mercoledì 5 ottobre 2016

IL FONDACO

   IL FONDACO         di  Gianfranco Vecchiato

Venezia:
Il Canal Grande visto dalla terrazza del Fontego
Estranei a Venezia e contro i suoi interessi.  Così appaiono a molti degli abitanti rimasti, gli oltre 30 milioni di turisti in transito che ogni anno crescono di numero, consumano le pietre, spingono all'esodo i residenti e  portano alla mercificazione tutto ciò che si può convertire in occasioni di profitto. Ma anche se l'anima di molti veneziani è stata comprata, qualcuno si ribella,  manifestando per la qualità della vita, per la dignità della storia, per la natura delle relazioni personali. Per i monumenti c'è una stretta simbiosi di destini.  Sigmund Freud che aveva studiato le relazioni tra psiche ed ambiente, riteneva che la malinconia si generava come conseguenza della privazione di un bene amato. Nel caso della perdita del valore identitario di un oggetto architettonico si tende istintivamente al suo ritrovamento con la sua ricostruzione del dov'era e com'era.  
Fontego dei Tedeschi: vista dalla terrazza
A Venezia ciò è avvenuto con la ricostruzione del campanile di San Marco dopo il crollo del 1902.  Si è discusso di questo anche per l'edificio che fu il Fondaco dei Tedeschi, ora riaperto ad uso commerciale come un grande magazzino del lusso.  Già antica sede dei mercanti di Norimberga, Augusta e Judenburg, il fabbricato  fu il terzo per imponenza a Venezia, dopo il Palazzo Ducale e la Basilica di San Marco. Concepito nel XII° secolo, venne distrutto da un incendio nel gennaio del 1505 e ricostruito rapidamente nel 1508 secondo i principi classici e vitruviani, dall'architetto Girolamo Tedesco con l'aggiunta di affreschi, su alcune pareti, dei Maestri pittori Giorgione e Tiziano Vecellio. 
Un crogiolo di lingue, di persone, di interessi, si muovevano allora tra le calli, tra i canali e le isole. Solcando i mari o attraverso le strade, su Venezia convergevano mercanti attratti da un magnete di straordinaria vivacità urbana, sociale ed economica. L'edificio fu  un simbolo della città antica, un punto culturale ed economico collocato in una zona strategica, tra il ponte di Rialto e il Canal Grande.
I tre livelli di portici prospettanti su una corta quadrata interna e a cielo aperto, contenevano magazzini, sedi di rappresentanza e di lavoro. Caduta nel 1797 la Repubblica, le sue funzioni decaddero e l'edificio deperì. Gli interni subirono pesanti modifiche strutturali con opere in cemento armato nei restauri che negli anni '30 del '900 lo adibirono a sede di uffici e servizi postali. Poi in anni recenti la svolta. La Società Benetton, già attiva in città, acquistò lo stabile dal Demanio e stipulò una convenzione con il Comune, che tolse i vincoli urbanistici all'uso pubblico. Mise mano ad un progetto di recupero per finalità commerciali, superando  i ricorsi amministrativi  fatti da  associazioni veneziane per l'assenza di specifici usi pubblici.

Ingresso del Fontego
La gestione commerciale fu quindi acquisita dalla catena DFS, tra le più note al mondo nel settore del lusso quali la gioielleria, la profumeria, le calzature, gli orologi, i vini e liquori ed altri prodotti suddivisi in 700 marchi. Il progetto di restauro e di recupero, dopo una selezione privata, venne dai Benetton affidato all'architetto olandese Rem Koolhaas che per un  periodo fu anche Direttore della Biennale Architettura di Venezia. In quella decisione alcuni videro già dei metodi progettuali al restauro che sarebbe stato fatto, date le note opinioni di Koolhaas sulla autonomia dell'architettura contemporanea nel rapporto con il passato e nei centri storici. Infatti le prime scelte rese note del suo progetto,  proponevano scale mobili di colore rosso, fluttuanti sullo spazio del cortile interno, dove prospettano i tre ordini di portici  e la creazione di un quarto livello sotto la copertura, con un lucernario, dove si proponeva  un ristorante e bar con accesso su una ampia terrazza panoramica in copertura. Si sollevarono polemiche  anche verso la Soprintendenza
che normalmente è assai rigida nel  prescrivere limiti nei restauri di ben più modesta consistenza. Alcuni
Interni del Fontego
architetti restauratori veneziani, esposero pubblicamente con
 osservazioni  documentate  e competenti, delle osservazioni a Koolhaas che ritenne di assumere un atteggiamento riflessivo, pur ribadendo le sue opinioni. La Soprintendenza limò quindi l'estensione della terrazza in copertura ma non la vietò; non accolse il progetto delle scale mobili fluttuanti ma le consentì in parte mascherate tra le colonne interne; non accolse la proposta del ristorante e del bar al quarto livello che si allargò in sala conferenze e per mostre e vietò l'esposizione di sedie o tavoli sulla terrazza panoramica. Altre critiche sono piovute sul
Gente in fila per andare sulla terrazza
materiale usato per le finestre che è assai simile all'alluminio anodizzato  di colore bronzo, che è vietato dalla Soprintendenza per gli edifici nel centro storico. E anche sui proprietari del Fontego, i Benetton, che sono Imprenditori tra i più noti al mondo nel campo dell'abbigliamento, sono piovute  diverse osservazioni. Alcuni hanno ricordato gli esiti di loro operazioni finanziarie a Venezia : dall'acquisto all'eliminazione dell'ex Cinema San Marco, dalla cancellazione del Teatro del Ridotto allo sfratto della libreria Mondadori, dai lavori di pesante restauro per il loro  negozio a San Salvador e per  operazioni finanziarie sulla Stazione  di Santa Lucia.

Ipotesi scale mobili scartata
Le scale mobili rosse
Ma dopo tante polemiche il 1 Ottobre scorso il soprannominato "T Fontego", è stato aperto al pubblico. Occorre dire che le reazioni popolari sono state perlopiù positive. L'edificio è tornato all'esterno a nuova vita. Il pubblico è stato affascinato dalla bellezza delle merci esposte, dalla illuminazione, dall'impatto visivo della struttura e soprattutto dalla vista di Venezia dalla terrazza, che può accogliere fino ad 80 persone,  che vengono controllate a rotazione ogni 30 minuti. Il restauro ha riportato le  attività commerciali e non ha trasformato l'edificio nell'ennesimo albergo. Poteva essere diverso in questa fase storica e in questa società dei consumi? Cosa e come  avrebbe operato un architetto-artista come Carlo Scarpa, al posto di Koolhaas? Come avrebbe risolto il tema dei particolari, delle esposizioni, delle balaustre, dei colori, delle luci ? E'  possibile immaginare che avrebbe operato così come fece con il Negozio Olivetti od alla Querini.  E che gli arredi espositivi sarebbero stati pensati come un "format" esclusivo e coerente. Inoltre Scarpa è molto probabile che non avrebbe utilizzato quel materiale per i serramenti, né inserito quegli elementi ad "U" rovesciato lungo i corridoi e tra le colonne. Le lezioni di Scarpa si sono perse da tempo a Venezia, purtroppo,  mentre alla progressiva espulsione di residenze si sono aggiunte opere contrastanti  come è avvenuto per il "Cubo" dell'Hotel Santa Chiara di piazzale Roma.  Dallo scrittore e sceneggiatore americano Stephen King, viene un pensiero che può essere un obiettivo per il futuro:  
Antico Fontego
"Niente è perduto per sempre. Niente che non possa essere ritrovato". Sono entrato con questi pensieri nel cortile del Fontego del centro commerciale. Guardando le luci,  i portici e  cercando di immaginare cosa qui avvenisse secoli fa. I pensieri per quegli uomini lontani, le cui voci sono imprigionate nelle pietre, non vengono suggeriti dalla esposizione tra scaffali, vetrine e oggettistica. Quel racconto straordinario che è anche il valore del Fontego, avrebbe potuto essere riproposto da immagini e suoni in qualche zona del cortile interno , suggerendo un legame, una evocazione dello "spirito" con il suo passato. Il visitatore, che è un potenziale cliente, viene  invece avvolto soprattutto dal ridondante presente. Non è sufficiente che su alcune pareti sia stata lasciata visibile qualche traccia di antico graffito e alcuni segni delle sue tormentate trasformazioni con travi di cemento. 

Architetto Rem Koolhaas
Occorre segnalare che il pubblico, anche quelli che non acquistano nulla, hanno libero accesso in copertura. La terrazza è l'elemento più sorprendente del progetto La scena non è più il Fontego ma la città di Venezia vista dall'alto.  Nel mio caso l'ho contemplata nel momento più magico: quello del tramonto. Una bellezza commovente, nel silenzio ammirato di persone di tutte le lingue e continenti, che stavano assieme su quel palcoscenico naturale.  Ad un certo punto le campane di diverse chiese hanno iniziato a suonare nell'ora del Vespro. Dopo quelle sensazioni sono ridisceso ed ho fotografato il vecchio ingresso con la scritta "Poste e Telecomunicazioni" .  Di strada nel tempo, questo edificio ne ha fatta tanta. E 
su quella terrazza  Rem Koolhaas è stato assolto. Per la suggestione e la vista sulla città.




Il Fontego a fine '800








venerdì 30 settembre 2016

LABIRINTI

LABIRINTI           di  Gianfranco Vecchiato

Labirinto a Villa Pisani - Strà (Venezia)
Arch. Girolamo Frigimelica (1722)
Nel progettare e costruire nel 1722 la splendida Villa Pisani a Strà, lungo la  Riviera del Brenta tra Padova e Venezia, l'architetto Girolamo Frigimelica realizzò un labirinto vegetale con siepi di carpini, poi sostituiti dal bosso,  e formanti 9 cerchi convergenti su una torretta dotata di due scale elicoidali. Una metafora della ricerca per raggiungere la conoscenza. Nello stesso secolo, chiamato dei "Lumi", attorno al 1750 Giovanni Battista Piranesi disegnava nelle sue "Carceri di invenzione" uno straordinario labirinto mentale, simbolo delle complesse vicende del suo secolo. Nel nostro tempo il designer Franco Maria Ricci  su 7 ettari nella campagna di Fontanellato vicino a Parma, ha inaugurato nel 2015 il labirinto della Masone che è il più grande del mondo.  Costituito da oltre 200mila piante di bambù di diversa specie
G.B. Piranesi: Carceri di invenzione 1750
ospita e racchiude  spazi culturali per oltre 5mila mq con collezioni d'arte, tra pitture e sculture  dal sec. XV° al XX°. Ci sono una biblioteca , una piazza , sale da concerto e uno spazio sacro a forma di piramide. Ricci  dedica questa sua impresa allo scrittore e amico Jorge Luis Borges, di cui ha pubblicato in Italia le  opere. 
Il labirinto che è da secoli ispiratore di filosofie, trasformandosi in una struttura ideale complessa contiene ed imprigiona oggi tanti modelli culturali, sui quali la torre che emerge è quella del "pensiero debole".
Villa Pisani - Strà (Venezia)
La crisi di una lettura razionale della storia ha germinato tante ragioni che chiedono, nei diversi campi, di comunicare ciascuna per proprio conto. Esse dichiarano che non esiste più "la" verità ma "tante" verità. Trasferita sul piano urbanistico, l'immagine del labirinto e del "pensiero debole" trova molte conferme. 
Nel tempo si è formato un vasto vocabolario di mutazioni e  di  conoscenze tecniche che è stato studiato anche in chiave antropologica e sociologica. Oltre alla scienza e alla psicologia, gli strumenti di analisi con i quali studiamo le esperienze emotive, sono le percezioni individuali di milioni di persone che non comunicano fra loro pur vivendo in relazioni strette e quotidiane. Esse
Labirinto in pietra - Fontana di Bristol
scaricano sui territori domande che restano senza risposte. I problemi assumono i caratteri di una confusa e costante emergenza, dove si mescolano violenze, difficili relazioni sociali,  inadeguate regole e incerte prospettive. Sono labirinti invisibili, ma anche riconoscibili che ostacolano il senso della nostra vita. Queste  barriere fisiche e morali sono  studiate dall'Urbanistica e furono già gli architetti del Movimento Moderno che cercarono risposte. Erano idee di città senza ostacoli, con una Natura che le penetrava ed attraversava. Il traffico urbano, la scarsa
Arkville -New York State
MIchael Ayrton : Labirinto vegetale
igiene e  la insicurezza degli spazi pubblici,  gli ostacoli ai disabili, la mancanza di luoghi di ritrovo, di spazi culturali, di qualità ambientale favoriscono altre  barriere. Quelle mentali che si alimentano  con la ostilità fra persone, con la separazione tra etnie e tra religioni, con la prevaricazione dei diritti e la mancanza dei doveri, con l'ignoranza e l'indifferenza  e la scarsa solidarietà, con le ingiustizie sociali, con le cattive leggi, con  modelli di vita e di consumi artificiali che propongono  l'effimero più  dell'essenziale. I labirinti in questi casi si formano rapidamente, creando un intrico invalicabile spesso non risolvibile dalla

politica o dal buon senso. Occorre quindi immaginare degli antidoti ed essi si trovano nella creazione di "Valori".  Debbono essere  fattori che aggregano interessi trasversali ed aprono a  mediazioni. I valori nelle città e sui territori non sono quindi  dati dai prezzi di mercato delle case o dal loro stile e nemmeno dal buon paesaggio. Non sono nemmeno dati dalla quantità di consumi, dalle strutture commerciali, dai prodotti tecnologici. Forse non sono nemmeno più individuabili nelle religioni che si confrontano e pregano un Dio diverso. Così come l'Ateo non ha ragioni in quantità maggiore degli altri che hanno una Fede. No, niente di tutto questo è sufficiente. A mio parere i Valori sono un "Dizionario" semplice e personale che va coltivato in ciascuno perché nella vita si trovi la strada personale di uscita dalle difficoltà.
Labirinto della Masone: Fontanellato (Parma)
Designer Franco Maria Ricci 
Questi valori si nutrono di alcune cose: la vita sociale ed i rapporti affettivi. Nessuno è un'isola. Si rafforzano nelle creatività e nella curiosità per l'avvenire e  spingono ad andare avanti. Servono a porsi domande sul senso profondo del nostro vivere anche se non possono arrivare a delle certezze. La conoscenza e il rispetto per la Natura e le sue Leggi, debbono lasciare sul nostro cammino una traccia a comune vantaggio di chi ci seguirà.   
In una poesia di Anna Maria Carpi, raccolta nella Antologia di versi di scrittori contemporanei, c'è una bella domanda: "Qual'è stato il mio tempo?"  Forse la risposta si trova dentro ad ogni labirinto. Così sarà secondo lo scrittore Henri Michaux  : "Nel buio vedremo chiaro fratelli. Nel labirinto troveremo la via giusta".
Matera: Labirinto Urbano

sabato 10 settembre 2016

CORSARI

CORSARI          di Gianfranco Vecchiato

Manifesto Biennale Architettura 2016
La Storia ci racconta che ogni tempo è stato segnato da lotte tra popoli e tra Stati per il controllo e l'uso del "Potere". Furono i cambiamenti nella tecnica, nelle scienze, negli studi filosofici e sociali, l'urbanesimo e i nuovi processi industriali che imposero un    diverso uso del Potere. In questa evoluzione  i cittadini sono stati trasformati soprattutto in consumatori e come tali in  elettori a sovranità limitata, simili a pedine nei processi di mercato che formano i modelli di vita sociale. Se i cambiamenti   tra le ristrette aristocrazie  terriere sono passati attraverso la borghesia e i rappresentanti  popolari per mezzo dei partiti, di Sindacati, di Associazioni, oggi paiono approdati in una media ed indistinta galassia dove regna una persuasione di massa. Pur essendosi moltiplicate le condizioni di sviluppo culturale,  i problemi si sono spostati sulla qualità  della Democrazia.  Dei concetti di Libertà, di Uguaglianza, di Fraternità che pervennero dalle due Rivoluzioni : quella francese e quella
americana, restano le enunciazione e leggi sempre più  mascherate. Da fine Ottocento nella lettura dei fenomeni politici si inserì il marxismo e poi le devianze nazionaliste del fascismo e del nazismo, fecero esplodere il sistema internazionale. Per tutto il Novecento il mondo si  è confrontato sul piano ideologico aspramente, su idee di potere molto diverse. Ma a prevalere non è stata la Cultura, quanto il confronto tra i sistemi economici marxista e capitalista. Quest'ultimo  ha prevalso ma ha lasciato molte ferite aperte. Ora siamo impantanati nel rilancio di economie globali prive di vere regole etiche. Se i nobili e i grandi proprietari terrieri che governavano un tempo su masse di diseredati e di sottomessi per i loro prevalenti interessi si contendevano gli equilibri territoriali, scambiandosi regioni come le Fiandre o la Lombardia, in attesa di una guerra successiva, oggi con altri metodi ma per fini economici, si stanno ridefinendo i confini e le zone di influenza internazionali. Il vecchio motto "o Francia o Spagna purchè se magna", In uso tra le genti del XVII° secolo, pare tornato di attualità .   
Tra   riforme costituzionali e legislative, il Potere cerca in primo luogo di controllare le informazioni, mentre  alla finanza interessa quello dell'uso delle risorse. Il Potere è quindi ancora seduto sulle armi e sugli interessi economici e finanziari prima che sui Diritti e sui Doveri. Le antiche potenze coloniali e marittime, tra cui anche la Repubblica di Venezia, accumularono nei secoli fortune economiche strappando ricchezze ad altri, dominando i commerci, controllando i traffici e reinvestendo i proventi sulle rendite fondiarie ed urbane. È uno schema che si ripete in altri modi ed in peggio.  Ad esempio reinvestendo i grandi profitti del mercato della droga e della prostituzione per finalità di corruzione e di condizionamento, anche politico. In molte oscure operazioni della finanza internazionale, si cela  il riciclaggio di denaro non solo con operazioni immobiliari ma anche  attraverso   la innocente vendita di prodotti commerciali o di tecnologie innovative. Si disegnano nuove frontiere ma è ancora lo spirito dei "Corsari" a dominare il mondo.
Essi furono strumenti utili, tra il XVI° e il XVII° secolo per aumentare le ricchezze di diverse Case regnanti.  Quello spirito è sopravvissuto in altre forme. Si incrociano oggi due grandi fattori di instabilità e precarietà: la formazione di nuovo "proletariato" povero che si sta scaricando sui paesi più  sviluppati e in particolare in Europa, con centinaia di migliaia di persone in fuga, che incrocia la regressione di un ceto medio impoverito dalla crisi economica e finanziaria. Questi due fattori stanno già incrinando alcuni strumenti democratici e il funzionamento di Istituzioni locali e nazionali. Il rischio è che i sistemi non reggano e che si entri in una spirale di frantumazione e di conflitti crescenti che facciano da detonatori per nuove crisi internazionali, di cui i fenomeni terroristici sono solo una avanguardia. È  una tesi espressa dal prof. Massimo Cacciari nel dibattito tenutosi  Mestre sui temi internazionali.

Anche se il mondo non rischiasse di diventare una polveriera, è utile ricordare che uno dei motti dei Corsari era questo: "Nel bene o nel male, sia giusto o sbagliato, mi batterò per la mia Patria". La globalizzazione non è un male in sé ma occorrerebbe che  venisse governata da principi di forte etica sociale e di attenta analisi culturale. I metodi corsari danno alle forme di governo i caratteri di brutalità. Il rinserrarsi dentro a confini, anche culturali  creando "Poteri" in conflitto fra loro,  sarebbe una grave regressione nel nostro tempo.  Purtroppo in economia è già avvenuto verso molte  aziende in difficoltà e negli investimenti speculativi di finanziarie che distruggono in breve i risparmi di milioni di persone. Sono visioni e comportamenti corsari anche quelli che costruiscono ghetti sociali ed urbani  nelle periferie delle città. Gli Architetti e gli urbanisti che usano  tecnologie evolute e  programmi di design sofisticati, vedono che all'orizzonte si addensano nuvole minacciose? Occorre rompere una cattiva tradizione che ha spesso visto un ruolo passivo dell'architetto, tecnico o artista,  porsi al servizio del potere in modo acritico pur di lavorare. Non è facile andare oltre ai propri interessi ma  ricordiamo gli anni nei quali il Movimento Moderno divenne ostaggio delle dittature perché pochi vollero vedere in Europa la chiusura degli spazi di pensiero e di libertà.
Queste sensazioni si hanno anche visitando la Biennale Architettura di Venezia 2016 che affronta il tema delle nuove emarginazioni. I luoghi  dove si concentra questo nuovo proletariato non sentono prioritario l'arredo urbano curato o il buon design. Vanno oltre e  portano a domandarci  come invertire i meccanismi che costruiscono ancora oggi e nel futuro le decisioni del Potere e le scelte nelle nostre Società. Anche utilizzando strumenti Culturali e "Saperi" che restano troppo indifferenti a ciò  che avviene nei grandi mutamenti internazionali. Oltre 40 anni fa Pasolini aveva denunciato nei suoi "Scritti corsari", pubblicati nel Corriere della Sera tra il 1973 e il 1975, gli effetti della "omologazione" culturale derivante dal mercato e gli effetti che questa avrebbe determinato nel riassetto del Potere. Mai parole furono più profetiche. Tra le questioni aperte in architettura, la rivista Domus
Carmelo Baglivo: Disegni Corsari- Venezia
dedicò nel novembre 2013 un editoriale  all'architetto Carmelo Baglivo , cogliendo gli spunti dalla sua Mostra "Disegni corsari". L'autore esprimeva così il suo dissenso :  "In un momento di totale stallo teorico e pratico, in cui l'architettura è stata ridotta a 
rispondere solo a delle esigenze funzionali, i disegni si chiedono come tornare a pensare la città". Ma questo è un problema perché i pensieri sulle città richiedono di fare sintesi ed analisi, sulle culture, sui valori, sulle economie, sulle prospettive e sulle priorità con integrità intellettuale e  senza conflitti di interessi.  E questo è ciò che manca a molti architetti in questa fase storica e professionale.

mercoledì 31 agosto 2016

IL CUORE D'ITALIA

IL CUORE D'ITALIA                di Gianfranco Vecchiato

Amatrice prima del terremoto
La notte del 24 agosto 2016 una scossa di terremoto di forte intensità ha colpito in Italia un'area dell'Appennino centrale, causando quasi 300 morti e centinaia di feriti. L'epicentro ha investito  una zona non molto abitata ma ricca di antichi borghi di grande bellezza e con valori artistici e ambientali. Qui si incontrano quattro regioni: l'Umbria, le Marche, il Lazio e l'Abruzzo, e il fulcro ruota sul Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Gli affascinanti caratteri ambientali del vasto altopiano dove sorge il paese di Castelluccio di Norcia, fanno convergere ogni anno nei mesi della fioritura, tra giugno e luglio,  migliaia di turisti.  Ma il terremoto, come fenomeno fisico,  è sempre  presente sulla dorsale appenninica dove passa il margine tra la placca africana e quella asiatica che spinge le faglie su due fronti opposti che muovendosi provocano lesioni su molti edifici costruiti secoli fa in modo semplice, a volte povero e non antisismico.   
In queste zone la storia si ripete. 
Nel settembre del 1702 si scatenò un terremoto che con alterne scosse, giunse fino al febbraio dell'anno successivo quando fu rasa al suolo l'Aquila, un po' più lontana ma contigua, spopolando per molto tempo paesi e montagne. I geologi ed i tecnici sanno cosa occorrerebbe fare per prevenire le conseguenze tragiche dei crolli. Ci sono leggi antisismiche ed esperienze di grande livello in Italia, che si sono rafforzate con la ricostruzione del Friuli dopo il 1976.
Si può quindi fornire e dare soluzioni a questi problemi. Forse non risolvendoli del tutto perché il 64% del nostro  patrimonio edilizio è stato costruito prima degli anni '70 e solo nel 2009 le Norme Antisismiche, aggiornate, sono state raccolte in un testo unico. Ma il ripetersi ciclico di tali vicende non è più compatibile con una società moderna, tecnologicamente avanzata e che conserva un patrimonio artistico mondiale. Tra gli antichi che avevano affrontato questi problemi si ricorda oltre a Leonardo da Vinci, il trattato del 1571 di Pirro Ligorio sui terremoti, nel quale Egli prescrisse e realizzò, a Ferrara, quella che è definita  la prima casa antisismica, fatta con criteri che vengono ancora oggi considerati di grande efficacia. L'architetto Ligorio che fu successore per un breve periodo di Michelangelo nella Fabbrica di San Pietro a Roma,  affrontò il tema della staticità  delle case con 
 Arch.Pirro Ligorio: disegni per la prima casa
antisismica progettata a Ferrara nel 1571
grande capacità, ritenendo che "sapere quali danni provocano  i terremoti è pertinenza della razionalità umana e che difendersi è un dovere dell'intelletto". Considerò quindi la necessità di controventare i fabbricati per farli resistere non solo ai carichi verticali ma anche alle sollecitazioni trasversali. Con questi sistemi realizzò a Ferrara una casa antisismica, anticipando di due secoli quella "gaiola" portoghese ideata dopo che Lisbona venne distrutta dal sisma del 1755. E' una lezione che ci giunge da un passato lontano  più di 4 secoli  e che non è stata ancora bene
Altopiano di Castelluccio di Norcia
applicata per mettere in sicurezza le abitazioni. Questo modo miope e anche inconcepibile viene tollerato da molti, anche da istituzioni sempre affaccendate a far quadrare i bilanci, a sperperare risorse in maniera elettoralmente più visibile e quindi ritardando una vasta messa in sicurezza delle case. Ma ci sono molte  responsabilità anche dei privati. Il valore degli edifici continuano a farlo le agenzie immobiliari e questo si basa soprattutto sulla rendita di posizione tenendo in scarso conto le regole di sicurezza. Ho sentito riproporre in trasmissioni televisive il "fascicolo del fabbricato". Si tratta di un manuale che dovrebbe contenere la 
storia tecnica e strutturale di ciascun edificio e che consentirebbe di verificare nel tempo la sua condizione fisica. Questa proposta fu posta
all'attenzione già nel 2000 dall'Ordine degli Architetti di Venezia, che io presiedevo e che  portai all'attenzione della mia categoria e dell'Amministrazione di Venezia. Ebbe all'inizio tanti consensi, ma incontrò una rigida opposizione degli amministratori di Condominio e di altre categorie di proprietari per il timore dei costi insostenibili che questo fascicolo avrebbe comportato e specialmente della messa in discussione dei valori artificiali di mercato degli immobili, affidati alla speculazione fondiaria. E non se ne fece praticamente nulla. Dopo 16 anni siamo ancora punto a capo. Il dolore per la perdita di tante persone è stato affrontato nelle prime ore con l'invio imponente di mezzi della Protezione Civile che hanno affrontato bene l'emergenza. Ma i costi in vite umane e materiali sono diventati anche una occasione per una ennesima riflessione generale. La politica parla e promette. Si sono inseriti nei dibattiti i professionisti ed i rappresentanti di categorie, le Imprese, molti soggetti animati in parte da buone intenzioni ed in parte desiderosi di entrare a far parte del vorticoso sistema degli appalti 
Periodo della fioritura sull'altopiano
e dei finanziamenti. I
l Governo, sulla base di esperienze precedenti, nominerà un "Commissario" per le opere di ricostruzione che vigilerà anche sui modi in cui verranno destinate le risorse. Tuttavia per una Nazione come l'Italia, fatta da migliaia di paesi sparsi lungo la Penisola, da molti luoghi antichi caratterizzati dall'uso della pietra a secco, dai mattoni, da campanili e chiese con  pareti affrescate, statue e opere d'arte, ogni intervento di consolidamento, pur leggero, come è stato suggerito, con catene e controventi, non eliminerà mai la possibilità di danni rilevanti e anche mortali. Il terremoto che ha in questi giorni colpito Accumoli, Pescara del Tronto, Arquata e Amatrice, ha colpito dei simboli. Amatrice, uno tra i "borghi più belli d'Italia" era famosa anche per aver dato il nome ad una delle più apprezzate pietanze alimentari nel mondo.
Castelluccio (Umbria)
In questo borgo ci sono stati i morti più numerosi. La Chiesa di S.Francesco risalente al Trecento era decorata da affreschi rinascimentali con un chiostro che conserva un portale gotico del 1428. Attorno ci sono aceri campestri, querce roverelle, ruscelli, distese di boschi e prati. La Natura in questa parte d'Italia  esprime tra montagne maestose , gole profonde e fertili pianure, qualcosa di sacro che riporta sulle tracce pagane della "Sibilla" ed ai santi San Benedetto da Norcia e Rita da Cascia. Siamo nel "cuore" dell'Italia. E come un cuore batte  e pulsa , attraverso le scosse, raccontandoci, anche nel dramma del crollo, che l'Europa ed il Mondo debbono a questi paesaggi ed a quella gente, che è nata e vive accanto a simboli antichi,  tenaci ed insostituibili, una parte delle comuni radici culturali. Ed è proprio la Cultura che dovrà fare da spartiacque anche tra la burocrazia e la speculazione, alla memoria ed alla nostra visione del futuro.

Castelluccio: Area colpita dal Terremoto del 24/08/2016




venerdì 12 agosto 2016

OGGETTI

OGGETTI                       di Gianfranco Vecchiato

Il Design che nei prodotti industriali accompagna la
William Morris (1834/1896)
ricerca di materiali nella plastica, nel vetro, nell'acciaio e nel legno, ha avuto una origine  nutrita da ideologie ed ideali di stampo sociale e non solo artistico ed economico. Fu William Morris (1834/1896) a comprendere che l'arte stava attraversando società in profondo cambiamento e che nuovi compiti e bisogni chiedevano di strutturare teorie necessarie ad un mondo che si staccava sempre di più da un passato preindustriale. La storiografia lo considera un precursore del "Movimento Moderno" pur non essendo lui un architetto. Quello studio di Design fondato insieme all'artista Edward Burne-Jones ed al poeta Dante Gabriel Rossetti, si occupò di innovare gli aspetti
decorativi e di produzione nell'arte tessile tradizionale e si impegnò nella protezione degli edifici antichi, con una Società che gettò le basi alla disciplina di questo settore in Gran Bretagna. Aprì nel 1884 la Lega Socialista animando sul piano politico il dibattito sui diritti di nuove masse popolari. Se per Morris il "design" non fu un mestiere superfluo, altri dopo di Lui crebbero vedendo come nell'oggetto si nascondesse un elemento primigenio. 
Lampada biologica che "mangia" anidride carbonica"
Designer Peter Horvath 
Come uno scienziato cercava nell'atomo le basi fondative della materia, per un artista quella analisi primaria si concentrò partendo dagli oggetti più comuni e di uso quotidiano. Fu una rivoluzione culturale profonda che prima nel Werkbund e poi nel Bauhaus si espressero quasi un secolo fa, ad altissimo livello. Il design puro cerca la qualità aggiuntiva, contenendo i costi di produzione per raggiungere  sia un risultato economico che una funzione sociale e spesso anche educativa. Ad esempio il metodo "Ikea", nelle sue basi teoriche e commerciali ha traslato dal "Movimento Moderno", la personalizzazione delle scelte di acquistare e di arredare da sé i propri ambienti di vita, con oggetti di costo contenuto e pensati nel loro design ed utilità. Quando Walter Gropius cercò a Weimar nei suoi laboratori di lanciare "la prima pietra di una repubblica dello spirito" trovò tra i suoi massimi oppositori i nazisti che stroncarono qualche anno dopo tale disegno in quanto
fautori di una omologazione totale dei singoli ad un Partito che a sua volta esprimeva lo Stato. Mentre l'individualismo, pur nei suoi limiti ed imperfezioni , si nutre nella democrazia, è se non impossibile quantomeno improbabile che esso trovi espressione nei regimi dittatoriali. Nel nostro tempo, molti decenni dopo, la globalizzazione commerciale si sta scontrando con ideologie e costumi che rischiano la loro sopravvivenza per l'enorme rivoluzione etica impressa dai modelli di mercato e dagli stili di vita prevalentemente  occidentali. Gli oggetti più disparati sono diventati miliardi e riempiono ogni cosa.   Questa enorme quantità di oggetti sia utili che superflui, ha modificato il senso dei 
nostri rapporti con lo spazio che ci circonda. E per analogia anche con i nostri spazi interiori.  Il colore, la forma, il materiale, e l'uso, si confrontano con i luoghi privati e  pubblici che si raccontano  non più solo attraverso le case, le strade, le piazze  ma  attraverso il design contemporaneo. Nel loro insieme fissano stili, culture, caratteri a monumenti storici, ad antiche architetture, ad aree in degrado e monumentali, in un'epoca nella quale le individualità stanno sparendo sommerse dal conformismo e da fenomeni di globalizzazione estetica. Dobbiamo porci una domanda:  procedere lungo questa via è diventato un obbligo dettato dai modelli finanziari ed economici su cui si
regge l'equilibrio instabile dei commerci internazionali ? Molti sono consapevoli che questo percorso è entrato in una fase delicata trovando reazioni sempre più forti e anche violente,  dai contatti e dalle mescolanze senza integrazioni di culture molto diverse, che resistono a modelli  imposti, traendo da ciò una base pseudo ideologica per respingere usi, costumi e anche stili di vita lontani dai propri che, come è sempre avvenuto nella storia, sostituiscono tradizioni ataviche e cancellano anche i poteri di controllo di masse spesso manovrate da concezioni religiose in contrasto con lo sviluppo delle scienze e della filosofia moderna. In questo contesto  anche "l'oggetto" si deve proporre  in modo diverso. 
Il design non potrà restare neutrale perché, come all'epoca di William Morris, si è spesso nutrito di una idea sociale e culturale. Occorre quindi ricordare che non si possono imporre modelli ma solo proporli. Ed essi debbono poter fornire le ragioni di un adattamento all'economia ed alle tradizioni. In tal senso la storia del design italiano è davvero esemplare. Ha accompagnato fin dagli inizi del XX° secolo le migliori virtù, culture e capacità artigianali delle popolazioni che abitano la penisola. Ne ha fatto una icona ed uno stile. Ma da solo il design non basta. Quando com'è avvenuto, esso si è discostato dalla evoluzione della struttura sociale e politica, non ha potuto frenare la volgarizzazione e la distruzione di territori ed il degrado delle periferie quando sono
mancati educazione civica,  onestà e forza culturale, capacità politica, rispetto delle leggi. La forma in ogni oggetto è comunque un catalizzatore che accompagna Il design in un lento procedere che si nasconde nelle pieghe della storia. E aspetta di poter essere pienamente riconosciuto anche nelle sue finalità etiche come antidoto alla imperante insensibile globalizzazione di uomini e cose.