sabato 27 febbraio 2021

CENTRI STORICI DEL VENETO

CENTRI STORICI DEL VENETO   di  Gianfranco Vecchiato


Montagnana (PD)
L'importanza dei centri storici anima sempre i dibattiti e le riflessioni. L'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) e la Federazione degli Ordini Architetti del Veneto (FOAV) se ne occuperanno in un prossimo convegno dal titolo "L'Urbanistica dei centri storici del Veneto". Entro anch'io in argomento spostando l'analisi sul più vasto ambito dei "territori storici", che inglobano i centri di città e paesi. Le interazioni socio economiche e culturali si sono dilatate, superando i perimetri urbani, coinvolgendo e saldando molti frammenti dei quattromila "centri storici" catalogati nell'Atlante regionale del Veneto fin dagli anni '80. Strumento utile anche per il controllo dei piani territoriali di coordinamento, l'Ente regionale e i Comuni, si trovano a gestire più variabili contemporaneamente. Da una parte le tutele e dall'altra le pressioni per investimenti. I centri storici sono una mèta obbligata dei viaggi in
Portobuffolè (TV)
Italia e non mi riferisco solo alle città capoluogo ma anche ai numerosi piccoli paesi sparsi su un'area sempre più urbanamente antropizzata. Il Veneto ha un primato turistico ineguagliabile e nel 2019, prima della pandemia, si superarono i 70 milioni di presenze, calate a metà nel 2020 quando le conseguenze della epidemia hanno fermato gli spostamenti. Venezia ha superato nel 2019  trentadue milioni di presenze subendo assalti invasivi che hanno messo in crisi i trasporti, la vita di relazione degli abitanti, il funzionamento delle strutture sottoposte a carichi umani insostenibili. E'  mancata la programmazione consegnando il suo destino alla monocultura turistica che ha
Venezia - ponte di Rialto
inghiottito la città  attraverso l'abbandono di residenze sostituite da B&B, affittacamere, ostelli, pensioni, alberghi. Di conseguenza si sono chiusi negozi di vicinato ed aperti ristoranti, bar, pizzerie, bigiotterie e cose di questo tipo che hanno spostato sulla rendita facile e rapace molte attività. Poi è accaduto l'imprevedibile. Il diffondersi del virus ha messo a nudo il deserto sociale creato da tale sistema che progressivamente ha portato i 170mila residenti nel centro storico registrati nel 1951 ai 50mila odierni. Gli effetti si sono riverberati nell'ultimo decennio anche su Mestre e sul più vasto territorio circostante che viveva su Venezia, lucrando sugli arrivi turistici senza sosta. Questo sistema ha avvelenato i pozzi della storia di Venezia, arricchendo alcuni ma impoverendone le fonti umane e più autentiche. Molti ora dicono che occorre cambiare radicalmente  questa politica dissennata. Ma si sa già che  questa sarà una sfida difficile da vincere pur dovendo provarci. L'imponenza del fenomeno turistico è andato troppo avanti ed
Treviso
stato a lungo assecondato passivamente non considerando i costi sociali di quanto avveniva. Lo storico Salvatore Settis tra i modi in cui muoiono le città ha posto quello della perdita da parte degli abitanti della memoria di sè per cui senza accorgersene diventano stranieri a se stessi, nemici di se stessi. E molte città storiche, tra cui Venezia, secondo Settis, sono insidiate dalla resa ad una falsa modernità, dall'oblio di sè. Occorre ritrovarne l'anima e il linguaggio perchè le pietre, gli uomini, le parole e le tradizioni si saldano fra loro. Citava Settis l'esempio di piazza Santa Croce a Firenze, ma ciò varrebbe anche per Venezia, con le abitazioni acquistate da stranieri. Tra quelle case si è persa la parlata toscana e rischia così di essere un luogo urbano snaturato.  Perciò le opportunità date ai centri storici non devono diventare il loro problema occorrendo agire 
Verona
bilanciando investimenti e ponendo dei limiti e dei freni. I centri storici sono poi attaccati dalle rendite cosiddette "parassitarie", nel senso che i costi elevatissimi degli affitti generano a loro volta una selezione nelle possibilità di sostenerli. Un negozio di frutta e verdura o di alimentari non può reggere spese esorbitanti e quindi se ne va, chiude perchè non viene sostenuto da politiche fiscali adeguate e i loro servizi non vengono invece ritenuti necessari ed indispensabili per mantenere il tessuto umano residente. 
Infine la diffusione di ipermercati attorno alle città, ha contribuito a svuotare la specificità che faceva dei centri storici  dei naturali centri commerciali.  
Castelfranco Veneto (TV)
Il  diffuso  policentrismo veneto ha messo in evidenza le caratteristiche essenziali del centro storico che risiedono nella qualità della composizione e stratificazione urbana ed edilizia, nella forte connotazione identitaria, nella singolarità della strutture territoriali date dalla continuità nel tempo delle modifiche intervenute. Questi luoghi contengono il DNA urbano, le memorie che come le rughe nelle persone, si caricano di tramandi sequenziali:  le opere, le generazioni e gli ambienti si saldano strettamente. Ogni volta che si modifica un territorio  accade come per un bosco, dove la deviazione di un corso d'acqua impoverisce  e danneggia le piante, modifica flora e fauna. Così i contesti territoriali se subiscono dei cambiamenti sostanziali, accelerano le mutazioni artificiali delle consuete condizioni di vita e delle relazioni umane. Non è facile incrociare la didattica con la denuncia, la proposta con l'immaginazione, l'economia con i bisogni, specie in quest'epoca di regole imposte dall'epidemia. Dopo le analisi le conseguenze portano a doversi scontrare con alcuni settori
Vicenza
 economici e altre resistenze. Se i problemi non sono percepiti come gravi e le proposte divergono tra visioni politiche e competenze istituzionali ai dibattiti non seguono le riforme. L'assalto ai centri storici è iniziato da molti decenni. A Venezia iniziò fin dalla occupazione prima napoleonica e poi austriaca della città che interrò canali, demolì chiese, chiuse monasteri e isole. Bisogna ora civilmente scegliere se il discutere tra categorie porterà ad una comune visione culturale riguardo ai centri storici. E perchè ciò sia dimostrabile occorre entrare sui fatti. Ad esempio,  perchè a Venezia con l'avvallo delle istituzioni si è consentita alcuni anni fa la realizzazione dell'ampliamento dell'albergo denominato il "Cubo" a piazzale Roma, e perchè si è di recente  autorizzato, sempre dalla Soprintendenza, l'unica istituzione che poteva realmente impedirla,  la demolizione della ottocentesca Torre Piezometrica, per allargare il Garage S.Marco. Come mai si sentono flebili difese da parte delle categorie dinanzi a questi casi. 
Altro esempio riguarda il tema del riuso dei padiglioni
Museo del Castelvecchio a Verona
ex ospedalieri a Mestre, che alcuni architetti vorrebbero  demoliti, o le difficoltà nel recupero dell'Antica Posta in piazza Barche, anch'essa soggetta a progetto di demolizione. Ho citato casi già trattati su questo blog ma si possono ricordare le antiche vie d'acqua, le marcite, di Battaglia Terme che  il piano regolatore di espansione metteva a rischio paesaggistico, nel silenzio della categoria degli architetti o i delicati tracciati stradali nel vicentino che tagliavano l'area delle ville palladiane,  i progetti di Ipermercati nei pressi del Castello del Catajo a Due Carrare,  o di
Verona
Palazzo Te a Mantova, e per restare nel Veneto tutti quegli interventi di incremento volumetrico consentiti dalla legge regionale veneta,  fino al 60% in più rispetto all'esistente,  anche nei perimetri adiacenti ai centri storici... Non ci sono posizioni antimoderne ma solo anticulturali. Quando Carlo Scarpa intervenne nel recupero, restauro e  rilancio del Museo del Castelvecchio a Verona compì un'opera magistrale e  sapiente, salvaguardando l'anima dell'edificio ed inserendovi suggestioni che non sono soltanto contemporanee ma oltre il tempo perchè  coesistono  insieme ai reperti antichi.  Negli anni
Rovigo
'20 e '30 prevalse una idea urbana violenta che rompeva, demoliva, distruggeva interi quartieri antichi nei centri storici in nome di una supposta modernità. Poi il dopoguerra non frenò tali manomissioni e così i centri storici di molte città come Firenze e Roma, subirono mutilazioni importanti, sventramenti , che riguardarono nel Veneto Padova, Verona e la stessa Venezia.
Molte recenti leggi di salvaguardia consentono di avere strumenti migliori di tutela ma senza analisi politiche, le migliori riflessioni professionali si arenano su un binario morto. L'urbanistica non è più da tempo materia per soli specialisti.  Occorre  inserirla a pieno titolo come materia scolastica fin dalle elementari. Le opinioni consapevoli della gente comune, che vive e lavora nei territori storici, possono aiutare a migliorare una cultura  capace di collegare la 
Asolo
vita economica con quella di relazione partendo dalle scelte dal "basso" e non solo dai vertici. Alcuni usi dei centri storici sono stati compromessi anche da  idee  prestate se non asservite a lobby finanziarie. Si spiega così la progressiva contaminazione nel nome di "centro storico". Esso venne coniato per la prima volta da Giovanni Astengo nel  Convegno  che si
Feltre (BL)
tenne nel settembre del 1960 a Gubbio da cui uscì approvata alla unanimità una Carta, detta di Gubbio. E Astengo fu molto vicino alle posizioni intellettuali di Adriano Olivetti che sulle città e sui rapporti umani che si innervavano da queste, prese ad esempio la linfa naturale degli alberi, attraverso i rami e le foglie. I Centri storici sono la linfa che sostiene l'idea stessa di città. Quella che uscì a Gubbio, ormai più di 60 anni fa, era una  tavola delle leggi per tutelare e valorizzare il patrimonio dei nostri centri storici. 
Ma a più di due generazioni di distanza molte di quelle intenzioni non si sono avverate. e anzi sono state disattese con dubbia moralità e lucida anti cultura.  


giovedì 4 febbraio 2021

LA COLLINA

 LA COLLINA                 di  Gianfranco Vecchiato

      
       Steve Goodman : Spoon River 
Edgar Lee Masters (1868/1950)
N
ell'Antologia di Spoon River la collina è un luogo di sepoltura dove  una umanità scomparsa racconta e denuncia le proprie fragilità individuali e le ingiustizie  sociali. Come in uno specchio distorto, la salita di quel pendio allunga lo sguardo  su un orizzonte irraggiungibile e incomprensibile, sfocato dai ricordi e dai pentimenti. 
Edgar Lee Masters, poeta, scrittore ed avvocato, scomparso nel 1950, conosceva le parole di Emily Dickinson, che sulla morte scrisse: "è assai frugale il carro che trasporta l'anima dell'uomo" perchè è un viaggio in cui tutto l'essenziale si racchiude in noi stessi. A più di un secolo da quel 
stanza abbandonata 1981
foto di M.Pigozzo
1915 in cui fu pubblicata l'Antologia, di quei racconti ci ricordiamo ascoltando canzoni di Bob Dylan, di Steve Goodman e di Fabrizio De Andrè, che da esse trassero ispirazioni. Ci accorgiamo che in questo tempo difficile, percorso da una epidemia che non si è ancora arresa, il tema dell'esistenza rimane al centro delle grandi filosofie di pensiero. Qualche giorno fa è scomparso un amico fotografo, stroncato dal virus in due settimane. 
Aveva gestito un negozio di alimentari in un quartiere della mia città dove era stimato e benvoluto, e avendo coltivato la passione per la fotografia sin da ragazzo, nelle ore di libertà dava sfogo alle sue capacità espressive, cercando i dettagli, i silenzi, scrutando la realtà con gli scatti di fantasia.
Ritratto 1983
foto M.Pigozzo
Pescatore senza rete nè barca
foto di M. Pigozzo (1950/
2021)
Una vecchia porta entrava nella pellicola con le rughe del legno, una casa di campagna abbandonata si illuminava nel calore di muri scrostati e di stanze deserte, dove un tempo erano circolate le voci  di una famiglia. Una ragnatela o un filo di rugiada, diventavano ricami riflessi da trasformazioni di luce. Era un artista schivo di carattere e occorreva spingerlo a mostrarsi. Cessata l'attività aveva aperto una sua galleria e si era fatto conoscere in Italia ed all'estero. Mi stupiva tempo fa che amasse frequentare il vecchio cimitero di Treviso e che ne traesse spunti di riflessione profonda.
 Quel luogo era la sua collina. L'Aldilà, da Omero a Shakespeare, da Alighieri a Foscolo, da Thomas Gray a Leopardi, resta per tutti avvolto nel mistero. E così come ogni opera dell'uomo, non solo i viventi ma anche le città nascono, evolvono, decadono e si trasformano o muoiono, lasciando il posto ad altre esperienze.
foto di Maurizio Pigozzo - Khepera

Rebus
foto di Maurizio Pigozzo
Così la poesia e la scrittura, la fotografia, le case e gli ambienti, gli spazi silenziosi, i pensieri e le parole, sono tutti frammenti che ogni giorno, ogni generazione, in ogni tempo, semina i campi della vita  dove le pianure salgono sulle colline e da là ci accorgiamo, come rifletteva Tonino Guerra, che " l'orizzonte è alle nostre spalle". Qualche volta delle voci interiori ci parlano come nelle poesie di Spoon River raccontando che "... tutto è dimenticato, tranne da noi, le memorie, che siamo dimenticate dal mondo. Tutto  è mutato, tranne il fiume e la collina... No sono mutati anch'essi e noi, noi le memorie restiamo qui timorose, con gli occhi chiusi dalla stanchezza di piangere, nell'infinita stanchezza". 

Enigma
foto di Maurizio Pigozzo


sabato 23 gennaio 2021

OPINIONI

 OPINIONI             di  Gianfranco Vecchiato

Bassorilievo VI° sec. Giustiniano
Le Opinioni hanno un peso rilevante nei rapporti sociali. A volte sono corrosive e rovinano reputazioni o elogiative e lanciano carriere. Scrisse J.W.Goethe : " si dice che tra due opinioni opposte la verità stia nel mezzo. Niente affatto! In mezzo sta il problema, l'inscrutabile". E che tale riflessione abbia dei fondamenti lo capiamo quando nel campo dell'Arte discutiamo di estetica,  un terreno fertile di polemiche e generatore di contrasti. Se in  economia e in politica le opinioni hanno un peso importante per orientare obiettivi e modificare scelte, nell'Arte si sono consumati inganni, ambizioni, creatività, virtuosismi e  idealità.   Fu durante la grande depressione seguita al crollo della borsa americana nel 1929,  che negli Stati Uniti presero a circolare i sondaggi di opinione, e da allora questo strumento è stato usato in maniera sistematica. Questo tema è quindi rilevante e si manifesta sovente negli scontri fra opposte fazioni, fra "guelfi" e "ghibellini", un antico modello italiano che Dante Alighieri nel VI° Canto del Paradiso, così descrisse mentre incontra l'antico imperatore romano Giustiniano:
Opinioni controverse: Chiesa a Bergamo
"...l'uno al pubblico segno i gigli gialli oppone, e l'altro appropria quello a parte, sì ch'è forte a veder chi più si falli..."
 Le controversie percorsero i primi razionalisti del XVIII° secolo ma una strada fu comunque tracciata.
Il Magistrato Charles-Louis barone di Montesquieu che fu uno dei padri dell'illuminismo francese, nel 1748 pubblicò la sua opera più famosa: "Lo Spirito delle Leggi", che anticipava quei  fondamenti sulla politica, la forma di governo e lo Stato che sono i caposaldi del liberalismo moderno. Da ciò derivano azioni conseguenti. Un esempio nel settore immobiliare  può spiegare alcuni meccanismi psicologici. Quando si scontrano interessi pubblici e interessi privati le norme  amministrative e le regole di mercato spesso confondono i rispettivi ruoli. 
Alpe di Siusi (Bz) Hotel su palafitte : quale opinione?
Vi sono dei princìpi generali che sono stati fissati nelle deontologie delle professioni e in quelle degli architetti italiani è scritto nel preambolo che l'interesse pubblico prevale su quello privato e che ogni singolo edificio porta in sè un pubblico interesse poichè permanendo, modifica un territorio e contribuisce al grado di qualità del suo insieme. Dai tempi di Montesquieu l'importanza della razionalità, tipica delle Scienze, ha reso possibile lo sviluppo della società nel mondo contemporaneo. Quando le dittature  hanno capovolto o ignorato il diritto di libere opinioni, hanno gettato il mondo nel caos. 
Opinioni
Tra i filosofi greci, i "Sofisti" come
Platone
(Raffaello Sanzio: la scuola di Atene)
Protagora, ritenevano che la opinione prevalente fosse un criterio di prima verità, e consideravano che a questa si giungesse sommando le opinioni individuali. Socrate privilegiava il confronto tra opinioni diverse ritenendo che dalla mediazione e dall'accordo fra esse si giungesse ad una "homologhia", ad una intesa che dava più certezza e stabilità alla valutazione individuale. Platone infine pur convenendo, distingueva tra l'amore, la inclinazione o la sensazione per le cose belle, tipiche della opinione e la superiore idea di Bellezza, e cioè per la Verità,  che non conoscendo dubbi, è stabile. Nella professione di architetto occorre discernere tra l'amore per il bello e quella per la Bellezza.  
Contrasti in architettura: il Corviale di Roma
Se si condivide la seconda, quella di Platone, allora si può convenire che nessuna opera di Architettura risieda nella Verità mentre è possibile che nella Opinione, sia considerata "bella", un aspetto per sua natura labile. L'origine di ogni progetto è il prodotto di una idea personale, di una creatività che può portare a risultati apprezzati dalla maggioranza e mai dalla totalità. Non esistendo una fine nemmeno nel progetto d'autore, è normale che rivedendo ad anni di distanza, un progetto realizzato, si trovino difetti, si tenda a ripensarlo in alcune parti,  a ricomporlo, mai
Prato: architetture controverse

soddisfatti pienamente dall'opera conclusa. La nostra opinione cambia con il tempo, con la esperienza, con le circostanze. La storia è ricca di aneddoti. L'architetto Giuseppe Terragni  si vide bocciare un progetto dalla Commissione Ornato della sua città per sei volte, prima di ottenerne la approvazione. Lui cercò di insistere ma i componenti della Commissione espressero opinioni diverse e dovette piegarsi. Carlo Scarpa era noto perchè rielaborava con gli artigiani i suoi progetti, anche in cantiere, correggendoli, insoddisfatto, nella tensione di raggiungere la perfezione estetica che aveva in mente. La pandemia ha divelto molte certezze e questo tempo appare molto incerto sul futuro.  
Nello Stato le
Opinioni: Architettura controverse
Soprintendenze sono rappresentate dai funzionari, che esprimono pareri,  a volte chiudendosi  nelle loro opinioni, tra idee di conservazione, che non permettono contaminazioni tra testimonianze di epoche diverse. E' il loro compito e quella opinione ha un peso a volte definitivo. Accade anche il contrario e cioè che le Istituzioni cambino parere a seconda del colore politico e che  molte persone senza una libera opinione, rinuncino alla loro libertà di scelta. La sensazione peggiore la descrisse  nel libro "De Profundis", lo scrittore Oscar Wilde : "La maggior parte della gente è altra gente. Le loro idee sono opinioni altrui, la loro vita un'imitazione, le loro passioni una citazione". 

venerdì 8 gennaio 2021

IL MITO


IL MITO   
                di   Gianfranco Vecchiato

Il mito di Prometeo
Espressionismo: Max Beckmann (1884/1950)
Il Mito è il terreno della fantasia e dei poeti mentre
la Logica  è il luogo della razionalità con cui, secondo Hegel, la filosofia cerca di penetrare tra le oscure pieghe della Natura. 
 
Per secoli il mito ha prevalso sulla logica creando tradizioni che mescolano le consuetudini, i costumi e le immaginazioni più arcaiche .     
Il Barocco e il Mito
Tra le Arti contemporanee la pittura, già ispiratasi ai classici, si è divisa tra correnti figurative e con l'espressionismo ha sondato tra le lacerazioni interiori viste dalla
 psicanalisi e i traumi sociali del Novecento.  L'architettura ha attinto dai miti e dal logos fino a quando, dopo essersi liberata dalle  superfici è entrata nei  valori dati dai vuoti. La scultura ha disseminato di  figure mitologiche le tombe, i monumenti, le facciate degli edifici. Nel medioevo da un elenco di animali fantastici, un "bestiario", uscivano rappresentazioni di draghi, unicorni, grifoni, leoni alati,
Il Doge e il leone alato simbolo di Venezia e
di San Marco
serpenti, e  altre figure, da incubo o da sogno,  frutto di leggende pagane mescolate a miti cristiani. "La notte della ragione genera mostri" e gli incubi usciti dalla psiche definiti stregonerie furono perseguitati e  usati per  combattere eresie e colpire gli avversari politici.  Si distinse in quell'epoca la figura del santo Francesco d'Assisi che gettò un ponte tra le diverse anime e culture. Egli parlava agli uccelli, ammansiva il lupo, lodava la Natura e chiamava "sorelle" l'acqua, il fuoco e la morte corporale. Il Dio cristiano amava gli uomini e ne seguiva le sorti.
Bestiario: Capitello decorato
S:Francesco predica agli uccelli
La semplicità e la complessità della visione cristiana si confrontò con la razionalità dell'epoca dei "Lumi"  temendo che la Fede ne venisse travolta. 
Invece come sosteneva Sallustio, noi vediamo nel mondo le cose che appaiono, mentre "gli spiriti e le anime si nascondono ".
Valhalla: Il paradiso dei guerrieri nella mitologia nordica
 Il razionalismo ha aperto le menti, ha influito sulla cultura e sulle attività umane:  nelle scienze e in medicina,  nell'istruzione, nelle attività economiche, e anche nella religione. I miti non sono scomparsi, sono rimasti sullo sfondo, pronti a riemergere nella letteratura, nel cinema, nella pittura contemporanea, nel mondo dello spettacolo e a volte anche in politica. Secondo la leggenda, fu Prométeo a donare agli uomini, rubandoli agli Dei, la memoria, la intelligenza ed il fuoco.  Zeus si vendicò lasciando che dal vaso di Pandora uscissero 
 la fatica, le malattie, la fame, la guerra, la violenza, la paura, il dolore e la morte. 
L'uomo contrappose la sua volontà che, secondo Cartesio, non è una pulsione "indipendente" ma una caratteristica "autonoma". La volontà e la libertà sono elementi dei Diritti Fondamentali dell'Uomo. che vennero sanciti il 26 agosto 1789 : 
"Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sulla utilità comune. la Legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Quanto non è vietato dalla Legge non può essere impedito e nessuno può
Arte e Mitologia
essere costretto a fare ciò che essa non ordina".  Per raggiungere la consapevolezza nei diritti serve lo sviluppo della cultura e questa fu frenata da varie resistenze. Si può citare ciò che avvenne nel 
 1807 in Tirolo quando l'obbligo della vaccinazione contro il vaiolo, provocò violenti tumulti nella popolazione, convinta che il vaccino fosse uno strumento diabolico per iniettare nelle persone il "germe" del protestantesimo. Si distinse per fanatismo religioso un sacerdote, padre Joachim Haspinger, che agitava gli animi alla rivolta ritenendo che non spettasse agli uomini immischiarsi in questo modo "con i piani di Dio" ("da es den Menschen nicht zustehe, sich auf diese Weise in Gottes Plan einzumischen"). Un altro capitolo è occupato dalle vicende seguite alle scoperte del Nuovo Mondo. Il XV° secolo fu carico di nuovi miti. 
Gli indigeni pensarono ai colonizzatori come a divinità. Ma qualche anno dopo i conquistadores spagnoli e portoghesi, usando in modo cinico e blasfemo il simbolo della croce, sterminarono i nativi alla stregua di animali, senza rimorsi per le popolazioni Incas e Azteche. Lo fecero in tutti i modi:  con le armi, con i lavori forzati e con le malattie seguite a virus su cui gli indigeni non avevano immunità. Si è scritto che dei 100 milioni di abitanti presenti nel XVI° secolo in America centro meridionale, in due secoli ne rimasero solo  qualche milione. 
Edward Jenner e il vaccino contro il vaiolo
Per
Nascita degli Stati Uniti d'America
compensare quelle perdite umane necessarie come forza-lavoro, si ampliò il genocidio, con la deportazione  di uomini dall'Africa. Gli schiavi furono 1 milione all'inizio del XVII° secolo, saliti a 7 milioni cinquant'anni dopo ed a  17 milioni nel 1750. 
I conquistadores e il genocidio degli Indios
Anche nel nord America corsero miti leggendari. Una epopea in cui si mescolarono pellegrini, avventurieri, indiani, faccendieri, esploratori, cambiò i destini di quelle terre. E questo avvenne all'inizio con pochi mezzi. Solo 120 abitanti furono sufficienti per fondare la colonia della Carolina, ancora meno, 80 persone per il Connecticut, il Delawaer fu fondato con 60 abitanti, il Mississipi  e la Luisiana furono francesi  con qualche centinaio di coloni, il Michigan  fu fondato da 105 coloni mentre bastarono 110 francesi a fondare l'Arkansas. La Pennsylvania fu creata anch'essa da alcune centinaia di persone.

Lucas Cranach il vecchio (1530) L'età dell'oro
Colbert prese l'enorme territorio del Canada, fondando nel 1663 il villaggio del Quebéc con 120 abitanti, mentre gli indiani considerati sempre alla stregua di animali vennero o scacciati o abbattuti. In Europa miti ariani furono alla base di un pangermanesimo carico di rovine e di crudeltà, così come la degenerazione del comunismo riempì anch'esso di miti strutture politiche autoritarie che negavano molti diritti fondamentali di espressione e di libertà.  La Volontà e  l'intelligenza non sorrette dalla morale oscurano le coscienze. Il mondo sta oggi lottando contro una pandemia causata da un virus. Nell'isolamento di questi mesi abbiamo perduto molte certezze.  Non conosciamo il futuro che è proprio degli Dèi, ma possiamo, usando la memoria "donataci" da Prométeo, giudicare ed imparare dal passato e dalla nostra evoluzione. Diceva Albert Camus che "I miti sono fatti perchè la immaginazione li animi" e che per questo non muoiono mai.

Vincent Van Gogh: Notte stellata




venerdì 11 dicembre 2020

IL GIOCATTOLO

IL GIOCATTOLO                  di Gianfranco Vecchiato

Amsterdam/Rijksmuseum: la casa delle bambole
sec.XVII°

La sinfonia dei giocattoli è un'opera di fine settecento attribuita da alcuni ad Haydn, da altri a Leopold Mozart. Si rivolgeva non solo ai ragazzi ma ad una platea che si andava allargando, in quella Vienna multiculturale dove la musica ispirava anche la società in cambiamento. I giocattoli diventavano un soggetto di analisi non solo musicale. La creatività che è un aspetto strutturale nella vita umana, inizia da bambini e si sviluppa anche attraverso il gioco. L'inglese John Locke (1632/1704) fu il primo pedagogo ad affermarne l'importanza nella formazione evolutiva ma tale assunto faticò ad affermarsi nella Inghilterra  metodista dove prevaleva una idea religiosa ed austera di educazione civica e personale che non dava molto spazio ai sentimenti. Fu il dibattito illuminista a spezzare queste barriere e i temi delle libertà individuali coinvolsero anche gli aspetti ludici. Nel 1762 , scrivendo l'Emilio,  Jean Jacque Rousseau sostenne non solo l'utilità ma la funzione positiva del gioco necessaria a procurare divertimento e gioia nei piccoli e negli adulti. 
Questo aspetto veniva messo in relazione con lo sviluppo delle libertà espressive. Il giocattolo fu quindi inteso come un mezzo per formare la creatività e mettere in relazione il mondo interiore con quello esterno. Le complessità delle invenzioni tecniche ed industriali aggiunsero dalla fine del '700, fino a tutto il XIX° secolo, nuove tipologie meccaniche al tradizionale giocattolo, le cui antichissime origini si trovano anche tra le tombe etrusche e dell'antica Roma, come in Cina e in tutti i continenti.  Le idee pedagogiche di Friederich Frobel a metà ottocento, poi di Jean Piaget ed altri,  l'uso educativo nel metodo scolastico sviluppato da Maria Montessori contribuirono alla consacrazione dell'utilità formativa del gioco e del giocattolo: " i giochi dell'infanzia sono i germi di tutta la vita a venire...". Si sviluppò una imponente  industria del giocattolo, specialmente in Germania, in Francia ed in Gran Bretagna, dove nuovi strati sociali chiedevano prodotti sempre nuovi e migliori.
Palazzo Rospigliosi (Zagarolo) Museo del giocattolo
Lanterne magiche, bambole parlanti, giocattoli di latta, meccani, navi, trenini, carrozze e poi automobili, soldatini, piccole case in miniatura, si aggiunsero ai classici giochi dell'oca, della tombola, degli abecedari. Una storia a parte è quella del gioco degli scacchi che ebbe una antica origine orientale, introdotto in Italia attorno all'anno mille. Ritenuto un gioco sottile e nobile venne adottato dalla aristocrazia come elemento di distinzione. Un esempio di tradizione urbana viene dalla città murata di Marostica sulla cui piazza è disegnata una grande scacchiera che ospita ogni due anni dei tornei con persone in costume. Nel 1899 sorse a Brooklin il Children Museum, il primo Museo dei bambini, seguito da un secondo museo che si aprì a Boston; oggi negli Stati Uniti se ne contano circa 300. Gli Stati Uniti sono poi la patria di Walt Disney che rivoluzionò con i cartoni animati il cinema moderno. In quei cartoons i giocattoli si animano di vita
Il soldatino di stagno (Andersen)
propria e  uno dei più noti si ispira alla favola di Hans Christian Andersen, "il soldatino di stagno", dove si immagina che allo scoccare della mezzanotte, i giocattoli nella stanza dei ragazzi  prendano vita e per qualche ora esprimano i loro sentimenti.  In Italia a Genova nel 1998 è stato aperto l'Mper Ebanisteria, che si rivolge al settore dell'intaglio e dell'intarsio, un'arte antica che ebbe in passato grandi tradizioni con la creazione di vere opere d'arte. Un noto esempio è dato dalla "casa delle bambole", capolavoro di miniatura del XVII° secolo che un privato, Johannes Brandt regalò alla moglie Petronella Oortman. L'opera è esposta al Rijksmuseum di Amsterdam. In questo settore l'Italia ebbe ebanisti di fama indiscussa. Nel 2005 in provincia di Roma a Zagarolo è stato aperto nel Palazzo Rospigliosi un museo del giocattolo che è per dimensione il più grande d'Italia. Numerose collezioni private non hanno ancora in Italia un adeguato pubblico e questo settore, che può certamente avere una funzione culturale e pedagogica potrebbe essere un tema per realizzare nuove diverse realtà sui territori di più antica tradizione.  

venerdì 20 novembre 2020

IL MATTONE



IL MATTONE
                 di  Gianfranco Vecchiato

Ricostruzione grafica di Giuseppe Brombin del Castello di Mestre
Tratto da: Mestre trasformazione di una città. Ediz.Uomo d'Ombra
Quando le piazze erano circondate dalla campagna, i ragazzi passavano dai cortili agli  orti e scalavano i vecchi muri in mattoni.  Per arrivare a quel rudere antico vicino ad una trattoria si camminava da un viottolo laterale all'antica torre. In estate mentre dagli alberi frinivano le cicale e le imposte delle case filtravano il sole, quel muro diventava la mèta per osservare dall'alto l'acqua un po' torbida che dal fossato, scorrendo attorno alle pietre che cinsero per secoli il castello e le sue torri, girava poi davanti alle scuole ed entrava in un parco, trasportando paglie di fieno tagliato. Quel mondo raccontato dagli anziani non c'è più ma ne restano tracce tra le case.  Quei mattoni sono rimasti prigionieri nel cortile di una banca, inutilmente dimenticati. Ci fu un tempo in cui il castello, perdute le funzioni di difesa, fu in parte demolito per usarne le pietre come materiali da costruzione. Ma la più grave decomposizione urbanistica si ebbe nel corso del secolo passato, con l'assalto senza cultura di una espansione immobiliare nella indifferenza per la tutela dei monumenti.
Schizzo di nuovo progetto . Notare
il rapporto di scala con la Torre 
Quando iniziò una lenta presa di coscienza molte radici storiche erano andate perdute. Ciò che restava venne generalmente considerato un valore da proteggere e da riqualificare. Come quel muro di mattoni, ad esempio, che avrà una età di circa  900 anni, risalente alla costruzione del  Castelnuovo. Se si pensa che  negli anni della posa di quei mattoni, non era stato ancora scoperto il Nuovo Mondo, il fatto si dovrebbe fare interessante anche per un profano.  E' certamente una cosa modesta, nella Patria delle grandi rovine archeologiche,  ma comunque ai sopravvissuti si dovrebbe rispetto e onore. 
Occorre ricordare che ogni realtà urbana si arricchisce per i rapporti e le gerarchie. In un progetto di percorso pedonale sul perimetro delle vecchie mura castellane, questo reperto farebbe da trait-d'union con altre murature sopravvissute e visibili qualche decina di metri più avanti.   
Ieri e oggi (grafica G.Brombin) tratto da
Trasformazione di una città
Quindi quel muro "prigioniero" potrebbe contribuire a far capire le sedimentazioni della storia presenti in città.  Una occasione di proposta potrebbe essere data da un  intervento edilizio previsto là accanto in sostituzione di un vecchio fabbricato. Sarà realizzato un edificio con 18 appartamenti di lusso. Ma ecco sorgere alcuni interrogativi: intanto l'altezza prevista di 7 piani pare eccessiva per il contesto anche perchè ciò dovrebbe confliggere  con i vincoli monumentali stimando che tale edificio sarà più elevato rispetto all'altezza della Torre medioevale, simbolo della città,  che dista solo 40 passi in linea d'aria. Il Codice dei Beni Culturali e del paesaggio, (D.L.42/2004) che tutela il patrimonio culturale secondo l'art.9 della Costituzione italiana, nei primi articoli definisce che "la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio ed a promuovere lo sviluppo della cultura; sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse archeologico di cui occorre garantire la protezione e la conservazione della memoria; i privati proprietari sono tenuti a garantirne la conservazione."  E quindi 
Il muro prigioniero
Mestre presso le mura (grafica G.Brombin)
da Trasformazione di una città 
Ieri e oggi (Grafica G.Brombin)
sul retro a sin. del fabbricato c'è il rudere 
di  mura del castello
si dovrebbe applicare tutto questo anche al  valore testimoniale di quel rustico e per ora incomprensibile muro.  Quello che si vede non è ciò che resta dopo un bombardamento e  metterlo in relazione con l'intorno darebbe più forza anche al nuovo progetto.  Si spera quindi che questa ipotesi rientri tra le indicazioni progettuali. D'altra parte le 
Mattoni  di mura medioevali
riflessioni sulle trasformazioni avvenute nelle città possono essere aiutate in diversi modi. Uno tra questi proviene dalla lettura di una pubblicazione a tre mani, dovuta alla iniziativa del prof. Corrado Balistreri-Trincanato, del giornalista Pierluigi Rizziato e del grafico Giuseppe Brombin. Si è guardato alla città, mettendo a confronto visivo alcuni luoghi urbani tra il presente e il passato. Disegnando, comparando e sottraendo virtualmente alcuni interventi edilizi realizzati in tempi recenti, il risultato appare sorprendentemente efficace. Si capisce con immediatezza che un piano urbanistico dovrebbe essere esaminato usando anche questa lente che può servire per migliorare le scelte. Oggi si possono ottenere elaborati informatici che non hanno però lo stesso fascino reso da una sapiente grafica. Ed è questo ciò che appare nelle tavole del libro per merito del grafico Giuseppe Brombin. La simulazione diviene un metodo di analisi storica e semantica con cui ripercorre lo sviluppo urbano di qualsiasi città dove abbondano e si perpetuano le incongruenze.  Gli studenti universitari di architettura che poi divengono professionisti dovrebbero dare maggior valore alla conoscenza della storia e non dimenticare che anche le cose che perdurano nel tempo acquistano un'anima. Indagine storica, analisi, discussione e confronto e infine scelta progettuale, questa è la catena che fu sempre proposta dalla "dottoressa" Egle Renata Trincanato. Una figura storica essa stessa nella stagione della rinascita del dopoguerra e tra le generazioni di studenti di allora.  Si può prendere spunto da un semplice mattone,
Antico mattone romano
che è l'elemento fondamentale ed antico, il "lidium" citato e descritto nelle opere di Vitruvio e di Plinio, fatto di argilla frammista a paglia, quel mattone romano che si ritrova ad Altino e poi in nuove forme a Venezia. Esso è stato e resta la fonte di grandi opere durate secoli, bastione e strumento di progresso, parte dell'anima di Venezia e delle nostre antiche case contadine. L'ultimo lembo di un passato remoto, specie protetta, testimone muto.
IL MATTONE  Aggiornamento 26 Luglio 2026:
All'articolo precedente era necessario aggiungere un seguito. Il progetto che era stato presentato a suo tempo e di cui mi ero occupato nell'articolo evidenziava la dissonanza dell'altezza del nuovo intervento che superava quello della vicina Torre Civica, Tale aspetto è stato evidenziato dal parere negativo della Soprintendenza chiedendo la riduzione di un piano dell'altezza del progetto. La contrarietà della Soprintendenza aveva condotto alla rinuncia al proseguimento dell'investimento da parte dei costruttori e la rimessa sul mercato dell'immobile condizionato dalla approvazione del progetto. In tempi recenti altri imprenditori hanno acquistato l'immobile e presentato un progetto che prevede il rispetto della altezza esistente, la demolizione del vecchio fabbricato e la costruzione di un nuovo edificio residenziale per 18 appartamenti con caratteristiche di pregio. Si è affermato, attraverso la presentazione di una SCIA, cioè della segnalazione certificata di inizio attività, che il progetto presentato è compatibile con il contesto.  Sono ora in corso le opere di demolizione. Resta però il quesito se sia stata considerata e in che modo, sia dai costruttori che dalle Autorità preposte, che l'interessante e ingombrante vicinanza del moncone di mura antiche rende possibile che qualche  traccia del perimetro delle mura castellane sia rimasto sotto il terreno. Può essere che nella costruzione eseguita dalla Banca negli anni '60, quanto esisteva dei lacerti lapidei, nello scavo delle fondazioni  e del caveau della banca, sia stato sbrigativamente eliminato, ma non è detto. Quello che invece appare necessario è che giunti a livello di fondazioni si esamini con cura cosa e se esista ancora di tali reperti. Una condizione di cautela che dovrebbe essere stata richiesta anche dalla Soprintendenza e che dovrebbe figurare nella relazione accompagnatoria dell'intervento esaminato e quindi non ostacolato dagli uffici comunali della Edilizia Privata che del progetto hanno preso atto.  Il cantiere dovrebbe in sostanza tenerne conto ed adattarsi ad eventuali ritrovamenti forse con una variante in corso d'opera. E' già accaduto anche nel restauro della vicina ex scuola E.De Amicis, con il ritrovamento di mura e di evidenze della preesistente vecchia villa.  Un altro capitolo attende quindi risposte sperando non insofferenti alla storia. Uno storico locale di eccezione come Sergio Barizza , che nei decenni ha svolto ricerche su tutta la storia di Mestre ed ha creato e dato dignità ad un archivio storico prima nella sostanza inesistente e che oggi il Comune conserva quasi con fastidio  in un deposito mescolato con le pratiche edilizie, si domanda perchè questa città faccia così fatica a far germogliare il seme della Memoria come punto di partenza per ogni operazione urbana ed edilizia. La risposta è che forse a troppi interessi diffusi questa cosa crea problemi perchè rallenta investimenti. E' una visione ancora molto diffusa a Mestre che ha conosciuto negli anni del saccheggio edilizio degli anni '50/'60 molte giustificazioni in nome di un malinteso sviluppo e modernità urbano. E' una prospettiva, nonostante decenni di discussioni in città, non del tutto scomparsa. Sarebbe un grave arretramento se la memoria venisse considerata dai contemporanei priva di interesse per i posteri. Ma forse come sosteneva Ennio Flaiano per giudicare i contemporanei non bisogna essere contemporanei mentre, sosteneva Tristan Bernard, la posterità potrebbe sbagliarsi anche lei...