martedì 8 febbraio 2022

I DESERTI CAMPI

I DESERTI CAMPI     di Gianfranco Vecchiato

Campi nel Veneto
S
ei gradini, pochi centimetri,  possono diventare una barriera invalicabile per chi ha difficoltà motorie e nelle vecchie abitazioni dei centri storici dove non è possibile inserire ascensori, i problemi si fanno insormontabili. Nei palazzi veneziani le scale sono a volte tortuose e gli spazi ristretti. La tecnologia che consente la costruzione di  ascensori su misura o di servoscala adattabili, di carrelli elettrici per merci e bagagli, non può nulla contro i vincoli architettonici su un edificio antico che non consentono di alterare strutture, volumi e facciate. A Venezia sono oltre ventimila gli edifici con vincolo paesaggistico e 
Francesco Petrarca (1304/1374)
tremila hanno anche quello architettonico. Significa che il loro valore è tutelato dalle normative e la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali  può concedere deroghe solo se la conformazione delle proprietà e dei fabbricati lo consente. Abitare un alloggio può quindi significare, in certe condizioni fisiche,  restarne prigioniero, aggravando il fenomeno diffuso e documentato  della solitudine. A Venezia il 58% delle famiglie è composta da una sola persona. La città ha perduto 3/4 degli abitanti negli ultimi settant'anni. Si tratta di 123mila abitanti in meno dal censimento del 1951 e i residenti stanno ora scendendo al di sotto dei 50mila. La pandemia ha aggravato la situazione, perchè ha fatto chiudere diversi
Venezia: Il silenzio delle cose
negozi e servizi. Silenzio e solitudine in certe ore del giorno e in alcuni periodi dell'anno, si diffondono tra le case, i campielli e i balconi che un tempo facevano da sfondo  quotidiana alle vivacità espressive della popolazione, rappresentata secoli or sono dalle commedie goldoniane. Questo non è un problema solo veneziano perchè i dati dell'ONU  confermano che il 55% della popolazione mondiale vive in situazioni di solitudine anche se abita in affollate grandi metropoli. Tuttavia 
Vittorino Andrioli, psichiatra, che racconta nel libro: "Beata Solitudine, il potere del silenzio", vede  come esso possa essere anche  "l'unica azione rivoluzionaria capace di portare un equilibrio al modo di vivere."  Guardarsi dentro produce una "igiene della psiche, il riequilibrio di una armonia compromessa dalla aggressività e dalla violenza, da abusi e nevrosi". Il silenzio e la solitudine la praticavano  filosofi,  monaci e poeti come Francesco Petrarca che dedicò a questa compagna invisibile i versi: "Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti, ove vestigio human l'arena stampi...". Il Poeta descrisse poi
 le sue sensazioni descrivendo la "Ascesa al Monte Ventoso" (Mont Ventoux) in Provenza nel 1336.  Quando giunse in vetta,  trasse di tasca le "Confessioni di Sant'Agostino"e lesse in una pagina: "... 
 e
Isola S.Francesco del Deserto
(Laguna Venezia)
vanno gli uomini a contemplare le cime dei monti, i
vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l'immensità dell'Oceano, il corso degli astri e trascurano se stessi".  L'invito alla conoscenza dei paesaggi interiori prima di quelli della Natura coinvolge 
A.Aalto: Villa Mairea
  in particolare gli abitanti delle città dove la ipocrisia delle relazioni, soprattutto se virtuali, genera squilibri. Nel chiostro francescano della piccola Isola di San Francesco del Deserto, nella laguna di Venezia si è accolti dalla scritta "Beata solitudo, sola
Vienna: Hundertwasserhaus
beatitudo". La contemplazione e la preghiera se
erano per alcuni una faticosa penitenza per altri erano forme rigeneratrici e feconde. La solitudine può ispirare forme d'arte, com
e sono le fotografie del croato Goran Pavletic, raccolte nella mostra "Venice in Winter"  che hanno vinto diversi premi internazionali. Dello stesso autore  a Maribor in Slovenia,  altre immagini hanno raccontato "Il privilegio della solitudine". Il fotografo greco
Casa Domotica
Aristotele Roufanis ritiene invece che la solitudine nelle città sia come
 una epidemia strisciante che complica i rapporti collettivi. Gli urbanisti si chiedono da tempo se i modelli di sviluppo siano adeguati a risolvere questi problemi.  Nel Novecento una scuola di pensiero, condotta da grandi Maestri dell'architettura, propose una visione "Organica", dove le espressioni della Natura aiutassero anche i paesaggi interiori.  Questi spazi incrociati, dilatati e  ristretti tra diversi orizzonti, con poche barriere visive,  possono aiutare ad
barriere architettoniche e solitudine
osservare i cambiamenti tra stagioni, giorni e notti, 
  favorendo l'assenza di gerarchie e barriere anche mentali. Nella organicità espressiva si  riconosce  che la libertà di movimento è connessa al senso della vita, e il progressivo invecchiamento fisico non deve comportare la perdita di dignità della persona che deve restare  sempre al centro di un processo evolutivo anche architettonico.Nelle grandi metropoli occorre evitare la creazione di isole di diseredati, di emarginati, di solitudini. Entri l'aria e la luce diminuendo le separazioni all'essenziale, progettando una armonia tra edificio ed ambiente esterno, creando
Architettura green
rapporti  diretti fra superfici interne ed esterne e forme espressive. Esprimere con i materiali naturali le funzioni della casa introducendo la domotica e la intelligenza tecnologica. L'arredamento interno funzionale e utile alla vita quotidiana, la architettura bioclimatica, la sostenibilità ecologica, il pensiero "green", l'energia pulita, sono parti essenziali della progettazione contemporanea. Ai contenitori architettonici vanno affiancate robuste reti di solidarietà sociale capaci di trasformare progressivamente  anonime 
periferie in luoghi animati e creativi. Tutto questo fa  parte dell'incessante fiume della storia umana che  ricerca in ogni tempo risposte spirituali alla nostra esistenza. Anche nel silenzio e nella solitudine.

giovedì 13 gennaio 2022

LE TRE ARTI

LE TRE ARTI           di  Gianfranco Vecchiato

A.Canova: Paolina Borghese Roma 1804/1808
Il paesaggio veneto che scorre lungo la pedemontana verso il Grappa incrocia Possagno. Qui lo sguardo è attratto da due edifici posti in simmetria: la casa dove il 1 novembre 1757 nacque lo scultore Antonio Canova e il Tempio da Lui stesso progettato e che contiene la Sua tomba. Questi due caposaldi contengono dei simboli di carattere laico e religioso. La prima sosta è nella casa degli affetti e dei ricordi che fu nell'ottocento affiancata da una "gipsoteca" ampliatasi poi in due settori. Il locale realizzato nel 1836 dall'architetto Lazzari servì a contenere i modelli in 
Monumento funebrea Canova 
Chiesa dei Frari/ Venezia 1827
gesso e i bozzetti di argilla dell'artista. Questo spazio fu colpito dai bombardamenti che infuriarono sul Monte Grappa nella prima guerra mondiale e alcune copie andarono perdute. Nel 1957 a questo primo spazio si affiancò in ampliamento un nuovo magistrale ambiente progettato dall'architetto Carlo Scarpa che seppe  dare alla esposizione  dei modelli canoviani una qualità ed una luce che aggiunse all'ammirazione il contenitore stesso.  L'altro simbolo è il Tempio che dista qualche centinaio di metri dalla casa-museo e che si ispira al Pantheon. Progettato dallo stesso Canova ha una pianta circolare affiancata da un pronao sorretto da otto colonne doriche.  Sorge sul pendìo verso la montagna, su un piazzale ricavato al termine di un asse scenografico che racchiude il percorso tra il luogo di nascita e quello della morte. Le spoglie di Antonio Canova sono all'interno del Tempio e quest'anno si celebrerà il bicentenario dalla Sua scomparsa. Come a Potsdam così a Possagno, vi sono somiglianze di allegorie e di simboli. Dalla finestra della casa che ogni mattina al suo risveglio  il re di Prussia Federico II apriva sul parco antistante,  nella reggia di Sanssouci, Egli poteva riflettere sul destino dato agli uomini.  Il pendio iniziava con una piccola sorgente d'acqua, simbolo della nascita e dopo una breve salita il percorso si concludeva con una lapide che avrebbe ospitato la sua tomba. Così anche Canova volle saldare il suo testamento culturale, nelle stanze della casa dove era nato e dove scolpiva, disegnava, creava, con quello spirituale rivestito dall'armonia classica di una architettura: la Chiesa Arcipretale della Santissima Trinità.  
Tomba Brion ad Altivole/Carlo Scarpa 1970
Alla posa della prima pietra nel 1818 Canova fu presente ma non al suo completamento che avvenne nel 1830. Una "strada dell'Architettura" è stata suggerita per il suo itinerario in questi luoghi del trevigiano. Si incontrano lungo il percorso edifici e ambienti di grande fascino, come  la Villa Emo a Fanzolo e la Villa Barbaro a Maser progettate da Andrea Palladio, e poi la rocca di Asolo e S.Vito di Altivole dove c'è una particolare opera di Carlo Scarpa, la tomba monumentale  della famiglia Brion. Queste singolari condizioni di Arti destinate alla visione dei posteri, fu assai viva  dal periodo rinascimentale fino all'epoca del romanticismo ottocentesco. Sentimenti ripetuti e richiamati come nel caso del Canova che di sepolcri ne ha due. A quello di Possagno se ne aggiunge un secondo a Venezia, dove nella Chiesa dei Frari un monumento funebre contiene il suo cuore.  
Tempio canoviano Possagno. 1819/1830
Antonio Canova 1757/1822
Fu  prelevato dopo l'autopsia nel 1822 e posto in un vaso di porfido tratto dal "tesoro di San Marco" e inserito  in un monumento funebre realizzato da un modello che Canova aveva preparato per un suo committente e poi abbandonato. Entrando in chiesa appare su un lato il profilo di una piramide di 11 metri di altezza, attorniata da sculture realizzate da Zandomeneghi, Ferrari, Bosa, De Fabris, che rappresentano le tre arti: la Scultura, la Pittura e l'Architettura, discipline esercitate da Canova. I grandi ideali che andavano aprendosi con le idee illuministe nella società, i progressi nella tecnica e nella scienza, nella musica, le
Amore e Psiche. A.Canova 1793 Louvre Parigi

dottrine politiche nascenti per le masse di uomini e donne che sarebbero entrate nella storia con i loro diritti, in quegli anni a cavallo fra il 18° e il 19° secolo espressero i rivolgimenti di generazioni in tumulto, gli  eventi rivoluzionari portati dalla rivoluzione francese e dalle armate napoleoniche. Vide Canova la fine della Repubblica di Venezia, la Restaurazione, e l'anno prima della sua morte anche quella  di Bonaparte. Ma con le sue opere Canova ha raggiunto una analoga e feconda immortalità, data dall'Arte e dalla forza emotiva che da essa promana. Lo scultore amava
Gipsoteca Canoviana/ C.Scarpa 1957
trarre ispirazione osservando la Natura e ispirandosi alla classicità delle statue antiche. Fu  il più grande scultore classico e moderno dai secoli antichi.  Cosa direbbe oggi nel guardare il nostro tempo è esercizio superfluo ma  Canova ci ha lasciato in eredità visioni e sentimenti di bellezza e di armonia. Siamo perciò noi a doverci interrogare perchè troppo spesso quel suo insegnamento e pensiero lo abbiamo tradito o lo stiamo ignorando. Le tre arti Scultura, Pittura ed Architettura continuano a trasmettere con nuovo lessico, nuove forme, nuovi materiali, nuove ispirazioni valori culturali e sociali alla contemporaneità. Come espressioni del nostro mondo interiore esse tornano periodicamente ad affermare il legame e l'importanza delle Arti. Per questo Antonio Canova è un Artista che parla al mondo contemporaneo e  con le sue opere il passato entra  anche nel nostro futuro. 

Possagno/Gipsoteca 




venerdì 31 dicembre 2021

LINEE DI CONFINE

LINEE DI CONFINE     di  Gianfranco Vecchiato

Esiste una geografia politica ed una geografia dello spirito. Ed è a quest'ultima che restò fedele in vita Dante Alighieri che morì a Ravenna il 14 settembre del 1321 all'età di 56 anni. Esiliato dalla Sua città rimase sempre un fiorentino tenace ed un poeta universale.  Al "Sommo Poeta" e ad altri grandi artisti di quei secoli gli storici sono concordi nel riconoscere di aver formato con la poesia. la letteratura,  le Arti, una comune consapevole coscienza nazionale. Da essa germogliò la pianta della civiltà italiana. Fu una appartenenza di spiriti riuniti dalla Cultura anche popolare e radicati nella varietà dei Paesaggi lungo la Penisola. Questo  precedette di secoli la coscienza politica e la nozione di Stato unitario che raccolse genti sparse ma unite dall'antica civiltà romana. 
F. Borromini scala di Palazzo Barberini Roma
Prima dei confini geografici furono i perimetri interiori  ad essere forgiati dai caratteri e dalle tradizioni.  Noi contemporanei dovremmo preservare alcuni di quei segni distintivi che da tempo sono sottoposti alle omologazioni dell'urbanesimo deviato dai ritmi ossessivi proposti da modelli di mercato sostenuti dai  consumi. Ci sono fattori comunitari che se hanno in parte positivamente dissolto alcuni perimetri geografici e politici hanno anche trovato resistenza tra le identità e le storie dei popoli. L'Italia ha una forma geografica simile ad uno stivale e questo la rende originale e riconoscibile  sul pianeta. Lunga circa 1300 km e prevalentemente montuosa, la Penisola è delimitata
Vincenzo Vela (1820/1891):
scultura a Giuseppe Garibaldi

a nord dal versante delle Alpi meridionali da dove nascono i fiumi che scendono nella valle del Po verso l'Adriatico o verso il mar Ligure. La spina dorsale è costruita dagli Appennini. Lungo le Alpi il confine politico non combacia pienamente  con il confine geografico. Dei 322mila Kmq che la costituiscono, circa 20mila kmq sono fuori dai suoi attuali confini politici mentre circa 737 Kmq sono interni allo Stato ma  non farebbero parte dei suoi confini geografici. E' la storia che li ha così fissati. Ma quei territori dove la Cultura italiana è presente con l'architettura, la pittura, la lingua, le tradizioni, sono parte di noi. Parliamo della penisola istriana, per secoli modellata dalla Repubblica di Venezia specie lungo le coste, a Pirano, Capodistria, Rovigno, Parenzo, Pola, Albona, Fiume, isole. Chiese, case, tradizioni, dialetti che il tempo e la storia hanno quasi consumato ma che restano testimoni di radicate identità. La cultura italiana è presente nel Canton Ticino, da dove provennero schiere di artisti e scalpellini che marcarono palazzi, città, monumenti.  
la veneziana Rovigno - Rovinj
Tra i più noti l'architetto Domenico Fontana,  Francesco Borromini e schiere di scultori fino a Vincenzo Vela grande ammiratore di Giuseppe Garibaldi, apostolo dell'unità nazionale. Una Mostra  che qualche anno fa raccolse in Ticino personalità che dal 18° secolo al 1900 sono giunte in quella regione per un tratto della loro vita, portava il titolo: " I personaggi illustri - la geografia dello spirito". E quella geografia dello spirito è presente anche in Corsica, per secoli culturalmente legata alla Toscana, alla Liguria ed a Roma, dove i còrsi hanno la loro Basilica quella di San Crisogono, una tra le più vecchie chiese della capitale, nel quartiere di Trastevere. Una radice culturale che lega anche l'area provenzale attorno a Nizza, città natale di Giuseppe Garibaldi. La cultura italiana è stata per secoli dominante lungo molte città costiere della Dalmazia e anche in altre zone del Mediterraneo. Nel riflettere su queste cose non vi sono spazi per revanscismi su fatti della storia che hanno fissato nel continente europeo i confini attuali. 
Corsi a Roma : festa de Noantri Trastevere
Ma essere portatori della propria cultura, difenderla e testimoniarla è utile alla comprensione comune. Se nel campo dell'arte il filosofo e matematico greco Eratostene sosteneva  23 secoli fa che  " il sensibile è in rapporto a ciò che si può comprendere nello stesso modo in cui l'opinione lo è alla scienza",  significa che è sempre necessario trovare un equilibrio fra intelligenze e sensibilità. Questo è l'equilibrio che  la Cultura cerca quando spezza una linea di confine, quando unisce e non divide, o trasforma e migliora i contesti in cui si radica. Essa reagisce a ciò che offende la dignità e la coscienza. Non impone ma propone un dialogo tra diversi pensieri, componendo  diritti e
doveri. Non ci sono culture superiori ma solo diverse. Tutte necessarie alle storie del mondo e degli uomini. Un istituto come la Società Dante Alighieri fondata nel 1889 da alcuni intellettuali tra i quali Giosuè Carducci,  persegue con i suoi 401 comitati l'obiettivo di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo. Si richiama a Dante Alighieri perchè rappresenta anche la storia  di un uomo, che si racconta, smarrito, perduto nella foresta della vita, senza patria, senza beni, e che sa rinascere dopo un lungo percorso travagliato, sorretto dalla Fede. Dante lancia questa speranza al futuro affidando un  messaggio universale dove la cultura e la lingua italiana hanno viaggiato nel mare tempestoso attraverso i secoli, sopra a tutte le linee di confine. Testimone fiero della nostra terra ma anche della universale storia umana. Così nel tumulto delle migrazioni, nella crisi che la denatalità  prospetta al futuro del nostro Paese è importante che permangano i tanti valori trasmessi dalla Cultura italiana come  fertile testimonianza di progresso fra le genti.

Chiesa dei Còrsi a Roma: S. Crisogono (IV°sec)

Pola - Anfiteatro romano


sabato 18 dicembre 2021

LA STORIA SIAMO NOI

LA STORIA SIAMO NOI  di  Gianfranco Vecchiato

U
n tempo abitava vicino a casa mia un Maestro elementare. Lo ricordo anziano, camminare con passo lento, il cappello in testa, l'aria severa, l'animo tormentato da un lutto lontano. Il figlio maggiore gli era morto in guerra, durante la Campagna di Grecia nel 1941. E così la vita di quella famiglia era cambiata. La casa dove abitava aveva un giardino posteriore con degli alberi da frutto. Nei giorni di sole i giardini del vicinato si riempivano di biancherie colorate stese ad asciugare. I negozi del quartiere erano luoghi di incontro e di scambio e la vita sociale si animava di semplicità comuni. Non era un mondo ideale ma pareva aver trovato degli equilibri fra i bisogni materiali e alcuni valori morali. Poi lo sviluppo urbano alimentando demolizioni, ricostruzioni, cantieri, nuovi residenti,  inghiottì uno alla volta i giardini facendo crescere nuove case e disegnando altre
prospettive. Occorreva ripensare nuovi spazi di relazione per altre generazioni ma si crearono periferie urbane anonime.  Fu solo questione di tempo e da lì a qualche anno anche il vecchio Maestro un giorno traslocò perchè la sua casa fu demolita e l'area si trasformò in un cantiere. Morì qualche mese dopo in un appartamento duecento metri più in là. Le tappe della vita sono costellate da passaggi e da cambiamenti che legano diversi racconti con la memoria dei singoli. L'architettura e l'urbanistica sono protagoniste  di questi processi ma non guidano i rapporti con le storie individuali che esse ripropongono e riprogettano a tavolino, attraverso i piani. Francesco De Gregori autore della canzone
"La storia siamo noi" ha scritto:  "Siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La storia entra dentro le stanze e dà torto e dà ragione. Nessuno la può fermare, non ha nascondigli, non passa la mano, siamo noi questo piatto di grano..." Ogni finestra si affaccia su un mondo che non dà risposte ma  pone invece domande. Vorrei osservare tre aspetti. La prima riflessione è sul presente che vince sul passato nella scienza e nelle tecnologie. Questi progressi se usati con intelligenza, trasformano in meglio la qualità della vita di moltitudini di persone.  La seconda è sui rapporti umani, minati dalla perdita diffusa di identità, un collante sociale importante che tiene fra loro insieme le generazioni.  La terza è la questione ambientale, una grave emergenza per il pianeta. La struttura politica e le filosofie dei popoli dovranno ricomporre e connettersi fra loro, cercando di tenere insieme questi tre aspetti. Quale posto avrà in questo processo l'architettura? Si può sperare che  lo possa avere
da protagonista ma se sarà complementare o forse addirittura strumentale ai modelli economici di mercato, perderà significato e ruolo. Il quotidiano finanziario "Il Sole 24 Ore", pubblica ogni anno una classifica sulla qualità della vita tra i 107 capoluoghi di provincia italiane.  Novanta indicatori e sei grandi categorie tematiche, incrociano una serie di variabili. Le aree sono:  1)Ricchezza e Consumi 2) Affari e Lavoro 3)Demografia, Società e Salute 4) Ambiente e Servizi 5) Giustizia e Sicurezza 6) Cultura e Tempo Libero.  Quest'anno al primo posto si è collocata Trieste. Il primato la città lo ha nel settore cultura, in quello degli affari e lavoro, in ambiente e servizi. E' stata la caduta delle frontiere a rilanciare Trieste che aveva perduto il suo hinterland  nel dopoguerra. La sua collocazione strategica premia una qualità della vita dove la storia si mescola con quella della sua gente.
Ma è così anche altrove. A quella graduatoria aggiungerei un dato non facilmente identificabile ed è quello che se "la storia siamo noi",  sono i nostri rapporti che modellano i luoghi, gli ambienti e le stesse città. Occorre quindi dare valore ai rapporti umani perchè da essi proviene il senso quotidiano di ogni paesaggio e di ogni architettura. D'altra parte proprio Trieste dimostra quasi in maniera metaforica, con lo spirare dei venti di "bora" che ogni tanto l'attraversano, che c'è forza in ciò che non si vede. Iniziando  a ricostruire un tessuto sociale partendo dai rapporti interpersonali, si costruisce un'altra urbanistica, un mondo di relazioni, una solida strada sulla quale porsi in cammino. Tornano le antiche teorie sociali dei primi decenni dell'ottocento, quando il mondo non giungeva al miliardo di persone mentre oggi siamo quasi 8 volte tanto. Sono miliardi di storie da raccontare in un affresco dove rilanciare una idea di sviluppo, di fantasia, di creatività, di relazioni, seguendo la solidarietà e la giustizia sociale. Teorie ed illusioni non tramontate. E' da quel periodo che nacque una idea nuova, moderna e diversa di architettura, non fatta per privilegiati ma per uguali nei diritti e nei doveri. Questa storia è ancora e forse sempre sarà, tutta da scrivere. 




venerdì 29 ottobre 2021

MANO APERTA

LA MAIN OUVERTE              di Gianfranco Vecchiato

La Main Ouverte (Le Corbusier 1952)
La "Main  Ouverte" disegnata nel 1950 da Le Corbusier e divenuta nel 1952 un monumento alto 26 metri collocato nella città di Chandigarh in India da Lui progettata,  è una immagine simbolica dal forte valore universale. Talmente forte che è  stata a lungo una icona dell'architettura del Novecento e delle idee sociali del celebre architetto.  L'Autore la volle così descrivere:  "Questo segno della mano aperta per ricevere ricchezze create, per distribuirle ai popoli del mondo, deve essere il segno della nostra epoca". 
Le Corbusier (1887/1965)
Il Modulor
E' un messaggio politico di eterna attualità che si rivela quando si discute di vera architettura,  perchè affianca e propone grandi ideali. Anche il simbolo del "Modulor"  ideato da Le Corbusier come una scala dimensionale per le proporzioni umane da considerare nel progetto degli ambienti e degli arredi, conteneva analoghe finalità sociali: seguire l'Uomo nelle sue funzioni secondo i bisogni e l'età evolutiva. Un richiamo all'Uomo Vitruviano disegnato da Leonardo da Vinci dove il rapporto tra geometria e forma è affrontato controllando i rapporti a grande scala tra architettura e territori. Gli obiettivi dell'architettura moderna, secondo queste teorie,  si fondavano su fattori semplici ma  fondamentali : l'utilità, i materiali e il sistema costruttivo, l'estetica nella sua interezza, i rapporti con l'ambiente. Concetti già in passato affrontati nel nostro Rinascimento ma che mutarono con la creazione di grandi città moderne e con la mobilità individuale e collettiva dei trasporti. Teorie che hanno a lungo nutrito le scuole di architettura come dottrine laiche non eludibili. Questo bagaglio culturale è rimasto ma col tempo molto è andato perduto. 
I valori labili 
Adolf Loos (1870/1933)
mettono sotto esame le coscienze e risvegliano lo spirito critico. Adolf Loos (1870/1933 fu un antesignano del Movimento Moderno ma non appartenne alla cerchia di Le Corbusier. In quel circolo di modernisti lo ritenevano ambiguo col passato. Eppure Loos produsse rotture clamorose con le  tradizioni accademiche e anche Le Corbusier utilizzò alcune sue  idee come quelle del "Raumplan" sul piano delle strutture spaziali, le coperure a terrazza e i volumi sfalsati su più dislivelli. La casa Scheu sorta a Vienna tra il 1910 e il 1913 è
Pianta urbana di Chandigarh
ancora oggetto di studio ma oggi sarebbe irrealizzabile secondo i parametri di rispetto energetico in vigore.  I compiti che sono stati affidati alla  tecnologia stanno prevalendo  sulle forme dell'architettura e le condizionano.  Il Destino si muove sotto l'oscillare dei contrasti.  Il passato, anche più lontano, sta dentro al presente e gli orizzonti divengono sempre più vicini, con la Natura che non trova pace, scossa da troppe variabili imposte al Pianeta: consumo incontrollato delle risorse naturali, danni vasti e irreversibili all'ambiente, inurbamenti giganteschi, dottrine politiche inadeguate rispetto ai processi in atto,  economie da ripensare, esplosione demografica in vaste aree geografiche e assenza di un governo universale. L'Arte è un concetto fragile che si rivela per rispondere a moti dell'anima interiore
A.Loos - villa Winternitz Praga
in dialogo con quella esteriore. Nuovi materiali sono oggi a disposizione:  pannelli fotovoltaici capaci di accumulare energia e di trasferirla ai bisogni collettivi, elettronica in grado di governare in modo intelligente le funzioni di un edificio: riscaldamento, illuminazione, sicurezza, qualità dell'aria e dell'acqua, seguendo le età evolutive e le patologie che possono colpire in diversi momenti della vita. Le abitazioni devono essere adattabili, strutturate con sistemi di automazione privata,  i trasporti elettrici, le comunicazioni  veloci ed intelligenti consentono di lavorare da casa, di ricevere merci con ordini on-line,  sviluppano sinergie con l'ambiente circostante e possono
migliorare i servizi a scala urbana e continentale. Tutto ciò sarebbe apprezzato da Le Corbusier che aveva parzialmente intuito e anche temuto quasi un secolo fa  l'evoluzione dell'urbanesimo sui territori.  Alcune variabili cambiando le scelte, modificano i percorsi e introducono nuove domande. Il Modulor  non ha retto nei progetti a  larga scala per la costruzione delle nuove città, non è stato amato dai progettisti e nemmeno dai costruttori. La "main ouverte" invece si rivela ancora fondamentale nel nostro tempo e per il futuro.  E' una mano  che duemila anni fu trafitta sulla Croce, ed è quella che ancora rivela l'amicizia tra individui. Essa segue quindi il nostro destino e fa parte dei nostri sensi e delle nostre paure. Si incrocia con un pensiero profondo di Adolf Loos che nel libro "Parole
Interni progettati da A.Loos
nel vuoto", scritto nel 1910, rifletteva: "  ... A differenza dell'opera d'Arte che non ha bisogno di piacere a nessuno, una casa deve piacere a tutti. Dunque la casa non avrebbe niente  a che vedere con l'Arte  e l'Architettura non sarebbe da annoverare tra le Arti: proprio così... Se in un bosco troviamo un tumulo lungo sei piedi e largo tre, disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto un Uomo. Questa è Architettura". Anche la "Main Ouverte"  che è un simbolo,  talvolta può essere una rivelazione.

martedì 28 settembre 2021

BORGHI D'ITALIA

BORGHI D'ITALIA                      di  Gianfranco Vecchiato

Stemma della Associazione
Cervo (IM)
Vent'anni fa per iniziativa di 51 Sindaci aderenti all'Associazione dei Comuni Italiani (ANCI), ad imitazione di esperienze francesi, si creò un sodalizio denominato "Borghi più Belli d'Italia". Si trattava di luoghi da promuovere per particolari caratteristiche storiche, culturali, gastronomiche, paesaggistiche, e da far conoscere traendoli dalla marginalità in cui erano relegati dalla cultura ufficiale. Si riscoprì allora che quella Italia "minore" era assai numerosa e formava un mosaico di eccellenze  sparse nella penisola italiana. Oggi questa associazione allargata conta 310 Comuni, un numero che è in costante crescita, pur dovendo rispondere a 73 requisiti di qualità, e molti  luoghi un tempo sconosciuti hanno attirato  turisti in cerca di nuove
Mezzano di Primiero (TN) 
 sensazioni. Per vicinanza alla mia residenza frequento e conosco l'area trevigiana, una terra ricca di storia, solcata dai fiumi Sile e Piave, delimitata dal massiccio del Monte Grappa e dalle propaggini collinari del Montello e dell'Asolano, tra le colline del "Prosecco" con antiche pievi e castelli che giungono a lambire l'altopiano del Cansiglio. Si tratta di territori dove tra il novembre 1917 e il novembre 1918 si assestò il fronte della Grande Guerra dopo la rotta di Caporetto. Molti paesi che si trovavano lungo il fronte vennero distrutti e poi ricostruiti nel primo dopoguerra. Si conservano ancora tracce profonde di quelle ferite, sia nella memoria dei territori che tra le generazioni che si sono succedute. La memoria una componente importante per dare senso alle cose anche più diverse. 
Vernazza (La Spezia)
La civiltà contadina ad esempio, che era prevalente fino a sessanta anni fa, resta sullo sfondo. A Mosnigo della Battaglia, che fu  teatro di aspri scontri nell'ottobre del 1918, si ricorda che in quella località avvenne l'ultima decisiva spallata dell'esercito italiano, che attraversato il fiume Piave, spezzò la tenace ma logorata difesa austroungarica.  Nelle anse sabbiose che spuntano dai rami del fiume, appare "l'isola dei morti", e un parco silenzioso guarda verso le colline del Montello sull'altra sponda. Nelle vicinanze c'è un luogo particolare, formato da vecchie case  abbandonate, che sono state trasformate, per iniziativa di abitanti del posto, in un museo a cielo aperto che espone gli strumenti, gli abiti, i mestieri di una antica civiltà contadina scomparsa. Nelle stanze delle case abbandonate si racconta la passata vita quotidiana. Tra i fantasmi dei ricordi le emozioni non mancano se si sa ascoltare. Anche  a  Mezzano di Primiero, in Trentino, un piccolo Comune a poca distanza da Feltre, si respira aria di ricordi. Collocato nell'ampia valle che ha
Pienza (SI)
sullo sfondo le dolomiti delle Pale di San Martino, all'inizio del paese appare la targa dei "Borghi più Belli d'Italia".  Si nota subito che la tanta legna accatastata ( i canzèi) posta all'esterno di antiche case porta l'impronta degli artisti chiamati ogni anno a creare sculture in legno e dipinti di fantasia. Questo insieme di dettagli e le informazioni sulle pareti delle case, creano una atmosfera assai gradevole. In alcuni Tabià si raccolgono le tradizioni ed i costumi di questa località che fu parte del Tirolo austriaco fino al 1918, con popolazione di lingua italiana. Si coglie la consapevolezza degli abitanti, di attrarre interesse per le loro tradizioni e le storie semplici, verso turisti frettolosi che nel ritmo del lavoro e nella omologazione dei loro  comportamenti, hanno perso il senso comunitario. 
Arquà Petrarca (PD)
L'architettura anche in questi casi, è una discreta ma essenziale presenza.  Paesaggio, identità locale, costumi, tradizioni, arte e alimentazione, sono un mix vincente. E possono esserlo dovunque perchè nella contemporaneità c'è anche la storia del passato. Per fornire stimoli ed idee utili alla trasformazione del nostro tempo, si possono cogliere dallo spirito dei luoghi idee per oggetti di design ed elementi di estetica urbana. Molti Borghi riscoperti con questa iniziativa, possono fornire esempi positivi ed utili anche per una grande città dove vi sono quartieri con caratteristiche diverse. Le nuove zone di espansione urbana potrebbero trarre spunti dalla storia locale e da ciò che resta come riferimento socio culturale dal passato. In questo il positivo esempio che proviene dai Borghi può insegnare molto. 
Mosnigo (TV) Borgo contadino
Ogni città è infatti costruita da strati urbani e da un insieme di parti nel cui nucleo si cela quello che fu in origine un piccolo borgo. Ebbene è in quel "cuore" urbano che si deve far ripulsare un battito rigeneratore utile al resto dell'organismo. Si tratta a volte di far ripartire una lettura della memoria non nascondendola o tradendola cancellandone le rughe e i ricordi. L'architettura che vive di tali sensazioni, si arricchisce e si consolida. Non a caso molti di questi borghi sono diventati luoghi di sana sperimentazione dove l'antico e il nuovo convivono magnificamente. Ciascuno offre all'altro una parte di sè. 
Mezzano di Primiero (TN)
Le Amministrazioni locali dovrebbero favorire l'evolversi di queste contaminazioni che possono giovare anche all'architettura più recente, spesso autoreferenziale e che quando è priva di passato è anche povera di futuro. Il consiglio migliore è quello di suggerire e di ascoltare, assimilare e trasformare. La storia delle centinaia di Borghi italiani, riscoperti e rifioriti grazie alla consapevolezza dei loro tesori, fatti di semplicità e di bellezza, conferma che non si può procedere in avanti senza voltarsi, ogni tanto, indietro.