quotidiana e in questo campo sia gli architetti che gli ingegneri hanno un ruolo speciale:  devono nei loro progetti mescolare queste tre visioni temporali.   Il futuro per un architetto compare nella sua mente e si materializza in ogni progetto, dove
Riviste di Architettura
prende forma creativa ciò che prima non esisteva. In questo modo il Rettore della Facoltà di Architettura  di Venezia (IUAV) per  oltre un quarto di secolo (1945/1972), ritenne che il pensiero urbanistico dovesse nascere  dal movimento stesso della società,  Coerente con tali principi Samonà fu  aggregatore di cenacoli di idee da cui trassero spinta molte tra le più interessanti opere di architettura ed urbanistica italiana del Novecento.  Nel progetto sono attivi  la conoscenza e i rapporti con le preesistenze e quindi con il passato, e le  regole del presente, senza le quali ogni proposta si fermerebbe. Pertanto il lavoro principale di ogni architettura,  consente di suggerire  pensieri sul vivere nel futuro tra le generazioni che si succedono. Quando nasce un'opera questa duplice condizione , che è la parte più complessa dell'architettura, dell'urbanistica  e del design, indica gli orizzonti di mestieri appresi con la pratica dopo l'università  con l'esperienza e l'aggiornamento tecnico e culturale ma che debbono sorreggersi su un'etica e su valori appresi dalla famiglia e dalla scuola. Si potrebbe sintetizzare che per vivere nel futuro non è sufficiente il passare del tempo ma  occorre far maturare le esperienze, i ricordi, gli affetti e  le memorie
Mario Sironi: Il ciclista 
fino a trasferirle con la loro carica emotiva e di valori al giudizio di chi verrà dopo di noi. Visitando un quartiere urbano, il Villaggio San Marco di Mestre,  pensato e realizzato oltre 60 anni fa, ho colto come esso contenesse tanti diversi racconti e storie perlopiù ignorate, prodotte dalla comunità che lo ha abitato. Un patrimonio individuale e familiare che può  diventare un bene collettivo da rappresentare per sintesi come fosse l'anima di una Comunità . E farlo attraverso dei dipinti da fissare sulle pareti di un gran numero di case. Una catena di racconti per dare testimonianza e identità, attirando interesse e coinvolgendo anche l'economia locale. Le reazioni a questa proposta sono state fin qui positive ma la strada per concretizzarla è ancora lunga. Ora c'è un passaggio cruciale, quello del giudizio dell'Amministrazione comunale che potrebbe
I moti del 1848 a Venezia
accoglierla o mettersi di traverso. Non passerà molto tempo per avere una risposta. L'appello che ho fatto a non dividersi su questo tema è  una buona scommessa. Ci sono casi in cui la politica non dovrebbe dividersi ma convergere quando si ragiona su cose di comune sentire. I dipinti o murales a soggetto sugli avvenimenti del quartiere darebbero il nome alla iniziativa:  il Villaggio dei Murales, con le aree suddivise in cinque settori.  Dal ricordo dei progettisti che concepirono il piano urbanistico ai simboli del loro mestiere, dalle riviste di architettura ad alcuni modelli di riferimento culturale, poi dai luoghi del lavoro, le fabbriche industriali di Marghera, ai personaggi goldoniani ispirati dai nomi delle corti veneziane pensate da Egle Trincanato, dal Risorgimento italiano con i fatti d'arme di Forte Marghera, alle scene di vita quotidiana degli anni di
Cesco Baseggio attore goldoniano
costruzione, '50 e '60, con il boom economico, i mutamenti di costume, le storie di famiglie e in tutto questo, far emergere un  legame e l' affresco di un'epoca. Non più quindi l'immagine di una periferia ma di una società pulsante fatta di uomini e di cose, in rapporto fra loro.  Tenendo insieme il passato e il futuro guardando avanti in un cammino che come sempre è disseminato dai ricordi e dalle nostalgie. Vivere insieme significa raccogliere ogni cosa che dia forza, senso e dignità alla nostra visione della vita e del mondo.

lunedì 31 maggio 2021

MURALES -ARTE URBANA

MURALES-ARTE URBANA       di Gianfranco Vecchiato

E
Artista Gaia : Roma-spunti da G.De Chirico
redi e parenti degli antichi "Madonnari", gli "Artisti di strada" che fin dal XVI° secolo tra fiere e mercati giravano i paesi dell'Italia centrale disegnando sul selciato  monumenti e immagini sacre, i moderni "Writers" usano la pittura come uno strumento d'arte capace di  sostenere una rigenerazione urbana cogliendo anche gli aspetti nascosti in società cresciute all'ombra di anonimi miscugli edilizi.  
Se le opere dei "Madonnari" sfidano l'effimero 
La città di Giorgio De Chirico
con il gesso che svanisce alla prima pioggia,  i dipinti acrilici dei writers restano sui muri per qualche lustro. Trasformate in quadri a cielo aperto,  anonime pareti destano emozioni e  percezioni  visive, diffondendosi sui territori dopo essere state  confinate a lungo come simboli di contestazioni  antisistema studentesche e operaie. 
Cracovia: Murales ebraici di Broken Fingaz
A sdoganarle sono state diverse ragioni, tra cui l'avvento di nuove generazioni di amministratori nelle città e la crescita  dei "turisti per caso" alla ricerca dei  "muri parlanti". E' mutata la opinione sul ruolo della funzione artistica tornata,  come in passato,  ad avere spazio  all'esterno delle case. Attorno ai temi dell'estetica può crescere una partecipazione collettiva dal forte valore sociale.
E così Dozza in Liguria, Oristano in Sardegna, Civitacampomarano nel Molise, Usseaux in Piemonte,  Stigliano in Basilicata, solo per citarne alcuni,  sono divenuti luoghi di  "murales" che attirano visitatori e danno valore aggiunto alle attività commerciali e residenziali che sorgono accanto agli interventi.  
I dipinti di Tonino Guerra
Tra i poeti che anticiparono prima di altri  i bisogni e le funzioni attive dell'arte ci fu  Tonino Guerra, sceneggiatore e pittore, che esaltò il valore della bellezza nelle sue terre di Romagna, lasciando testimonianze creative nei cortili, sulle strade e sulle piazze da lui vissute con l'animo aperto dell'artista che sosteneva, con ragione, che il nostro petrolio fosse la bellezza.
Torino: Opiemme-
la balena di Achab
Così se a  Milano e Bologna la street art si è diffusa negli ultimi anni creando associazioni e allargando le esperienze, la città di Torino, si è posta all'avanguardia tra le città italiane con 
Torino- Goal Zero: Scultura bronzea
 le "Linee guida per l'Arte Urbana-Muralismo-Street Art", utile a cittadini ed a turisti. Il Comune ha formato allo scopo una struttura composta dall'Ufficio Torino Creativa Area Giovani e Pari Opportunità, la Fondazione Contrada Torino Onlus, il GAI (Associazione giovani artisti italiani), un esperto competente in materia e la comunità artistica dell'Urban Art. Censite le opere presenti in città, il sistema informativo urbanistico opera con un geoportale  mappando i graffiti presenti e futuri. 
A.Ravo:  dal Bacio di Hayez
L'obiettivo è la tutela e  lo sviluppo di opere affidate a writers
di fama internazionale che potranno rifare opere scomparse e  promuovere la libera espressione in ambito artistico. 
Il "Murarte" nato a Torino nel 1999 si è sviluppato in maniera
notevole e nel 2012 si è integrato  con le attività del Servizio Arti Visive, Cinema, Teatro, per  contrastare il degrado e sviluppare attività creative. 
L'esito positivo della iniziativa  si è consolidato spostando nel tempo molte azioni vandaliche e illecite di graffiti sul piano di espressioni e di consensi creativi. Di recente 18 grandi graffiti sono stati realizzati attorno al tema dell'agenda 2030 sulla salvaguardia dell'ambiente e la lotta alla povertà  delle Nazioni Unite. I "tatuaggi metropolitani" come sono stati definiti, portano bellezza all'interno della struttura urbana anche in aree centrali.
Murales . Torino: Aryz 
A Roma il quartiere popolare "Tor Marancia" è noto da quando una operazione cofinanziata in gran parte dalla Fondazione Emmanuele e dal Municipio VIII° di Roma,  ha fatto intervenire sulle facciate di undici edifici 22 artisti di fama internazionale, che hanno creato  murales con soggetti  suggeriti o ispirati anche dagli stessi abitanti.
Murales a Lisbona
Completati nel 2015, in pochi mesi la loro notorietà ha attratto un numero crescente di turisti anche esteri che nel 2019, prima della pandemia, ha superato il numero di 20mila. In quel gruppo di artisti vi sono nomi noti nel settore:  Blu, Pantonio, Diamond, C.Behr, Brad Downey, Best Ever, G.Van Helten, M.Basile, Jerico, Reka, Gaia, Mr Kleuza, Seth, Bandelocque, Caratoes, Jaz, Vhils, Alberonero, Bucchi, Romeo, Satone, Lek & Sowat, Moneyless. Tra gli italiani, troviamo i nomi d'arte di "Ozmo" con murales di impegno politico,  "Sbagliato" formato da tre designer e architetti romani, "Sten&Lex", "Ravo" che si ispira al classicismo dell'arte, 
I Murales sono quindi usciti saldamente dal "retrobottega" urbano, conquistando le facciate di  edifici centrali nelle  metropoli del mondo.  
Napoli: Il gigante verde di Blu
Per restare in Europa ci sono  esempi a Berlino, a Rotterdam, ad Atene,  a Lisbona. 
In quest'ultima città, già nota per le decorazioni in ceramica di molti edifici,  nei murales viene raccontata la storia di personaggi della letteratura, della musica e della vita portoghese. Londra ha molte opere del celebre writer "Banksy", e i murales si esprimono al meglio  nel quartiere di Shoreditch, divenuto tra i luoghi più creativi della capitale. L'antica città di Cracovia, in Polonia, ha posto l'attenzione  ad opere realizzate nel quartiere ebraico e nel vecchio ghetto, dall'alto valore simbolico. In questa città si tiene inoltre l'Art Boom festival, divenuto appuntamento obbligato per gli appassionati del settore.
Street Art ad Atene
In Italia si distingue Napoli con  opere di qualità eseguite da artisti come Jorit, Roxy, Zilda, Mono Gonzales, che nel magma partenopeo affiancano in altro modo le espressioni artistiche nate per iniziativa concorsuale di Bonito Oliva, e realizzate in diverse stazioni della metropolitana, facendone una tra le più belle reti di trasporto sotterranee a livello internazionale.
G. Cadorin : Paesaggio marino 1949/1955
Murales ad Orgosolo
Altre città molto diverse fra loro come Copenaghen e  Lione si sono accreditate nel panorama della "Street Art" perchè  il disegno  interroga,  racconta ed emoziona. Quindi scuotere l'apatia e far sollevare lo sguardo non è una scorciatoia per  nascondere i problemi quotidiani ma per aiutare ad affrontarli  sostenendoli con i nostri sensi e la  nostra memoria. 
Murales a Tinnura (Sardegna)
Alcune immagini possono decretare il successo di una forma urbana riconosciuta e riconoscibile, specialmente se la sequenza delle opere espresse diviene un racconto che rafforza il carattere del luogo.
Guido Van Helten
Roma- Murales a Tor Marancia
Nelle città occorre  individuare tali caratteristiche evitando che queste siano scoordinate o si collochino su edifici sparsi, frammentati e  privi di continuità,  socialmente divisi. Il coordinamento dovrebbe essere se possibile affidato ad una regia, pur lasciando libertà espressiva all'artista dell'opera. In ogni realtà ci sono diverse condizioni di partenza e  diversità di approcci.
Mestre- Guerilla Spam /Urban Rise
Il dibattito apertosi nel Quartiere S.Marco a Mestre, ad esempio, su come rigenerarlo, mi fa sostenere che esso sia   un luogo adatto per ospitare murales di qualità. La singolare impronta urbanistica e il carattere della presenza sociale rendono questa zona della città adatta ad ispirare racconti per immagini,  storie " a cielo aperto".  Nel patronato della Chiesa di S.Giuseppe è stato realizzato  nel 2018 su iniziativa del parroco un murales dell'artista locale Manucomix che rappresenta una mongolfiera così come in altre zone di Mestre sono apparsi in modo sporadico alcuni interventi, nulla di tematicamente coordinato. Per questo motivo una collezione di murales, censita e selezionata per visibilità  dalle pubbliche strade, 
Manucomix: mongolfiera
Mestre - S.Giuseppe
coinvolgerebbe gli abitanti in modo da sviluppare i temi dei soggetti rappresentati dagli artisti. 
Murales a Lione
In questo quartiere le strade si insinuano fra le corti interne e  i fabbricati hanno una loro contiguità e coerenza compositiva. Ispirati in alcuni casi alle "corti" della Venezia Minore di Egle Trincanato, i percorsi consentono una tranquilla visita itinerante che potrebbe intercettare un parte del turismo di transito verso Venezia. Questo aiuterebbe a rilanciare  attività commerciali di vicinato. Le "tele" edilizie utili per un soggetto artistico,  da una mia verifica, sono una cinquantina,  disposte nel perimetro  storico del villaggio e tra le sue corti.
La Venezia minore
Le opere dovrebbero rispondere ad alcuni requisiti:  essere parte di un racconto figurativo, ispirarsi al quartiere negli anni di nascita e di sviluppo dell'area urbana, segnata dalla vicinanza con  Venezia, Mestre e Marghera.  
Londra: Murale di Bansky
Il quartiere si protende verso la laguna e raccoglie da tre generazioni molte vicende individuali e collettive. Iniziando dal progetto del Villaggio e dagli urbanisti che fecero l'impresa: Samonà, Piccinato, Trincanato; poi dalle origini di molti residenti che venivano dai sestieri popolari di Venezia, e con lo sguardo rivolto verso la laguna, le isole e sulle vicine fabbriche della zona industriale. Altri soggetti come l'ambiente, la natura, l' acqua, la campagna e il vicino Forte Marghera, un emblema del Risorgimento italiano.
Gigi Candiani : Canali e campagna
Le ispirazioni dei soggetti possono anche essere mutuate dai quadri di Giorgio De Chirico, di Mario Sironi, di Renè Magritte, per aver essi illustrato una certa idea del Novecento, da pittori come i veneti Guido Cadorin, Vittorio Felisati, Gigi Candiani,  dalle vedute su ciminiere, case e fabbriche, senza tempo e senza persone, campagna e laguna, da immagini tratte dal repertorio di associazioni storiche locali.
Mestre:Villaggio S.Marco- partic.
Dalla prima chiesa ospitata in una baracca, ai ciclisti che percorrevano strade vuote d'auto sul viale accanto ai primi edifici, al  campo di calcio, oggi al centro dell'attenzione per il contrastato progetto di edificio verticale. Diverse altre  storie  possono ispirare  racconti  e rafforzare il presente. Se l'artista nel Rinascimento fu il "dominus" incontrastato della vita culturale, ancora oggi un dipinto evocativo, sulla parete di una casa, può dare forza alla testimonianza e riannodare un rapporto dimenticato con la pittura. 
Mario Sironi - Paesaggio industriale
Se a Diamante in Calabria ci sono oltre  200 dipinti realizzati da artisti di varie parti del mondo, se aAielli in Abruzzo si tiene ogni anno un festival nel borgo medioevale, se Stigliano in Basilicata  si ospita dal 2015 il festival appARTEngo, a Mestre si potrebbe  rappresentare con l'Arte  quanto indicato fin dalla sua nascita dal "Museo M9", il Museo del Novecento.
Diventare Comunità tollerante, consapevole e dinamica, è un compito  da perseguire con tenacia sul piano civico e urbanistico. 
Murales ad Agde (Francia)
Il confronto tra le opinioni qualifica questi obiettivi e il succedersi dei dipinti che scandirebbero come  fotogrammi una storia collettiva, può fornire al racconto emozioni, riflessioni, testimonianze, identità, qualità  e forza civica. 
Questo articolato intervento avrebbe risonanza a livello non solo nazionale, essendo Venezia sede di Biennale, di Accademia, di Università e di molte attività artistiche e   interverrebbe in un contesto già noto sul piano urbanistico che potrebbe fare da traino per altre iniziative.
Occorre immaginare nella migliore ipotesi, l'esito finale:  il cambiamento di percezione del quartiere e l'interesse nuovo di attraversarlo scoprendo con i dipinti emozioni visive, opportunità aggreganti e anche un rafforzato orgoglio di abitarci.
Praga: Il bacio
Renè Magritte
Dove non vi saranno murales, i coni visuali  guidati anche da  informazioni digitali, spingerebbero a definire  percorsi e piani del colore. 
La struttura organizzativa seguirebbe le esperienze di altre città, potrebbe coinvolgere un comitato di quartiere, bandire un concorso aperto su cui una una giuria esaminerebbe le proposte pervenute. Le spese dell'investimento anche se non finanziato da contributi pubblici, rientrano attualmente tra quelle fiscalmente detraibili fino al 90% degli importi o trasferibili come crediti di imposta  alle imprese coinvolte nella fornitura dei materiali. Come è già avvenuto altrove, il risultato coinvolgerebbe la Comunità locale e di riflesso le Istituzioni che non dovrebbero restare inerti. La rigenerazione urbana  abbraccerebbe il linguaggio  dell'Arte e come ha scritto Bansky, noto writer inglese,  i graffiti in fondo,  danno "la voce alle persone che non sono ascoltate."

Murales a Diamante (Calabria)

Murales a Parigi