giovedì 15 luglio 2021

VIVERE NEL FUTURO

 VIVERE NEL FUTURO         di Gianfranco Vecchiato

Arch. Giuseppe Samonà
Rettore IUAV 1945/1972
S
econdo la filosofia orientale soffermarsi  a rimpiangere il passato induce alla malinconia, essere ossessionati dal  futuro porta all'ansietà e quindi  solo cercando di vivere in pace con il presente può aiutarci a trovare  una certa serenità.  Queste tre condizioni psicologiche coesistono e fanno parte del nostro destino che è  in rapporto  con il tempo e i ritmi della nostra vita.  Dobbiamo quindi pensare al futuro vivendo nel presente e non dimenticare il passato, dando a ciascuna parte un ruolo positivo. Se il lontano futuro non ci appartiene  ed è materia per scienziati e filosofi, il futuro prossimo è invece materia quotidiana e in questo campo sia gli architetti che gli ingegneri hanno un ruolo speciale:  devono nei loro progetti mescolare queste tre visioni temporali.   Il futuro per un architetto compare nella sua mente e si materializza in ogni progetto, dove
Riviste di Architettura
prende forma creativa ciò che prima non esisteva. In questo modo il Rettore della Facoltà di Architettura  di Venezia (IUAV) per  oltre un quarto di secolo (1945/1972), ritenne che il pensiero urbanistico dovesse nascere  dal movimento stesso della società,  Coerente con tali principi Samonà fu  aggregatore di cenacoli di idee da cui trassero spinta molte tra le più interessanti opere di architettura ed urbanistica italiana del Novecento.  Nel progetto sono attivi  la conoscenza e i rapporti con le preesistenze e quindi con il passato, e le  regole del presente, senza le quali ogni proposta si fermerebbe. Pertanto il lavoro principale di ogni architettura,  consente di suggerire  pensieri sul vivere nel futuro tra le generazioni che si succedono. Quando nasce un'opera questa duplice condizione , che è la parte più complessa dell'architettura, dell'urbanistica  e del design, indica gli orizzonti di mestieri appresi con la pratica dopo l'università  con l'esperienza e l'aggiornamento tecnico e culturale ma che debbono sorreggersi su un'etica e su valori appresi dalla famiglia e dalla scuola. Si potrebbe sintetizzare che per vivere nel futuro non è sufficiente il passare del tempo ma  occorre far maturare le esperienze, i ricordi, gli affetti e  le memorie
Mario Sironi: Il ciclista 
fino a trasferirle con la loro carica emotiva e di valori al giudizio di chi verrà dopo di noi. Visitando un quartiere urbano, il Villaggio San Marco di Mestre,  pensato e realizzato oltre 60 anni fa, ho colto come esso contenesse tanti diversi racconti e storie perlopiù ignorate, prodotte dalla comunità che lo ha abitato. Un patrimonio individuale e familiare che può  diventare un bene collettivo da rappresentare per sintesi come fosse l'anima di una Comunità . E farlo attraverso dei dipinti da fissare sulle pareti di un gran numero di case. Una catena di racconti per dare testimonianza e identità, attirando interesse e coinvolgendo anche l'economia locale. Le reazioni a questa proposta sono state fin qui positive ma la strada per concretizzarla è ancora lunga. Ora c'è un passaggio cruciale, quello del giudizio dell'Amministrazione comunale che potrebbe
I moti del 1848 a Venezia
accoglierla o mettersi di traverso. Non passerà molto tempo per avere una risposta. L'appello che ho fatto a non dividersi su questo tema è  una buona scommessa. Ci sono casi in cui la politica non dovrebbe dividersi ma convergere quando si ragiona su cose di comune sentire. I dipinti o murales a soggetto sugli avvenimenti del quartiere darebbero il nome alla iniziativa:  il Villaggio dei Murales, con le aree suddivise in cinque settori.  Dal ricordo dei progettisti che concepirono il piano urbanistico ai simboli del loro mestiere, dalle riviste di architettura ad alcuni modelli di riferimento culturale, poi dai luoghi del lavoro, le fabbriche industriali di Marghera, ai personaggi goldoniani ispirati dai nomi delle corti veneziane pensate da Egle Trincanato, dal Risorgimento italiano con i fatti d'arme di Forte Marghera, alle scene di vita quotidiana degli anni di
Cesco Baseggio attore goldoniano
costruzione, '50 e '60, con il boom economico, i mutamenti di costume, le storie di famiglie e in tutto questo, far emergere un  legame e l' affresco di un'epoca. Non più quindi l'immagine di una periferia ma di una società pulsante fatta di uomini e di cose, in rapporto fra loro.  Tenendo insieme il passato e il futuro guardando avanti in un cammino che come sempre è disseminato dai ricordi e dalle nostalgie. Vivere insieme significa raccogliere ogni cosa che dia forza, senso e dignità alla nostra visione della vita e del mondo.

lunedì 31 maggio 2021

MURALES -ARTE URBANA

MURALES-ARTE URBANA       di Gianfranco Vecchiato

E
Artista Gaia : Roma-spunti da G.De Chirico
redi e parenti degli antichi "Madonnari", gli "Artisti di strada" che fin dal XVI° secolo tra fiere e mercati giravano i paesi dell'Italia centrale disegnando sul selciato  monumenti e immagini sacre, i moderni "Writers" usano la pittura come uno strumento d'arte capace di  sostenere una rigenerazione urbana cogliendo anche gli aspetti nascosti in società cresciute all'ombra di anonimi miscugli edilizi.  
Se le opere dei "Madonnari" sfidano l'effimero 
La città di Giorgio De Chirico
con il gesso che svanisce alla prima pioggia,  i dipinti acrilici dei writers restano sui muri per qualche lustro. Trasformate in quadri a cielo aperto,  anonime pareti destano emozioni e  percezioni  visive, diffondendosi sui territori dopo essere state  confinate a lungo come simboli di contestazioni  antisistema studentesche e operaie. 
Cracovia: Murales ebraici di Broken Fingaz
A sdoganarle sono state diverse ragioni, tra cui l'avvento di nuove generazioni di amministratori nelle città e la crescita  dei "turisti per caso" alla ricerca dei  "muri parlanti". E' mutata la opinione sul ruolo della funzione artistica tornata,  come in passato,  ad avere spazio  all'esterno delle case. Attorno ai temi dell'estetica può crescere una partecipazione collettiva dal forte valore sociale.
E così Dozza in Liguria, Oristano in Sardegna, Civitacampomarano nel Molise, Usseaux in Piemonte,  Stigliano in Basilicata, solo per citarne alcuni,  sono divenuti luoghi di  "murales" che attirano visitatori e danno valore aggiunto alle attività commerciali e residenziali che sorgono accanto agli interventi.  
I dipinti di Tonino Guerra
Tra i poeti che anticiparono prima di altri  i bisogni e le funzioni attive dell'arte ci fu  Tonino Guerra, sceneggiatore e pittore, che esaltò il valore della bellezza nelle sue terre di Romagna, lasciando testimonianze creative nei cortili, sulle strade e sulle piazze da lui vissute con l'animo aperto dell'artista che sosteneva, con ragione, che il nostro petrolio fosse la bellezza.
Torino: Opiemme-
la balena di Achab
Così se a  Milano e Bologna la street art si è diffusa negli ultimi anni creando associazioni e allargando le esperienze, la città di Torino, si è posta all'avanguardia tra le città italiane con 
Torino- Goal Zero: Scultura bronzea
 le "Linee guida per l'Arte Urbana-Muralismo-Street Art", utile a cittadini ed a turisti. Il Comune ha formato allo scopo una struttura composta dall'Ufficio Torino Creativa Area Giovani e Pari Opportunità, la Fondazione Contrada Torino Onlus, il GAI (Associazione giovani artisti italiani), un esperto competente in materia e la comunità artistica dell'Urban Art. Censite le opere presenti in città, il sistema informativo urbanistico opera con un geoportale  mappando i graffiti presenti e futuri. 
A.Ravo:  dal Bacio di Hayez
L'obiettivo è la tutela e  lo sviluppo di opere affidate a writers
di fama internazionale che potranno rifare opere scomparse e  promuovere la libera espressione in ambito artistico. 
Il "Murarte" nato a Torino nel 1999 si è sviluppato in maniera
notevole e nel 2012 si è integrato  con le attività del Servizio Arti Visive, Cinema, Teatro, per  contrastare il degrado e sviluppare attività creative. 
L'esito positivo della iniziativa  si è consolidato spostando nel tempo molte azioni vandaliche e illecite di graffiti sul piano di espressioni e di consensi creativi. Di recente 18 grandi graffiti sono stati realizzati attorno al tema dell'agenda 2030 sulla salvaguardia dell'ambiente e la lotta alla povertà  delle Nazioni Unite. I "tatuaggi metropolitani" come sono stati definiti, portano bellezza all'interno della struttura urbana anche in aree centrali.
Murales . Torino: Aryz 
A Roma il quartiere popolare "Tor Marancia" è noto da quando una operazione cofinanziata in gran parte dalla Fondazione Emmanuele e dal Municipio VIII° di Roma,  ha fatto intervenire sulle facciate di undici edifici 22 artisti di fama internazionale, che hanno creato  murales con soggetti  suggeriti o ispirati anche dagli stessi abitanti.
Murales a Lisbona
Completati nel 2015, in pochi mesi la loro notorietà ha attratto un numero crescente di turisti anche esteri che nel 2019, prima della pandemia, ha superato il numero di 20mila. In quel gruppo di artisti vi sono nomi noti nel settore:  Blu, Pantonio, Diamond, C.Behr, Brad Downey, Best Ever, G.Van Helten, M.Basile, Jerico, Reka, Gaia, Mr Kleuza, Seth, Bandelocque, Caratoes, Jaz, Vhils, Alberonero, Bucchi, Romeo, Satone, Lek & Sowat, Moneyless. Tra gli italiani, troviamo i nomi d'arte di "Ozmo" con murales di impegno politico,  "Sbagliato" formato da tre designer e architetti romani, "Sten&Lex", "Ravo" che si ispira al classicismo dell'arte, 
I Murales sono quindi usciti saldamente dal "retrobottega" urbano, conquistando le facciate di  edifici centrali nelle  metropoli del mondo.  
Napoli: Il gigante verde di Blu
Per restare in Europa ci sono  esempi a Berlino, a Rotterdam, ad Atene,  a Lisbona. 
In quest'ultima città, già nota per le decorazioni in ceramica di molti edifici,  nei murales viene raccontata la storia di personaggi della letteratura, della musica e della vita portoghese. Londra ha molte opere del celebre writer "Banksy", e i murales si esprimono al meglio  nel quartiere di Shoreditch, divenuto tra i luoghi più creativi della capitale. L'antica città di Cracovia, in Polonia, ha posto l'attenzione  ad opere realizzate nel quartiere ebraico e nel vecchio ghetto, dall'alto valore simbolico. In questa città si tiene inoltre l'Art Boom festival, divenuto appuntamento obbligato per gli appassionati del settore.
Street Art ad Atene
In Italia si distingue Napoli con  opere di qualità eseguite da artisti come Jorit, Roxy, Zilda, Mono Gonzales, che nel magma partenopeo affiancano in altro modo le espressioni artistiche nate per iniziativa concorsuale di Bonito Oliva, e realizzate in diverse stazioni della metropolitana, facendone una tra le più belle reti di trasporto sotterranee a livello internazionale.
G. Cadorin : Paesaggio marino 1949/1955
Murales ad Orgosolo
Altre città molto diverse fra loro come Copenaghen e  Lione si sono accreditate nel panorama della "Street Art" perchè  il disegno  interroga,  racconta ed emoziona. Quindi scuotere l'apatia e far sollevare lo sguardo non è una scorciatoia per  nascondere i problemi quotidiani ma per aiutare ad affrontarli  sostenendoli con i nostri sensi e la  nostra memoria. 
Murales a Tinnura (Sardegna)
Alcune immagini possono decretare il successo di una forma urbana riconosciuta e riconoscibile, specialmente se la sequenza delle opere espresse diviene un racconto che rafforza il carattere del luogo.
Guido Van Helten
Roma- Murales a Tor Marancia
Nelle città occorre  individuare tali caratteristiche evitando che queste siano scoordinate o si collochino su edifici sparsi, frammentati e  privi di continuità,  socialmente divisi. Il coordinamento dovrebbe essere se possibile affidato ad una regia, pur lasciando libertà espressiva all'artista dell'opera. In ogni realtà ci sono diverse condizioni di partenza e  diversità di approcci.
Mestre- Guerilla Spam /Urban Rise
Il dibattito apertosi nel Quartiere S.Marco a Mestre, ad esempio, su come rigenerarlo, mi fa sostenere che esso sia   un luogo adatto per ospitare murales di qualità. La singolare impronta urbanistica e il carattere della presenza sociale rendono questa zona della città adatta ad ispirare racconti per immagini,  storie " a cielo aperto".  Nel patronato della Chiesa di S.Giuseppe è stato realizzato  nel 2018 su iniziativa del parroco un murales dell'artista locale Manucomix che rappresenta una mongolfiera così come in altre zone di Mestre sono apparsi in modo sporadico alcuni interventi, nulla di tematicamente coordinato. Per questo motivo una collezione di murales, censita e selezionata per visibilità  dalle pubbliche strade, 
Manucomix: mongolfiera
Mestre - S.Giuseppe
coinvolgerebbe gli abitanti in modo da sviluppare i temi dei soggetti rappresentati dagli artisti. 
Murales a Lione
In questo quartiere le strade si insinuano fra le corti interne e  i fabbricati hanno una loro contiguità e coerenza compositiva. Ispirati in alcuni casi alle "corti" della Venezia Minore di Egle Trincanato, i percorsi consentono una tranquilla visita itinerante che potrebbe intercettare un parte del turismo di transito verso Venezia. Questo aiuterebbe a rilanciare  attività commerciali di vicinato. Le "tele" edilizie utili per un soggetto artistico,  da una mia verifica, sono una cinquantina,  disposte nel perimetro  storico del villaggio e tra le sue corti.
La Venezia minore
Le opere dovrebbero rispondere ad alcuni requisiti:  essere parte di un racconto figurativo, ispirarsi al quartiere negli anni di nascita e di sviluppo dell'area urbana, segnata dalla vicinanza con  Venezia, Mestre e Marghera.  
Londra: Murale di Bansky
Il quartiere si protende verso la laguna e raccoglie da tre generazioni molte vicende individuali e collettive. Iniziando dal progetto del Villaggio e dagli urbanisti che fecero l'impresa: Samonà, Piccinato, Trincanato; poi dalle origini di molti residenti che venivano dai sestieri popolari di Venezia, e con lo sguardo rivolto verso la laguna, le isole e sulle vicine fabbriche della zona industriale. Altri soggetti come l'ambiente, la natura, l' acqua, la campagna e il vicino Forte Marghera, un emblema del Risorgimento italiano.
Gigi Candiani : Canali e campagna
Le ispirazioni dei soggetti possono anche essere mutuate dai quadri di Giorgio De Chirico, di Mario Sironi, di Renè Magritte, per aver essi illustrato una certa idea del Novecento, da pittori come i veneti Guido Cadorin, Vittorio Felisati, Gigi Candiani,  dalle vedute su ciminiere, case e fabbriche, senza tempo e senza persone, campagna e laguna, da immagini tratte dal repertorio di associazioni storiche locali.
Mestre:Villaggio S.Marco- partic.
Dalla prima chiesa ospitata in una baracca, ai ciclisti che percorrevano strade vuote d'auto sul viale accanto ai primi edifici, al  campo di calcio, oggi al centro dell'attenzione per il contrastato progetto di edificio verticale. Diverse altre  storie  possono ispirare  racconti  e rafforzare il presente. Se l'artista nel Rinascimento fu il "dominus" incontrastato della vita culturale, ancora oggi un dipinto evocativo, sulla parete di una casa, può dare forza alla testimonianza e riannodare un rapporto dimenticato con la pittura. 
Mario Sironi - Paesaggio industriale
Se a Diamante in Calabria ci sono oltre  200 dipinti realizzati da artisti di varie parti del mondo, se ad Aielli in Abruzzo si tiene ogni anno un festival nel borgo medioevale, se a Stigliano in Basilicata  si ospita dal 2015 il festival appARTEngo, a Mestre si potrebbe  rappresentare con l'Arte  quanto indicato fin dalla sua nascita dal "Museo M9", il Museo del Novecento.
Diventare Comunità tollerante, consapevole e dinamica, è un compito  da perseguire con tenacia sul piano civico e urbanistico. 
Murales ad Agde (Francia)
Il confronto tra le opinioni qualifica questi obiettivi e il succedersi dei dipinti che scandirebbero come  fotogrammi una storia collettiva, può fornire al racconto emozioni, riflessioni, testimonianze, identità, qualità  e forza civica. 
Questo articolato intervento avrebbe risonanza a livello non solo nazionale, essendo Venezia sede di Biennale, di Accademia, di Università e di molte attività artistiche e   interverrebbe in un contesto già noto sul piano urbanistico che potrebbe fare da traino per altre iniziative.
Occorre immaginare nella migliore ipotesi, l'esito finale:  il cambiamento di percezione del quartiere e l'interesse nuovo di attraversarlo scoprendo con i dipinti emozioni visive, opportunità aggreganti e anche un rafforzato orgoglio di abitarci.
Praga: Il bacio
Renè Magritte
Dove non vi saranno murales, i coni visuali  guidati anche da  informazioni digitali, spingerebbero a definire  percorsi e piani del colore. 
La struttura organizzativa seguirebbe le esperienze di altre città, potrebbe coinvolgere un comitato di quartiere, bandire un concorso aperto su cui una una giuria esaminerebbe le proposte pervenute. Le spese dell'investimento anche se non finanziato da contributi pubblici, rientrano attualmente tra quelle fiscalmente detraibili fino al 90% degli importi o trasferibili come crediti di imposta  alle imprese coinvolte nella fornitura dei materiali. Come è già avvenuto altrove, il risultato coinvolgerebbe la Comunità locale e di riflesso le Istituzioni che non dovrebbero restare inerti. La rigenerazione urbana  abbraccerebbe il linguaggio  dell'Arte e come ha scritto Bansky, noto writer inglese,  i graffiti in fondo,  danno "la voce alle persone che non sono ascoltate."

Murales a Diamante (Calabria)

Murales a Parigi



lunedì 26 aprile 2021

INTERESSE PUBBLICO

INTERESSE PUBBLICO     di   Gianfranco Vecchiato

Torre residenziale di 22 piani
nel Villaggio S.Marco
Due esemplari interventi urbanistici realizzati a trent'anni di distanza sul territorio del Comune di Venezia, interrogano il presente. Si tratta del "Quartiere Giardino" di Marghera e del "Villaggio San Marco" a Mestre nei quali i rapporti indicano e legano, secondo i migliori pensieri del Novecento, le infrastrutture, l'ambiente, le tipologie edilizie, gli spazi aperti e chiusi. Se a Marghera si imposero i princìpi delle città giardino francesi ed anglosassoni, a Mestre il quartiere Ina-Casa interpretò un modello traslato dalle corti veneziane  e sostenuto da analisi compositive di elevata qualità architettonica e ambientale.
Quartiere Ina-Casa 1949/1963
Arch.Samonà e Arch.Piccinato
Per un territorio ferito da banalità  e con cicatrici urbane mai rimarginate, si tratta di luoghi da tutelare. Per la Città Giardino di Marghera la Variante al PRG del 1989 adottata nel 1994 iniziò la protezione delle tipologie edilizie che ha trovato infine attestazione il 23 luglio 2018 con il vincolo paesaggistico dato dal Ministero dei Beni ed Attività Culturali (MIBACT). Dopo un iter durato venticinque anni (!), il Quartiere Giardino di Marghera, tra i pochi casi in Italia, ha ottenuto la certificazione di
strada del Quartiere di Marghera
vincolo paesaggistico ai sensi della legge 1497/39, considerando che esso "costituisce e testimonia una fase significativa della storia della città e delle più avanzate teorie urbanistiche e rappresenta un paesaggio urbano di notevole interesse per le sue singole parti e i suoi caratteri di insieme.
Case a corte  Villaggio S.Marco
Come tale per impianto urbano, per disposizione dei lotti con scoperto a giardino... per la tipologia dei villini, per quella delle case a schiera e a palazzina, rappresenta un valore storico ed estetico non comune e meritevole di tutela paesaggistica. 
Case "alte" 
Per tale motivo vi è l'obbligo dei detentori a qualsiasi titolo degli immobili ed aree, ricompresi nell'ambito paesaggistico, di non distruggere i suddetti immobili ed aree, nè di introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione..." Se le teorie dell'urbanista inglese Ebenezer Howard furono alla base delle ispirazioni dell'ingegner Emilio Emmer, autore del progetto nel 1920, non meno interessanti furono le motivazioni con le quali fin dal 1946 si pensò ad un quartiere nuovo che prese forma
Anni '60 il Villaggio ha preso forma

nel 1949 con il "Piano Fanfani", 
avviato poi nel 1951 con il "Piano per la ricostruzione" di Mestre e realizzato in due stralci durati un quindicennio (1949/1956 e 1956/1963).  Rispetto alla estensione del piano di Marghera pensato per 150 ettari poi ridotti a 120 ha per 25 mila abitanti, quello del Quartiere INA-Casa di Mestre interveniva su 34 ha divenuti poi 55 ha per una ipotesi insediativa di 12mila abitanti. Alcune analogie accomunano queste due proposte emerse alla fine di due guerre: le infrastrutture viarie alberate, che nel Villaggio S.Marco sono tre, due esterne ed una residenziale, forti caratteri di autonomia funzionale, servizi pubblici e privati, collegamenti e verde, tipologie edilizie differenziate e pensate con cura e dettaglio. E difatti anche il PAT (strumento urbanistico approvato e vigente nel Comune di Venezia), all'art 19  riconosce la particolare rilevanza di questi due impianti urbanistici insieme ad altri  5  interventi sul territorio comunale. Il quartiere denominato Villaggio S.Marco si rivolgeva, al pari di quello di
Planimetria del nuovo intervento
Marghera,  ad operai ed impiegati che lavoravano nelle industrie di Porto Marghera e ad una piccola borghesia di provenienza veneziana. Le cronache raccontano che negli anni del duro dopoguerra si intrecciavano problemi e idealità, ed i primi abitanti furono pionieri in un panorama deserto, dove molti terreni vennero bonificati con materiali tossici ed inquinanti delle vicine industrie. Il piano  tendeva a cucire il centro di Mestre con l'area lagunare di S.Giuliano e fu concepito da due maestri come Giuseppe Samonà e Luigi Piccinato,  protagonisti della "Scuola" di Architettura di Venezia allora riferimento nella cultura urbanistica non solo nazionale. 
Gli edifici furono progettati
Nuova torre residenziale e in basso l'esistente
coordinando una trentina di architetti e il risultato singolare, pur con  qualche carenza come l'insufficiente previsione dei parcheggi privati,  ha con il tempo dato merito all'intervento. Oggi il Quartiere ha le esigenze di procedere con restauri e miglioramenti tecnologici coordinati su edifici realizzati oltre 60 anni fa e di curare e preservarne il carattere urbano ed ambientale acquisito. Alcune corti sono già state oggetto di un efficace restauro mentre per le bonifiche dei terreni inquinati si
Pianta di un edificio a blocco
dovrebbe contare sui fondi che lo Stato rende disponibili per il disinquinamento delle aree lagunari. Urbanisticamente si dovrebbe procedere con la cautela data dalla forma del piano che è anche la sua identità.  Le  7 corti, con edifici a blocco e tipologie residenziali ispirate  da
Casa alta esistente nel Villaggio
Egle Trincanato alle sue ricerche sulla "Venezia minore" e gli edifici alti che raggiungono gli 8 piani,  sono distribuiti secondo un preciso schema spaziale.  Il Quartiere non ha un  attestato di interesse pubblico ma ha vincoli su una serie di tipologie edilizie. Tuttavia la recente scelta amministrativa di inserire interventi fuori scala rispetto al contesto del piano, rendono ora urgente una valutazione. In cosa consista l'interesse pubblico lo ha già descritto il Ministero ma quando  il confronto  diventa politico le posizioni rischiano di divenire inconciliabili. 
Vale come esempio, ricordare la risposta del Ministero alla obiezione di vincolo ricevuta dalla Regione che  riteneva sufficienti le garanzie fornite dal Piano di Area della
L'inizio della Città Giardino anni '30
Laguna di Venezia (PALAV) come tutela dell'area
: " la Soprintendenza ha osservato che  durante lo svolgimento della procedura di legge dovette emettere 7 decreti di annullamento di autorizzazioni comunali, e ciò conferma la necessità del vincolo ex legge 1497/39..." Purtroppo le procedure paiono fatte per spegnere molte volontà. Per il vincolo sul Quartiere Giardino di Marghera ho contato oltre 40 passaggi e riferimenti normativi: una montagna di carte capaci di creare una diga invalicabile. Resta allora la strada del confronto culturale, politico e amministrativo. L'intervento privato che viene proposto si colloca sull'ex campo di calcio in una area avente una superficie di 23mila mq.
Un angolo del quartiere di Marghera

Le costruzioni per 11mila mq di superfici edilizie sono suddivise tra 6650 mq ad uso residenziale collocati su una torre di qualità tecnologica alta 70 metri, circa 22 piani, e  spazi commerciali per 4500 mq.
Vista virtuale del nuovo progetto
 L'area si trova nel cuore del passaggio tra edifici a corte e blocchi alti 8 piani, l'altezza massima esistente nel piano. Questa scelta  appare una evidente forzatura pur se i disegni che lo illustrano sono accattivanti.  Sono  previsti parcheggi, aree da cedere ad uso pubblico, nuova viabilità, la bonifica dei terreni inquinati e  l'Amministrazione lo ritiene " un progetto di riqualificazione, un altro tassello di una città che cresce" . Io penso invece che il piano non sia morto con i suoi progettisti ma è un  lascito culturale ed urbanistico che dovrebbe essere rispettato nella sua sostanza.
Questo non significa ostacolare o impedire interventi migliorativi e  gli adeguamenti  necessari nel tempo ma ciò che costituisce un interesse pubblico è il piano nel suo insieme e questo piano è fatto di armonie e di rapporti di scala che se vengono alterati da un insediamento di tali dimensioni, fanno violenza a quel modello culturale urbano.
le corti del Villaggio
La chiesa di S.Giuseppe 
L'edificio va in altezza anche perché ciò che si vuol vendere insieme al manufatto è anche   il panorama su Venezia ma l'area su cui dovrebbe sorgere non è un luogo neutro.  
Area quartiere Aretusa Villaggio S.Marco
Arch. Piccinato e Arch. Scattolin
Le reazioni di molti residenti hanno aperto un confronto appassionato. Non è in discussione la qualità del singolo intervento ma il rispetto del contesto in cui esso sorge.  Quel piano del quartiere non appartiene solo alla comunità locale ma anche a quella nazionale, e per questo supera l'interesse privato del singolo e vincola in qualche modo ogni Amministrazione a tenerne conto.  
Pianta di un settore del Quartiere Ina-Casa

Arch. Giuseppe Samonà (1898/1983)